Archivio | settembre 25, 2007

Mauro Biani a Forte dei Marmi!!!

Gliel’avevo promesso, stamattina: se il computer tornava a funzionare in modo decente (e si scordava per una decina di minuti il suo schieramento – ampiamente condiviso dalla famiglia – anarchicheggiante, avrei celebrato il suo successo. Ma – mi sembra giusto – lascio parlare lui.
Dal blog di Mauro Biani (http://www.maurobiani.splinder.com/):

“Scusate il disturbo, oh gentili colleghi, amici fedeli, parenti dalle buone maniere, conoscenti e passanti e ripassanti giudiziosi, ma la notizia, anche se autoreferenziale, è di quelle uniche davvero: dal Museo della Satira di Forte dei Marmi, mi hanno anticipato che sono tra i vincitori del XXXV° Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi, il maggiore riconoscimento del “settore”, e nella fattispecie ho vinto il Premio Pino Zac per la satira sul web.


La premiazione sarà a FORTE DEI MARMI la sera di SABATO 29 SETTEMBRE ALLE 18.00 presso “La Capannina”. Orgoglioso e felice, aggiungo che tutti quelli che vorranno farmi l’onore e il piacere di partecipare alla premiazione, saranno ovviamente i benvenuti! Qualche notizia sul premio: Forte dei Marmi è ormai unanimemente riconosciuta come la capitale mondiale della Satira Politica. Tutti i più importanti disegnatori satirici sono venuti a Forte dei Marmi a ritirare questo riconoscimento, creato nel 1973: Forattini, Altan, Pino Zac, Pericoli & Pirella, Chiappori, Staino, Giannelli, Vincino, Bucchi, Vauro…, oltre ai francesi (Serre, Kerleroux, Tim, Pancho), inglesi (Steadman, Steve Bell), tedeschi, spagnoli, austriaci, americani (David Levine, Jules Feiffer, Garry B. Trudeau, Kal, MacNelly) russi, polacchi, cubani, jugoslavi, argentini e turchi… Il “Premio Satira” ha laureato anche giornalisti, scrittori, artisti, registi e operatori del settore quali: Benigni, Arbore, Fo, Sciascia, Montanelli, Zavattini, Del Buono, Campanile, Maccari, Nanni Moretti, Ghezzi, Ricci, Gino e Michele, Maltese, Guglielmi, Lia Celi, Chiambretti, Sabelli Fioretti, Michele Serra, Riccardo Orioles e molti altri (…) La redazione de Il Male, quella di Cuore, Pizzino (…)
Volendo, vedi l’intero albo d’oro dalla prima edizione del 1973. Per occhieggiare il filmato della premiazione dello scorso anno clicca qua. (dal suo blog, NdR)
Saluti festanti e a bientot con aggiornamenti e info sul premio e sugli altri premiati. Finora so che verranno premiati anche Fabrizio Fabbri (grafica), Antonio Di Bella direttore tg3 (per le incursioni radiofoniche su Caterpillar).”

E bravo Mauro! Continueremo a “rubarti” vignette… complimenti di cuore.

Lo staff di Solleviamoci

Una lettera di padre Benjamin

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

Pubblico una lettera di

padre Benjamin.

“Caro Beppe Grillo,
sono padre Benjamin, non so se ti ricordi, nel marzo 2003 prima dell’aggressione americana contro l’Iraq, dicevo a “Porta a Porta” che non c’era in quel Paese nessuna arma di distruzione di massa, che era tutta una montatura di Washington per ingannare l’ONU e l’opinione pubblica.
Dicevo che se avessero invaso l’Iraq non avrebbero trovato nessuna arma di distruzione di massa, ma certamente un’eroica resistenza all’invasione. Mi hanno risposto con offese, ingiurie, calunnie e hanno dato ordine alle reti televisive e alle radio di non parlare dei miei libri e dei miei film sull’Iraq. Quando si dice la verità e i potenti Signori delle bugie non possono risponderti con altre menzogne, impiegano la denigrazione, l’insulto, la diffamazione.
Dio ti benedica, Grillo. Anche me hanno trattato da terrorista, perché dicevo la verità su quanto accadeva realmente in Iraq e denunciavo le menzogne dei “Signori delle Bugie” di Washington e Londra. Il Corriere della Sera, in un editoriale (del 2004) di un giornalista amico di un signore libico Capo del Mossad a Roma, aveva pubblicato che facevo parte di un’associazione islamica terroristica. Niente di più. Ho scritto cortesemente al quotidiano di correggere. Nessuna risposta. Il mio avvocato ha scritto al Direttore del quotidiano e al giornalista. Anche per lui, nessuna risposta. Ho fatto causa e ho vinto, con una sentenza definitiva del Tribunale di Milano.

Tutti questi “cani guardiani del Potere” mi trattavano in diretta televisiva da pro Saddam, perché dicevo che secondo l’UNICEF morivano in Iraq da 5 a 6.000 bambini al mese per le conseguenze dell’embargo, mi trattavano da anti-americano, perché dicevo che avevano contaminato la popolazione e l’ambiente con armi all’uranio impoverito, affermavano che queste armi non esistevano!
Gianfranco Fini mi tirava in faccia che non ero degno di portare l’abito religioso, perché affermavo che il rapporto presentato al Congresso americano, rapporto dell’Istituto strategico del Collegio di Guerra della Pennsylvania, conferma che nella strage di Halabja contro i Kurdi, che fece 5.000 vittime, con armi chimiche, l’Iraq non c’entrava niente. Citavo un rapporto ufficiale presentato al Congresso americano nel 1989, ma Fini, che nel 1983 viaggiava con Donald Rumsfeld in Iraq per andare a stringere la mano a Saddam Hussein, lui, nel 2003, Ministro degli Affari Esteri, non sapeva nulla di questo rapporto al Congresso. Ecco perché il processo a Saddam Hussein sulla tragedia dei Kurdi di Halabja non l’hanno mai voluto fare. Ecco perché l’hanno impiccato prima (per aver ucciso 148 estremisti islamici): per evitare il processo per le vittime di Halabja. Sarebbe saltato fuori il famoso rapporto al Congresso intitolato “Iraqi power and U.S. Security in the Middle East (97 pagine)” e sarebbe stato scoperto che in questa faccenda, loro, gli americani, avevano una pesante responsabilità.

Manipolano le coscienze con montagne di menzogne e offendono coloro che divulgano la verità per denigrarli presso l’opinione pubblica con la loro potente macchina di disinformazione. Come hai detto così bene, per farlo, i loro “cani da guardia”, su tutte le reti aziendali, abbaiano. Contro chi attacca la loro egemonia, contro chi denuncia il loro predominio e la loro arroganza. Il loro odio non ha fine. Per fermare chi dice la verità non si fermano dinanzi a nulla. Ecco un esempio: il 14 febbraio 2003 accompagnavo Tareq Aziz e la delegazione irachena per l’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Saputa la cosa, hanno fatto di tutto per impedirlo. Sono (i signori delle Bugie e del Potere) intervenuti presso il Cardinale Camillo Ruini e presso alcuni potenti Prelati della Segreteria di Stato del Vaticano, perché mi fosse impedito di incontrare Giovanni Paolo II. E così fu.
Il giorno dell’udienza, arrivato con la delegazione irachena presso la biblioteca del Papa, mi fu impedito di entrare e mi fu chiesto di aspettare (come un cane), da solo, in una stanza. Dopo l’udienza di Aziz con il Papa, quando il Ministro iracheno è venuto a sapere quanto era accaduto, furioso, ha deciso di cancellare la conferenza stampa del pomeriggio presso la Sala Stampa Esteri. E’ soltanto dopo aver insistito per tre volte di mantenere la conferenza che finì per accettare. Tareq Aziz doveva partecipare a “Porta a porta”. Una telefonata del produttore mi informava, la mattina della trasmissione, che era stato vietato ai giornalisti di ricevere il ministro iracheno negli studi della RAI, e furono cancellate tutte le trasmissioni Rai alle quali avrebbe dovuto partecipare Aziz.

Democrazia in delirio. Caro Beppe, dicono di te cose deliranti! Benedetto sei tu, quando sei oltraggiato e offeso, ne esci ancora più grande. E’ così: i Media aziendali devono obbedire ai loro sponsor, lobby dell’armamento e del petrolio. Chi paga, comanda. Prendono i figli di Dio per dei coglioni, ma il peggio è che i figli di Dio non se ne rendono nemmeno conto! Fabbricano, nei loro studi, un video con un attore nel ruolo di Bin Laden.

Un anno fa con la barba grigia, adesso con la barba nera. Se ne accorgono troppo tardi e dicono che la barba di Osama è nera in questo nuovo video, perché è una tradizione degli islamici di tingersi la barba quando sono in guerra. L’anno scorso la barba di Osama era grigia e bianca, oggi è nera! Probabilmente perché l’anno scorso, anche se Bin Laden era in guerra, aveva dimenticato di andare in tintoria. Pronto il nuovo video di Osama barba nera, tutti i “cani da guardia” a trasmetterlo con appassionati commenti.

L’anno scorso, i Servizi segreti francesi avevano dichiarato che Bin Laden era morto e che ne avevano le prove. Sarà risuscitato. In un video, vedi Bin Laden mangiare con la mano destra quando è mancino e tutti coloro che lo conoscevano possono testimoniare che è mancino, ma fa niente, nessuno lo sa. Il suo anello al dito, non è suo, ma fa niente, non si vede bene. Gran parte dei discorsi del Bin Laden super star sono stati scritto da Adam Gadhan, di Los Angeles, il cui nome originale è Adam Pearlman (anche noto come Azzam l’Americano), ma fa niente. Che ne sa il gregge della RAI.

Ti dicono: oggi 27 attentati terroristici in Iraq. Non sanno nemmeno in Iraq chi siano gli autori di queste azioni, ma i Media in Occidente ti dicono che sono dei terroristi. Nell’ultima guerra mondiale, durante l’occupazione della Francia, la radio tedesca di propaganda diceva della Resistenza francese che si trattava di terroristi che attaccano le forze tedesche. Diceva Goebbels, capo della propaganda del III° Reich: “Quando dite una bugia, dovete ripeterla mille volte, alla fine tutti crederanno che è vera”.

Così fanno i servi dell’Impero della Bugia di Washington, Londra, Roma, Parigi e Sidney. Ti ricordi che i “cani guardiani del potere” avevano pubblicato che padre Benjamin aveva ricevuto dal Governo di Saddam Hussein delle “allocazioni” di petrolio. Avevo risposto che non le avevo mai accettate. Quando gli ispettori dell’ONU hanno pubblicato il loro rapporto e hanno scritto che non soltanto il Ministero del petrolio a Baghdad e la SOMO confermava che padre Benjamin non aveva mai ritirato queste allocazioni, ma che le aveva rifiutate ufficialmente con una lettera a Tareq Aziz (della quale gli ispettori dell’ONU avevano una copia), nessun quotidiano, dico nessuno di quelli che mi avevano offeso e denigrato, ha avuto il coraggio di scrivere “ci siamo sbagliati con Benjamin: il rapporto ONU conferma che non ha mai accettato queste allocazioni di barili di petrolio”. Anzi, padre Benjamin è stato l’unico, tra centinaia di personalità, ad aver rifiutato. L’unico stronzo, perché adesso si è fatto fregare il suo petrolio dagli americani.

Invece, puoi immaginarti il casino se fosse adesso rivelato quale società di Donald Rumsfeld faceva business con Saddam Hussein durante l’embargo e la quantità di barili di petrolio ed altro che si sono presi due Capi di Stato di Paesi Europei. E non sono quei Capi di Stato che si potrebbe immaginare, perché contrari all’aggressione contro l’Iraq. No, sono altri.

Potrei scriverti un libro, potrei anche raccontarti un sacco di cose sull’11 settembre 2001, sulle confidenze di Tareq Aziz durante la sua visita in Italia, su cosa probabilmente accadrà prossimamente in Iraq, ma non voglio abusare della tua pazienza e del tutto tempo. Ti ringrazio già di avermi letto fin qui. Volevo soltanto testimoniarti la mia stima per il tuo coraggio. Saranno capaci di tutto per fermarti, ma non ce la faranno. Sul tuo treno stanno salendo ogni giorno sempre più viaggiatori e il tuo binario è diritto, il loro è vecchio, storto e pericoloso. Ricordati di Colui che diceva “la Verità vi renderà liberi”. Jean-Marie Benjamin

Ps: Mastella è nel bosco. Ripeto: Mastella è nel bosco.

per sapere chi è padre Benjamin: http://en.wikipedia.org/wiki/Jean-Marie_Benjamin

25 Settembre 2007

Non esiste il ‘diritto di amplesso’..


(fonte immagine: zattereperlemamme.blogspot.com/)
DUE NOTIZIE, APPARENTEMENTE SCOLLEGATE. MA CON UN TEMA UNICO.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

..neanche tra coniugi

I supremi giudici hanno rigettato il ricorso di un 45enne palermitano condannato a 4 anni di carcere per aver obbligato la moglie ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà

Roma, 25 settembre 2007 - Non esiste il ‘diritto all’amplesso. Lo mette nero su bianco la Cassazione ricordando che nemmeno all’interno della coppia si può rivendicarlo. In questo modo la Terza sezione penale ha respinto il ricorso di Giuseppe Z., un 45enne palermitano che era stato già condannato in appello a 4 anni di reclusione per una serie di reati commessi nei confronti della moglie Donatella, costretta «più volte a subire rapporti sessuali» contro la sua volontà.

Per la Suprema corte, «in tema di reati contro la libertà sessuale», scatta la condanna per il reato di violenza sessuale nei casi di «qualsiasi forma di costringimento psico-fisico idonea ad incidere sull’altri libertà di autodeterminazione, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale tra le parti», dal momento che, scrive il relatore Giovanni Amoroso, «non esiste all’interno di un tale rapporto un ‘diritto all’amplesso’, né conseguentemente il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale».

Una esistenza piena di vessazioni, quella di Donatella L.C. costretta a subire una «convivenza coniugale intollerabile» in Bagheria dal ’93 fino al dicembre ’99. Sei anni durante i quali il marito Giuseppe Z. la maltrattava, «colpendola con pugni e calci, costringendola a subire rapporti sessuali, minacciandola di morte, costringendola ad assistere alle percosse nei vonfronti del figlio Walter di tre mesi».

Poi la donna ha chiesto la separazione (arrivata nell’aprile del 2004 con addebito al marito) e nel ’99 la donna, stanca delle continue vessazioni, aveva abbandonato la casa coniugale. Fino al 2001 quando l’ex marito l’aveva intercettata e l’aveva sequestrata, costringendola a seguirlo contro la sua volontà da Palermo a Villa San Giovanni, nella casa del cognato.

Qui c’era stata l’ultima richiesta di rapporto sessuale che la ex consorte, ricostruisce la sentenza della Cassazione,aveva dovuto accettare solo per evitare «ulteriori conseguenze» e per convincere l’ex a riportarla a Palermo. Proprio su questo consenso «putativo», Giuseppe Z. ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere una pena più mite (il Tribunale di Reggio Calabria, dicembre 2004, lo aveva condannato a cinque anni di reclusione per vari reati dai maltrattamenti alle minacce alla violenza sessuale. La pena era stata ridotta in appello, maggio 2006, a quattro anni con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni), lamentando che l’ex moglie, pur potendo andarsene, era rimasta nell’abitazione e il rapporto «in fase di consumazione era proseguito con il consenso» della ex.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha sottolineato che giustamente era stato evidenziato dai colleghi di merito che la donna era stata costretta a vivere «in un clima di tensione e di latente soggezione, anche per le pregresse esperienze di maltrattamenti ed abusi».

Per cui l’apparente assenso al rapporto, evidenzia piazza Cavour, era giustificato dal fatto che la donna «non aveva altra scelta che tentare di assecondarlo volta per volta, evitando di suscitare in lui ulteriori occasioni di ira già avutesi in passato».
In particolare, ricordano gli ‘ermellini’ che i colleghi del merito avevano già «escluso che la donna avesse mai potuto scegliere liberamente di avere un rapporto sessuale» con il marito.

In conclusione, «nessuna volontà favorevole al rapporto è stata provata in giudizio, nè nella fase iniziale e neanche nel corso del rapporto stesso». E poi, rimarca la Suprema Corte,. «il diritto all’amplesso» non esiste «nè nel rapporto di coppia coniugale» nè in quello «paraconiugale».

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/09/25/38169-esiste_diritto_amplesso_neanche_coniugi.shtml

Sacerdote tenta di violentare una donna: arrestato

Il prelato è entrato in casa dalla sua vittima che è riuscita a sfuggire al suo aggressore e chiedere l’intervento dei carabinieri. I militari hanno trovato il parroco nascosto in un ripostiglio dell’abitazione della donna

PAVIA, 25 SETTEMBRE 2007 - I carabinieri lo hanno trovato rinchiuso nel ripostiglio dell’abitazione della donna che aveva appena tentato di stuprare. Così per lui, un sacerdote pavese e’ scattato l’arrestato da parte dei militari con l’accusa di violenza sessuale.

L’arresto e’ avvenuto nella notte tra domenica e lunedi’ a Certosa (Pavia). E’ finito in carcere il parroco, Don Michele Mosa, 44 anni. E’ accusato da una donna. E’ stata lei a chiedere l’intervento dei carabinieri telefonando al 112. Secondo quanto riferito dalla donna ai carabinieri, Don Mosa avrebbe tentato di aggredirla e i militari avrebbero trovato il prete in un ripostiglio al piano terra dell’abitazione della vittima. Li’ si sarebbe rifugiato dopo la reazione della donna che si era messa a urlare per chiedere aiuto.

Il parroco, che insegna religione al liceo classico di Pavia, e’ stato portato al carcere di Torre del Gallo.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/09/25/38179-sacerdote_tenta_violentare_donna_arrestato.shtml


Bush all’Onu cambia bersaglio

Nessun attacco all’Iran nel discorso del presidente americano alle Nazioni Unite
Se la prende col regime castrista: “Presto la fine del crudele dittatore”

“Fidel Castro ha i giorni contati”

Aperture alla riforma del Consiglio di sicurezza: “Siamo favorevoli all’ingresso di Tokyo”


L’intervento di Bush alle Nazioni Unite

ROMA – Tutti si aspettavano un’altra puntata del botta e risposta che ormai da mesi oppone George W. Bush a Mahmud Ahmadinejad, ma parlando davanti all’assemblea generale dell’Onu il presidente degli Stati Uniti ha preferito cambiare bersaglio. Obiettivo del suo attacco più duro è stato questa volta il leader cubano Fidel Castro. ”A Cuba – ha detto il capo della casa Bianca prendendo al parola al Palazzo di Vetro – il lungo regno di un crudele dittatore si sta avvicinando alla fine. Il popolo cubano è ormai pronto per la libertà”. “Le Nazioni Unite – ha proseguito – devono insistere perché nel paese ci sia libertà di parola, libertà di assemblea e soprattutto libere e competitive elezioni”.

Per un giorno al centro delle preoccupazioni americane non è stata insomma la corsa iraniana al nucleare, ma la democrazia nell’isola caraibica. Contro Ahmadinejad dal presidente Usa è arrivato solo un rapido accenno. Bush ha parlato invece diffusamente del futuro delle Nazioni Unite, spiegando di essere favorevole alla riforma dell’organizzazione e di auspicare l’ingresso del Giappone come membro permanente del Consiglio di Sicurezza. “Gli Stati Uniti – ha detto – sono aperti alla prospettiva” di un allargamento del Consiglio, e “crediamo che il Giappone sia qualificato come membro permanente del Consiglio di sicurezza e che allo stesso tempo dovrebbero essere considerate altre potenze emergenti”.

Oltre al silenzio sull’Iran, il capo della Casa Bianca ha liquidato in poche parole anche le altre grandi crisi internazionali, limitandosi a dire che “ogni paese civilizzato ha il dovere di aiutare Iraq, Afghanistan e Libano” dove “gli estremisti stanno facendo tutto il possibile per abbattere queste giovani democrazie”. “Ogni paese civilizzato – ha ribadito Bush aggiornando la lista degli stati oppressori – ha la responsabilità di aiutare i popoli che soffrono sotto una dittatura in Bielorussia, Corea del Nord, Siria e Iran, regimi brutali che negano ai loro popoli diritti fondamentali”.
Il presidente americano ha inoltre citato le situazioni di repressione nel Myanmar (che ha sempre chiamato Birmania), nello Zimbabwe e nel Sudan.

Nessun accenno da parte di Bush neanche all’emergenza climatica, questione posta invece dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon al centro dei lavori dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.

(25 settembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/iran-usa/bush-onu/bush-onu.html

Chi ha paura di Eolo?


Ho sentito Jacopo Fo parlare nuovamente di Eolo. Una macchina nata, come prototipo assoluto nel 1999, le cui caratteristiche tecniche, aggiornate ad oggi, vedono una velocità di punta di 150 km orari, un’autonomia di 500 km e per il pieno una spesa stimabile intorno ai 3-4 euro. La fabbrica che detiene il brevetto in Italia è in cerca di un compratore mentre lo stesso brevetto è stato acquistato dalla Tata indiana (con partecipazione Fiat), ma sembra che verrà sfruttato solo per le aree asiatiche.
Il post riportato è del 2005, ma contiene una domanda vitale: in soldoni, chi ha paura di Eolo?

Chi da la risposta giusta vince, come premio, un soggiorno su una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord..

La macchina ad aria compressa…
finisce in una nuvola di fumo


Il caso Eolo auto

di Marco Pagani


Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la Eolo (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente. Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell’uso urbano.
Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d’estate per l’impianto di condizionamento. Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all’interno dell’auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.
Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice.
Qualcuno l’ha mai vista in Tv?
Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito http://www.eoloauto.it venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d’attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all’inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull’autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.
Insomma l’attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie.
Il sito scompare, tanto che ancora oggi l’indirizzo http://www.eoloauto.it risulta essere in vendita. Questa vettura rivoluzionaria, che senza aspettare 20 anni per l’idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.
A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola, hanno usato Internet per far circolare informazioni.
Tant’è che anche oggi, se scrivete su Google la parola “Eolo”, nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.

Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti:
Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un’auto.
I dirigenti di Eolo auto Italia rimandano l’inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno. Oggi si parla, forse della prima metà del 2006…

Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda?

Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti. La benzina oggi, l’idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi né di cambi olio, che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza.

Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos’altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che l’”informazione” ufficiale dica mai nulla, presa com’è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo…

Marco Pagani
4 aprile 2005

fonte: http://arengario.net/poli/poli219.html

Cagliari, pensionato ruba per fame



“Non ce la faccio ad arrivare a fine mese”



CAGLIARI – Vedovo, 75 anni, una magra pensione da ex artigiano come unico reddito, al 25 del mese ha sempre avuto difficoltà ad arrivarci. Alfredo appartiene a quella schiera sempre più grande di anziani che non riescono più a sbarcare il lunario. La fame ieri l’ha spinto a rubare un pacco di pasta e un pezzo di formaggio dagli scaffali del piccolo negozio di generi alimentari sottocasa, a Cagliari. Ma alla cassa la refurtiva gli è scivolata a terra.

“L’ho visto così triste”, ricorda la proprietaria del minimarket. “Aveva le lacrime agli occhi. Prima era sempre stato puntuale nei pagamenti. Forse è colpa di questa crisi…” L’uomo temeva di essere denunciato, invece la proprietaria lo ha perdonato anzi ha dato vita ad una colletta fra gli abitanti del quartiere per assicurargli provviste sufficienti per le prossime settimana.

Is Mirrionis è un quartiere popolare nella periferia degradata del capoluogo. “Nelle nostre strade – confida Valentina Camba, la titolare del negozio dove ha rubato il pensionato – sono tante le famiglie, e non solo di pensionati, che non riescono ad arrivare a fine mese e molto spesso non hanno neppure il denaro per poter comprare qualcosa da mangiare”.

Come ripetono da tempo le associazione dei consumatori, “un disagio profondo affligge larga parte di cittadini italiani. E’ colpa dei recenti aumenti”, denunciano Federconsumatori e Adusbef.

La negoziante di Is Mirrionis queste cose le sa bene: “Da anni, generazioni di famiglie di tutto il quartiere vengono a fare la spesa da noi. E capita spesso che ci chiedano di trascrivere il debito su un quaderno: pagheranno a fine mese, quando ne avranno la possibilità. Non abbiamo mai negato niente a nessuno e mai nella nostra vita lo faremo”.

Non l’hanno fatto neppure ieri quando hanno scoperto che il signor Alfredo aveva rubato un pacco di pasta e un pezzo di formaggio. Anzi: hanno pensato che fosse necessaria una colletta per aiutarlo.

“La solidarietà è importante”, spiega la titolare del piccolo negozio di alimentari. “Capita spesso, soprattutto quando si consegna la spesa a domicilio, d’incappare in realtà che ti fanno accapponare la pelle. A pochi isolati dal nostro – racconta la commerciante – abita un’anziana che puntualmente scoppia in lacrime perché non ha il coraggio di dire che non ha i soldi per pagare. E noi ogni volta le diciamo che non c’è nessun problema: può pagare quando vuole. In un quartiere popolare come il nostro funziona così. La solidarietà è di casa”.

(25 settembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/ruba-per-fame/ruba-per-fame/ruba-per-fame.html


"Mastella, non toccare De Magistris"

MIGLIAIA IN PIAZZA PER SOSTENERE IL GIUDICE


E il pm che il ministro vuol trasferire
ha scritto un memoriale esplosivo


Luigi De Magistris, titolare dell’inchiesta “Why not”, ha documentato tre anni di pressioni e di ingerenze nel suo lavoro, sino alla telefonata in cui il Ministero avrebbe chiesto alla Procura di Catanzaro di escludere che Mastella fosse indagato. Il caso è esplosivo, mentre migliaia di cittadini si mobilitano contro il trasferimento del pm chiesto dal Guardasigilli



CATANZARO, 25 settembre 2007 – Sono migliaia le firme di solidarietà dei cittadini nei confronti del magistrato Luigi De Magistris per il quale il ministro della Giustizia, Clemente Mastella , ha chiesto il trasferimento. L8 ottobre il Consiglio Superiore della magistratura (Csm) si pronuncerà sul provvedimento.

Le manifestazioni di piazza e i pronunciamenti in favore del coraggioso giudice in prima linea contro la mafia, il malaffare e le degenerazioni della politica si susseguono. A complicare la posizione di Mastella, potrebbe essere il memoriale scritto giorno per giorno, da tre anni a questa parte, sul quale sono annotati i passaggi delle inchieste, ma anche le pressioni subite, le visite degli ispettori del Ministero della Giustizia, il clima che si
veniva a creare in Procura.

A scriverlo, secondo quanto si e’ appreso in alcuni ambienti della Procura di Catanzaro, e’ stato proprio il sostituto procuratore Luigi De Magistris. Nel memoriale si parlerebbe anche di una telefonata giunta dal Ministero all’indomani della notizia relativa alle telefonate intercorse tra Mastella e l’imprenditore Antonio Saladino, uno dei principali indagati dell’inchiesta Why Not. In quella telefonata il Ministero avrebbe chiesto alla Procura di diramare un comunicato in cui affermare che Mastella non era indagato e che le
telefonate non erano penalmente rilevanti.

In effetti, il 20 giugno scorso la Procura di Catanzaro diffuse un comunicato in cui si affermava, tra l’altro, ”che nessuna richiesta e’ stata inoltrata al Parlamento circa l’utilizzazione di intercettazioni in cui compaiono nominativi di parlamentari” e che ”nessuna attivita’ investigativa e’ in corso nei confronti del Ministro della Giustizia”. Nessun riferimento veniva fatto, invece, sulla rilevanza penale delle intercettazioni.

Una decisione motivata dal netto rifiuto del pm ad acconsentire ad una precisazione in questo senso. Successivamente, il perito di De Magistris in una delle sue relazioni, a proposito di quelle intercettazioni, ha scritto che ”per l’eventuale utilizzazione processuale dovra’ richiedersi al competente ramo del Parlamento, la prescritta autorizzazione”.

Ed e’ probabilmente sulla base di quella relazione che nei giorni scorsi, in alcuni ambienti giudiziari, si e’ appreso che le intercettazioni sono ancora al vaglio degli inquirenti per valutarne l’eventuale rilevanza sul piano penale.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/09/25/38143-mastella_guai_magistris.shtml


Sequestrate 100 mila slot machine

La solerte Repubblica (il giornale)  ci fa sapere dell’encomiabile iniziativa della GdF. Strano che non ci sia alcun link correlato al fatto che i concessionari della distribuzione di dette macchinette mangia-soldi siano in debito con lo Stato per la  ”modica” cifra di 98 miliardi di euro, in tasse non pagate (giornale radio delle ore 7, radio MonteCarlo, oggi; d’altronde risulta che non abbiano MAI versato un euro allo Stato) ma il Governo non si spaventa: è già stato ventilato un condono “tombale” per resettare l’intera storia e poter partire da zero. Quindi, riciclo delle vecchie macchinette in altre più sfavillanti ma sempre rubasoldi, nessuna complicazione contabile e grandi pacche sulle spalle.

Solo una piccola domanda: ma quei miserabili 98 miliardi di euro chi se li è intascati?



Le macchinette esponevanevano il bollino “gioco sicuro” ma era contraffatto
L’operazione della Guardia di finanza ha coinvolto 50 mila bar in tutto il Paese


Le vincite erano oltre i limiti consentiti

VENEZIA – Maxi sequestro di slot machine irregolari in tutta Italia. Esibivano il bollino “gioco sicuro”, ma consentivano vincite superiori ai limiti consentiti. La Guardia di finanza ha scoperto infatti che il marchio era contraffatto. Il sequestro, disposto dal gip lagunare Antonio Liguori su richiesta del pm Giorgio Gava, riguarda circa 100 mila slot machine dislocate in circa 50 mila tra bar, pub, locali notturni e altri esercizi pubblici.

Le macchinette sebbene autorizzate e garantite dai Monopoli di Stato con il logo “gioco sicuro”, hanno consentito vincite oltre i limiti consentiti. Le dichiarazioni di conformità, fornite dagli enti certificatori, infatti sono risultate ideologicamente false. L’indagine è iniziata grazie alle segnalazioni giunte ai finanzieri da cittadini che asserivano di aver perso cifre esorbitanti giocando con le macchinette “certificate”.

L’operazione “black slot”
è stata condotta dalle fiamme gialle di Venezia, coadiuvate dai collegi del resto della Penisola. Il sequestro delle slot machine arriva al termine di un’indagine finalizzata alla prevenzione e repressione del gioco d’azzardo.

(25 settembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/slot-machine/slot-machine/slot-machine.html


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