Posted by: solleviamoci | Maggio 11, 2008

ADOTTA EMERGENCY - ADOTTA UN OSPEDALE

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Da oggi, puoi “adottare un ospedale” di EMERGENCY sostenendo direttamente le attività, i pazienti, i medici e tutti coloro che lavorano per il Centro sanitario che hai scelto di aiutare.
Con donazioni periodiche potrai partecipare personalmente alle attività dell’ospedale adottato, contribuendo concretamente al suo sostegno.

Grazie alla domiciliazione bancaria sarà infatti possibile donare in automatico e con cadenze regolari - anche mensili - un importo limitato ma che permetterà a Emergency di pianificare al meglio i propri interventi e la gestione di tutti i centri sanitari in Afganistan, Cambogia, Iraq, Italia, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone e Sudan.
Se lo vorrai, potrai essere informato via email sull’attività del centro che hai scelto di sostenere, sui risultati ottenuti e sull’evoluzione del progetto.

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Posted by: solleviamoci | Maggio 11, 2008

DOLORI D’ITALIA - Alfano chi?

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Chi è Alfano? Chi è il prossimo ministro di Grazia e Giustizia? Ho trovato su radio radicale una gran bella intervista al siciliano doc sulla questione Cuffaro, ma anche sul problema dei rifiuti a Napoli.  Dimentico forse di una sentenza di primo grado che ha stabilito che l’ormai ex presidente della Regione Sicilia, ma neo senatore, ha favorito singoli mafiosi passando loro notizie riservate, avute da “talpe” che si annidavano nel palazzo di giustizia di Palermo. Forse dimentico del fatto che Cuffaro è stato condannato a 5 anni e interdetto in modo perpetuo dai pubblici uffici, Alfano gli ha reso onore per questa sua scelta di abbandonare la presidenza dell’ARS:

“lo ha fatto per l’esclusivo e nell’esclusivo interesse del popolo siciliano per una ragione umana oltreché politica, a quest’uomo bisogna rendere atto di correttezza istituzionale e di lealtà nei confronti delle istituzioni regionali”.

Ma non contento attacca pure il presidente di Confindustria. Montezemolo aveva fatto notare come in Sicilia si vive una strana contraddizione, ovvero mentre da un lato gli imprenditori, grazie al loro presidente Ivan Lobello, rischiano la vita ribellandosi alla piagha del pizzo, il presidente della Regione viene condannato per favoreggiamento mafioso. Alfano stizzito risponde in questi toni:

“noi non abbiamo nulla da rispondere perché lo ha fatto Cuffaro dimettendosi. Noi invece vogliamo che inizi la battaglia di Montezemolo contro Bassolino che ha inondato la Campania ed il resto del mondo di puzza”.

Qualcuno dovrebbe dire al futuro ministro della Giustizia, uno, che la puzza è l’ultimo dei problemi, due, che nonostante Bassolino abbia le sue colpe e nessuno vuole fare sconti ad una amministrazione incapace e codarda, il problema dei rifiuti riguarda l’intera nazione perché è un problema di camorra, una criminalità organizzata che ha appestato il territorio campano, e non solo, di rifiuti speciali provenienti dal ricco Nord Italia.

Un’altra chicchetta su Angelino Alfano è proprio lui a regalarcela in una intervista del 2004 al Giornale di Sicilia. L’argomento riguradava l’utilità o meno del costruire un aeroporto ad Agrigento. In Sicilia sono due le strutture aeroportuali degne di nota, “Fontanarossa” a Catania e “Falcone Borsellino” a Palermo. Nell’intervista intitolata “Forza Italia polemica con l’Enac: l’aeroporto di Agrigento serve“, il nostro Angelino Alfano non vuol sentire ragioni e perora la scelta (di Cuffaro) di voler costruire l’aeroporto nella città che gli ha dato i natali. In questa breve intervista Alfano da prova della sua solidità politica nonché della perfetta conoscenza delle problematiche siciliane e dello stato delle cose in Sicilia.

Ad Alfano non interessa minimamente se il potenziale bacino d’utenza di questo aeroporto sarebbe alquanto ridotto, lui fa appello a ben due studi di fattibilità che accertano l’esigenza di una tale struttura, non importa poi che questi studi sono firmati dall’Azienda Aeroporto Valle dei Templi, società che dovrà costruire l’aeroporto medesimo, e dall’Assessorato regionale ai trasporti né che nella vicina (circa 120 Km) città di Comiso (RG) sta nascendo dall’ex base Nato un aeroporto civile.

Alfano, inoltre, rimane quasi stupito quando il giornalista gli ricorda l’importanza della rete di strade, autostrade e linee ferrate affinché l’aeroporto non risulti una cattedrale nel deserto, bene il nostro lungimirante politico risponde così:

“non credo si possa utilizzare come argomento il fatto che prima bisogna realizzare le strade altrimenti non si fa nè l’uno nè l’’altra… Non dimentichiamo che esiste la progettazione (da tempi immemori) per il raddoppio della Agrigento-Caltanissetta, mentre si sta già immaginado il potenziamento della Palermo-Sciacca”.

La connessione logica del “non costruisco l’aeroporto quindi non costruisco le strade” è tutta da dimostrare, questa è la ratio che ha sotteso il progetto del Ponte sullo stretto di Messina. Molto più difficile da smentire, invece, è il fatto che la realizzazione di quella struttura implicherebbe l’immediato potenziamento della struttura viaria dell’agrigentino visto i tempi biblici che caratterizzano la costruzione di tali opere in Sicilia. Si sfiora poi il ridicolo quando il neo ministro parla di: “esiste la progettazione per il raddoppio della Agrigento-Caltanissetta (circa 20 anni)” e del “si sta già immaginado il potenziamento della Palermo-Sciacca”, in fondo lo si sa in Sicilia arrivano fiumi di denaro di modo che la classe politica possa immaginare, pensare, progettare, fantasticare a proprio piacimento.

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fonte:http://sarodist.wordpress.com/2008/05/08/chi-ben-comincia-e-a-meta-dellopera-berlusconi-i-leghisti-alleanza-nazionale-e-alfano/

4 febbraio 2002 - In un video (acquisito dalla Procura di Palermo) girato alla festa di nozze della figlia del capomafia di Palma di Montechiaro (Ag), Croce Napoli, si vede il giovane deputato nazionale di Forza Italia ANGELINO ALFANO baciare il capomafia..

Vabbé, si sa che in Sicilia i baci si sprecano.. Un, diciamo così, dovere ‘politico’ oltre che sociale.

mauro

Posted by: solleviamoci | Maggio 11, 2008

Birmania, si aggrava bilancio. Giunta continua a esportare riso

Sopravvissuti a Nargis
Tra 60 e 100mila morti e oltre 200mila dispersi. Questo l’ultimo bilancio delle vittime del ciclone Nargis che ha colpito il Myanmar (ex Birmania) secondo le stime fornite oggi dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Il bilancio ufficiale fornito dalla giunta militare al potere nel Paese è stato aggiornato oggi a 28.458 e 33.416 dispersi.

Ma secondo il direttore regionale di Oxfam per l’Asia orientale, Sarah Ireland, i morti rischiano di diventare un milione e mezzo, quindici volte le stime più negative, se nelle prossime settimane non verrà coordinato uno sforzo di aiuti umanitari pari a quello messo insieme dopo lo tsunami. “Con 100mila o più persone già uccise probabilmente dal ciclone, ci sono tutti gli elementi per il verificarsi di una catastrofe che rischia di moltiplicare il bilancio dei morti fino a 15 volte nel prossimo futuro”, ha dichiarato la Ireland.

Intanto oggi il quotidiano britannico The Guardian rivela che la giunta del generale Than Shwe sta continuando a esportare riso all’estero invece di darlo alla popolazione. Sacchi di riso destinati al Bangladesh sono stati caricati su di una nave alla fine di questa settimana nel porto di Thilawa, alla foce del fiume Yangon. Il regime militare, che ha il monopolio delle esportazioni di riso del paese, ha detto che vuole rispettare tutti gli impegni contrattuali. Con i prezzi del riso che hanno raggiunto livelli record, più che raddoppiando da gennaio, le esportazioni sono una preziosa fonte di valuta estera per la giunta.
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Posted by: solleviamoci | Maggio 11, 2008

Il Pdl attacca Marco Travaglio. Fazio leggerà nota ufficiale Rai

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Dure polemiche dopo le affermazioni del giornalista da Fabio Fazio

Di Pietro: “Ha fatto il suo dovere, non si cancella il passato con un colpo di spugna”.

Il direttore generale della Rai, Claudio Cappon: “Non ci sono scuse”
Critica anche Finocchiaro: “Non si possono lanciare questi attacchi senza contradditorio”

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ROMA - Scatenano un putiferio politico gli attacchi di Marco Travaglio al presidente del Senato, Renato Schifani. Ieri sera il giornalista di Anno Zero, intervistato da Fabio Fazio durante “Che tempo che fa”, aveva citato un brano di un proprio libro in cui si diceva che Schifani aveva avuto rapporti con persone condannate per mafia. Una frase che ha provocato una bufera. Con forti critiche sia da parte del Pdl, che chiede anche un intervento sanzionatorio da parte della Rai, che da qualche esponente del Pd, mentre Di Pietro si schiera con Travaglio. Venendo per questo a propria volta attaccato da diversi esponenti della destra. Anche per il direttore generale della Rai, Claudio Cappon il comportamento di Travaglio è “inescusabile”. Fabio Fazio leggerà infatti stasera una nota ufficiale della direzione generale di viale Mazzini, che esprime “profondo rincrescimento” per l’accaduto e sottolinea che la libertà di espressione non può essere una scusa per offendere o insultare qualcuno senza che questi abbia opportunità di contraddittorio. Della vicenda si potrebbe inoltre occupare il prossimo Cda di viale Mazzini.

“L’attacco di ieri sera, utilizzando senza contraddittorio il mezzo televisivo pubblico, è una vergognosa imboscata. Mi auguro che vi si possa porre riparo evitando almeno che episodi del genere si possano ripetere” dice senza mezzi termini il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli.

Ma anche Anna Finocchiaro del Pd critica la condotta di Travaglio: “Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Al contrario Mario Adinolfi, membro del coordinamento nazionale del Pd, critica invece la presa di posizione di Anna Finocchiaro: “Alla senatrice Finocchiaro dico che non è proprio necessario correre in soccorso della maggioranza in ogni occasione, per rendere sempre più evidente che la nostra opposizione è morbida e amichevole. Noi difendiamo il diritto anche di Travaglio, per il quale non provo un’istintiva simpatia, a far ascoltare le proprie riflessioni attorno ad un figura delle istituzioni”.

Di diverso avviso rispetto ad Anna Finocchiaro anche Antonio Di Pietro che rilancia le frasi di Travaglio, pubblicando sul suo sito la “carta d’identità” di Schifani tratta dal libro del giornalista “Se li conosci li eviti”. “Travaglio ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti - dice l’ex pm - Non si cancella con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato”. E l’accusa di mancato contraddittorio? “Non ha senso. Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore”.

Ma non la pensano così diversi esponenti del Pdl:
“L’opinione secondo la quale Travaglio avrebbe semplicemente elencato dei fatti, come sostiene Di Pietro, è inaccettabile”, afferma Italo Bocchino, vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera. “Di Pietro difende Travaglio e dice a sua volta parole in libertà perché non gradisce che fra le forze politiche di maggioranza e di opposizione si è stabilito un clima normale, nel quale ci si confronta e anche si dissente senza insulti e senza demonizzazioni”, dichiara Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo del Pdl alla Camera.

Nel frattempo il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri invoca “conseguenze politiche”, e parla addirittura di ‘mandanti’: “Travaglio, in un momento di sereno avvio di una nuova fase politica per il paese, getta benzina sul fuoco delle polemiche. Verrebbe voglia di sapere se per spinta di qualcuno”. Mentre Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, portato in Parlamento dall’Idv di Di Pietro, da una parte chiede che a Schifani sia concesso “il diritto di replica”, dall’altro attacca chi “si scaglia contro le solite trasmissioni e le solite reti crocifiggendo i soliti giornalisti mentre si legittimano i peggiori prodotti della tv spazzatura”.


(11 maggio 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/insulti-schifani/insulti-schifani.html

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Gli Amici di Beppe Grillo di Torino

romina
user 2698167
Torino, IT
1,172nd Post

Sapete chi è il nuovo presidente del senato?

“come raccontano Lirio Abbate e Peter Gomez ne «I complici» (ed.Fazi) - trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà….”

se volete leggere tutto,andate sul blog di Travaglio o di Borsellino…

http://it.youtube.com…

http://it.youtube.com…

http://it.youtube.com…

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Posted by: solleviamoci | Maggio 11, 2008

Quando mamme non si è ancora (A proposito, auguri!)

DAL BLOG SORELLE D’ITALIA

Di gravidanza e cavalleria

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Sugli immigrati si dice tutto e il contrario di tutto. Risorsa, male necessario, minaccia alla sicurezza nazionale. Per cui non pretendo certo di dire qualcosa di nuovo io. Però una piccola cosa l’ho notata.
Da quando sono incinta, diciamo vistosamente incinta, da quando cioè la mia pancia non può più essere scambiata per un piatto di paccheri troppo abbondante, gli unici uomini che si offrono di darmi una mano - al supermercato, con le buste della spesa, aprendomi una porta - sono immigrati. Sorridenti ragazzi albanesi mi sistemano la spesa sul carrello. Latinoamericani si affannano a cedermi il passo. Ragazzi dell’est mi sorridono e si scostano se mi incontrano sul marciapiede. Per il resto, il nulla. Anzi; decine di uomini italiani e donne largamente in menopausa che occupano trionfanti la fila della cassa “Priorità gestanti” facendo finta di non vedermi. L’ultima, una gentile signora, ieri: “Scusi, questa cassa è a priorità gestanti” le dico mentre, dopo avermi ignorato sgomitando, stava per sistemare sul nastro un carrello che avrebbe sfamato un villaggio indiano. Mi guarda con sufficienza: “Cosa ha paura, di partorire mentre è in fila?”.

Non che io mi aspetti niente, eh, anzi. Mi affanno a dire che ce la faccio da sola, che non sono malata, che posso fare tutto. Ma questa divergenza di comportamento mi ha colpito. E’ come se per gli immigrati una donna incinta avesse ancora diritto a qualche attenzione in più. Come se la maternità fosse ancora un valore da tutelare. Mentre nella nostra società sempre più rabbiosa e sempre più di corsa, in questo stato io sono un peso morto. Da ignorare, possibilmente.

So di cosa parlo; per anni ho pensato che le madri con le carrozzine che occupavano le strade e i loro bambini ululanti che mi trovavo tra i piedi ovunque fossero una piaga sociale. Ora, come accade quando cambia all’improvviso la prospettiva, capisco che la pensano così in tanti. Forse troppi.

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fonte: http://www.sorelleditalia.net/tag/maternita/page/2/

Posted by: solleviamoci | Maggio 10, 2008

Manifestazione anti-Israele: migliaia a Torino sfilano in pace

Il tanto atteso e discusso corteo filopalestinese organizzato da “Free Palestine”, per protestare contro l’invito a Israele come ospite d’onore alla Fiera del Libro in corso al Lingotto, è passato per le vie senza le bandiere israeliane bruciate e incidenti

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Corteo filopalestinese a Torino organizzato da Torino, 10 maggio 2008 - E’ sfilato via senza i temuti incidenti e senza le bandiere israeliane bruciate il tanto atteso e discusso corteo filopalestinese organizzato da “Free Palestine” per protestare contro l’invito a Israele come ospite d’onore alla Fiera del Libro in corso al Lingotto di Torino. E al posto delle paventate “scene esecrabili”, secondo la definizione data oggi dal presidente del Senato Renato Schifani, che ha visitato gli stand della Fiera, la città ha visto sfilare un tranquillo corteo sotto un sole quasi estivo.

L’obiettivo degli organizzatori era di far sentire la propria voce di dissenso al “popolo dei libri” e all’establishment politico culturale che ruota attorno alla kermesse culturale torinese. Obiettivo che hanno dichiarato raggiunto, dopo che hanno portato la manifestazione a chiudere proprio a ridosso dell’ingresso del Lingotto, a piazza Fabio Filzi, distante meno di 200 metri dalla Fiera del Libro. E’ stato qui che agenti di polizia e finanzieri hanno bloccato il passaggio alle migliaia di manifestanti, 2.000 secondo la Questura, 10.000 per gli organizzatori, giunti nel tardo pomeriggio dopo quattro chilometri di marcia. Un corteo che è sfilato lentamente, più simile a una passeggiata che ad una marcia inquadrata, percorsi senza tensioni grazie anche ad un imponente quanto discreto schieramento di forze di polizia.

Durante il corteo sono state ricordate le 5 persone uccise ieri nei territori occupati. Gli organizzatori, tra cui il segretario del Partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando, hanno criticato l’assenza “degli stati maggiori della sinistra” nella difesa dei diritti dei palestinesi e responsabili “di una catastrofe elettorale e politica”. Secondo l’ex esponente trozkista di Rifondazione, sono esponenti di una sinistra che è vittima della propria volontà di accreditarsi come “affidabili” presso la lobby ebraica in vista di un futuro ritorno al governo assieme al Pd.

Al corteo si sono visti, accanto alle sigle di movimenti organizzati (più di cento organizzazioni antagoniste hanno aderito a ‘Free Palestine’), anche molti giovani. Tra i cartelli più significativi, uno recitava: “73 risoluzioni Onu ignorate, terrore continuo, uccisioni quotidiane, decine di migliaia di incarcerati, distruzioni di case, fabbriche, uliveti, riduzione del territorio al 16 per cento. Ma a Torino Israele accolta con tutti gli onori”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il gruppo “Jews against occupation”, “Ebrei contro l’occupazione”. A loro nome ha parlato in chiusura Giorgio Forti, professore emerito di Fisiologia vegetale all’Università di Milano e membro dell’Accademia dei Lincei: “Aver invitato alcuni israeliani, favorevoli al governo, scartandone altri e soprattutto non aver invitato anche gli scrittori palestinesi, e ce ne sono molti e bravi, è non è un’operazione culturale, ma politica. Per questo noi siamo contrari”. Tra gli esponenti stranieri, anche il rappresentante del movimento per la pace di Israele, che ha ringraziato i manifestanti: “Per noi è molto importante avere sostegno internazionale - ha detto - soprattutto qui in Italia”.

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fonte:http://qn.quotidiano.net/2008/05/10/87322-manifestazione_anti_israele.shtml

«La maggioranza non denuncia la situazione, per paura di perdere la fonte di guadagno»

Concorso ideato dal gruppo comunista Izquierda Unida. Vince 35enne con un impiego durato un’ora e mezza

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MADRID – I nomi dei due vincitori non si conoscono. Rivelarsi, sarebbe per loro troppo pericoloso e troppo umiliante. Potrebbero perdere il pochissimo che hanno, in cambio della compassione o, peggio, dell’ironia di amici e parenti ancora all’oscuro. In Spagna, adesso, è meno traumatizzante confessarsi omosessuali che precari. Figurarsi precari tra i precari: ritireranno, senza applausi né foto ricordo, la loro copia dello Statuto dei lavoratori e un’immaginetta di San Precario, che li protegga e aiuti nella loro ardua carriera. Entrambi celebreranno, in forma privata, la vittoria del concorso indetto dall’organizzazione giovanile di Izquierda Unida, gruppo di ispirazione comunista, tra i lavoratori più provvisori della provincia di Palencia (Castiglia e Leon). Il primo premio per il contratto più corto è stato vinto da un trentacinquenne che ha nel suo curriculum un impiego di un’ora e mezza in una settimana.

PREMIATI - Il primo premio per il maggior numero di contratti a termine accumulati in un anno è andato invece a un ventitreenne che è riuscito a firmarne quindici in dodici mesi. La selezione per la giuria non è stata molto faticosa: c’erano quindici candidati al record di brevità del contratto e cinque per la quantità di contratti in un anno. Gli organizzatori però hanno dovuto scartare tutti i partecipanti che non potevano dimostrare la loro precarietà perché lavorano in nero; e assicurano di aver ricevuto la testimonianza di molti altri che pur avendo, per così dire, le carte in regola, hanno preferito non rischiare il furore dei datori di lavoro se si fosse saputo che le usavano per partecipare al concorso. L’iniziativa, spiegano da Izquierda Unida, è servita a far emergere un panorama significativo del precariato nella provincia e anche del lavoro provvisorio e senza contratti: «La maggioranza non denuncia la situazione, per paura di perdere anche quella minima fonte di guadagno». Forse se, invece di una copia dello Statuto dei lavoratori, ci fosse stato in palio un contratto a tempo indeterminato, molti di più avrebbero accettato il rischio.

Elisabetta Rosaspina
09 maggio 2008(ultima modifica: 10 maggio 200 8)

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fonte:http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_09/spagna_concorso_lavoratori_precari_c9aeefb2-1ded-11dd-a82d-00144f486ba6.shtml

http://www1.izquierda-unida.es/img/cabecera/ok-imagen-cabecera1.jpg

Italia y España en blanco y negro

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GASPAR LLAMAZARES

Italia, igual que España, junto al eterno retorno de Silvio Berlusconi, ha amanecido y va a permanecer largo tiempo en blanco y negro. En la época de la globalización, de la diversificación productiva y del consumo de masas, la paradoja es que el mundo de la política se empobrece en el blanco y negro de sólo dos grandes opciones políticas. En un polo, aparece la derecha extrema; en el otro, una suerte de reformismo más o menos progresista.

La derecha italiana, en plena euforia política, declara el fin de la izquierda alternativa y de la coalición Arco Iris. Los reformistas de uno y otro país saludan al nuevo centro como alternativa al incombustible
Berlusconi. ¿Se acabaron los colores? No arrimo el ascua a mi sardina si digo que las elecciones italianas han demostrado que lo ocurrido en España va más allá de los posibles errores cometidos por Izquierda Unida –en primer lugar los míos como coordinador general– a lo largo de los últimos años.

Asistimos a una estrategia muy amplia y de hondo calado de bipolarización de la representación política y de restricción de la pluralidad de las formaciones y las políticas de izquierdas en buena parte de Europa. El
miedo al otro que agita esa derecha extrema, junto al miedo a la involución que esgrime una amplia parte de
la izquierda sirven de caldo de cultivo a una especie de drama del que luego dan cuenta los medios de
comunicación.

Aunque con leyes electorales distintas, el objetivo común repetido en los comicios de ambos países ha sido impedir la representación de las fuerzas políticas portadoras del cambio de izquierdas. También resulta
significativo que en los dos casos cada sistema electoral sí se preocupe de dar protección a la representación de la diversidad territorial.

La americanización de la vida económica y social corre pareja en Italia y en España, e impregna cada vez más el espacio político. Tal y como constata Bauman, la globalización del consumo de masas es cada vez más incompatible con la democracia pluralista y el cambio social y ambiental.

La segunda paradoja es que este empobrecimiento de la representación política se produce cuando los
efectos, las necesidades y las resistencias al sistema –democráticas, económicas, sociales, ecológicas o de
género– son más plurales y más urgentes. Y la consecuencia es que en muchos casos las contradicciones
sociales no acaban resolviéndose con más derechos para los de abajo, todo lo contrario, ya que en más
ocasiones de las debidas se acentúan la confrontación y la exclusión del otro, ya sea inmigrante, vecino de
otro territorio o, simplemente, diferente.

Valga un ejemplo. Las primeras medidas económicas del segundo gobierno de Rodríguez Zapatero ya
anuncian con cierta claridad la orientación de la Legislatura: un giro a la derecha en las políticas de ámbito
socio-económico y de medio ambiente, mientras se tratan de mantener y se publicitan hasta la saciedad las
líneas de más o menos modernización de la sociedad en materia de igualdad de género o de derechos
civiles. En resumen, se da carpetazo a la etapa de los proyectos políticos de cambio en cuestiones globales
y fundamentales, como la paz, el medio ambiente o el modelo de Estado y se entra de lleno en la gestión, y
en particular en la gestión neoliberal de la crisis económica. Veremos los resultados.

Todo ello nos obliga a proponernos un proceso constituyente de la Izquierda Alternativa en España y en
Europa. Nos lleva a abrirnos aún más a la sociedad, a analizar sin dogmas el mundo de hoy para cambiarlo,
a refundar nuestros proyectos en la pluralidad y en la participación políticas, a colaborar con los que son
diferentes sin sectarismo. Y, mientras tanto, a hacer política concreta.

Ello no obsta para que IU supere, cuanto antes, insuficiencias y errores. Buena parte los asumo en primera persona, como la en ocasiones falta de correspondencia entre la dinámica social y la actividad
parlamentaria-institucional, la crispación en la vida interna, los problemas para organizar la política en un
ambiente de interiorización, las dificultades para normalizar la política de alianzas –en particular con el
PSOE y con los sindicatos de clase–, o la necesidad de equilibrar como componente de la federalidad las
competencias propias y la responsabilidad.

Los colores de la resistencia y la alternativa siguen presentes en la sociedad española, como en la italiana. Tanto Izquierda Unida como la coalición Arco Iris son proyectos políticos plurales de la Izquierda Alternativa con capacidad para representarlos. Sin embargo, para que la capacidad se convierta en realidad, no basta con recomponer lo existente, aunque es imprescindible. Es necesario abrir más Izquierda Unida a la sociedad y convocar el proceso constituyente para una nueva etapa.

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Gaspar Llamazares es coordinador general de IU
Ilustración de Miguel Gallardo

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fonte:http://www1.izquierda-unida.es/doc/1209134354592.pdf

Posted by: solleviamoci | Maggio 10, 2008

Birmania, la truffa dei generali nel Paese distrutto

I soldati distribuiscono schede già votate. Confiscati a Rangoon due aerei del Pam

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Il referendum in Birmania (Epa)

DAL NOSTRO INVIATO
MYAWADDI (Birmania) - Cinque camionette dell’esercito birmano passano spaventando risciò e cani sonnacchiosi. Le armi sono ben in vista. In piena città ostentano Rpg con il razzo in canna come andassero in battaglia. Che cosa ci fanno militari tanto agguerriti così lontani dal disastro? Perché non sono sul Golfo del Bengala a dare una mano nelle zone travolte dal ciclone Nargis? Un membro dell’opposizione alla dittatura militare estrae la risposta dalla tasca. È un foglietto di quattro dita per lato. Da una parte ha il timbro della caserma di zona, dall’altro il suo nome, cognome, indirizzo scritti a mano. «Prima di aiutare le persone, vogliono vincere il referendum sulla loro Costituzione. E ci riusciranno con questi».

Gli oppositori in esilio protestano davanti all’ambasciata birmana a Bangkok (Epa)

Dimenticate i soliti brogli, gli elettori inventati, le urne sostituite. La giunta al potere in Myanmar, l’ex Birmania, sta per aggiudicarsi il record del voto più fasullo del pianeta. «Due settimane fa - racconta il giovane attivista che, ovviamente, deve restare anonimo - sono stato convocato in caserma. “Votare sì alla nuova Costituzione è un dovere patriottico”, mi ha spiegato un ufficiale. “Allora prendi questo foglietto. Non c’è bisogno che voti. Ci penserò io per te. Tu devi solo andare al seggio a consegnare il foglietto, non mancare”». Il ragazzo si guarda intorno per essere sicuro che nessuno ascolti. «Hanno fatto così con tutti i miei vicini di casa, con i membri della Lega nazionale per la democrazia. “Passerà un mio soldato, ha concluso l’ufficiale, per dirti a che ora presentarti”. Dobbiamo essere puntuali anche nel fingere di votare. Vogliono una farsa perfetta. Per questo hanno bisogno di tutti i loro controllori per vincere un referendum che gli garantirà il potere in eterno».

Monaci rasati e vestiti d’arancione sfilano con la ciotola in mano per la questua mattutina. Myawaddi è un angolo di Birmania così lontano dal resto del Paese che, mentre a Rangoon c’è penuria di ogni cosa, qui il mercato straripa di odori, i monaci non sono mai scesi in strada contro il regime. Delatori, intimidazioni e un relativo benessere non bastano, però, ad evitare sgambetti nell’urna, via al super-broglio dunque. «I generali - hanno scritto venerdì i parlamentari eletti nel 1990 assieme alla premio Nobel Aung San Suu Kyi e poi destituiti - stanno usando mezzi pesanti per assicurarsi un risultato positivo». L’agenzia d’informazioni cattolica AsiaNews riferisce di simpatizzanti governativi che girano per l’ex capitale Rangoon «obbligando i cittadini a votare sì al referendum, in modo anticipato e irregolare, in cambio di aiuti alimentari. Anche chi vuole materiale per ricostruire la propria abitazione, oppure tende e coperte, si vede costretto a cedere» al ricatto. Pensando al lavorio sotterraneo per il voto farlocco si comprendono meglio anche le critiche che arrivano dall’Occidente. Onu, Caritas, Medici senza frontiere, Germania, Francia, Stati Uniti, la Farnesina di Franco Frattini, da ogni parte si chiede di aprire le porte della Birmania ai soccorritori. Tutto inutile, però.

«Al momento il Myanmar non è in grado di accogliere soccorritori da Paesi stranieri - mette in chiaro il Myanma Ahli, quotidiano semi ufficiale della giunta -. Siamo impegnati, però a distribuire gli aiuti ricevuti con i nostri mezzi». «Due nostri aerei con biscotti energetici sufficienti a centomila persone sono stati requisiti sulla pista di Rangoon - ha denunciato venerdì il Programma alimentare mondiale -. Sospendiamo il ponte aereo». Passa qualche ora e il governo birmano smentisce. Ma gli aerei restano a terra. «Forse - azzarda il giovane oppositore costretto a votare “sì” - i generali apriranno la Birmania a referendum vinto, quando non dovranno più temere testimoni stranieri in circolazione durante il presunto voto». Con i senzatetto (stimati ormai a due milioni) esposti a ogni malattia, c’è da sperare che il risultato del voto di oggi arrivi in fretta.

Andrea Nicastro
10 maggio 2008

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fonte:http://www.corriere.it/esteri/08_maggio_10/birmania_referendum_nicastro_65138dde-1e69-11dd-8f64-00144f486ba6.shtml

Posted by: solleviamoci | Maggio 10, 2008

Sinistra e destra. L’identità smarrita

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(Magritte)

di Gian Carlo Marchesini

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Marco Revelli, in occasione della presentazione del suo “Sinistra Destra. L’identità smarrita” (Laterza), indica i pilastri, a suo dire, costitutivi del nuovo paradigma di una Sinistra che voglia operare, oggi, in un mondo globalizzato. Consapevolezza del fatto che le risorse del pianeta sono limitate, e rifiuto di un modello e di una pratica economica e sviluppista; adozione di un criterio di prudenza in tutti i campi della scienza, e rifiuto di ogni pratica caratterizzata da immediatezza e decisionismo; rigetto di un solidarismo compassionevole, dimostratosi inefficace ed ininfluente, sostiuendolo con il riconoscimento dell’autorità del punto di vista di chi soffre; rifiuto del ricorso alla forza nell’approccio e nella composizione dei conflitti, e riconoscimento del valore imprescindibile della non-violenza; scelta di porsi in relazione rispettosa con la diversità, superando il conflitto attraverso il riconoscimento della legittimità del punto di vista dell’altro.

Il libro raccoglie materiali frutto di un prolungato percorso seminariale affrontato con Norberto Bobbio, che ne ricavò nel 1994 il fortunato “Destra e Sinistra” (Donzelli), nel quale la Destra viene connotata per l’accento su disuguaglianza ed interessi, la Sinistra per uguaglianza ed ideali.

Nel dibattito che segue, qualcuno rimprovera il relatore di non avere affrontato un valore importante, quello della libertà, a proposito della quale cita il pensiero di Spinoza, secondo cui la libertà consiste nel controllo delle proprie passioni.

Per l’ideologia liberista dominante, invece, la libertà è esattamente l’opposto: una illimitata possibilità di sfrenamento delle stesse. Un altro richiama i relatori  alla questione cruciale del dominio attuale, nell’indirizzo dei processi di globalizzazione, della filosofia neoliberista. Per la quale, non solo a livello mondiale decisioni e direttive sono prese da istituzioni di natura tecnocratica ancorate ad una visione autoritaria, centralistica e verticistica che premia il profitto delle imprese a danno della partecipazione democratica e delle condizioni di vita del cittadino e del lavoratore.

Il filosofo Giacomo Marramao interviene: “Presupposto per la felicità è la gioia. Ma la gioia è il risultato di una conquista che si ottiene nel saper affrontare la drammaticità  del conflitto e nell’elaborare il lutto per la perdita. L’allegria, invece, è della gioia un surrogato scadente, ed è propria di chi, incapace di affrontare il travaglio e la complessità drammatica del conflitto, preferisce stordirsi con la festa”.

A casa, leggendo “Il libro dei sogni” di Giorgio Ruffolo riscopro che chiude il suo libro con un capitoletto intitolato ‘A sinistra’: “Non ce l’ho affatto con la destra, che fa il suo mestiere, ma con quelle cinciallegre della sinistra che non pérdono occasione per ironizzare sulle “anime belle”, sulle “utopie astratte”, in nome di una concretezza e di una serietà che fino ad oggi non hanno pordotto neppure una riforma degna di questo nome”. E conclude: “Questo libro è rivolto a sinistra, non solo ai partiti ed ai movimenti, ma agli individui, uomini e donne di sinistra. Per dire loro che purtroppo è vero l’adagio “Il mondo è diviso in due stanze: in una si spreca, nell’altra si crepa”. Stare a sinistra significa non accettarlo”.

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fonte: Leggere: tutti, 29 maggio 2008, pag 34

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Revelli Marco - Sinistra destra. L’identità smarrita

Sinistra destra. L'identità smarrita Titolo Sinistra destra. L’identità smarrita
Autore Revelli Marco
Prezzo
Sconto 20%
€ 12,00
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 3,00)
Prezzi in altre valute
Dati 2007, XXII-271 p., brossura
Editore Laterza (collana I Robinson. Letture)
Normalmente disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

Potete acquistarlo qui

Posted by: solleviamoci | Maggio 10, 2008

Il 17 maggio a Verona, contro il neo-fascismo dilagante

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Gruppo promotore per un Coordinamento Antimperialista Antifascista dell’Alto Vicentino


CONTRO IL FASCISMO SEMPRE

Autodifesa politica, culturale, materiale

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L’assassinio a Verona di Nicola Tommasoli per mano di una banda di nazisti non è il primo e non sarà l’ultimo degli episodi di barbarie di cui sono protagonisti i neofascisti veneti. Qualche tempo fa, un ragazzo del Centro Sociale La Chimica, sempre a Verona, era stato accoltellato gravemente. E decine di episodi, piccoli e meno piccoli, segnano la quotidianità di una regione che sta facendo dell’odio, dell’egoismo, del razzismo… la sua bandiera. Ma ovviamente, quando ad essere colpiti sono antifascisti o immigrati nessuno si scandalizza più di tanto. Oggi che ad essere ucciso è un giovane ragazzo l’Italia scopre il pericolo neo-fascista; una scoperta a durare qualche giorno sui mass media per poi essere ri-seppellita fino al prossimo morto.

Il Veneto è da sempre fucina di criminali nazisti e fascisti, come negli ani ‘60 e ‘70, con i vari Freda e Ventura. E da anni i settori più radicali del neofascismo si danno appuntamento a Schio per commemorare fatti avvenuti 60 ani fa, sfilando impunemente mentre salutano “alla romana” e inneggiano al Duce.

L’ANPI è arrivata persino a sottoscrivere un documento in cui si parla di “concordia” ovvero di riappacificazione. Ma a cosa è servito se non a offuscare la memoria di chi lottò con tutte le proprie forze contro il fascismo durante la Resistenza ? A nulla, perché non è con i richiami alla concordia che si fermano questi vigliacchi capaci sempre di colpire in tanti contro pochi, di accoltellare, il tutto nell’impunità.


In questo momento in cui la rabbia prevale inevitabilmente sulla ragione verrebbe voglia di rispondere alla violenza di questi mascalzoni neri nell’unico modo in cui meritano. Ma dobbiamo domare la nostra rabbia, incanalarla nella costruzione di un movimento antifascista e antimperialista rinnovato, autorevole, forte, determinato, capace di costruire autodifesa politica, culturale e materiale, spazzando via quell’antifascismo “da operetta” che appoggia le missioni in Jugoslavia e il massacro sociale dei lavoratori.

Oggi non siamo nel fascismo. E neppure ci avviamo verso il fascismo. Oggi, ciò che impera, è un capitalismo che non ha certo bisogno di squadristi per dominare, almeno per il momento, le nostre menti e le nostre coscienze. Ma ciò che non abbisogna oggi può sempre tornare utile domani, magari per un qualche “lavoretto” (come succedeva negli anni ‘20 quando i fascisti aggredivano lavoratori e comunisti, o come succedeva con le stragi di Stato degli anni ‘70). E tenuto conto che ci avviamo verso una fase di profonde contraddizioni alimentate dalla crisi economico-sociale e dalla “guerra tra poveri” (miseri quegli italiani che non avendo la forza e il coraggio di lottare contro i padroni se la prendono con gli immigrati loro fratelli di classe) è evidente che questi manipoli di “bravi ragazzi” di “buona famiglia” potranno sempre dare una mano allo Stato per colpire chi osasse metterne in discussione il potere.


Già, lo Stato. Bello Stato quello di quel gentiluomo del presidente della Camera (ma come parla bene…) che declassa il massacro di un ragazzo al rango di male minore rispetto al bruciare una bandiera di Israele. Questo Fini con la kippa in testa è, non a caso, così strenuo “difensore” di Israele (paese che ogni giorno massacra e affama il popolo palestinese); perché Fini e Israele non sono che due facce della stessa medaglia, di una stessa oppressione, di una stessa concezione del mondo. La forma odierna delle leggi razziali non sarebbe la caccia all’ebreo, ma magari quella al musulmano e in generale all’immigrato.


Noi non ci scandalizziamo. Qualcuno disse che ci sono morti che pesano come montagne e morti che pesano come piume. Quella di chi non attribuisce che una infima importanza alla vita di un ragazzo assassinato a Genova nel 2001 o a Verona nel 2008, è una vita (e dunque una morte) più leggera di qualsiasi piuma, così come lo sono quelle degli altri criminali che la pensano come lui. A Verona, come in Palestina.

Dimostriamo che il Veneto non è indifferente, che ripudia il fascismo vecchio e nuovo, che non accetta la ferita di riproporre ciò che con coraggio e determinazione era stato combattuto affinché mai più si riproponesse.

A Verona gli antifascisti, i giovani, i lavoratori veneti il 17 maggio diranno no al fascismo e al razzismo.

Concentramento alla Stazione di Porta Nuova ore 15.

Alto Vicentino, 10 maggio 2008

Gruppo promotore per un Coordinamento antimperialista antifascista dell’Alto Vicentino

Per informazioni contattare: EMAIL: caav@libero.it

TEL: 340.4063172 (Vicenza) – 348.2900511 (Schio) – 340.4947998 (Bassano del Grappa)

c/o Centro Brecht – Schio – Vi

fonte: via e-mail

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