Mentre siamo in molti (noi compresi) a discutere sulla necessità del cambio di nome per la Festa dell’Unità, alla luce della neonascita del PD (e devo dire che “Festa dell’inversione a U” di KorvoRosso è quella che riscuote il mio maggior consenso…), noi ci siamo andati. In più occasioni, in luoghi diversi. Tanto per vedere che aria tira.
Cominciamo da una nota di colore: l’educazione civica dei partecipanti non è aumentata. Ovviamente non parliamo dei volontari che passano le ferie a servire salamelle e quant’altro al “popolo della festa”, ma proprio dei visitatori, che regolarmente, come sempre, parcheggiano sui marciapiedi anche se il parcheggio del Lampugnano è ancora “a luce verde”. Ma a te che ti frega? Mi frega, mi frega. Perché sono costretta a camminare sulla carreggiata. E se mi tirano sotto? Almeno mettessero le macchine metà sul marciapiede e metà in strada: una si struscerebbe contro arbusti e cespugli ma non rischierebbe la pelle… ovviamente i vigili non sono in servizio. Forse quest’anno si son trasferiti tutti a Firenze, a caccia di lavavetri… Vabbè.
Quest’anno Milano si è molto ridimensionata. E passi per gli spazi commerciali, di cui onestamente non sento la mancanza (anzi, son pure troppi comunque, per come la vedo io). Ma, diamine!, non c’è neppure un angolino dell’ANPI! O son cecata io, oppure… meglio Crema.
Poi: probabilmente tutto il nostro affannarci sul nome è inutile: a giudicare dalla foto,
l’anno prossimo la festa sarà “semplicemente democratica”. Cosa che a Rutelli starà benissimo (assonanze magiche con la DC?), ma che a me fa pensare. Perché mi sembra quasi che sottenda che a sinistra la democrazia non esiste. Abdicazione totale. Dimentichiamoci le nostre radici… sensazione suffragata dal fatto che, all’interno della festa, ho acquistato in SVENDITA la maglietta che qui vi mostro.
Ormai “non tira più”: chi se la comprerebbe mai? Una come me. Appunto. Una che probabilmente con quest’anno chiude con le feste dell’umidità. Peccato, perché per me hanno sempre rappresentato un bel punto di incontro con amici e compagni che per tanti motivi non vedo spesso. D’altra parte, hanno ragione i compagni di Crema (sempre Festa dell’Unità): ci sono in giro pochi giovani. Intendiamoci: di gioventù ai vari bar ce n’è… ma chi affolla i dibattiti e chi serve ai tavoli, per quel che ho visto, sono quelli dalla mia età - o poco meno – in su. Pessimo segno, se non lo recepiamo.
Come è un gran brutto segno che lo stand della CGIL (nella legenda non lo troverete: sta al 22, insieme al SUNIA, nello “spazio commerciale”…) sia microscopico – è molto più ampio quello della COOP, sarà perché la Coop sei tu… infatti Fassino ieri sera (ringraziate la Testarossa che fa il suo ingresso trionfale nella fotografia giornalistica con quest’immagine)
parlava dallo spazio Coop. Cos’ha detto non lo so – noi l’abbiamo incrociato per caso e gli abbiamo solo ricordato i precari… e lui ha sorriso in modo direi quasi rassegnato.
Poteva mancare un giro in libreria (stand 12)? Certo che no, per chi ci conosce… Infatti. Tanta letteratura romanzesca, poco di serio. Un banchetto all’ingresso in cui campeggiano le ultime fatiche (copertina arancio, basta con il rosso!) di Veltroni e di Fassino e, sullo stesso banchetto ma defilato (e soprattutto, un’unica copia…), di un azzurrino smorto e poco appariscente, eccolo lì: i Quaderni del Carcere di Gramsci. Quattro volumi di quelli su cui passerò le notti… già. Questa volta non ho resistito. Il dieci per cento del mio stipendio mi sono costati, ma li considero un investimento prezioso. E anche una sfida. Perché il mio essere comunista è più di pelle che di studio. Continuerò ad esserlo… e ne sono orgogliosa, come ha detto Diliberto. Ma un po’ di sane letture non possono che fare del bene.
POST SCRIPTUM: oggi è il 4 settembre… seguite il battito!!! HELP 2.0 sta arrivando…













