A dire il vero pensavo da tempo di dar voce a questa forma di protesta che viene portata avanti in Germania: ora, oggi, è il momento di farlo. Visto che un mio carissimo amico si trova da oggi in carcere a scontare una pena di due giorni, per aver osato partecipare a un sit-in contro il trasporto di rifiuti nucleari, ed essersi rifutato, come forma di protesta, di pagare la relativa multa.
Cos’è il Castor? Un simpatico treno che altrettanto simpaticamente convoglia i rifiuti nucleari altamente radioattivi nei pressi di una ridente cittadina della Germania settentrionale: Gorleben. Abitanti di Gorleben e attivisti contro l’energia atomica portano avanti ogni anno una forma di protesta pacifica che consiste nello sdraiarsi sulla via del Castor per bloccarne il passaggio. Naturalmente, ogni anno vengono portati via di peso. Ma continuano.
Il fatto è che il governo ha deciso di usare la mano forte, multando questi manifestanti, e arrivando addirittura a condannarli a qualche giorno di carcere nel caso si rifiutino di pagare l’ammenda. Chiaramente, essendo questa una forma di protesta pubblica, pagare la multa significherebbe ammettere di non avere diritto a dire la propria sul futuro ambientale del proprio paese, e non solo, e per di più pagare di tasca propria a uno Stato che si rifuta di prenderli come interlocutori sulla tematica dell’abbandono del nucleare.
Il mio amico, Henning Rust, sapeva che sarebbe potuto succedere: è arrivato al processo e ha sostenuto la causa del movimento anti-castor in aula, nonostante le raccomandazioni del giudice che avendolo preso in simpatia lo pregava di pagare la multa e scongiurare un’esperienza poco piacevole e che avrebbe avuto conseguenze sulla sua fedina penale. Henning, come altri, è andato avanti per dare alla vicenda una risonanza pubblica, alla cui eco voglio in piccola parte contribuire.
Stamattina ho ricevuto una sua e-mail con in allegato il comunicato stampa e una lettera di protesta del movimento. Li ho tradotti come meglio ho potuto (qualunque incomprensione è probabilmente dovuto a me) fra la consegna di una chiave e l’altra qui al lavoro, e volentieri li pubblico.
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L’e-mail:
A dire il vero sabato volevo andare a nuotare, al Weissensee (lago bianco, ndt). I piani sono cambiati ieri. Ora parto già venerdì pomeriggio, ma non per il Weissensee, bensì per il Ploetzensee (località di Berlino dove si trova un carcere, ndt). E non per nuotare, bensì per starmene al fresco, nell’istituto di pena di Ploetzensee.
Perché? Perché io come tanti altri nel 2004 nel Westland, mi sono seduto in strada per bloccare il trasporto del Castor (Cask for Storage and Trasport Of radioactive material).
Chiaramente i rifiuti devono andare a finire da qualche parte, ma nel granaio con tetto di lamiera in Gorleben non stanno certo meglio che da dove vengono. E ora devono essere tolti per far spazio ad altri rifiuti. Sebbene dopo 50 anni di energia atomica a livello mondiale ancora non ci sia una destinazione finale di stoccaggio, men che mai una che sia sicura, vengono prodotti sempre più rifiuti atomici. E questo nonostante ci siano delle alternative. Ci sarebbero sul piatto non solo efficienti centrali di gas, con abbinamento di energia e calore - anche biogas! - ma anche una rete elettrica di collegamento dal Nord Africa all’Europa. In una simile rete fonti di energia rigenerantesi quali vento, acqua e sole potrebbero essere distribuite localmente in modo da essere il più efficienti possibile.
Alla politica la denuclearizzazione risulta difficile. I quattro grandi fornitori di energia speculano sul prolungamento delle scadenze, soprattutto per far sopravvivere i più vecchi reattori nucleari fino alla prossima legislatura. A quel punto, con un altro governo, potrebbero percorrere l’”abbandono” al contrario. Di fronte a catastrofi come Chernobyl, e catastrofi sfiorate come a Forsmark, suona un po’ cinico. Sapevate che la centrale nucleare di Lingen, in Emsland, saltò quasi in aria quando nel 1968 fu allacciata alla rete? Uno degli ingegneri percepisce ora una pensione, e poco tempo fa è per questo motivo salito alle cronache.

Ma allora perché le masse non scendono in strada e dicono la loro opinione? Lo fanno in molti. Purtroppo manifestare lungo il percorso del Castor è vietato. E’ permesso lontano dal percorso del Castor, nella foresta, o direttamente a casa, per non essere visti da nessuno. Una democrazia dovrebbe, nella mia opinione, porsi al fianco delle voci critiche, non soffocarle.
Ogni anno la polizia dichiara vietata l’adunata e infligge multe. Alcune persone pagano, altre trascinano la protesta in tribunale e si rifiutano di pagare la multa. Un rifiuto ostinato conduce infine alla minaccia di detenzione per reticenza, l’ultimo mezzo dello Stato per convincere il peccatore ad espiare.
Io non sono del parere di dover espiare per aver preso parte al sit-in, e continuo a rifiutarmi di pagare la multa. Questo vuol dire ora senz’altro starmene al fresco e non andare a nuotare, almeno non sabato. In compenso ci andrò domenica! Mi farebbe piacere se qualcuno di voi si facesse trovare di fronte al carcere di Ploetzensee, Friedrich-Olbricht-Damm 16, 13627 Berlino, domenica alle 13.00, per venire a nuotare con me.
Cari saluti
Henning”
Il comunicato stampa:
Berlino, 14 giugno 2007
Detenzione per l’abbandono del nucleare
Berlinese oppositore del nucleare deve andare in prigione a causa del sit-in contro il Castor. Cinque ulteriori casi.
Il fisico berlinese Henning Rust (33 anni) andrà venerdì pomeriggio (15 giugno 2007) nel carcere di Berlino di Ploetzensee per due giorni. La pretura di Lueneberg ha ordinato la detenzione ai danni del manifestante perché questi si rifiuta di pagare la multa di 100 euro. “Se alla politica non riesce di rottamare queste tecnologie da dinosauri, allora devono arrivare chiari segnali dalla strada” dice Rust riguardo alle richieste, da parte di RWE, e.on, Vattenfall e EnBW (i quattro produttori di energia in Germania, ndt), di prolungare le scadenze. “Che per questa percezione della libertà di raduno, mi si mettano le mani in tasca, non lo comprendo proprio”.
Insieme ad altre migliaia di manifestanti contro il nucleare, Rust nel novembre 2004 aveva manifestato contro il trasporto di 12 contenitori Castor contenenti rifiuti atomici altamente radioattivi al deposito temporaneo superficiale di Gorleben. Un’intera fredda notte rimasero seduti pacificamente lui e molti altri sulla strada per Langendorf. La polizia all’alba sgombrò la strada. Ai partecipanti del sit-in fu contestata la “partecipazione ad un’adunata non autorizzata”.
Rust, al contrario, ritiene legittima la sua protesta. “Finché le centrali nucleari continueranno la loro attività, ogni trasporto di rifiuti nucleari sarà solo funzionale a far spazio ai nuovi che verrano prodotti” argomenta. Inoltre i rifiuti radioattivi sarebbero stoccati nel capannone di Gorleben non meglio che da dove vengono. Rust ricorda come anche 50 anni dopo la messa in funzione del primo reattore nucleare in Germania non sia ancora chiaro come e dove gli aggressivi rifiuti altamente radioattivi possano essere stoccati in modo sicuro per centinaia di migliaia di anni. “Dovrebbero essere denunciati coloro che ci raccontano la favola dello smaltimento sicuro, e continuamente nell’interesse della lobby del nucleare invalidano diritti fondamentali” prosegue.
Da ultimo come la polizia aveva, alla vigilia del trasporto del Castor 2004, sottratto un ulteriore chilometro quadrato di zona a disposizione per libere adunate. 
Contro questa pesante riduzione di diritti fondamentali, diverse organizzazioni hanno sporto querela: i procedimenti sono ancora in corso. La pretura di Lueneberg non si è fatta alcuno scrupolo nel comminare la detenzione a Rust e ad altri manifestanti che hanno rifiutato di pagare. Già all’inizio di giugno l’attivista anti-nucleare Viola Engels ha dovuto passare due giorni nel carcere di Gelsenkirchen; Dietrich Gerstner di Amburgo finirà probabilmente dietro le sbarre la prossima settimana.
Almeno altri 9 partecipanti al sit-in fanno i conti comunque con l’eventualità di dover scontare la detenzione. “L’industria nucleare e le sue conseguenze ci spaventano di più che un paio di giorni in carcere” dice Rust.
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La lettera di protesta degli attivisti:
In prigione a causa di un blocco pacifico di un trasporto Castor
Negli anni ‘70 si cominciò a progettare e a costruire centrali nucleari. L’argomentazione più importante dei sostenitori era la crisi del petrolio, i pozzi chiusi. Quando poi gli abitanti dei luoghi deputati alla costruzione si opposero, il pensiero della protezione ambientale stava appena raggiungendo la politica: i fiumi adiacenti sarebbero divenuti più puliti grazie alle centrali nucleari, il numero di pesci sarebbe aumentato grazie alla più alta temperatura dell’acqua. Un po’ più tardi fu invece la crescente disoccupazione il problema contro il quale avrebbero giovato le centrali nucleari. L’energia a prezzi ridotti avrebbe dovuto mettere in moto la crescita economica e rendere i contatori elettrici superflui. Negli anni ‘80 si fece meno rumore intorno all’energia nucleare, poiché gli incidenti di Harrisburg e Chernobyl mostrarono che tutte le promesse sulla sicurezza e le rassicurazioni sulla dominabilità erano senza valore.
Ma la lobby del nucleare non ha dimenticato come si mente. Infine, 20 anni dopo Chernobyl, furono di nuovo gli elevati costi dell’energia il pretesto per l’attività delle centrali nucleari. Eppure questi prezzi salgono soprattutto perché le società elettriche si arricchiscono. Oggi, solo un anno dopo, il pretesto è il problema, divenuto attuale, del cambiamento climatico. E dire che con le loro “grandi centrali per lo spreco spensierato” hanno una bella parte di responsabilità nella problematica del clima - e bloccano da decenni la già da tempo possibile e necessaria inversione di marcia.
Ma qualunque cosa la macchina pubblicitaria dell’industria nucleare voglia darci a bere: viene passato sotto silenzio che i rifiuti non si riesce a toglierli di mezzo. Della serie: un problema non esiste finché non lo si percepisce.
Per questa ragione forniamo allo scarico dei rifiuti nella foresta un pubblico - e precisamente un pubblico che siede sulla strada.
Che ora alcuni di noi per questo motivo debbano (di nuovo!) stare in carcere, vogliamo renderlo di dominio pubblico. L’industria nucleare e le sue conseguenze ci spaventano di più di un paio di giorni in prigione. L’abbiamo ribadito ai giudici e agli avvocati. Ciononostante essi rimangono fermi sul loro insensato mezzo correttivo della detenzione. Invece dovrebbero essere denunciati coloro che ci raccontano la favoletta dello smaltimento sicuro, dovrebbero essere denunciati coloro che in malafede non utilizzano le proprie possibilità, in quanto dirigenza aziendale, di spegnere le centrali nucleari.










