30/MAGGIO/2013, COMUNICAZIONE

30/MAGGIO/2013, COMUNICAZIONE

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A causa di motivi familiari l’aggiornamento del blog viene sospeso per alcuni giorni. Ci scusiamo per il disagio, cercheremo di riprendere la pubblicazione dei post il prima possibile.

mauro

Renzi ‘sfida’ Letta, “subito le riforme”; Bersani, “confonde medicina e malattia”

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Renzi ‘sfida’ Letta, “subito le riforme”; Bersani, “confonde medicina e malattia”

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16:31 30 MAG 2013

(AGI) – Roma, 30 mag. - “Siamo alle barzellette”. Con queste parole il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha risposto ai giornalisti che lo incalzavano sui sospetti di voler far cadere il Governo Letta. Renzi pero’ non vuole un Governo che tiri a campare: “Un Governo e’ serio se fa le cose e non vivacchia. Se vogliamo dare un segnale agli italiani, dobbiamo fare questa riforma costituzionale che richiede tempo. Se elimini il Senato e le province, dai un segnale immediato”.
Nel frattempo il Governo e’ al lavoro sull’Ilva e sulle zone terremotate. Oggi il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha visitato l’Emilia Romagna e ha annunciato che terra’ lui la delega per la Protezione Civile.

Scontro nel Pd sul Mattarellum. Dai renziani pressing su Letta

“Dobbiamo far lavorare l’Emilia, dobbiamo far lavorare l’Italia” ha detto il premier.
Sull’Ilva oggi dalle 15 si tiene un tavolo tra Governo, sindacati e Confindustria. Il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ipotizza un commissario unico o un commissario ad acta che si occupera’ solo del risanamento ambientale.
Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, sostiene Letta: “Questo Governo rappresenta l’unica possibilita’ per il Paese. Non si puo’ sostenerlo a parole e poi picconarlo nei fatti con proposte strampalate che mirano a rompere anziche’ a unire.
Accade troppo spesso tra le fila del Pd e del Pdl”.
“Non saper distinguere fra leadership democratica e ‘uomo solo al comando’ mi sembra un bel problema”. Lo ha dichiarato Pier Luigi Bersani, in replica alle affermazioni del sindaco di Firenze Matteo Renzi. “E’ come confondere la medicina con la malattia. Sara’ meglio discutere sul serio”, ha aggiunto l’ex segretario del Pd.

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fonte agi.it

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Ilva, il governo incontra le parti sociali «Risanamento e continuità produttiva». Resta l’ipotesi commissariamento

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Ilva, il governo incontra le parti sociali
«Risanamento e continuità produttiva»
Resta l’ipotesi commissariamento

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ROMA – Il sottosegretario alla Presidenza Filippo Patroni Griffi ha convocato una riunione tecnica sull’Ilva a Palazzo Chigi con i ministri dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dell’Ambiente, Andrea Orlando, del Lavoro, Enrico Giovannini, e con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

Risanamento e continuità produttiva.
«Al tavolo è emersa una unità di intenti volta ad assicurare risanamento ambientali e continuità produttiva. Il governo ora è impegnato a individuare lo strumento più efficace per conseguire questi due obiettivi nel rispetto delle decisioni della magistratura», ha spiegato al termine dell’incontro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi. «Si sta lavorando per giungere quanto prima alla soluzione, la decisione ci sarà prima del 5 giugno», quando è convocata l’assemblea dei soci dell’Ilva, ha detto il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, al termine della riunione a Palazzo Chigi.

Orlando.
«Stiamo lavorando ad una norma primaria che riparta dall’elemento del commissariamento evocato dalla legge 231, in cui non è ben definito», ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando escludendo comunque un decreto per il Cdm di venerdì. «Non è un intervento semplice, ci sono elementi di incompiutezza nella normativa attuale», ha sottolineato aggiungendo che «è fondamentale raggiungere gli obiettivi di ambientalizzazione che fino ad oggi non sono stati raggiunti».

Zanonato.
La soluzione allo studio per l’Ilva potrebbe essere o un commissario unico o un commissario ad acta solo per il risanamento ambientale, ha detto il ministro dello sviluppo Flavio Zanonato a Radio24. «O un commissario unico o l’azienda continua a gestirsi e il governo decide di farsi il risanamento con un commissario ad acta. Bisogna vedere qual’è la soluzione che funziona meglio», ha aggiunto il ministro, sottolineando che «si tratta di affrontare problemi che hanno un carattere di unicità» e quindi «occorre una norma legislativa, cioè un decreto che diventerà legge. Si sta ragionando su questo, a me interessa una soluzione che funzioni».

Il ministro ha ribadito la necessità che «a pagare deve essere chi ha inquinato». «L’Ilva per produrre acciaio adesso è un’azienda che funziona. Ma nel tempo ha inquinato e continua ad avere degli standard nella produzione che creano dei problemi ed è su questo che bisogna agire», ha spiegato Zanonato, ricordando che i campi minerari si estendono su 70 ettari, quasi come 100 campi da calcio, «una tettoia che copra tutto è un’opera unica, un’opera immensa». Zanonato ha quindi ricordato che domani dopo il cdm c’è un tavolo, già fissato da tempo, al Ministero sulla siderurgia. «Non è un’intenzione del Governo aumentare l’Ilva, è una cosa decisa dal precedente Governo e per disattivarla servono 4 miliardi o di nuove entrate o di tagli o di una miscela delle due. Su questo Saccomanni sta lavorando, cercando di costruire una proposta», ha aggiunto Zanonato, esprimendo l’auspicio che ci riesca: «spero di sì».

La petizione.
Gli operai della ‘Cellula di Rifondazione Comunista’ dell’Ilva di Taranto, con la federazione tarantina di Rifondazione Comunista, intanto hanno deciso di avviare una raccolta di firme per chiedere la nazionalizzazione dell’azienda, il risanamento dello stabilimento di Taranto, la difesa dei livelli occupazionali, il controllo da parte dei lavoratori e della società civile sul processo di riqualificazione degli impianti e di bonifica del territorio e il potenziamento dei presidi sanitari locali.

Giovedì 30 Maggio 2013 – 12:54
Ultimo aggiornamento: 17:59
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Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo. I milanesi in coda per l’abbraccio a Fo

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Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo.
I milanesi in coda per l’abbraccio a Fo

Il Nobel accoglie i tanti cittadini che si sono messi in coda nella storica sede del Piccolo per salutare l’attrice. “Quante donne – dice – Franca sarebbe felicissima. Tra un mese il suo testamento civile”

Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo. I milanesi in coda per l'abbraccio a Fo

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Seduto su una sedia, vicino alla bara coperta da una sciarpa rossa, Dario Fo accoglie i cittadini in visita alla camera ardente al Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello a Milano, per porgere l’ultimo saluto a Franca Rame, morta nella sua casa di corso di Porta Romana all’età di 84 anni. Il premio Nobel sorride, si intrattiene con tutti ed è accompagnato dal figlio Jacopo. E’ colpito dall’affluenza, in particolare da quella femminile: “Non ho mai visto tante donne tutte insieme, Franca ne sarebbe felicissima, ha detto più volte che al suo funerale ne avrebbe volute tante, vestite di rosso”. E, rivolgendosi a chi gli fa notare che ci vorrebbero tante donne come lei, ha aggiunto: “Me ne basterebbe un’altra”.  “Tra un mese circa – ha detto anche – sarà pubblicato il testamento civile che stava scrivendo Franca”.

La coda per rendere omaggio all’attrice va via via allungandosi. Tra loro ci sono Antonio Di Pietro, fondatore dell’Italia dei Valori, partito nel quale Rame fu eletta senatrice (“è una delle poche cose buone che ho fatto”), l’attore Cochi Ponzoni (“un altro pezzo di Milano che se ne va. Un grande dolore per una donna insostituibile”) e l’ex ballerina Carla Fracci (“ha rappresentato una forza straordinaria per la difesa di questo paese”). Milly Moratti, uscendo dalla camera ardente, ha dichiarato: “Dobbiamo trovare casa all’archivio di Franca e farne un vera fabbrica del teatro per le generazioni che verranno. Sono tante le cose che stava ancora facendo”.

L’attore Moni Ovadia ha ricordato la passione civile: “E’ stata una delle più grandi donne della storia repubblicana, un paradigma di passioni civili, perchè la passione che aveva per il teatro era la stessa che aveva per la politica, e Franca l’ha pagata di persona. Il nostro è un paese che starnazza di moderazione, ma pratica la ferocia”.

Quando la camera ardente è stata aperta, alle 9 del mattino, c’erano già 200 persone in coda. Le porte rimarranno aperte per 22 ore, anche durante la notte, in modo da lasciare a tutti la possibilità di portare il proprio saluto a una donna che è stata il simbolo di tante battaglie civili, in teatro e in città. Ancora Fo: “Abbiamo anche ricevuto una corona grandissima da parte del Presidente della Repubblica Napolitano”. Dopo la sosta in via Rovello, il feretro verrà portato allo Strehler, in largo Greppi, per la cerimonia laica: “La mia non sarà una commemorazione funebre, ma un commiato” ha spiegato Fo che riesce anche a concedersi una battuta scherzosa: “Restiamo ancora mezz’ora”, perchè se continua così “finisco all’obitorio. Non riesco più a stringere mani”.

Il luogo scelto per la camera ardente non è casuale: è qui che la coppia si è conosciuta e si è innamorata. Prima dell’ingresso, il teatro espone le locandine di alcuni spettacoli che l’attrice ha rappresentato su quel palcoscenico nel corso della su lunga carriera: Sesso? Grazie, tanto per gradire, Grasso è bello e Mistero Buffo, insieme a Fo. (30 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte milano.repubblica.it

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F-35, semplici istruzioni per arrostire una nave

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fonte immagine defensetech.org

F-35, semplici istruzioni per arrostire una nave

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di | 30 maggio 2013

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A volte ho la tentazione di dare ragione a quei lettori che si chiedono se non abbia di meglio da fare che parlare dei difetti dell’F-35. Evidentemente sì, avrei molto di meglio da fare, ma se insisto non è tanto per i difetti ma per l’imbarazzante arroganza della Lockheed, da una parte, e degli Stati maggiori italiani, dall’altra, nel persistere a ripetere che a parte ciò, madama la Marchesa, tutto va bene, madama la Marchesa. Ma se è Nunzio Filogamo a cantare il ritornello uno ci ride sopra. Se lo fa chi vuol vendere (o comperare, dipende da chi parla) un aereo a colpi di bugie beh, come scrivevano Gino&Michele, anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano.

L’ultima della infinita saga di “cosa non va nell’F-35” la racconta ancora una volta Aviation Week & Space Technology, la rivista statunitense certo non nota per essere un pericoloso covo di luddisti al soldo di chi vuole demolire l’Occidente e la sua civiltà. Dice il settimanale, in un articolo del 29 maggio, che per imbarcare la versione F-35B del caccia (quella che sarà usata dai Marines americani e dalla nostra Marina Militare) sono necessarie importanti modifiche al ponte di volo e alle sovrastrutture delle navi della classe Wasp. E questo perché? Per rimediare ai problemi causati dal calore dei motori dell’aereo.

Ora, le modifiche non sono robetta, a sentire l’ammiraglio Jonathan Greenert, il Chief of Naval operations dell’US Navy (l’equivalente del nostro capo si Stato maggiore della Marina) citato dalla rivista. È una lunga lista di interventi sulle navi in conseguenza della “specifica segnatura termica” dell’F-35B e “per compensare le aumentate sollecitazioni  associate agli scarichi del JSF”: schermatura, spostamento e rimozione di sistemi vulnerabili che possono essere danneggiati, quali antenne, imbarcazioni, reti di protezione e stazioni di rifornimento carburante. Inoltre, dice sempre l’ammiraglio, sarà necessario rinforzare il ponte di volo per sostenere le sollecitazioni, modificare il rivestimento del ponte, installare nuovi sistemi di alimentazione elettrica, aggiornare i sistemi di rifornimento delle munizioni. Continua l’ammiraglio: bisognerà spostare i sistemi di difesa antiaerea Phalanx, e i lanciatori di missili Sea Sparrow e RAM, e così pure le antenne di comunicazione satellitari e il sistema antincendio della nave. Bazzecole.

La cosa in sé non era inaspettata. Da tempo alcuni commentatori non stipendiati dalla Lockheed avevano denunciato il problema rappresentato dalle altissime temperature dei gas di scarico dell’aviogetto. Ma la società aveva negato l’evidenza, come sottolinea l’articolo di Aviation Week che accusa la Lockheed stessa e il Marine Corps di aver fatto nel 2010 dichiarazioni “erronee” in proposito. Il portavoce della ditta, John Kent, citato in un articolo del sito DoDBuzz del 14 aprile 2010, disse che le differenze di temperatura con l’AV-8B, che l’F-35 dovrebbe sostituire, “sono molto piccole e non dovrebbero richiedere significative” modifiche.

Non dovrebbero richiedere significative modifiche? Rifare mezza nave non sarebbero significative modifiche? Aviation Week un po’ maliziosamente sottolinea che la Marina statunitense non ha fatto sapere quanto tempo richiederanno. Sottointendendo che non saranno certo tempi brevissimi. Parliamo probabilmente di mesi di lavoro. D’altronde, come abbiamo visto, l’elenco delle cose da modificare è lungo e comporta anche il rafforzamento del ponte di volo, non un semplice rivestimento con materiali più resistenti. Per fare un esempio, nell’agosto 2011 la Marina statunitense dovette far costruire due piattaforme di decollo e atterraggio per l’F-35 nella basi di Beaufort e Yuma per un costo, ciascuna, di 21 milioni di dollari. Durante le prove avevano scoperto che i gas di scarico dell’aereo frantumavano il cemento (sì, il cemento) della pista sparando tutt’intorno veri e propri proiettili.

Su tutto ciò naturalmente qui da noi c’è blackout assoluto. Eppure l’F-35B dovrà essere imbarcato sull’ammiraglia della nostra flotta, la portaerei Cavour. Tra l’altro molto più piccola delle Wasp statunitensi a cui si riferiva l’ammiraglio e dunque la nostra nave è potenzialmente più bisognosa di modifiche perché gli spazi sono più angusti e gli effetti negativi del calore più evidenti. Quanto costeranno questi lavori? Quanto tempo richiederanno? Sarebbe interessante avere un risposta. Tanto più che nave Cavour è già stata coinvolta in un “infortunio” al ponte di volo. Appena entrata in servizio il rivestimento dovette essere rifatto perché si staccava. Lo scrisse l’ammiraglio Alberto Gauzolino nel documento “Linee guida dell’Ispettore logistico” del 7 gennaio 2009: Scrupolosa attenzione dovrà essere posta relativamente alla problematica del distacco del trattamento del ponte di volo al fine di verificare che sia risolta secondo le più ampie aspettative della Forza Armata, ristabilendo le previste condizioni di efficienza, affidabilità e “safety” necessarie per la normale operatività del ponte. L’ammiraglio parlava di un ponte progettato per gli Harrier che, pochi mesi dopo l’entrata in servizio della nave, già si dissolveva. Cosa succederà con l’F-35B? Faranno il barbecue tre ponti più in basso?

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Carburanti, prezzi internazionali in calo, ma nei distributori rincari a raffica

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fonte immagine giacinto.org

Carburanti, prezzi internazionali in calo, ma nei distributori rincari a raffica

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ROMA – I prezzi internazionali tornano a scendere con decisione, ma sulla rete carburanti si registra comunque una raffica di rincari. Il fatto è che le quotazioni internazionali, ieri, hanno invertito improvvisamente la rotta con cali da oltre 11 euro/mille litri per la benzina e quasi 10 per il diesel mentre le compagnie petrolifere stavano facendo ancora seguito ai forti cali dei giorni precedenti e soprattutto alla diminuzione decisa dall’Eni.
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Risultato: aumenti generalizzati e consistenti. Vediamoli: TotalErg + 1,5 cent euro/litro sulla benzina e + 1 sul diesel; Shell + 1 cent su entrambi i prodotti come pure Tamoil; Q8, e Esso + 0,5 sempre su entrambi i prodotti; infine, IP + 0,5 e + 1 cent rispettivamente. Da segnalare al contrario la discesa dei prezzi del Gpl tra 0,5 e 1 cent. Prezzi praticati sul territorio di conseguenza in evidente salita, no logo comprese.
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Medie nazionali della benzina e del diesel in netta crescita rispettivamente a 1,820 e 1,724 euro/litro (Gpl a 0,759). Le “punte” adesso sono fino a 1,863 euro/litro per la “verde”, 1,747 per il diesel e 0,779 per il Gpl. La situazione più nel dettaglio a livello Paese (sempre in modalità “servito”), secondo quanto risulta in un campione di stazioni di servizio che rappresenta la situazione nazionale per il Servizio Check-Up Prezzi QE, vede il prezzo medio praticato della benzina che va oggi dall’1,802 euro/litro di Eni all’1,820 di Tamoil (no-logo a 1,702). Per il diesel si passa dall’1,701 euro/litro sempre di Eni all’1,724 di IP (no-logo a 1,577). Il gpl infine è tra 0,719 euro/litro di Eni e 0,759 di Tamoil (no-logo a 0,717).

giovedì 30 maggio 2013 – 11:11   Ultimo aggiornamento: 11:11
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Lega Nord nella bufera dopo la batosta. Bossi: “Maroni faccia un passo indietro”

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fonte immagine briccones.myblog.it

Lega Nord nella bufera dopo la batosta.
Bossi: “Maroni faccia un passo indietro”

Il Senatur attacca il numero uno del partito dopo la delusione alle amministrative: “Vuole fare tutto, i comizi e tanto altro”. L’autocritica di Salvini: “Non faccio come Grillo, la colpa è evidentemente nostra”

Lega Nord nella bufera dopo la batosta. Bossi: "Maroni faccia un passo indietro"
Umberto Bossi

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Lega Nord del caos dopo la débâcle al primo turno della amministrative. Il nervosismo è tanto e Umberto Bossi rompe la tregua con il segretario. “Roberto Maroni vuole fare tutto, vuole fare i comizi e tanto altro. Deve fare un passo indietro”, attacca il Senatur uscendo dalla Camera. “Abbiamo dato l’immagine di una Lega divisa. Quando c’ero io si era tutti uniti”. Ma cosa deve fare Maroni? “Non deve espellere più nessuno”, risponde Bossi. E a chi chiede se si è sentito mai tradito, risponde: “Sì, io sono stato tradito dalla Lega”. E da Maroni? “Meno che dalla Lega…”.

Ma non è solo questione di numeri: per la Lega si profila soprattutto una crisi di identità. A leggere le analisi formulate in ordine sparso da vari dirigenti, pare emergere proprio questo timore, benché una discussione collegiale sia in programma soltanto al consiglio federale di venerdì 31 maggio. Dalle urne è uscita una Lega che vorrebbe nascondere elmo e cornamuse, ma che anche in giacca e cravatta non riesce a decollare. E questo genera preoccupazione, anche se Maroni assicura i militanti che la Lega non morirà mai.

Flavio Tosi, sindaco di Verona, segretario veneto e vice di Maroni, è il leghista additato come il dirigente con le maggiori ambizioni ‘oltre’ la Lega. Intervistato dalla Stampa, Tosi ha sostenuto che il risultato delle comunali “è un disastro”, ha aggiunto che la strada è ormai quella delle liste civiche (su cui si mostra freddo il sindaco di Varese, Attilio Fontana) e ha usato poca diplomazia: “Siamo andati avanti anni a parlare di federalismo, riforme, cambiamento e abbiamo portato a casa un’ostrega”. L’altro vice di Maroni, il lombardo Matteo Salvini, si è rivolto ai militanti con un video chiedendo di crederci e assumendosi le sue responsabiità: “Non faccio come Beppe Grillo, che dice che è colpa di chi vota. La colpa è evidentemente nostra, che non ci spieghiamo abbastanza bene. Chiediamoci dove abbiamo sbagliato”. E Bossi chiosa anche stavolta senza mezzi termini: fra Tosi e Salvini “preferisco Salvini”.

Il governatore Luca Zaia, altra anima della galassia leghista veneta, sul tema dell’identità è andato oltre. In un’intervista al Gazzettino ha osservato che “siamo al big bang nella storia del Nord: il leghismo non è più una questione di partito, da destra a sinistra i veneti riconoscono che la questione del nord è cogente”. Come dire che se la Lega è in crisi, ma le istanze leghiste no. Ed è su questo che l’ex deputata espulsa Paola Goisis ha aperto una polemica, sostenendo che “gli elettori si stanno volatilizzando”da quando Tosi guida il partito. Polemica che Tosi stesso ha chiuso rinfacciandole che alle sfortunate elezioni di un anno fa c’erano i “suoi amici del cerchio magico” e non lui.

A dare qualche suggerimento, su Radio Padania, ci ha provato l’ex ministro Roberto Castelli, affermando che bisogna “fare sintesi fra l’anima dura e pura e il futuro” ma “non sparare addosso alle liste civiche”, utili per uscire da uno zoccolo duro che non supera ormai “il milione, milione e trecentomila voti”. Impressioni, giudizi, preoccupazioni a cui si aggiunge la contemporanea pubblicazione su alcuni quotidiani di stralci di verbali dell’ex tesoriere Francesco Belsito, convinto che i dirigenti della Lega sapessero in anticipo delle perquisizioni di un anno fa. Si attendono adesso le mosse di Maroni, che ha scelto Twitter per minimizzare: “Leggo sui giornali l’eccitazione di molti nel dare la Lega ormai morta – ha scritto il governatore della Lombardia – Da vent’anni è così, porta bene, la Lega sopravvive a tutte le gufate”. (29 maggio 2013)

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fonte milano.repubblica.it

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