Archivio | settembre 10, 2007

V-day: ultim’ora

Dal nostro “inviato speciale” (del tutto ignaro): http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Pagina_principale

che ringraziamo per l’involontaria collaborazione!

CASO MORO: LETTERA A GERVASO

ALTRI POLITICI, ALTRE RAZZE. MA GLI ITALIANI SON SEMPRE QUELLI.

10 giugno 2003

“Il Messaggero”

Caro signor Gervaso, la politica mi ha sempre appassionato anche se quella cui assistiamo oggi, dentro e fuori i Palazzi del potere, mi disgusta. Rimpiango i tempi di De Gasperi e di Togliatti, di Einaudi e di Saragat, di La Malfa e di Malagodi. Quelli, sì, che erano statisti, di cui l’Italia ancora oggi deve essere fiera. L’altro giorno, discutendo con alcuni amici variamente schierati, chi a destra, chi a sinistra, chi al centro, il discorso è caduto su Aldo Moro. I giudizi espressi su di lui (eravamo un decina di persone) sono stati molto contraddittori. Forse lei lo ha conosciuto ma, anche se non l’ha conosciuto, mi piacerebbe sapere la sua opinione su un uomo ucciso barbaramente dalle Brigate rosse.
Totò BonuraPalermo


Risponde Gervaso

Caro Bonura, Moro l’ho visto una volta sola: un incontro casuale e di pochi minuti. Mi fece l’impressione di un uomo onesto e severo, educato e cortese, taciturno e pensoso. Ci scambiammo poche parole, e tutto finì lì.
Lei mi chiede un giudizio su di lui e io glielo do, ripetendo quello che in tante occasioni ho detto e scritto, attirandomi i moccoli e le censure dei suoi “amici”, come tra loro si chiamavano i vecchi democristiani, specialmente quando si odiavano.
Il nostro è un Paese dove non si può parlare male di Garibaldi, di Fellini, di Pasolini, di Gianni Agnelli, di Aldo Moro, e di pochi altri mostri sacri o padri della Patria. Ma io non ho mai avuto peli sulla lingua e queste interdizioni non le accetto, memore della lezione dei miei due maestri Montanelli e Prezzolini.
E veniamo al defunto presidente della Dc, scannato come un cane dai brigatisti rossi, dopo cinquantacinque giorni di prigione “popolare”. Colui che qualcuno ribattezzò il “Dottor Divago” o il “Pandit Moro”, e che Montanelli liquidò come un generale che, “sfiduciato del proprio esercito, credeva che l’unico modo di combattere il nemico fosse quello di abbracciarlo”, fu un politico molto fortunato e molto sfortunato. Molto fortunato perché dominò la Dc, assurgendone a nume tutelare, quanto, o più, di De Gasperi, cui incautamente laudatores servili lo hanno paragonato. Molto sfortunato perché, dopo aver condotto in porto il grande disegno clerico-marxista, che metteva insieme, sotto lo stesso tetto e nello stesso letto, democristiani e comunisti, l’ascetico Berlinguer e lo scialbo Zaccagnini, fu abbandonato al suo destino da chi aveva visto in lui l’uomo della Provvidenza.
La sua non fu, con buona pace dei nostalgici dell’inciucio, vera gloria. E non fu neanche martirio, esito tragico di una vocazione che mette nel conto torture e morte. Il professore di Maglie non fu un San Sebastiano né un Tommaso Moro. Fu la vittima del fanatismo feroce e visionario di deliranti utopisti. Non morì per un’idea. Morì per la ragion di Stato che lo voleva morto o, più democristianamente, non lo voleva vivo.
Fece di tutto per salvarsi e, fino alla fine, se ne illuse. Fece quello che al suo posto tanti altri avrebbero fatto. Ma che chi rappresentava la Nazione e lo Stato non doveva fare. Tragica ironia della sorte, a lasciarlo solo (ma che alternativa avevano?) furono gli stessi compagni di partito e di viaggio, che al suo posto avrebbero forse fatto come lui. Fu il Sacro Collegio di piazza del Gesù; fu il sinedrio del “Bottegone”. Solo Craxi che, non riamato, non lo amava, cercò di dargli una mano, legittimando in questo modo – e fu un grande errore – i rapitori.
“Calvinista a rovescio (altro spietato marchio montanelliano), invece che nella predestinazione della grazia, Moro credeva in quella della disgrazia”. Insomma, non fu uno statista, come oggi lo celebrano coloro che ieri non mossero un dito né un’unghia per lui. Non fu uno statista perché chiedeva allo Stato – lui, suo autorevole ed emblematico servitore – di genuflettersi davanti a chi lo voleva mettere in ginocchio. Non fu uno statista perché uno statista non scrive le lettere che lui scrisse. Lettere che mai sarebbero uscite dalla penna di un De Gasperi, di un Einaudi, di un Churchill, o di un De Gaulle. E, forse, nemmeno di un Fanfani.
Non fu uno statista né un leader, di cui gli difettavano il piglio e il cipiglio, il fascino, l’arte di sedurre e di trascinare. Fu un abile tessitore levantino e un astuto mediatore bizantino che, non credendo in nulla, o solo nel potere, pensò di conquistarlo, dilatarlo, consolidarlo, in un momento storico colmo di tensioni, in quei “formidabili” anni di sangue e di fango che squassarono una democrazia codarda e imbelle, rinunciataria e concussionaria, impudente e impunita. Il “Dottor Divago”, invece di contrattaccare, si mise a elucubrare, spaccando il capello in quattro, avvolgendo in un sudario intriso di rosolio, cosparso di melassa, imbevuto di cloroformio un Paese che aveva bisogno di una corazza e di uno scudo e, absit iniuria verbis, di un gladio. Invece di vigorosi antibiotici, gli somministrò soporifere tisane e inerti placebi. Invece di affondare il bisturi nel bubbone, iniettò nelle vene del paziente dosi cavalline di pentothal, che gli valse il titolo di “massimo anestesista del secolo”.
Scriverà di lui Giorgio Bocca sull’”Espresso” del 9 ottobre 1983: “Moro… un cattivo maestro… un grande insabbiatore… il prodotto magari raffinato, certo intelligente, ma quasi sempre in negativo, di una cultura cattolica, di un rapporto fra la Chiesa e lo Stato che ha permeato di sé il costume e il modo di essere degli italiani, sempre pronti a ridurre il morale a moralistico”.
Come dargli torto?

atupertu@ilmessaggero.it


Qualunquismo. Populismo. Demagogia.

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO


10 Settembre 2007

Qualunquismo. Populismo. Demagogia.

immagini/palco_vday.jpg

Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia. Uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Aristofane per spiegare il V-day. Un altro ha affermato che comincia ADESSO a capire la Rete, ma che il mio giudizio sull’otto settembre è una belinata. Non dice perchè, non ne ha bisogno. E’ un intellettuale di sinistra.
Bossi ha bisbigliato che non bisogna esagerare con l’antipolitica, lui, luiiiiiiiiiiii! Esagerare?
Casini in Caltagirone si è indignato, lui, luiiiiiiiiii! Indignato. A proposito Mele è ancora deputato? E nell’Udc c’è qualche indagato, condannato, prescritto? E Biagi aveva la scorta?
Fini cita tre politici: Togliatti, Almirante e Berlinguer. Dice che con la nuova legge non li avremmo avuti in Parlamento a vita, ma solo per due legislature. Ma un decennio non è forse sufficiente? Non nomina invece nessuno dei politici in Parlamento. Si vergogna, evidentemente, delle centinaia di politici di lungo corso: Andreotti, Mastella, Pomicino…

Riporto una testimonianza di Marco Travaglio dall’Unità di oggi. Spiega che non è stata offesa la memoria di nessuno a Bologna. Ci sono, se servono, altri 150.000 testimoni presenti.

“Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico “contro” Marco Biagi, ma “di” Marco Biagi. Il nome “Marco Biagi” non è mai stato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”. E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però “il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro”. Lo dico perchè un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte “offese a Biagi”. Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più”. Marco Travaglio.

articolo completo

..

9 Settembre 2007

Piazza Maggiore, Bologna, otto settembre 2007

Clicca l’immagine per vedere tutte le foto
Foto di Mario Bucchich

“Oggi inizia un nuovo Rinascimento fatto dagli italiani. L’otto settembre del 1943 i Savoia scappavano a Pescara. Dietro di loro lasciavano un’Italia allo sbando. Oggi non è cambiato nulla. Il Parlamento è occupato da abusivi scelti dai segretari di partito. Non scappano più, non ne hanno bisogno. Vivono in un mondo a parte tra scorte e televisione. Politici… una parola che non vuol dire più un c…o. Politici di professione. Professionisti abusivi. Altro che i posteggiatori, i lavavetri e le puttane. Gli abusivi sono loro. Nessuno li ha eletti. Ci hanno tolto anche la libertà di votare il candidato.
Non voglio che i partiti decidano chi deve essere eletto in Parlamento. E neppure che i ministri siano sorprese nell’uovo di Pasqua. Prima di votare va detto chi saranno i ministri, chi sarà il ministro della Giustizia. Se scelgono Mastella, allora a votare ci vanno loro. Se lo eleggono loro. Alle primarie a pagamento ci vanno loro.
LORO, l’incantesimo della delega. A TUTTO CI PENSERANNO LORO.
Siete VOI che dovete riprendere in mano la vostra vita. Ritornare a fare politica ogni giorno. Al supermercato, a scuola, sul lavoro, al semaforo, nella natura, nel vostro condominio.
Non c’è nessuno dall’altra parte del muro. Se bussate, la porta rimarrà chiusa. Non credete più ai giornali e alle televisioni. Mentono, mentono. Banche, media, politica, grandi aziende sono la stessa cosa. Le stesse persone. Un mostro che divora il Paese, che vi fa credere quello che vuole, che intervista in ginocchio prescritti, mafiosi, corrotti e corruttori. Li trasforma in persone oneste, in statisti. Ma sono solo dei poveri cialtroni che in altri Paesi dovrebbero nascondersi dalla vergogna. Che esempio darete ai vostri figli, forse Corona, Previti, lo psiconano, Pomicino, Ricucci, Fiorani in mutande, Geronzi neo presidente di Mediobanca che decide dei destini della finanza del Paese? Più fai schifo più sei famoso? Più delinqui più hai successo? E’ questo che volete?
Il ministro Amato si dice preoccupato che, o la sinistra al Governo dà una sterzata chiara sull’ ordine pubblico, o ci sarà una “svolta fascista”.
Amato, il tesoriere di Craxi che non sapeva mai niente. Stava sempre in ufficio a studiare. Il cinghialone portava i miliardi all’estero e lui non sapeva.
Dov’eri Amato quando avete scarcerato un anno fa 26.000 criminali? Lo avete fatto per evitare che gli amministratori pubblici, i vostri compari, i furbetti della politica finissero in galera. Non dirmi che non lo sai. E ora ci parli di svolta fascista. Di summit sulla sicurezza. Qui non c’è nessuna svolta fascista, c’è quella del buon senso, c’è la svolta del calcio in culo a chi ha votato l’indulto. I nomi li sappiamo e anche i cognomi. Li faremo tutti alle prossime elezioni. Questa gente in Parlamento non ci deve tornare mai più. Quanti morti, stupri, furti ha causato l’indulto? Chi paga? Forse il ministro di Casta e Ingiustizia Mastella venderà i suoi appartamenti romani per risarcire la famiglia dei coniugi di Gorgo al Monticano?
Il pesce puzza dalla testa e c’è un odore di fogna in giro da non resistere. Viviamo con il naso turato. Voglio ritornare a sentire l’odore della vita. Bisogna sturare i tombini. Aria pura, acqua pura. Nelle nostre vite e nella vita pubblica.
Piazza Maggiore è strapiena: 100.000, 150.000 persone? 220 città italiane e 20 città nel mondo sono collegate con noi. E’ la prima volta che succede. E’ la forza della Rete, dell’informazione libera. E’ la nostra Woodstock della legalità. Ameno 300.000 persone hanno firmato oggi per un nuovo Rinascimento. Per una legge di iniziativa popolare, per dare dignità al Parlamento, in tre punti:
- no ai condannati in Parlamento
- no ai politici di professione, due legislature e poi tornino al loro lavoro
- si alla preferenza diretta.
Le firme necessarie le abbiamo ottenute in una mattina. La gente ha fatto la fila per ore contenta per poter firmare. Porterò questa proposta di legge in Parlamento, la leggerò e vedremo tutti in faccia chi si opporrà.
Questo è un Paese di sudditi, ma costituzionali. Possiamo solo votare le persone scelte dai partiti e qualche volta dire no a una legge con il referendum. Non esiste un referendum propositivo. Ma i partiti se ne fregano anche dell’esito dei referendum. Per fare la legge elettorale nel 2005 il centrodestra ha buttato nel cesso il risultato del referendum del 1992.
Nel medioevo avevamo più diritti di oggi. Per questo ci vuole un nuovo Rinascimento. La vita è nelle vostre mani. La politica deve creare felicità, voglia di futuro, bellezza.
Voglia di lavoro, di creatività, di famiglia.
Hanno rubato il futuro a una generazione. l’hanno resa schiava a norma di legge. Mi hanno scritto in 25.000 per spiegarmi quale miseria fosse diventato il lavoro. 4 euro all’ora, due mesi di lavoro e poi a casa. Ho raccolto le loro testimonianze in un libro. Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha scritto: “A cosa serve far studiare i vostri figli per poi fargli girare le patatine fritte. Risparmiate i soldi della laurea.”. Ichino che mi hai dato del terrorista citando un articolo falso, non scritto da me, sul Corriere della Sera, mi senti? Ti ho invitato, ma non ti vedo. Ti dico allora una sola parola: “Vaffanculo!” Ci sono più di cinque milioni di precari in Italia, vogliamo fare finta di niente? Aspettare che arrivino a dieci milioni, venti milioni? C’è una verità che nessuno vuole dire: manca il lavoro. E se manca il lavoro allora arrivano le leggi che regolarizzano il precariato. Perchè i ragazzi non hanno scelta. O quello, o emigrare. Se ci fosse un vero mercato del lavoro le leggi sul precariato sarebbero ignorate. Le imprese farebbero carte false per assumere un ingegnere, un tecnico.
Alla nostra Woodstock è presente chi vuole un’altra Italia, un vero Bel Paese, un’ Italia dei cittadini che non racconta e non si racconta più balle. Partiamo adesso, non ci fermeremo più.
Oggi ci saranno verità e musica.
Insieme ce la faremo. Siamo tanti, milioni, dobbiamo solo svegliarci da un incantesimo. Per sorridere alla vita e essere felici. Per un nuovo Rinascimento.”

fonte: http://www.beppegrillo.it/

Università, truffa nei test di ammissione

Perquisizioni delle Fiamme gialle a Bari, Ancona, Chieti e catanzaro nel mirino le prove a Medicina e Odontoiatria: anche docenti nell’organizzazione

Da 8.000 a 30.000 euro per un “aiuto esterno”

BARICi sono sette indagati, dalla Procura della Repubblica di Bari, nell’ambito delle indagini (iniziate nel giugno del 2006) condotte dalla Guardia di finanza del capoluogo pugliese sui test di ingresso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Chieti e Ancona. Nei giorni scorsi le Fiamme gialle hanno eseguito una serie di perquisizioni e sequestri presso gli atenei delle tre città e nei confronti degli indagati per i quali si ipotizzano i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato. Un’organizzazione collegata con personale interno, amministrativo e docente delle università coinvolte, che garantiva “aiuti esterni” agli studenti per superare il test. Una cinquantina gli studenti coinvolti che, nel corso delle prove del 4 e 5 settembre scorsi, avrebbero ricevuto “aiuti esterni”.

Il prezzo dell’”assistenza”. Agli studenti venivano chiesti fino a 8000 euro per frequentare un corso di preparazione con la garanzia di “assistenza” durante la prova, e fino a 30.000 euro se poi l’esame veniva superato.

Mussi, “Un altro caso” a Catanzaro. Il ministro dell’Università Fabio Mussi aveva segnalato un altro caso di “buste aperte prima di un concorso”. Si tratta dell’università Magna Grecia di Catanzaro, in cui ci sarebbe stata una sottrazione di modelli dai plichi inviati all’ateneo per i test di ammissione a Medicina. Sulla vicenda indaga il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio. Proprio nell’ateneo ci sarebbero stati quattro casi di massimo dei voti sui sette registrati in tutta Italia: una percentuale che fa ipotizzare presunte irregolarità. L’inchiesta è stata avviata sulla base di un esposto presentato dal rettore Francesco Saverio Costanzo, e dal preside di Medicina, Giovanbattista De Sarro. Dagli accertamenti è emerso che il numero di modelli sarebbe inferiore a quello previsto e dichiarato nel verbale di consegna.

La dinamica. L’organizzazione aveva provveduto a iscrivere, per ogni studente, almeno un’altra o più persone incaricate di aiutare direttamente l’interessato o di comunicare all’esterno il contenuto del questionario. A comunicazione avvenuta, l’organizzazione, dislocata in due “sale operative”, provvedeva all’invio delle risposte agli studenti con sms o telefonate.

Le “staffette”. In alternativa, c’erano degli “accompagnatori” incaricati di portare all’esterno delle aule i questionari e di consegnarli a “staffette” munite di scooter che a loro volta avrebbero recapitato i documenti presso le “sale operative”.

La composizione delle aule. Negli atenei coinvolti ci sarebbe stato anche un tentativo di concordare la composizione delle aule, al fine di agevolare gli studenti che dovevano assolutamente superare la prove. Nell’ateneo di Bari, tuttavia, il tentativo è fallito: alla vigilia del concorso il rettore ha ricollocato gli studenti secondo l’età anagrafica evitando così che persone non interessate alla prova, come genitori e accompagnatori, potessero interferire.

L’inchiesta
. L’attività illecita è stata monitorata dalle Fiamme gialle baresi sia attraverso intercettazioni telefoniche (e degli sms) sia con pedinamenti, appostamenti, riprese video e foto.

(10 settembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/test-universit-/indagine-bari/indagine-bari.html

SUGLI ERRORI NEI TEST DI AMMISSIONE

Gli errori e le dichiarazioni di Modica

Gent.ma redazione, le dichiarazioni rese al Messaggero del 10 settembre sono meritorie di attenta osservazione. Appaiono quantomai irrazionali ed arroganti le dichiarazioni del sottosegretario Luciano Modica che afferma che “i quiz sono validi”. Egli dimentica che il bando ne prevede 80 e non 78, che per ogni quesito deve essere presente una ed una sola risposta corretta.

Il quesito 79 si può annullare perché non contenendo nessuna risposta esatta non può conferire punti o penalità a nessuno. Il quesito n° 71 (sempre di matematica e fisica) non può essere annullato poiché reca due risposte corrette in luogo di una e chi ha correttamente risposta barrando una delle due opzioni deve acquisire questo punto legittimato dall’aver fornito in sede d’esame una risposta corretta a prescindere dal fatto che ce n’erano due per errore di chi ha elaborato i test, ed essendo impossibilitato ad indicarne una seconda per regolamento concorsuale.

Chi ha risposto in maniera errata a questo quesito merita una penalità di 0,25 punti (prevista dal bando per le risposte errate). L’annullamento di questo quesito fa perdere un legittimo punto al candidato che ha risposto in modo corretto, e guadagnare 0,25 punti ha chi aveva meritato la penalità in sede di esame e si vede premiare in sede d’annullamento. Il tutto porta ad un perfido ed illegittimo giochetto di punti 1,25 (uno lo perde chi ha risposto in modo corretto e 0,25 li acquisisce chi ha risposto in modo errato) che sposta artificiosamente e drammaticamente le posizioni di graduatoria di decine di posti e crea centinaia di ingressi ed uscite illegittime.

Altro errore affermare da parte di Modica, a proposito dei ricorsi, che: “negli ultimi 8 anni nessun giudice ha dato loro ragione” perché il Tar di Genova nell’anno 2000-2001 ha concesso la sospensiva ad un certo numero di studenti che hanno perso la causa di merito ma che hanno frequentato ugualmente l’Università di Medicina in quella città e adesso per laurearsi sono in attesa di una sanatoria parlamentare.

Il caso di Catanzaro (le buste erano aperte) indica che qualcuno ha conosciuto i test in anticipo e che non necessariamente è di Catanzaro. Questo ipotetico ladrone si sarà già arricchito perché un furto del genere è preliminare all’esaltazione delle mercificazione già in atto da tempo. Insomma. Ragazzi voi che studiate andate in vecchia Cinquecento, gli altri vanno con la Ferrari.

Dr Giannotta

(10 settembre 2007)

..

Doverose le scuse del sottosegretario Modica

Anche io come quasi tremila studenti non ho passato il test d’accesso a Medicina e Chirurgia; dopo aver sacrificato tutta l’estate alla preparazione del suddetto, subito dopo l’esame di maturità, come d’altronde la maggior parte degli studenti diplomandi quest’anno. Mi meravigia che ancora si stia parlando se annullare la prova o no. L’annullamento dovrebbe venire da sé!

La domanda giusta è perché continuare a ritenere valida una prova di cui sono stati aperti dei plichi (Catanzaro), in cui continuano a susseguirsi denunce di irregolarità su irregolarità, in cui due domande avevano soluzioni, di fatto, errate! Sono inoltre rimasta profondamente scioccata, risentita, e scocciata dalle dichiarazioni del sottosegretario Modica apparse oggi, 10 Settembre 2007, sul vostro giornale.

Oltre all’inesattezza di queste, che non starò a ribadire perché già espressa in una e-mail di un’altra persona pervenuta a voi oggi, vorrei soffermarmi sulla loro indelicatezza. Infatti tengo a precisare che non si polemizza sui test d’ammissione perché l’aspettativa delle famiglie è avere un figlio o un nipote medico; ma perché ci sono state irregolarità e “sotterfugi”, che non dovrebbero essere né ammissibili né concepibili in un concorso pubblico nazionale. Si nega in questo modo alle persone mosse da vera passione per la professione di medico, come me e molte altre, non tanto la possibilità di entrare, quanto l’opportunità almeno di concorrere onestamente!

Ritengo perciò le scuse del sottosegretario ai partecipanti al test quanto meno doverose. I miei ringraziamenti alla redazione. Distinti saluti

Virginia
(10 settembre 2007)

..

Io lotterò

Gent.ma redazione, sono una studentessa di Biotecnologie di Torino. Prima di tutto vorrei dire a tutti quei ragazzi che scrivono di aver passato l’estate studiando per il test di Medicina, di smetterla… Anche io ho studiato, mi sono impegnata, pur non essendo passata.

La meritocrazia non esiste ragazz! Sono uscita con 100 da un liceo scientifico, ho frequentato il 4° anno all’estero dove mi sono diplomata in una scuola statunitense con 98/100 in Honor Society, ho superato il test di biotecnologie per non rimanere indietro ed ho concluso l’anno con una media di 28.5/30… la Meritocrazia, ma anche solo la determinazione, voglia, spinta, desiderio.. dove sono? Insomma basta!

Molti abbiamo studiato e molti abbiamo il desiderio di diventare medici. Mi chiedo che diritto, in più di noi, hanno altri ragazzi che non devono passare tra le grinfie di un maledettissimo test anticostituzionale per ragiungere il loro obiettivo. Ma vi prego, non dimentichiamoci la cosa più importante: il diritto allo studio e la libertà di conoscenza che ognuno di noi ha. Io lotterò! Forza!

Francesca
(10 settembre 2007)

lattere inviate al sito http://www.messaggero.it


(immagine: www.modern-english.com/arca/ita_studenti.htm)

Presentato in Parlamento il 6 settembre
Sorpresa: c’è un meccanismo che limita gli accessi

Università, avanza la riforma
varato il nuovo regolamento

di BARBARA GOBBI

ROMA - Le discussioni e le polemiche di questi giorni sull’opportunità di un nuovo meccanismo per limitare l’accesso alle università, nascono dal contenuto dell’articolo 6 dello schema di regolamente di attuazione dell’autonomia degli atenei che il ministro Ortensio Zecchino ha trasmesso al Parlamento il 6 settembre. La presentazione del documento costituisce un passo avanti nel lungo e defatigante iter che prevede decreti e regolamenti per dare sostanza alla riforma universitaria che teoricamente sarebbe dovuta partire con questo anno accademico. Un altro dovrebbe essere la predisposizione dei cosiddetti decreti d’area, per la definizione del contenuto minimo dei nuovi corsi. Ma il dibattito pubblico si sta concentrando sull’articolo 6, una vera novità, preannunciata solo da alcune dichiarazioni di Zecchino durante l’estate.

Si tratta di un filtro di accesso agli studi universitari, per tutti coloro che alle superiori non abbiano seguito orientamenti omogenei. Tanto per intenderci, per chi ha frequentato il Liceo classico sarà automatica l’iscrizione alla Facoltà di Lettere, mentre per chi viene dall’istituto per geometri sarà necessario un esame di ammissione. L’articolo 6 (“Requisiti di ammissione ai corsi di studio”) non fissa limiti precisi sulla verifica delle conoscenze iniziali, ma parla di “requisiti curriculari” o di “prove di esame”, che ricordano molto da vicino i test di accesso alle facoltà. Una piccola rivoluzione, che scardina il principio della libertà di accesso all’università.

“Questa novità – commenta Luciano Modica, presidente della Conferenza dei rettori italiani – è stata accolta molto bene dall’ambiente accademico, anche perché spesso le maggiori difficoltà incontrate dai ragazzi all’inizio della carriera universitaria derivano proprio dalla totale assenza di preparazione in chi si sia formato su indirizzi diversi. E’ anche vero, però, che il criterio rompe il meccanismo in auge fino ad ora, secondo cui qualsiasi studio si fosse seguito alle scuole superiori, si era comunque liberi di iscriversi a tutte le facoltà. D’ora in poi non sarà più così, perché le università potranno introdurre, in base all’autonomia, criteri e test diversi. Come Crui, pur apprezzando il principio introdotto dal Ministro, noi chiederemo alle commissioni parlamentari che stanno esaminando il regolamento di proporre maggiore flessibilità, magari lasciando allo studente la possibilità di formarsi nelle materie in cui è carente, proprio durante il primo anno di corso. Al temine di questo percorso iniziale, proseguire negli studi scelti sarà possibile solo a patto di aver colmato le lacune”.

A prevedere l’autonomia didattica – è bene ricordarlo – è stata la legge 127/97 (cosiddetta Bassanini 2), sulla cui base il ministro Zecchino ha varato il decreto ministeriale 18 dicembre ’98, che costituiva i gruppi di lavoro sui decreti d’area relativi all’autonomia didattica: un gruppo per il coordinamento, con il compito di delineare l’architettura generale; gli altri cinque per le macro-aree didattiche (scientifiche, umanistiche, d’ingegneria e architettura, di scienze giuridiche, economiche, politiche, sociali e sanitarie). La fase in cui ci troviamo ora è, appunto, di definizione dei criteri generali e di analisi della costruzione delle nuove aree didattiche, contenute nei decreti d’area.

Il regolamento che ora è all’esame delle commissioni parlamentari contiene anche la codificazione di altre novità della riforma, che tuttavia erano già state annunciate. Vediamo le principali.

- Assodato senza intralci il criterio che segna il passaggio da un sistema con un unico livello, la laurea tradizionale, a uno che prevede più gradi: laurea triennale, laurea specialistica, dottorato di ricerca da conseguire dopo tre o quattro anni. Vengono meno le attuali lauree brevi, che non prevedevano il proseguimento degli studi verso specializzazioni successive.

- Confermato anche il principio secondo cui i contenuti di ogni corso di laurea vanno determinati per i due terzi dallo Stato (proprio grazie ai decreti d’area) e per un terzo dalle università in totale autonomia.
I corsi di studio considerati equivalenti tra loro per obiettivi e attività formative, comunque siano denominati dagli atenei, sono raggruppati in classi di appartenenza. Ne consegue che il valore legale della laurea non discenderà più dal titolo in sé, ma dall’appartenenza a una “classe” di corsi di studio. Per fare un esempio, se due materie rientrano nella stessa “classe”, i laureati in ciascuna di esse avranno gli stessi diritti. “Sarà così possibile – spiega ancora Luciano Modica – anche inventare nuove lauree, purché l’università individui la classe in cui collocarle, e trovi gli studenti che ne vogliano seguire i corsi”.

- Altro punto cardine della riforma è il criterio che introduce i crediti formativi: lo studente, cioè, non dovrà più aver sostenuto un tot di esami per laurearsi, ma aver accumulato dei crediti. Le carriere saranno infatti composte, più che da esami, da attività didattiche complesse, anche di laboratorio e tirocinio. Un sistema già diffuso in altri paesi d’Europa. Non tutte le materie avranno lo stesso “peso”: quelle che richiedono maggiore studio o esercitazioni, consentiranno di accumulare più crediti di altre, meno impegnative.

- La conoscenza della lingua straniera diventa obbligatoria per tutti i laureati. Non sarà più necessario “dare esami” di inglese, di francese o di altre lingue: ne verrà piuttosto certificata la conoscenza effettiva.

(10 settembre 1999)

fonte: http://www.repubblica.it/online/scuola/universit_/decreti/decreti.html

Il 13 sciopero della pastasciutta

Protesta simbolica indetta da Adusbef, Codacons, Adoc e Federconsumatori
“Quest’anno le famiglie a causa dei rincari spenderanno oltre 1000 euro in più”

Il 13 sciopero della pastasciutta
contro “le speculazioni sui prezzi”

Le colpe della filiera: “Un chilo d’uva al produttore viene pagata 0,35 centesimi
ma viene venduta al consumatore finale anche a oltre due euro”

di Rosaria Amato


ROMA - Una giornata di “sciopero della pastasciutta” per protestare contro l’aumento eccessivo di prezzi dei beni di consumo, a cominciare da quelli di prima necessità. La protesta è stata indetta per giovedì 13 setttembre dalle associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. “C’è stata una vera e propria speculazione – denuncia il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti – quest’anno le famiglie spenderanno per consumi 1098 euro in più rispetto al 2006. E’ aumentato tutto, eccetto i farmaci e la comunicazione”.

Ma perché proprio uno sciopero della pastasciutta? “E’ un nostro piatto tipico – spiega il presidente dell’Adoc Carlo Pileri – e sappiamo come è difficile rinunciarvi. E’ un fioretto collettivo quello che chiediamo agli italiani, per sottolineare che la situazione è grave”. Rinunciare un giorno alla pastasciutta e quindi all’acquisto degli ingredienti che servono per prepararla serve infatti a mettere l’accento sul fatto che “la stangata”, come la definiscono le associazioni consumeristiche, si è abbattuta proprio sui beni maggiormente necessari, quelli alle quali le famiglie non possono rinunciare e che costituiscono una grossa fetta della spesa dei nuclei a basso reddito (e che al contrario diventano una percentuale poco significativa della spesa dei nuclei più abbienti).

Dalle rilevazioni Istat risulta che a luglio l’incremento dei generi alimentari è stato del 2,5 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I prodotti freschi ad agosto hanno avuto una crescita media del 3 per cento, con delle punte di molto superiori: la crescita tendenziale dei prezzi della frutta nello stesso mese è intorno al 6 per cento. Il pane ha registrato un aumento su base annua del 4 per cento.

Considerando i prezzi assoluti, ecco alcune cifre fornite dalle associazioni di consumatori: l’anno scorso un chilogramma di farina costava 0,80 centesimi, mentre oggi costa 0,89 centesimi; un chilo di penne è passato da 0,90 centesimi a 1,10 centesimi, mentre un chilo di pane da 2,10 euro a 2,46 euro; un chilo di spaghetti è salito a 1,14 euro, rispetto ai 90 centesimi del 2006; i crackers costano oggi 2,10, mentre l’anno scorso costavano 1,90 euro.

Questi aumenti,
denunciano le associazioni dei consumatori, vanno solo a vantaggio dei commercianti, l’ultimo anello della filiera: i produttori sono sempre più in difficoltà. “Gli agricoltori della Puglia, la terra del ministro De Castro – dice Lannutti – per produrre un chilo di uva da tavola spendono 50 centesimi al chilo, mentre riescono a farsela pagare 35 centesimi dai grossisti. Al consumatore finale però lo stesso chilo d’uva viene venduto per due euro, anche di più. Stessa cosa con i pomodorini, che partono da 15-20 centesimi per arrivare a 1,50-due euro”.

Che nel sistema ci siano delle anomalie è stato in parte riconosciuto dallo stesso governo, che ha accettato di ricevere le associazioni dei consumatori il 12 settembre e ha annunciato per le prossime settimane una serie di incontri con gli operatori della filiera alimentare sul tema dei rincari.

Anche la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori)
ha scelto la via della protesta, promuovendo una raccolta di firme per una petizione popolare rivolta al presidente del Consiglio Romano Prodi per l’introduzione obbligatoria dei cartellini di vendita trasparenti sui prodotti alimentari, che indichino il prezzo all’origine oltre a quello finale.

E la Coldiretti, mostrando apprezzamento per la protesta delle associazioni dei consumatori, spiega come “il prezzo del grano riconosciuto agli
agricoltori sia oggi lo stesso del 1985 mentre da allora il divario dei prezzi tra grano e pane è aumentato di ben il 750 per cento”.

(10 settembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/economia/rincari-settembre/sciopero-pastasciutta/sciopero-pastasciutta.html

Israele, arrestati neonazisti Il paese è sotto choc

Israele neonazisti

Stupore, ira e sgomento ha suscitato in Israele la scoperta di una rete di una decina di giovani neonazisti, immigrati nel paese dagli Stati della dissolta Urss. Sentimenti di cui si fanno espressione i titoli dei giornali – come quello a grandi caratteri in prima pagina “Neonazisti in Israele” dello Yedioth Aharonoth – sopra grandi fotografie di una gruppo di forzuti giovani ripresi mentre fanno il saluto nazista.

La polizia israeliana ha detto che si tratta di una rete composta da giovani discendenti di ebrei (ma non considerati tali dal punto di vista religioso), ai quali è attribuita una lunga serie di attacchi contro lavoratori stranieri, ebrei ultraortodossi, omosessuali e punk, scritte filonaziste sui muri e incendi dolosi di sinagoghe. Tutti gli arrestati risiedono nell’area della città di Petah Tikva, a est di Tel Aviv. Si tratta di giovani che hanno potuto immigrare in Israele assieme ai genitori avvalendosi di una clausola delle Legge del Ritorno che riconosce perfino ai pronipoti di un ebreo il diritto di stabilirsi nel paese e di ottenerne la cittadinanza.

A capo della rete, secondo la polizia, c’è un giovane di 19 anni, Eli Boanitov. Sarebbe stato lui a sceglierne i membri e a propagandare l’ideologia nazista, anche sul piano operativo. «Sono un nazista e tale resterò fino alla fine e non avrò pace fino a quando non avremo ucciso tutti» ha affermato Boanitov, secondo gli inquirenti. «La tragica ironia in questo caso è che i nazisti avrebbero mandato ai campi di sterminio tutti i componenti della rete con almeno un antenato ebreo», ha commentato in un comunicato l’Adl, la Lega contro la diffamazione degli ebrei. Nell’inchiesta, che è cominciata oltre un anno fa, gli investigatori sono anche risaliti a una ventina di persone che erano in rapporti epistolari via internet con la rete. In possesso degli arrestati sono stati trovati filmati che documentavano gli attacchi contro le loro vittime e materiale di propaganda nazista.

Del caso si è parlato anche nel corso di una riunione del governo. Il ministro dell’industria e commercio Eli Ishai ha chiesto l’immediata revoca della cittadinanza e l’espulsione dal paese dei presunti criminali mentre diversi deputati hanno chiesto una revisione in senso restrittivo della Legge del Ritorno per impedire di fare dello Stato «un rifugio per persone che odiano Israele e gli ebrei». Circa un milione di ebrei – in parte con coniugi non ebrei -immigrarono all’inizio degli anni ottanta in Israele dagli stati di quella che era ancora l’Unione Sovietica. L’afflusso di questa massa di gente, in gran parte in possesso di titoli accademici, è stato poi uno della cause maggiori dello sviluppo economico e del grande successo dell’ industria ad alta tecnologia israeliana negli ultimi anni. Pur tendendo a formare un gruppo a parte, gli ebrei di origine russa sono oggi una comunità che si è pressoché pienamente integrata nella vita del paese.

Pubblicato il: 10.09.07
Modificato il: 10.09.07 alle ore 10.12

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=68786


Summit in Spagna rilancia la transumanza

Il messaggio del vertice: libertà del nomadismo antidoto ai nazionalismi

Convegno mondiale di pastori a Segovia: vogliono ristabilire la libertà di passaggio sul modello delle leggi medievali spagnole


MADRID (SPAGNA)
Arrivano da lontano. Da polverosi ricordi di scuola e memorie dannunziane, «Settembre, andiamo. È tempo di migrare…». Ma oggi si sono spinte fino a piazza de Cibeles e alla Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, per ricordare che la Spagna, come il resto d’Europa e del mondo, potrebbero presto avere soltanto il deserto al posto dei pascoli. Sconfinando per un giorno dai loro tratturi, si sono riversate nelle strade centrali di Madrid mille pecore, un po’ frastornate dal traffico, ma docili ambasciatrici di una petizione politica per conto dei loro allevatori ai governi: libertà di movimento per il bestiame. La cultura nomade dei pastori non ammette confini nazionali, né regionali. Un messaggio forte, in un paese come la Spagna, frammentata dai nazionalismi.

<!–

–> <!–

–>

DESERTIFICAZIONE
- L’annuale «Festa della transumanza» è coincisa, nei tempi e nel luogo, con il Convegno delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione, e – a parte la manifestazione ovina nella capitale – prevede un summit mondiale vicino a Segovia, fino a domenica prossima, tra i pastori di 40 nazioni diverse. Nomadi e «profeti» della transumanza rivendicano la capacità, dimostrata in oltre 10 mila anni di attività, di saper utilizzare territori anche ostili, senza esaurirli e senza inaridirli. Che siano di cammelli, yak, pecore, capre, mucche, il transito delle mandrie per steppe, montagne, suoli fertili o arsi, non turba l’ecosistema, assicurano i convenuti.

LEGGI MEDIOEVALI - Ma la politica contemporanea non facilita la sopravvivenza di una tradizione millenaria come la transumanza. In Spagna ogni comunità autonoma ha le sue regole e misure sanitarie differenziate per il bestiame in transito. Ma – ha ricordato Jesus Garzon, presidente dell’organizzazione non governativa promotrice dell’incontro -, le leggi spagnole che risalgono al medioevo per la protezione delle rotte dei pastori, sono ancora un modello per ogni paese che voglia difendere la migrazione. Tutelano 125 mila chilometri di tratturi, per un totale di 400 mila ettari. Nel mondo i pastori nomadi sono 250 milioni, e tra i 300 che li rappresentano a Segovia ci sono i Samburu e i Masai del Kenya e i Nenet della Siberia.

Elisabetta Rosaspina

La Brambilla inciampa sul canile

MA DAI? ANCA LA SIURA BRAMBILA? CHE TEMP!!


Dal Comune di Lecco
542mila euro per 9 anni. I volontari: animali maltrattati

APPALTO DORATO, ED ORA LE DENUNCE

Dall’inviato di Repubblica
Paolo Berizzi
10/09/07

LECCOMichela Vittoria Brambilla vive nella natia Calolziocorte in una villa che è una specie di zoo: 25 gatti, 14 cani, quattro cavalli, due asini, tre caprette, duecento piccioni. Un manifesto-spot della sua passione per gli animali. Soprattutto, i cani.

Pochi lo sanno, ma oltre ad essere imprenditrice “votata all’iniziativa di successo” (vedi curriculum vitae) – ramo importazione e vendita prodotti ittici, e alimenti per cani e gatti – la signora dei Circoli della Libertà gestisce anche il canile di Lecco. Da sette anni. Per questo incarico, nel 2002, Brambilla, con la sua lega italiana per la difesa degli animali, ha ricevuto dal Comune l’affidamento diretto per nove anni. Il che vuol dire 540mila euro. Il che vuol dire che i 307 cani ospitati in questo capannone in zona Pescarenico dovrebbero per lo meno passarsela discretamente. Ed invece pare che questo non sia.

I volontari che ci lavorano hanno presentato una denuncia al Comune ed all’Asl per raccontare lo stato di abbandono ed incuria in cui versa il canile. Da un mese loro non possono più entrare. Lo ha deciso Michela Brambilla, interrompendo qualsiasi collaborazione.

In effetti il posto non è proprio accogliente. Nella denuncia si parla di sovraffollamento (Fido vive in gabbie con simili non proprio idonei), di morti a causa di sbranamento, di box fatiscenti, umidi e bagnati, e gravi problemi fognari. Ed ancora: “cibo di scarsa qualità”, con conseguenti problemi intestinali, e presenza di topi. “Una realtà drammatica – dice Susanna Chiesa, una volontaria -. Non abbiamo ancora ricevuto risposta dal Comune, e la sospensione improvvisa della nostra attività non è ancora stata revocata”.

Ma c’è anche un aspetto burocratico: di affidamento e gestione del canile. Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, ha acquisito le delibere con cui il Comune ha dato in mano a Michela Brambilla quello che, di fatto, è stato un buon affare. La prima convocazione è datata 2001. Brambilla all’epoca è presidente della sezione lecchese della Lega per la difesa del cane. La parte più interessante arriva però nel 2002. Il Consiglio Comunale delibera l’affidamento diretto (per urgenza e senza consultare altri soggetti esterni) della gestione del canile municipale alla Lida (ora si chiama Leida). La Onlus risultava assegnataria da parte dell’Asl dei servizi di canile sanitario e di accalappiamento. Fino al 31-12-2003. L’amministrazione invece concede la gestione per un periodo molto più lungo (9 anni rinnovabili, importo 542mila euro, di molto superiore al limite di 200mila euro fissato per gli appalti di pubblici servizi) Siamo al 2 dicembre 2002. Con una lettera al Comune la Lega nazionale per la difesa del cane rinuncia “a malincuore” a gestire il canile. Ma, attenzione, lo stesso giorno la stessa presidente Brambilla, questa volta a nome della neonata Lega italiana per la difesa degli animali, da lei fondata, si dichiara pronta a sottoscrivere un nuovo contratto, ed a riprendersi il canile.


Due lettere nello stesso giorno, ed un bel po’ di soldi che ballano. Con un particolare: quando diventa assegnataria, la Lida non è ancora iscritta al registro nazionale della associazioni di volontariato, “condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici”.


Finisce tutto quanto in una interrogazione regionale urgente (ne seguirà una parlamentare) presentata da Saponaro. “Vogliamo solo sapere con che titoli Brambilla ha iniziato a gestire il canile ed in quali condizioni mantiene i cani – dice -. Se saranno confermate tutte le denunce ed irregolarità, avrebbe poca credibilità per presentarsi ancora come l’amante degli animali”.

Canile Lecco agosto 2007
9 / 8 / 2007

IL TESTO DELL`ESPOSTO SUL CANILE DI LECCO
CHE LA BRAMBILLA GIUDICA ATTACCO POLITICO

Immagine

La dottoressa Susanna Chiesa

Pubblichiamo il testo completo dell`esposto originale protocollato il 26 luglio 2007 presso gli uffici del Comune di Lecco dalla dottoressa Susanna Chiesa di Mandello del Lario che ha dato la stura alle polemiche sullo stato di salute del canile di Lecco. Il documento, che ha avuto un`appendice il 6 agosto 2007 ( il cui testo è pubblicato di seguito al primo ) era stato preceduto da una presa di posizione dell`ex consigliere comunale Salvatore Rossi ed è stato valutato da Michela Vittoria Brambilla, Presidente dell`associazione Leida che gestisce la struttura comunale di via Rosmini, come un gratuito attacco politico alla sua persona. In aiuto della Brambilla è intervenuto il suo referente politico Bruno Colombo, mentre il servizio veterinario dell`Asl di Lecco si è premurato di diffondere un comunicato rassicurante. Nel frattempo ai giornalisti del quotidiano cittadino è stato proibito l`accesso al canile. Silenzio da parte dell`amministrazione comunale.

ESPOSTI CANILE TESTO 1

Spett.le COMUNE DI LECCO
Cortese attenzione: Preg.mo Sig. SINDACO

Spett.le COMUNE DI LECCO
Cortese attenzione: Gent.le Assessore Ambiente Arch. VIRGINIA TENTORI


Mandello del Lario, 26 Luglio 2007
LETTERA DEPOSITATA PRESSO GLI UFFICI COMUNALI

Oggetto: CANILE DI LECCO / ESPOSTO

Gent.li Sigg.ri,
vengo incaricata da numerosi cittadini, che attualmente vogliono rimanere anonimi (alcuni presenti all’assemblea che si terrà oggi stesso alle ore 16,30 presso gli uffici comunali), onde evidenziare i numerosi problemi riguardanti il Canile Lecchese.

Il presente esposto non vuole essere un atto di accusa nei confronti di associazioni animaliste e volontari seriamente impegnati nella lotta al randagismo e nella lotta contro l’abbandono, ma un atto di denuncia nei confronti di pubbliche amministrazioni e dei vari soggetti che ignorano quotidianamente la legislazione in materia di animali d’affezione.

La legge-quadro 281/91, con l’intento di tutelare gli animali d’affezione e favorire la corretta convivenza tra uomo e animale, la salute pubblica e l’ambiente ha dettato precise norme tra le quali quelle rivolte a:
– limitare le nascite di cani e gatti randagi (a cura della Asl);
– risanare i canili comunali esistenti e costruire rifugi garantendo buone condizioni di vita per i cani ed il rispetto della normativa in materia igienico-sanitaria;
– costruire ambulatori veterinari e canili sanitari per le prestazioni obbligatorie relative alle sterilizzazioni, la cura di malattie infettive, ecc.;
– svolgere attività informative anche in ambiente scolastico al fine di sensibilizzare i cittadini;
– adottare un programma di prevenzione del randagismo in simbiosi con le associazioni animaliste;
– svolgimento di corsi di aggiornamento per gli operatori del settore;
– destinazione di fondi statali, regionali, comunali, ecc.

Ricordando che la L. 281/91 ha come fine quello di tutelare anche l’ambiente, la salute, l’ incolumità pubblica (dunque non solo gli animali), con il presente esposto si segnala la realtà territoriale del Canile di Lecco.

Alcune delle problematiche che sarò ad esporre in data odierna, riguardano innanzitutto quanto segue.
1. Uno dei più rilevanti problemi riguardo al Canile lecchese è senza dubbio il SOVRAFOLLAMENTO. Il Canile di Lecco, la scorsa settimana contava 307 cani in una struttura che potrebbe contenerne poco più della metà. I cani vengono ritirati da tutti i privati che ne avanzano semplice richiesta, le Amministrazioni non attuano una adeguata campagna di sensibilizzazione dei cittadini. Una proposta risolutiva ed immediata potrebbe essere la costruzioni di canili-succursali in altre zone della provincia per ridurre almeno il sovraffollamento nel Canile Lecchese.
2. A conseguenza di quanto illustrato al punto precedente, si sono verificate svariate MORTI A CAUSA DI SBRANAMENTO (sovraffollamento o cani inseriti in gabbie con simili non idonei);
3. I BOX IN CUI VIVONO I CANI SONO SPESSO UMIDI E BAGNATI, procurando agli animali diverse malattie. I bancali in legno posti all’interno delle gabbie, su cui DORMONO I CANI, sono impregnati di acqua, umidi ed unti. Vi sono parecchi cani che soffrono di artrite alle zampe a causa dell’umidità in cui vivono perennemente;
4. Vi sono visibili ed innegabili PROBLEMI FOGNARI (il liquido fognario fuoriesce spesso). Si domanda un sopralluogo tecnico onde accertare la situazione delle fogne presso la struttura e nel luogo circostante e prossimo al Canile;
5. I CORRIDOI ED IL TERRENO (in parte asfaltato) ALL’INTERNO DELLA STRUTTURA È DISSESTATO e pericoloso non solo per i cani, ma anche per chiunque visiti o presti la propria attività presso il Canile;
6. I cani non apprezzano il CIBO DI SCARSA QUALITÀ, spesso rifiutandolo. Tantissime crocchette vengono buttate e pertanto parecchi soldi dei contribuenti sono sprecati. Quasi tutti i cani hanno problemi intestinali, diarrea con feci liquide od addirittura con sangue, i valori del fegato sono alterati e lo stomaco è gonfio. Da qui si evidenzia il problema, per i volontari, di raccogliere le feci, causa di disappunto da parte dei cittadini (spesso di impossibile raccolta in quanto liquide);
7. PRESENZA CONSIDEREVOLE DI TOPI (anche di grosse dimensioni), nonché di gallerie sotterranee. Si segnala il pericolo di malattie per chi lavora quotidianamente presso la struttura e per chiunque presti la propria attività, anche di volontariato, nonché per i cani stessi. Le trappole dislocate all’interno del Canile non hanno risolto l’enorme problema. Si domanda un intervento immediato e diretto da parte dell’ASL competente;
8. All’interno del canile vi sono almeno 15 GATTI. Le spese di gestione e cura vengono affidate esclusivamente ai privati, non esistendo alcun genere di finanziamento al proposito;

RIGUARDO AI RILEVANTI PROBLEMI STRUTTURALI

I COSIDDETTI “SANITARI”/ SI DOMANDA IL RISPETTO DEI TERMINI PREVISTI
La degenza nelle gabbie chiamate “sanitari”, destinate al transito degli animali da poco accalappiati (dalla strada – al canile), dovrebbe essere al massimo di 10 giorni ma, a causa del sovraffollamento, tale obbligo non viene quasi mai rispettato.
I cani sono costretti a vivere in gabbie piccolissime (2 metri per 2) per tantissimo tempo, in box costruiti in lamiera. La reclusione in piccoli spazi, com’è ampiamente noto, non permette all’animale lo sfogo peggiorandone lo stato psicologico ed aumentandone l’aggressività. Vi sono cani in permanenza all’interno di tali box da più di un anno !

CAPANNONE IN BASSO E LAVANDERIA / SI DOMANDA IMMEDIATA OPERA DI MANUTENZIONE
I soffitti e le pareti relative alla struttura del capannone in basso, nonché del locale chiamato “lavanderia”, sono umide, ammuffite e nelle gabbie abitate dai cani sottostanti piove all’interno a causa dei soffitti ormai marci. Si evidenzia che nel Canile in generale non esiste manutenzione di alcun tipo, se non gratuita prestata dai volontari o da personale pagato dai volontari medesimi (anche attraverso organizzazione di lotterie).

CAPANNONE IN ALTO / SI DOMANDA LA CHIUSURA IMMEDIATA E DEFINITIVA
Da stalla per le mucche da macello … senza alcuna vergogna … a prigione !!
La struttura è fatiscente e pericolosa, il soffitto e le pareti scrostate dall’umidità, i pavimenti sempre bagnati.
I bancali, nonché le cucce in cui vivono e dormono i cani, sono impregnati di sporco e bagnato.
Il corridoio è sempre sporco e scivoloso e pericoloso per chi ci cammina (personale di pulizia, volontari, ecc.).
Le finestre non si possono aprire totalmente rendendo l’ambiente buio, l’aria poco areata e fetida con odore stagnante di urina.
I cani sono chiusi a vita in questo inferno !
Essendo difficoltoso arrivare all’ingresso del capannone, sempre chiuso a chiave, i cani vengono lasciati in stato di abbandono totale per tutta la giornata.
I cani presentano patologie depressive, uscendo una sola volta alla settimana (oltre i pochissimi minuti mentre vengono puliti i box).
Vi sono cani che hanno vissuto ben quattro anni in tali condizioni !
Si propone la costruzione di nuovi recinti (entro la fine del mese di agosto) nello spazio libero di fronte all’ufficio, domandando la chiusura immediata e definitiva di tale capannone.

A SEGUITO DI TUTTO QUANTO SOPRA ARGOMENTATO

e volendo evitare, in questa sede, di avanzare denuncia penale presso la Procura della Repubblica per i reati previsti dagli artt. 544 ter (maltrattamento di animali), 727 (abbandono di animali), 328 (omissione di atti di ufficio), 331 (interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica necessità), mancata ottemperanza alle leggi in materia di gestione dei rifiuti e per altri reati che verranno eventualmente evidenziati, anche ai sensi dell’art. 253 c.p.p., che prevede il sequestro della struttura e degli animali presenti,
invito con il presente esposto
il Sig. SINDACO, nonché la Giunta Comunale, che rappresentano i cittadini lecchesi, nonché gli animali presenti all’interno della struttura, e l’ASL competente, a recarsi presso la struttura comunale onde verificare personalmente quanto sopra esposto e prendere decisioni e soluzioni immediate.
Si chiede sin da ora un appuntamento per metà – fine settembre onde esaminare e discutere le soluzioni avanzate e già intraprese.
Si allega infine proposta per un futuro rinnovo del Canile.

Rimango in attesa di Vs. immediato riscontro scritto.
Cordiali saluti,

Dott.ssa Susanna Chiesa

fonte: http://www.merateonline.it/Finestra_Zoom.asp?ID=48483&RicercaData=&Sezione=&SezioneStart=Dossier&Sottosezione=

Canile Lecco agosto 2007
13 / 8 / 2007

Susanna Chiesa: sul canile
prevedo inaspettati sviluppi

Immagine

La dottoressa Susanna Chiesa


Si formula la presente in nome e per conto dei cittadini che hanno a me evidenziato le problematiche inerenti il Canile Lecchese, indicate nell’esposto datato 26 luglio e successive comunicazioni.
Mi preme evidenziare, come fatto a me rilevare, che la prima lettera non firmata apparsa sui giornali, è stata stilata dalla Direzione del canile domandando ripetutamente la successiva sottoscrizione ai volontari dopo che la stessa fosse stata pubblicata. Si fa rilevare inoltre che una buona parte dei “volontari firmatari” risultino essere collaboratori stretti od addirittura stipendiati della struttura.
Riguardo alle mie competenze professionali, messe in dubbio recentemente dalla Presidentessa della Società che gestisce il Canile Comunale (che si permette di sentenziare riguardo ad ogni e qualsiasi cosa), si fa notare che tutte le comunicazioni inviate e depositate presso gli Uffici Comunali, sono state da me redatte nel rispetto della professione che esercito. A tal fine si rende noto che la sottoscritta, come da tessera n° 2426 rilasciata dall’Ordine Avvocati di Monza, risulti essere regolarmente iscritta presso il Registro praticanti avvocati abilitati al patrocinio legale (Corte d’Appello di Milano) dalla data del 14.03.03.
Sono infine a comunicare che la continua attenzione della stampa alla problematica Canile di Lecco ed i continui interventi pubblicati, anche a cura della Presidentessa, hanno avuto un risvolto inaspettato richiamando l’attenzione di Associazioni per la tutela degli animali di livello nazionale, associazioni che verosimilmente si occuperanno della vicenda per il prossimo futuro.
Cordiali saluti,

Dr. SUSANNA CHIESA

fonte: http://www.merateonline.it/Finestra_Zoom.asp?ID=48522&RicercaData=&Sezione=&SezioneStart=Dossier&Sottosezione=

POVERA BRAMBILLA, INCIAMPATA IN CANILE 5.. COME FARA’ ORA A MANTENERE IL SUO APLOMB DI IMPRENDITRICE DI SUCCESSO?
IN PREDICATO PER ESSERE SUCCEDANEA DEL CAVALIERE OFFRE ORMAI UN’IMMAGINE TROPPO INZACCHERATA.
NON BASTA ESSERE “AMANTI” DEGLI ANIMALI PER SUCCEDERE AL BERLUSCA, CARA MICHELA..

Miss Forza Italia

di Gigi Riva

L’infanzia blindata. I concorsi di bellezza. Gli amori. Il successo nel commercio del pesce. I circoli azzurri. Passioni, imprese e gaffe di Michela Brambilla, la preferita del Cavaliere

Chi non ha fatto un pensiero sulla Brambilla? Da Ratti Alessandro, fotografo, ex compagno di classe, a Berlusconi Silvio, politico, ex premier, c’è un filo conduttore che lega gli anni Ottanta ai giorni nostri. Il pensiero è diverso (forse), un amore liceale per Alessandro, l’investitura a futuro leader per Silvio. Il soggetto è sempre lei, Michela Vittoria Brambilla da Calolziocorte, una che, esteticamente, non è cambiata poi di molto se erano tacchi a spillo, minigonne mozzafiato, autoreggenti in classe come adesso nei consigli di amministrazione.

Solo i capelli lunghi lunghi
sulla schiena sono cambiati di colore, dal castano ramato al rosso tiziano. Una cromatura che è anche un’identità costruita e ferocemente difesa con quattro sedute settimanali dal parrucchiere (“Significa fuoco, grinta”, commenta il suo coiffeur). Sedute frequenti ma brevi, il quarto d’ora di tempo per passare i capelli sotto la piastra alla tormalina in modo da avere l’effetto liscio e luminoso che tanto rende in televisione. Qualche prodotto per lucidarli, una pettinata di mantenimento alla riga a zig-zag e via. Eccola pronta a risalire sulla Mercedes a due posti con cambio automatico parcheggiata davanti al negozio di Umberto Losa, stilista L’Oréal.

Perché Michela va veloce, brucia le tappe e accumula rancori per quel primato strappato presso il cuore del Cavaliere. Non se ne cura, mai un’occhiata allo specchietto retrovisore se i suoi amici di ieri, tra Calolziocorte e Lecco, luoghi manzoniani, lamentano di essere stati abbandonati dall’ingresso di nuovi e più potenti ammessi alla corte. “Ha cambiato giro”, concludono fatalisti. E del resto dove lo troverebbe il tempo, divisa com’è tra il lavoro di imprenditrice, presidente dei giovani Confcommercio e dei Circoli della libertà, mamma e compagna (non sposata) del padre di suo figlio?

Si parla di lei ovunque.
A Lecco solo un po’ meno perché la conoscono e sono stupefatti da un’ascesa tanto veloce quanto inspiegabile. Qui la si ricorda per il lavoro al canile comunale, per l’auto in divieto sul lungolago e relative multe (una collezione). Ma leader della Casa delle libertà, forse futuro premier, dai, è uno scherzo. Ué Brambilla, dove vuoi arrivare tra sorpassi spericolati e fughe in rettilineo?

Intanto sarebbe carino
conoscere il pensiero politico minimo di una candidata (da Berlusconi) a tutto. Ma si sbatte contro un muro di reticenza inopinato per un personaggio che vorrebbe rappresentare milioni di “cittadini stanchi di come vanno le cose”. A una serie di domande risponde “no comment”. Eppure non sono difficili. Che ne pensa dei Dico? “No comment”. Della fecondazione assistita? “No comment”. Quanto guadagna? Silenzio. Eppure nelle democrazie evolute i personaggi pubblici tutto dichiarano di sé. Né va meglio se si passa alla scena internazionale. Fu giusta la guerra in Iraq? Pagina bianca. E va anche peggio quando la risposta arriva. Come definirebbe il suo pensiero politico? “Istituzioni della politica veramente al servizio del cittadino. Oggi è così? Non mi pare. Prevale il palleggiamento (sic) ideologico e non e i primi a essere furibondi sono i metalmeccanici cui era stata promessa una busta paga migliore”. Oltre a Berlusconi, quali i politici di riferimento? “Ho stima per quelli che interpretano il mandato come servizio al cittadino”. Tra quelli del passato? “L’elenco non è difficile farlo”. Ma non lo fa.

Dichiara un luogo comune, quello per cui i commercianti non pagano le tasse e per lei gli evasori dovrebbero rischiare anche le manette. Come negli Stati Uniti. Boom. Tutto qui? Tutto qui. Come dire: sotto il vestito le famose autoreggenti.

Dove arriverà, si vedrà.
Qui si racconta da dove arriva e cioè il suo ormai stretto micromondo su quel famoso ramo del lago di Como. Via Manzoni è un budello che si inerpica in salita dal centro di Calolziocorte. Al 12, muro alto, telecamere e fili elettrici, villa Brambilla. Michela ci nasce il 26 ottobre del 1967, da Vittorio e Bianca Bosi, romagnola di Cesenatico. Nemmeno il padre è indigeno, ma sfollato in provincia da Milano nel 1942 dopo che i bombardamenti distrussero la fabbrica, Trafilerie Brambilla, ramo acciaio. La grande casa ha 10 mila metri quadrati di parco ed è anche una sorta di zoo. Michela ricorda di aver imparato a camminare “attaccandosi al collare di uno schnautzer”.

(28 maggio 2007)


L’altolà di Confcommercio

di Emiliano Fittipaldi

La base dei commercianti, analisi politiche alla mano, ha il cuore a destra. E così non stupisce che Michela Vittoria Brambilla, imprenditrice di successo, sia stata folgorata (con reciproca attrazione) dal Cavaliere, che prima ha benedetto i suoi Circoli della libertà e poi ipotizzato persino l’ascesa della ‘rossa’ alla poltrona di Palazzo Chigi, facendo storcere il naso a mammasantissima come Marcello Dell’Utri e Giulio Tremonti.

La Brambilla, però, ha fatto carriera mediatica soprattutto grazie al suo incarico ufficiale: dal 2003 è presidente dei giovani di Confcommercio, e come tale è sempre stata accreditata nei talk show politici che l’hanno ospitata. Ma Confcommercio è un’associazione che, almeno sulla carta, è sempre stata apolitica e superpartes nei confronti di partiti e schieramenti. L’attivismo anti-governativo della Brambilla, dunque, ha fatto arrabbiare non poco i vertici dell’associazione. La situazione è precipitata quando la rappresentante dei giovani ha rotto gli indugi e si è schierata con Forza Italia.

La questione è stata tenuta sotto il tappeto per mesi perché, ammettono da Confcommercio, motivo di “grande imbarazzo”. Ora, però, il vaso è colmo, e sia la giunta confederale sia il consiglio degli under 40 hanno sollevato il problema con più forza. Anche il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli è stanco della Brambilla-mania, e ha lanciato un diktat senz’appello: Michela deve lasciare l’incarico in tempi brevissimi, “prima”, dicono fonti bene informate, “della scadenza naturale del suo mandato, che finisce a ottobre. La Brambilla lo sa”. Ma le dimissioni, finora, non sono state presentate e, visto il carattere battagliero dell’imprenditrice di Lecco, non è detto che arrivino mai.

A quel punto Sangalli sarà costretto, suo malgrado, a chiedere ufficialmente un passo indietro. Sperando che Michela tra qualche anno (gli amici giurano che ha la memoria lunga) non diventi davvero il nuovo presidente del Consiglio. Emiliano Fittipaldi

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Miss-Forza-Italia/1625547

MA DON ABBONDI SA A CHE SANTO VOTARSI



(fonte immagini- silvio: profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user…; bondi: www.ilfattonline.com/archives/date/2007/06/19/)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 179 follower