Archivio | febbraio 13, 2008

Basta precarietà!

 

Comitato promotore dei Referendum contro

la precarietà e per la democrazia sindacale

 

In queste ore si potrebbe DEFINITIVAMENTE DECIDERE DI AVVIARE la CAMPAGNA dei REFERENDUM contro la precarietà e per la democrazia sindacale.

E’ infatti evidente che la crisi di governo potrebbe aver convinto molti a percorrere la strada dei Referendum.

Siamo tra l’altro in attesa di un parere della cassazione per verificare giuridicamente i possibili impedimenti derivanti dalle elezioni anticipate: mentre alcuni giorni fa sembrava che ci fossero poche probabilità, oggi sembrerebbe molto plausibile la possibilità di EFFETTIVA RACCOLTA DELLE FIRME IN TEMPI BREVI.

In questi giorni ci serve un ulteriore sforzo per far emergere una forte adesione all’appello a sostegno dei Referendum

Alle oltre 1.200 adesioni dobbiamo aggiungerne tante altre.

 

Invitiamo quindi tutti ad un impegno eccezionale per far sottoscrivere l’appello al maggior numero di lavoratori e cittadini.

ciao a tutti

Per il Comitato Promotore dei Referendum

Vincenzo Siniscalchi

 

Il Comitato Promotore dei Referendum

informazioni sui quesiti referendari

info@bastaprecarieta.org


http://www.bastaprecarieta.org/

COPIA QUESTO POST NEL TUO BLOG E FAI SOTTOSCRIVERE L’APPELLO …………

FIRMA QUI

 

La rosa (bianca) rubata

Rubare un fiore ormai non è reato. La morale si adegua al marketing della modernità. Nell’Italia politica dei Dini e dei Mastella, viados alla ricerca del marciapiede d’alto bordo; o dei Cuffaro, Previti, Dell’Utri, insomma, gente così, il peccato sembra veniale e nessuno se ne meraviglia. Purtroppo c’è chi insiste nel brontolare con la malinconia del sopravissuto ad una morale trascurata: non si rassegna alle mani lunghe dei nostri tempi.

È successo a Milano, qualche sera fa, fondazione Lazzati, Corsia dei Servi. Nel presentare il saggio di Paola Rosà, “Willy Graf- Con la Rosa Bianca contro Hitler”, prefazione commossa di Moni Ovadia, la piccola casa editrice Il Margine distribuisce due foglietti. E li distribuisce in ogni città dove si parla del libro: Novara, Brescia, Rovereto. Continuerà; non si rassegna. La gente deve sapere. “Va bene che la rosa e il bianco non sono marchi brevettati- è un po’ la rabbia di Paola Rosà e Paolo Ghezzi (autore de <La Rosa Bianca, gruppo di resistenza nel nome della libertà> e <Sophie Scholl e la Rosa Bianca>), ma i parlamentari dell’Udc Baccini e Tabacci hanno esagerato, usurpando un nome storico per battezzare il loro gruppo politico col nome del gruppo di studenti ghigliottinati dai nazisti nel 1943 per aver stampato e diffuso sei volantini contrari al regime. Cosa c’entra il neocentrismo moderato con la gloriosa storia del radicalismo resistenziale ? Invitiamo il senatore Baccini e l’onorevole Tabacci a ripensarci, visto che non sembra vogliano candidarsi all’eroico martirio”.

Anche perché dall’ Ottanta esiste un’Associazione Nazionale Rosa Bianca, sigla depositata, presidente Grazia Villa la quale apprende “con stupore la notizia del possibile utilizzo del nome Rosa Bianca per la costituzione di un nuovo partito. La nostra è una storia di incontri, convegni, azioni politiche e culturali stratificate nel corso di 27 anni”. Hanno creato un’identità nella quale si riconoscono migliaia di persone legate dal “comune sentire fin dall’inizio ispirato alla memoria pericolosa della Weiss Rose: cristianesimo libero e fedele dei giovani antinazisti. La loro resistenza interiore trasformata in azione politica non violenta, il coraggio di seguire la propria libertà di coscienza, l’assunzione di responsabilità fino al martirio, continuano ad essere gli ideali sui quali cresce la nostra attività. Confidiamo che si tenga conto della possibile confusione, proprio oggi, mentre viene auspicata da parte di tutti, anche dai promotori della nuova formazione, una maggiore trasparenza ‘fiore di speranza per la politica italiana’”. Ultime parole del duo Baccini-Tabacci, propensi al ‘tanto chi si ricorda’.

Invece ricordano. Ricorda Vincenzo Passerini, presidente del Margine, casa editrice di nicchia: “Per 30 anni non abbiamo osato usare il simbolo della Rosa Bianca per fare politica”. Molti di loro ne sono protagonisti. Anche Passerini ha un passato da consigliere delle province autonome Trento-Bolzano, base Lega Democratica e La Rete. Senza contare i corsi di formazione che alla fine di ogni agosto raccolgono i giovani con lezioni ispirate all’etica che non accetta compromessi; insegnamenti della Rosa Bianca analizzati da David Turoldo, Camillo Dal Piaz, Paolo Giuntella, Ermanno Gorrieri, Scoppola, Prodi, Ardigò, Veltroni, D’Alema, Martinazzoli, Rosy Bindi, Angela Finocchiaro, Nino Andreatta, Alexander Langer, Roberto Ruffilli, Luca Orlando, Franco Monaco, Nando dalla Chiesa, Adornato, eccetera. Elenco disperso nel tempo, generazioni di giovani invitate ad affrontare la vita pubblica senza le ipocrisie e i tatticismi compagni di viaggio delle vanità Italia 2000.

E i ragazzi tornano nelle loro città: diventano sindacalisti, politici, cooperanti magari ispirati dall’innocenza che i protagonisti della Rosa Bianca allungano ai nostri giorni. Nell’incontro di Milano, Anneliese Knoop-Graft, sorella minore di Willi, ascolta la storia dello strano “furto” e scuote la testa. Ha 87 anni e non riesce a capire come il sacrificio di un gruppo di credenti possa trasformarsi nella griffe per allodole politiche.
Per chi non ha letto i libri o visto il bellissimo film, ecco la storia dei veri protagonisti Rosa Bianca. Sophie Scholl viene giustiziata a 22 anni. Dopo la maturità lavora come maestra d’asilo e studia a Monaco città della quale è ospite il fratello Hans che ha lasciato disgustato la gioventù hitleriana: galera e poi università. Incontra fra i banchi Alexander Schmorell e Willi Graft. Non sopportano la violenza settaria del nazismo. Nasce la Rosa Bianca, scrivono e stampano i primi quattro volantini. Assieme partono per il fronte russo. Al ritorno tentano un collegamento con la resistenza berlinese. Scholl viene arrestato assieme alla sorella mentre distribuiscono manifestini. Tortura e ghigliottina. Dopo la caduta dei due fratelli, Schmorell prova a scappare in Svizzera, ma un’amica lo tradisce: per lui è finita.

L’odissea di Willi Graft comincia presto: arrestato per l’appartenenza all’Ordine Grigio, giovani cattolici illusi di poter restare lontani dall’isterismo delle associazioni hitleriane. Ritrova Monaco dopo la Russia. Assiste alla stesura degli ultimi due volantini e viene arrestato con la sorella Annelise, proprio la vecchia signora invitata in Italia dalla Rosa Bianca pre Baccini-Tabacci. Ricorda le ultime parole di Willi condannato a morte, seviziato per settimane e poi decapitato il 19 aprile 1943. Due mesi prima era stato giustiziato (definizione rivoltante) un loro insegnante. Professore di filosofia e musicologia all’università, Kurt Huber non faceva mistero dell’avversione al nazionalsocialismo. Lezioni frequentate dai ragazzi della Rosa Bianca. Huber aveva scritto il quinto e il sesto volantino. La moglie e due figli restano abbandonati.
Difficile cucire queste vite trasparenti alle carriere politiche della Rosa Bianca partitica, made in Italy due. Baccini è cresciuto alla scuola romana di Antonio Gerace (detto er Luparetta), famoso per storie dalla trasparenza strapazzata, soprattutto per essere venuto quasi alle mani in Campidoglio col socialdemocratico Robinio Costi mentre si stava decidendo se concedere o non concedere la licenza di un chiosco. Anni della Roma andreottiana, tangenti e verde saccheggiato da costruttori d’assalto diventati rispettabili man mano che allargavano palazzi e potere. Roma dello squalo Sbardella, grondante avvisi di garanzia. Ricorda Jacopo Iacoboni, sulla Stampa, il Baccini che si defilava mormorando: “ce sto ma nun me faccio vedè troppo”. Col Polo della Libertà si è fatto vedere per quattordici anni: chissà per quale background sottosegretario agli esteri, più adatto come ministro della funzione pubblica essendosi irrobustito politicamente nelle reti delle burocrazie.

Tabacci è diverso. Viene dalla provincia mantovana, concreta e attenta ai numeri dei capitani d’industria: Colannino Marcegaglia. Ha attraversato i giardini degli imprenditori che contano: Parma, Milano, Brescia. C’è chi millanta la sua amicizia nel comprare terreni e costruire supermercati. Tabacci non lo sa e non se ne può dargli colpa. Bisogna dire che assieme a Baccini ha a lungo meditato sull’inesistenza del conflitto di interessi, riforme giudiziarie, legge elettorale porcellum. Con introspezioni diverse. Tabacci si dissociava in Tv ma si rassegnava a votare in sintonia con Giovanardi mentre Baccini votava non facendosi vedere. Bisogna riconoscere il coraggio di una decisione che taglia col Cavaliere mentre i corridoi delle alleanze sono in subbuglio. Chi va, chi viene, chi torna. E loro, decisi: adesso basta, ecco la Rosa Bianca. Ma proprio quando la vocazione all’indipendenza è finalmente maturata, per quale ragione appropriarsi di un nome che ha un’altra storia?

Diciamolo: Pezzotta non assomiglia al professor Huber anche se il filo della devozione lo accompagna nelle interviste o durante i raduni Papa e Family Day. <Noi siamo un luogo aperto di ispirazione cristiana. Parliamone, ma presto>. Insomma, i protagonisti della Rosa Bianca made in Italy ricordano pochissimo i protagonisti silenziosi della vera Rosa Bianca. All’università di Tubinga, 4 novembre 1945, mesi dopo la fine della guerra, il teologo Romano Guarini ha sottolineato l’umiltà del sacrificio dei giovani e del loro professore: “Hanno misurato le azioni sull’onesta, sulla chiarezza, sul silenzio, virtù poco appariscenti ma faticose e fondamentali nella vita di un credente. La virtù del coraggio che abbandona il terreno protetto ed esce all’aperto perché sente una chiamata; la forza di cominciare che rinuncia alle cose conosciute e ne osa di nuove”. Guarini era un teologo nato a Verona ma cresciuto in Germania. I nazisti gli strappano la cattedra a Berlino dove ritorna con la fine del regime. Il giovane don Jospeh Ratzinger lo seguiva con attenzione. Sfogliando la sua commemorazione, si resta ammirati dell’ardire dei quattro politici che oggi ne vogliono indossare la memoria.

Come può essersi nata l’improprietà dell’idea? Si diceva sempre cosa bianca, così fan tutti, ma era la copertura provvisoria dei lavori in corso. Bisogna dire che anche terzo polo non suona bene: aria di una gobba inutile da quando Galileo ha raccontato del polo nord e del polo sud che ruotano. Con l’obbligo di mantenere l’aggettivo <bianco> dovevano inventare qualcosa ritoccando la cosa. Le consonanti utilizzabili sono appena due: la <r> di rosa e la <t< di tosa, ma presentarsi col partito della Tosa Bianca poteva suscitare equivoci nel ricco nord est. Senza contare la delusione di chi pretende la novità urgente di una morale che non rimastichi vecchie promesse. Non per i brontoloni del Margine o per l’inquietudine degli autori impegnati a scavare il sacrificio dei giovani tedeschi, ma Pezzotta, Baccini, Tabacci devono augurarsi che il paragone con la Rosa vera non li rimpicciolisca agli occhi di chi vorrebbe votarli. Vendere una cosa per un’altra può essere controproducente. Ricordo la delusione di tre famiglie italiane, viaggio in camper fra i parchi California-Nevada. Padri, madri, ragazzi. Sfogliando la mappa di Reno (vice capitale del gioco dopo Las Vegas) cercavano il <chiosco delle sorelle di Santa Chiara>, immaginando un monumento dimenticato dalla colonia spagnola. Appena arrivati, hanno capito: posto per soli adulti abitato da signore operose di piccola virtù. Addio a Reno per sempre.

mchierici2@libero.it

La cortesia dell’Unità

Calabria, arrestato assessore dell’Udeur

Pasquale Tripodi, assessore regionale al Turismo e alle Attività culturali nella quarta giunta Loiero, è stato arrestato nell’ambito delle indagini condotte dalla procura distrettuale antimafia di Perugia, che ha sgominato un’organizzazione criminale, dedita tra l’altro all’associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di stupefacenti, ed interessi negli appalti pubblici.

L’assessore al Turismo della Regione Calabria, Pasquale Tripodi è stato arrestato in relazione all’approvazione del progetto per la centrale idroelettrica della Vallata dello Stilaro.

Tripodi, nato a Montebello Ionico il 10 maggio 1957, è residente a Reggio Calabria, sposato, ha due figlie. Svolge la professione di medico, specialista di otorinolaringoiatria nell’ospedale di Melito Porto Salvo.

È stato segretario della sezione della Democrazia cristiana di Bova Marina e membro del comitato provinciale giovanile dello stesso partito.

Quindi per diversi anni si è allontanato dalla politica militante. Fin quando nel 1998 s’è iscritto allo Sdi. L’anno prima però, come espressione della società civile e capeggiando una lista civica era stato eletto sindaco di Bova Marina, incarico che ha espletato fino ad aprile del 2000.

Nelle elezioni regionali del 2005, ottiene 11.806 voti nella lista dei Popolari-Udeur nella provincia di Reggio Calabria.

Accresce in modo significativo il successo del 2000, quando, con le liste dello Sdi, era stato eletto con 3694 voti.

Assessore ai Trasporti nella prima Giunta regionale guidata da Agazio Loiero.

Nella seconda Giunta-Loiero, Tripodi ricopre la delega alle Attività Produttive e al Personale. Incarico riconfermatogli nella terza Giunta Loiero.

Traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro proveniente dai traffici illeciti in attività imprenditoriali nel campo dell’edilizia ed del mercato immobiliare, traffico di auto rubate, riciclaggio di assegni falsi e rubati, estorsioni, appalti pubblici ed altro.

Sono questi, tra gli altri, i capi di imputazione che hanno colpito le oltre 60 persone, arrestate nell’ambito dell’operazione «Naos» condotta dai magistrati della direzione distrettuale antimafia di Perugia, ed eseguita da centinaia di carabinieri che hanno arrestato anche esponenti della politica comunale e regionale della Calabria.

Oltre a Tripodi, nei guai sono finiti anche il sindaco di Staiti, il vice sindaco di Brancaleone ed un tecnico comunale dello stesso comune, tutti in provincia di Reggio Calabria.

«Sul piano formale, da ieri Tripodi non faceva parte né del governo regionale né della maggioranza di centrosinistra avendo fatto una scelta diversa seguendo Mastella nel centrodestra». Lo specifica il presidente della giunta calabra Agazio Loiero. «In questo momento gli auguro e mi auguro che sia in grado di dimostrare la sua estraneità alle accuse che gli vengono contestate», ha detto in una nota del portavoce, riferendosi a Tripodi. «Proprio sabato scorso – ha proseguito il presidente Loiero – avevo discusso con lui della sua posizione politica e gli avevo anche chiesto informazioni su alcune voci insistenti negli ultimi giorni di un suo coinvolgimento in una delicata inchiesta giudiziari. Gli avevo, quindi, esplicitamente chiesto di dimettersi, anche perché la sua presenza ad Arpaise, alla convention di Mastella, era in contrasto con la sua permanenza in giunta. Mi aveva assicurato che entro lunedì avrebbe rassegnato le dimissioni, come qualche giornale calabrese ha pure scritto. Non lo ha fatto e ieri ho provveduto a firmare il decreto di revoca, regolarmente protocollato».

Pubblicato il: 13.02.08
Modificato il:
13.02.08 alle ore 9.46

fonte:
http://www.unita.it/view.asp?idContent=72880

I giornali danesi ripubblicano la caricatura di Maometto


<B>I giornali danesi ripubblicano<br>la caricatura di Maometto</B>

COPENAGHEN – I principali quotidiani danesi hanno ripubblicato oggi la controversa vignetta che raffigurava Maometto con una bomba al posto del turbante, dopo l’arresto ieri in Danimarca di alcune persone sospettate di preparare un piano per assassinare il suo autore.

Jyllands-Posten, Politiken e Berlingske Tidende, Bt e Ekstra Bladet, oltre allo svedese Sydsvenska Dagblade hanno riproposto oggi la caricatura disegnata da Kurt Westergaard, una delle 12 che vennero pubblicate, e la più discussa.

Le 12 caricature, apparse per la prima volta nel settembre 2005 sullo Jyllands-Posten, avevano suscitato nei primi mesi dell’anno successivo le violente proteste dei musulmani, che le giudicarono blasfeme: nel 2006 morirono oltre 150 persone in tutto il mondo per i disordini legati alle vignette.

Il disegno dal 73enne Kurt Westergaard appare sull’edizione stampata del quotidiano Jyllands-Posten e anche sul sito internet, in segno di solidarietà al suo autore.

“E’ spaventoso” che venga minacciata la vita di una persona che lavora “nel rispetto dell’etica e delle tradizioni dei media danesi” scrive Carsten Juste, direttore del Jyllands-Posten, sul sito del quotidiano, motivando la scelta di ripubblicare il disegno in nome della libertà di stampa.

Per Lisbeth Knudsen, direttrice del Berlingske Tidendeche all’epoca della crisi decise di non stampare le vignette – le minacce contro Westergaard sono “inaccettabili” e la decisione di pubblicare la caricatura è stata presa per difendere la libertà di espressione.

Anche Politiken, che non le pubblicò e criticò invece il giornale Jyllands per la sua scelta, oggi ha cambiato posizione: “In una società libera, possiamo discutere sul come le discussioni pubbliche debbano essere condotte, ma non se debbano o meno essere fatte” ha commentato il direttore della testata Toger Seidenfaden.

(13 febbraio 2008

fonte:
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/vignette-danimarca/vignette-ripubblicate/vignette-ripubblicate.html

Beppe Grillo ai tedeschi: «Vi mandiamo già la spazzatura campana, prendete anche i politici»

endete anche i politici»

Beppe GrilloBERLINO (13 febbraio) – Beppe Grillo chiede aiuto ai tedeschi. Il comico genovese, in una intervista al settimanale Die Zeit in edicola si appella a Berlino per risolvere i problemi politici italiani. Presentato dal giornale come comico di fama e “oppositore extraparlamentare”, Grillo afferma: «L’Italia rivolge un appello ai fratelli tedeschi: dichiarateci guerra! Noi ci arrendiamo volentieri».

Nell’intervista il comico, descritto come «una specie di leader dell’opposizione extraparlamentare italiana», mette in guardia contro il ritorno al governo di Silvio Berlusconi e poi, rivolto ai tedeschi, spiega: «Voi siete la nostra ultima speranza. Già ora vi mandiamo ogni giorno l’immondizia della Campania. Per favore, prendetevi anche i nostri politici. Noi vi paghiamo bene. E non vi paghiamo con le obbligazioni di Stato, ve lo prometto. L’Italia ha il più alto indebitamento pubblico in Europa, circa 1626 miliardi di euro. Se l’Italia dovesse rimborsare tutte le sue obbligazioni statali, lo Stato italiano farebbe bancarotta».

fonte:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=18780&sez=HOME_INITALIA

Sinistra Arcobaleno, nuovo simbolo senza falce e martello

 FAUSTO bertinotti ANSA 220

È una fredda, tersa, giornata di sole, al Caffé di piazza di Pietra, poco lontano da Palazzo Chigi, dove viene presentato il nuovo simbolo della “Sinistra arcobaleno”. Molto semplice, solo delle onde arcobaleno appena accennate sotto il nome della federazione che raggruppa: Prc, Verdi, Pdci e Sinistra Democratica.

Alla fine si è deciso di evitare di inserirvi sotto i simboletti dei quattro partiti del raggruppamento, come avrebbero preferito inizialmente i comunisti italiani. Oltretutto in questo modo è più chiaro che non si tratta di una coalizione elettorale, cosa che comporterebbe altre regole e altri quorum, ma di un «nuovo soggetto politico», come ha specificato il segretario di Rifondazione Franco Giordano. Con la nuova legislatura, dopo il voto, i quattro formeranno gruppi parlamentari unici.

E così, in questa bella mattina soleggiata e fredda, sparisce dal panorama simbolico della politica italiana la vecchia cara falce e martello. O meglio, le uniche che vedremo sulla scheda saranno quelle di listine trinariciute o turigliattiane.

La falce e martello «non va via, ognuno la porta con sè», cerca di confortare i nostalgici il presidente della Camera nella sua veste di prossimo candidato premier della sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti. La scommessa del resto è più alta e più rischiosa, come ha avuto modo di dire anche in televisione: è l’esistenza stessa di una sinistra-sinistra o sinistra “radicale” come si usa dire sulla stampa moderata. Bertinotti preferisce l’idea di una sinistra «radicata», un soggetto che «non si arrende al duopolio», interprete di una «domanda di cambiamento» quella sì più «radicale».

L’obiettivo del nuovo simbolo senza i vecchi riferimenti, è quello che sia più attraente, capace cioè di coinvolgere anche forze e persone che non si sono formate nel solco dei vecchi ideali del marxismo e del costante riferimento alla classe operaia. In primis i Verdi, che sono tra i fondatori di questo nuovo raggruppamento, e poi settori del pacifismo, del movimento no global, ad esempio.

«Andiamo con questo simbolo in battaglia», ammette per niente rassegnato Bertinotti. E Pecoraro Scanio precisa che sarà un baluardo contro la prospettiva delle larghe intese e contro «ogni tipo di inciucio».

Fabio Mussi alla presentazione del simbolo non c’è ma solo perché è ricoverato, reduce da un trapianto di reni (che non ha avuto complicazioni, come specifica il ministero dell’Università e della Ricerca).

L’obiettivo esplicito della Sinistra Arcobaleno che si presenta per la prima volta al voto del 13 e 14 aprile, è quello di sfondare il tetto della doppia cifra alle prossime elezioni. Ma la strada appare in salita.

Secondo un recente sondaggio della Swg pubblicato dal sito “Affari Italiani.it” la “Cosa Rossa” avrebbe Rossa qualche difficoltà a raggiungere il 10% e si attesterebbe tra il 7,5 e il 9%. Per le rilevazioni dell’istituto Weber il blocco berlusconiano – le 17 sigle del Pdl più l’Udc, che però al momento non ha accettato «l’annessione» e più la lista collegata della Lega Nord potrebbe ambire al 49% e quindi alla vittoria. Cioè all’assegnazione, tramite il premio di maggioranza, dei seggi ….Sull’altro versante «il Partito Democratico -prosegue Weber- da solo è tra il 30 e il 31%. Mentre un’alleanza con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro potrebbe portare la percentuale al 34-36. Soltanto con una eventuale e al momento esclusa alleanza con la sinistra il Pd riuscirebbe – secondo questo campione Swg- a ottenere una percentuale più alta di quella dello schieramento berlusconiano.

Si sa che i sondaggi sono assai parziali, specialmente i primi, con il quadro delle alleanze ancora in evoluzione. Un altro, realizzato dall’Ipsos per il Corsera, sostiene che ci sono ancora il 12percento degli elettori indecisi tra i due schieramenti, non solo sul partito da votare. Secondo l’Ipsos il Popolo delle Libertà sarebbe in testa con il 40 percento mentre il Pd totalizzerebbe da solo il 33 percento.

Pubblicato il: 13.02.08
Modificato il:
13.02.08 alle ore 13.01

fonte:
http://www.unita.it/view.asp?idContent=72885

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