Inserito da: solleviamoci | Febbraio 28, 2008

“Canone tv anche per i computer” consumatori in rivolta contro la Rai

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Anche chi ha solo il pc (e/o il videofonino) deve pagare. Esplode la protesta
Il Garante del contribuente: toni minatori nelle lettere di sollecito

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di FEDERICA CRAVERO

TORINO - Una pioggia di ricorsi contro il pagamento del canone Rai sta arrivando a Torino, nella sede piemontese del Garante per il contribuente. Meno di 200 segnalazioni due anni fa, quasi 600 l’anno scorso e il numero pare destinato ad aumentare. Sono le proteste di cittadini che pur avendo disdetto l’abbonamento alla televisione o pur non avendo un apparecchio televisivo, vengono rintracciati dal Sat, il Servizio abbonamenti televisivi che ha sede a Torino, e ricevono una lettera in cui li si invita, con toni severi, a regolarizzare la loro posizione e a pagare.

“Non si capisce con quale criterio
il Sat invii queste lettere - afferma Silvio Pieri, il presidente dell’ufficio del Garante del contribuente del Piemonte, competente per territorio - ma è sicuro che hanno dei toni decisamente minatori. Si paventano blocchi amministrativi delle auto o pignoramenti senza che la legge lo preveda. Per questo stiamo valutando la possibilità di presentare un esposto in procura per abuso d’ufficio”.

Molti pagano, ma sono sempre più numerosi coloro che si rivolgono al Garante, magari attraverso associazioni di consumatori. Come il Comitato per una libera informazione radio televisiva, attivo soprattutto nel Nordest, e l’Aduc di Firenze, che da anni si batte per l’abolizione del canone.

La questione, in effetti,
è di dubbia interpretazione e soprattutto è regolamentata da un regio decreto del 1938, quando addirittura c’era soltanto la radio, che poco si adatta alle evoluzioni della tecnologia che da allora ci sono state. Secondo la norma deve pagare chiunque detenga un “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni” e questo significa che anche un computer con una scheda tv, ma paradossalmente anche un videofonino, possono essere adattati per ricevere programmi tv. E infatti nelle lettere che la Rai invia nelle case si precisa “compresi personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali”. Definizione altrettanto vaga: avere un pc senza scheda tv significa lo stesso avere un televisore?


“Un tempo chi comprava
un televisore veniva registrato con nome e indirizzo, mentre adesso questo non si fa più e in effetti l’evasione è aumentata moltissimo - sostiene Silvio Pieri - Ma non si può rispondere all’illegalità con altra illegalità. A norma di legge per rescindere un contratto tv basta mandare una raccomandata, ma il Sat poi continua a tempestare di lettere chiedendo la compilazione di moduli. Inoltre quando si chiude un abbonamento si paga ancora una tassa di suggellamento che sarà pure di pochi euro, ma non c’è più nessuno che venga a impacchettare il televisore che non si usa più”.

Ragioni invocate da più parti
per l’abolizione del canone. “Credo sia opportuna una modifica della legge - conclude il Garante del Piemonte - una proposta potrebbe essere quella di una tassa sull’acquisto di un televisore in cambio dell’abolizione del canone. In effetti l’origine stessa del canone viene meno, visto che un tempo doveva servire per garantire il servizio pubblico anche nelle zone in cui non rendeva trasmettere, mentre ora con il satellite si arriva ovunque senza problemi”.

(24 febbraio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/canone-rai-pc/canone-rai-pc/canone-rai-pc.html

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STOP al canone RAI!

FIRMA LA PETIZIONE!

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LA LEGGE E LA SUA STORIA - La legge che istituisce il cosiddetto canone Rai, il Regio decreto-legge 2 febbraio 1938 n. 246, fu emanata dal Governo di Benito Mussolini per finanziare la macchina propagandistica del regime. All’epoca il televisore era stato recentemente inventato, ma in Italia non si sarebbe diffuso fino agli anni ‘50, quando iniziarono le prime regolari trasmissioni in VHF.
Questa legge prevede ancora oggi il pagamento del canone a chiunque sia in possesso di apparecchi “atti o adattabili” alla ricezione delle radiotrasmissioni. Nel 1938 il canone era richiesto fondamentalmente per il possesso della radio, e dagli anni ‘50 del televisore. Ma da allora la tecnologia si e’ evoluta oltre ogni immaginazione, contrariamente al canone Rai. Oltre al televisore, sono ormai moltissimi gli apparecchi elettronici che potrebbero rientrare nella indeterminata categoria degli “atti o adattabili” soggetti al canone: videoregistratore, registratore dvd, computer (con o senza scheda Tv e/o connessione Internet), videofonino, cellulari di nuova generazione, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se’ stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale, etc. Infatti, per alcuni di questi la Rai ha gia’ cominciato ad esigere il canone.

LE NOSTRE INDAGINI - Per questo abbiamo svolto una prima indagine per capire quali apparecchi sono effettivamente soggetti al pagamento del canone. Quello che e’ emerso e’ la totale incertezza da parte delle autorita’ preposte alla riscossione di questa tassa: dalla Rai all’Agenzia delle Entrate, dalla Guardia di Finanza al ministero dell’Economia e delle Finanze fino a quello delle Telecomunicazioni, nessuno ci ha saputo dare una risposta precisa, ma anzi tante risposte contraddittorie. E’ del tutto evidente che la legge e’ inadeguata al 21mo secolo. Da qui abbiamo svolto altre indagini da cui e’ emersa la totale ed arbitraria inapplicabilita’ di questa norma fascista:

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LE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI - A seguito delle nostre indagini, sono state depositate alla Camera alcune interrogazioni parlamentari (1, 2, 3, 4) rivolte ai ministeri competenti affinche’ chiariscano quegli aspetti della legge che oggi fanno di milioni di cittadini dei potenziali evasori fiscali o impongono il canone anche laddove non e’ dovuto. Fino ad oggi queste interrogazioni sono state ignorate, cosi’ come le nostre richieste di chiarimento.

ESPOSTO-DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI -Da tempo la Rai lamenta una grave evasione del canone d’abbonamento, a cui ricollega anche la crisi finanziaria che ogni anno spinge gli amministratori a chiedere un aumento degli importi, ben oltre il tasso di inflazione, e la riscossione indiscriminata tramite bolletta dell’elettricita’ al fine di sanare il deficit. Per questo, e’ nei propositi della Rai combattere l’evasione fiscale del canone d’abbonamento, effettuando richieste e accertamenti porta a porta, tramite proprio e anche a mezzo di Guardia di Finanza nei confronti di tutti i nuclei familiari risultanti negli elenchi anagrafici di tutti i Comuni d’Italia ma non ancora abbonati (oltre il 25%).
Per contro, l’ente concessionario non fa altrettanto per i canoni speciali, dovuti per il possesso di tali apparecchi fuori dall’ambito familiare. Tali notizie trovano conferma nelle statistiche sulla densita’ dei canoni speciali di abbonamento sul territorio italiano. A fronte di oltre 4 milioni di imprese dotate di connessione Internet (e quindi anche di computer), i canoni speciali di abbonamento nel 2006 risultano essere solo 171.554, poco piu’ del 4% dei canoni dovuti dalle sole imprese. Se a queste si aggiungono i lavoratori indipendenti che non risultano come imprese (oltre due milioni), banche e ogni loro filiale, uffici postali, enti locali, enti pubblici e loro sedi distaccate, tribunali e procure con relative sedi distaccate e sedi regionali, associazioni, stazioni ferroviarie, ecc., presumibilmente quasi tutti dotati di un computer o monitor, e’ evidente che l’evasione del canone speciale e’ pressoche’ totale, risultando un danno erariale di svariate centinaia di milioni di euro l’anno.
Infine, del tutto assente risulta l’accertamento e la riscossione del canone temporaneo (”Licenza Temporanea di Importazione” di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni) ad opera dell’Ufficio Dogane dell’Agenzia delle Entrate.
Nel novembre 2007 abbiamo presentato per questo un esposto-denuncia a tutte le procure regionali e alla Procura Generale della Corte dei Conti, ipotizzando un ingente danno erariale risultante dal comportamento omissivo dei dirigenti Rai e dell’Agenzia delle Entrate.

L’INTERPELLO - Abbiamo invitato tutti i cittadini sprovvisti di televisore, ma in possesso di altri apparecchi multimediali (computer, decoder, etc.) per i quali hanno ricevuto una richiesta di pagamento da parte della Rai a proporre un interpello all’Agenzia delle Entrate. Contrariamente ad altre forme di richiesta, se l’interpello non riceve risposta, il contribuente puo’ far valere la sua interpretazione della legge, senza incorrere in future sanzioni. In altre parole, se l’Agenzia delle Entrate continua a non rispondere, si potra’ tranquillamente non pagare il canone/tassa per computer e altri apparecchi multimediali senza rischi di incorrere in sanzioni.
Abbiamo anche formalmente chiesto una consulenza giuridica alla Direzione centrale del ministero delle Finanze in quanto associazione rappresentativa di interessi diffusi.

LA PETIZIONE PER L’ABOLIZIONE - E’ una necessita’ civica che si perde nel tempo, da quando nel nostro etere, negli anni ‘70 del secolo scorso, non siamo piu’ stati costretti a vedere e ascoltare la radio e la tv di un solo gestore. Quando l’etere comincio’ a liberarsi, chi non e’ stato coinvolto in quello spirito che aleggiava nella canzone di Eugenio Finardi “se una radio e’ libera, ma libera veramente, io l’amo ancor di piu’ perche’ libera la mente�.“? Ma era una sensazione d’animo che ha dovuto confrontarsi con un mastodonte: la Rai. Proprio perche’ non piu’ unica fonte di informazione, spettacolo, sport e cultura via etere, essa e’ diventata sempre piu’ terra di conquista di chi ci ha governato, un potente strumento attraverso il quale condizionare la vita civica, economica, politica e culturale di intere generazioni.
Ma non ci rassegniamo, e soprattutto non vogliamo continuare a finanziare questa Rai. Ci piacerebbe un servizio pubblico privatizzato, assegnato a diverse emittenti tramite gare d’appalto, una per settore tematico. Ma siamo consapevoli che questo non accadra’ per molto, molto tempo. Per ora ci accontenteremmo di non dover essere costretti a pagare per una tv che fa concorrenza sleale ad altri soggetti privati, la cui unica fonte di reddito e’ la pubblicita’.
Per questo proviamo a far sentire la nostra voce attraverso questa petizione, gia’ sottoscritta da oltre 200mila persone, li’ dove -in Parlamento- le cose potrebbero e dovrebbero cambiare. Diamoci una mano!

IL PERCHE’ DELLE NOSTRE INIZIATIVE - Da sempre ci battiamo per l’abolizione del canone Rai, e questo vorremmo. Ma fino a quando esiste questa legge, non e’ tollerabile che venga applicata in maniera arbitraria e cialtrona, forse perche’ si ha il timore che applicandola fino in fondo emerga ancor piu’ la sua inadeguatezza e sproporzione. In uno stato di diritto quando una legge e’ insensata non la si ignora, la si cambia.
Inoltre, con l’evolversi della tecnologia, e’ evidente che il canone Rai potrebbe essere richiesto per un crescente numero di tipologie di apparecchi, anche quando acquistati ed utilizzati per funzioni completamente estranee alla tv. Affidarsi al buon cuore della Rai nel riscuotere “ragionevolmente” il canone -disapplicando qua e la’ la legge- e’ una follia, oltre che poco lungimirante. Da una parte significa accettare quella diffusa cultura di illegalita’ di cui lo Stato rimane il primo promotore; dall’altra significa esporsi al libero arbitrio della Rai a seconda delle sue esigenze finanziarie.
Per questo ci auguriamo che queste nostre iniziative possano spingere il Parlamento a rivedere, se non ad abolire del tutto una legge dimostrabilmente inapplicabile e inapplicata.

fonte: http://www.aduc.it/dyn/rai/index.php

Risposte

Purtroppo in Italia le studiano tutte per …. Io personlamente pago il canone RAi , purtroppo , ma sto pensando di no farlo piu’ ! Ho acquistato online un abbonamento per una tv satellitare e con UN SOLO bollettino posso vedere 3000 canali sul mio pc !
Fra poco la telvisione sara’ solo un ricordo ….
E’ ora di farci sentire !!!1

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