Inserito da: solleviamoci | Febbraio 26, 2008

HAI UN BLOG? OKKIO, TI POSSO DENUNCIARE

Diffamazione, denunciato un altro blogger

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Roma - Un altro blogger italiano finisce nei guai a causa di una denuncia per diffamazione, una denuncia non dovuta ad una propria esternazione quanto invece al fatto di aver riportato sul proprio blog una notizia con indicazione della fonte e link, notizia ritenuta diffamante. Il fatto di averla ripresa è stato sufficiente a far piombare su di lui una denuncia.

Della vicenda ha parlato Simone Rodriguez sul suo blog, in cui spiega: “Stiamo parlando di un blog amatoriale come il mio ed il vostro. Un blog nato per passione (per la propria terra) e soprattutto per diletto. Insomma un blog incentrato sul confronto e la discussione e non certo sulla denuncia (che lasciamo alle testate giornalistiche)”. La domanda è chiarissima: “Quando si parla di un blog amatoriale che riporta chiaramente che la notizia proviene da fonti esterne bisogna applicare le stesse rigide regole”, le regole cioè applicate alle testate giornalistiche? “Eppure - osserva Rodriguez - sarebbe bastato chiedere al webmaster di rimuovere l’articolo”.

Il blogger denunciato gestiva il sito CinidiSicilia che ora in home page pubblica un sunto della propria vicenda, e solo quello: “(…) per questo il titolare del dominio è stato denunciato penalmente, per aver copiato ed incollato una notizia che a quanto pare risulta infondata e siccome abbiamo altro da fare nella vita per mandare avanti le nostre famiglie, ci troviamo costretti a chiudere tutto per non andare incontro ad ulteriori problemi”.

I fatti li ha ricostruiti con Punto Informatico proprio il blogger denunciato. Racconta come nel settembre 2007 uscì “su molti siti Internet e probabilmente anche su qualche quotidiano locale (in totale sono una cinquantina i denunciati come me) una notizia riguardante casi di mala-sanità riscontrati dalla polizia in un policlinico siciliano. La notizia fu eclatante perché si parlava di topi morti e feti mal conservati, gli articoli riportavano riferimenti precisi a luoghi, forze dell’ordine e querelanti che avevano denunciato il fatto, con tanto di motivazioni, insomma tutto sembrava tranne che una notizia superficiale (ammesso che lo sia)”.

“Ingenuamente - spiega a PI - ho ritenuto opportuno copiare ed incollare,
così come il suo autore l’ha pubblicata, la notizia sul mio blog con tanto di fonte riportata in basso e screenshot del sito al solo scopo di commentarla con gli amici. Due giorni fa, a cinque mesi dalla pubblicazione, ricevo una telefonata della polizia postale che mi chiede di presentarmi da loro, lo faccio immediatamente e vengo formalmente denunciato”.

Una questione bollente quella della responsabilità dei blogger, un ambito nel quale non manca chi chiede giri di vite ed interpretazioni restrittive delle attuali normative, ad esempio per far ricadere anche i blogger nell’alveo della legge sulla stampa.

In questo caos normativo, e in assenza di una solida giurisprudenza che riporti il blogging ad un livello minimo di serenità, “l’unica cosa che ho potuto fare - racconta a PI il blogger denunciato - è stata quella di rilasciare una dichiarazione spontanea da allegare al protocollo che verrà inviato al magistrato dove ho tentato di spiegare la mia posizione, chiarendo che un blog non è una testata giornalistica, che non veniva aggiornato con alcuna periodicità, che la sua visibilità era pressoché nulla e che la fonte a cui ho fatto riferimento aveva sempre riportato notizie attendibili”.

“Al momento - prosegue - sono ancora scosso perché mi reputo una persona onestissima, lavoro per pagare le tasse perché ne pago parecchie (circa il 66%), non riesco a mentire nemmeno ad un bambino e mai mi sarei aspettato che potesse accadermi una cosa del genere, sicuramente sarò stato ingenuo, ma come me credo ce ne siano parecchi tra i blogger, per questo chiedo la diffusione di questa notizia, per quelli come me… non per me, io ormai posso solo mettermi nelle mani di avvocati e magistratura”.

I casi di blogger denunciati per diffamazione aumentano di continuo prefigurando un clima ostile alla libera espressione del pensiero sulla rete italiana. Una situazione che rischia di diventare esplosiva: sono ormai decine i blogger italiani che rischiano un processo per quanto hanno scritto o quanto qualcuno ha scritto nei commenti ai propri post, o per un link ritenuto diffamante. Una situazione fin qui sfuggita al Legislatore, spesso incapace di seguire con la dovuta attenzione i nodi critici dello sviluppo della Società dell’Informazione. Lasciare che siano normative interpretate in senso restrittivo e la scarsa conoscenza della rete a determinare magari in tribunale quali debbano essere i confini dei diritti degli utenti nell’era digitale - si dice da più parti in questi mesi - potrebbe rivelarsi un clamoroso boomerang oltreché una nuova imperdonabile leggerezza di chi abita la stanza dei bottoni.

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fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2200471

blog_no_evil_3_monkeys.gif

Sed Lex/ Questo sito non è stampa

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Roma - Le parole del Garante per la tutela dei dati personali, che si interroga su come applicare ai blog le regole dell’informazione, significano soltanto una cosa: queste regole vanno applicate anche perché i blog costituiscono, secondo lui, un pericolo per la privacy della gente.
I paranoici si sono già scatenati: censura!
Io, per natura sono più cauto (o, forse, soltanto meno responsabile), ma non posso fare a meno di ricordare che, da tempo, il Web (non soltanto i blog) è sotto assedio. Soltanto qualche esempio.

Chi rammenta la legge 62/2001? Penso molti, se guardiamo al numero di disclaimer presenti in Rete e che dicono, in sostanza, “questo sito non è stampa” proprio perché non ci sono i requisiti della menzionata legge.
Per smemorati e ultimi arrivati, ricordo che quella legge, disciplinando il cd. “prodotto editoriale”, creò un pasticcio interpretativo non da poco. E certe decisioni non erano, in fondo, così sballate e forcaiole. Erano soltanto il frutto di un’interpretazione possibile, forse dovuta, anche se a qualcuno non andava proprio giù.
Gli innocentisti osservavano che la legge era stata promulgata esclusivamente per poter erogare alcune provvidenze. Io, ai tempi, rimasi della mia idea, anche se nel 2003 cambiò qualcosa. Con l’art. 7, comma 3, del d.lgs. 70/2003 si fece un po’ di chiarezza, pur con esplicito riferimento soltanto alla registrazione delle testate.

Molto più di recente è arrivata la famosa sentenza di Aosta che equipara un blogger al direttore responsabile di una testata, con le conseguenze del caso. Un’acrobazia che sarebbe degna di un sublime ginnasta, se non fosse per l’evidente ineleganza. Comunque preoccupante, molto.

Ed ora arriva il Garante. Se da un lato va detto che già nel 2002 riconosceva ai siti Internet il diritto di cronaca/critica tipico della stampa professionale (ma io penso che sia già una banalità dire che l’art. 21 Cost. riguarda tutti), da un lato, subito, richiamava, implicitamente, anche per queste nuove realtà il cd. “decalogo del giornalista
Questa la frase estrapolata dal discorso: “Come applicare le regole dell’informazione al fenomeno dei blog, i siti autogestiti che ogni giorno si moltiplicano sulla rete?”. Come detto sopra, paranoici o “tranquilli”, la frase è chiara e non si riferisce, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente, al trattamento degli IP o degli indirizzi email dei commenti che risultano visibili al blogger. Regole dell’informazione, è chiarissimo.

Ma il Garante non fa i conti con la realtà. Internet è un’altra cosa. Internet è refrattaria alle regole anche se conosce “ordinamenti” propri (la Netiquette). D’altro canto, l’informazione non può essere esclusivo appannaggio delle testate anche se è ancora in vigore l’anacronistico e illiberale art. 16 (stampa clandestina) della legge sulla stampa.
Invocare un giro di vite è fuori luogo (la legge c’è già, come il reato di diffamazione) e attenta alle libertà dei singoli.

Se è vero che chi sbaglia deve pagare, penso che i blogger (e, comunque, chi fa informazione non professionale in Rete) non vogliano essere considerati “clandestini” o persone da regolare perché pericolose per gli altri, a prescindere.

C’è una coscienza che proprio non riesce a radicarsi nella gente, specie quando il tutto poggia sulle basi di una tecnofobia evidente nei Poteri.

avv. Daniele Minotti
www.minotti.net

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