SVIZZERA – Suicidio assistito con sacchetti di plastica riempiti di elio

EUROPA – SVIZZERA

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Zurigo. Procuratore generale su suicidio assistito: metodo con elio e’ inguardabile, molto meglio il pentobarbital

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Almeno quattro persone si sono tolte la vita in Svizzera ricorrendo ad un sacchetto di plastica riempito di elio, nuovo mezzo usato dalla discussa associazione di assistenza al suicidio Dignitas.

Il metodo permette di evitare la presenza di un medico che deve prescrivere il barbiturico sin qui utilizzato, ma il procuratore generale di Zurigo, cantone dove opera Dignitas, Andreas Brunner, si e’ detto indignato ed ha chiesto norme chiare per l’assistenza al suicidio, ha riferito l’agenzia di stampa svizzera ‘ats’. Come sempre, i responsabili di Dignitas hanno filmato le persone che si sono suicidate utilizzando elio ed hanno trasmesso le videocassette alla procura come prova di non aver commesso crimini. Le immagini sono ‘al limite del sopportabile’, ha detto Brunner. Si vedono persone che si mettono in testa un sacco di plastica riempito di elio. La morte interviene pero’ soltanto dopo ‘decine di minuti’ di sussulti.

Brunner e’ convinto che il pentobarbital sodico, sin qui utilizzato da Dignitas, sia molto piu’ indicato per i suicidi assistiti. Dignitas ha utilizzato per la prima volta il nuovo metodo di suicidio assistito lo scorso 18 febbraio. I casi sinora noti alla giustizia zurighese sono quattro, ha precisato il procuratore generale aggiunto Juerg Vollenweider.
Dignitas e’ l’unica organizzazione al mondo di accompagnamento al suicidio che offre i suoi servizi soprattutto a malati terminali provenienti dall’estero. Spesso e’ stata accusata di alimentare il ‘turismo della morte’. Recentemente, le sue attivita’ avevano suscitato un acceso dibattito. Sfrattata da appartamenti e camere d’albergo, l’associazione elvetica di assistenza al suicidio era rimasta infatti senza locali e si era rassegnata ad operare a bordo di vetture. E nel novembre scorso, due tedeschi, di 65 e 50 anni, giunti in Svizzera per morire avevano dovuto assorbire la dose letale di pentobarbital sodico in un furgoncino stazionato in un parcheggio, suscitando reazioni indignate in Svizzera e in Germania.
In Svizzera, l’aiuto al suicidio passivo (il paziente e’ accompagnato, ma compie da solo il gesto finale) non e’ punibile se non e’ compiuto per motivi egoistici. Sono due le principali associazioni di assistenza al suicidio, Exit e Dignitas.

Contrariamente alla prima che accetta di ‘accompagnare’solo persone domiciliate in Svizzera, Dignitas sembra specializzata nell’assistenza al suicidio di malati provenienti da Paesi dove e’ proibita, soprattutto tedeschi. Secondo dichiarazioni del segretario generale Ludwig Minelli, nel 2006 Dignitas ha aiutato 195 persone a togliersi la vita, di cui 120 provenivano dalla Germania.
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fonte: http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=214037

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IL CASO

Lo scrittore Hugo Claus ha scelto la ‘dolce morte’

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Hugo Claus Bruxelles, 19 marzo 2008  – Ha scelto di morire per eutanasia Hugo Claus, lo scrittore belga in lingua fiamminga spentosi oggi a 78 anni all’ospedale di Anversa. Da tempo l’autore di “Corrono voci” e de “La sofferenza del Belgio” soffriva di Alzheimer.

“Claus soffriva di Alzheimer. Ha deciso il momento della sua morte e ha chiesto l’eutanasia”, ha dichiarato in un comunicato la sua casa editrice belga, Bezige Bij.

Il Belgio è uno dei tre paesi dell’Unione Europea ad aver legalizzato l’eutanasia insieme a Olanda e Lussemburgo (qui il progetto di legge, approvato una prima volta dal Parlamento, attende una seconda lettura per l’approvazione completa). Le norme, simili in tutti e tre i paesi, stipulano che ogni eutanasia sia richiesta dal paziente che non ha speranza di guarigione, quando è ancora in condizioni di lucidità.
“Lo conosco abbastanza per sapere che voleva andarsene con orgoglio e dignità. Ci mancherà”, ha detto il ministro fiammingo della Cultura, Bert Anciaux.
Nato il 5 aprile 1929 a Bruges, Hugo Maurice Julien Claus, romanziere, poeta e drammaturgo, fu anche pittore e fece parte del gruppo Cobra, di ispirazione surrealista, nei primi anni Cinquanta. Fu insignito di numerosi premi tra cui il premio europeo Aristeion (1998), e in Italia il premio Nonino (2000). Fu più volte proposto dal Belgio al Premio Nobel per la Letteratura.

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fonte:  http://qn.quotidiano.net/2008/03/19/73705-scrittore_hugo_claus_scelto_dolce_morte.shtml

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EUTANASIA

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L’eutanasia – letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte) – è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano (o ad un animale) affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.

Nascita del termine “eutanasia”

Il filosofo inglese Francis Bacon introdusse il termine “eutanasia” nelle lingue moderne occidentali nel saggio Progresso della conoscenza (Of the Proficience and Advancement of Learning, 1605). In questo testo, Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Non vi era però, nell’idea di Bacon, il concetto esplicito di dare la morte. Allo stesso termine “eutanasia” Bacon attribuiva solo il significato etimologico di “buona morte” (morte non dolorosa); lo scopo del medico doveva essere quello di far sì che la morte (comunque sopraggiunta in modo “naturale”) fosse non dolorosa.

Il termine iniziò ad avere corso comune a partire dalla fine del XIX secolo, a indicare un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze di una persona malata. In tale periodo emerse esplicitamente il concetto di “uccisione per pietà” (talora – anche se non sempre – identificabile con la fattispecie dell’omicidio del consenziente) come pratica non riprovevole in linea di principio.

L’eutanasia nell’antichità

La questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. D’altra parte, nel mondo classico, in determinate condizioni, il suicidio (e l’assistenza allo stesso) era spesso considerato con rispetto. Simili indicazioni etiche e deontologiche si possono rintracciare nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi. Nell’Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello del Saul (II Samuele 1,6-10): un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio.

L’eutanasia nel vangelo cristiano

Volendo rileggere il vangelo alla luce della moderna scienza medica, si può interpretare uno dei più famosi passi di esso, la Passione, come una forma di eutanasia per mettere fine alla sofferenza di Gesù crocifisso. In tale ottica Matteo (Mt 27,33-34) descriverebbe un tentativo di avvelenare Gesù sul Golgota, col vino mischiato a fiele (anticamente si riteneva che il veleno del serpente, l’aspide, fosse contenuto nel suo fiele). Luca, che era medico, racconta che i soldati, inzuppata una spugna nell’aceto e postala in cima a una canna d’issopo, la spinsero sulla bocca di Gesù, che tuttavia rifiutò di berne. Questo gesto, che viene generalmente interpretato come un atto di disprezzo e di crudeltà dei soldati verso Gesù (assetato), potrebbe invece essere letto come compassionevole: l’aceto infatti provoca rapida acidosi metabolica, perdita della coscienza, coma acidosico e morte. In generale, comunque, il Vangelo non sembra commentare questa vicenda da un punto di vista morale (né, per altro, quella del suicidio di Giuda Iscariota). Le posizioni etiche di origine cristiana sul tema dell’eutanasia paiono dunque derivare dall’applicazione di principi e insegnamenti più generali.

Argomenti pro e contro l’eutanasia volontaria

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Ragioni a favore dell’eutanasia volontaria:

  • Scelta: La scelta è un fondamentale principio democratico [3]
  • Qualità della vita: Il dolore e la sofferenza che una persona sperimenta durante una malattia può risultare incomprensibile, anche se trattata con analgesici, ad una persona che non c’è passata attraverso. Anche senza considerare il dolore fisico, è spesso difficile per i pazienti far fronte alla sofferenza psichica per aver perso la loro indipendenza. La società non dovrebbe forzarli a sopportare queste difficoltà.[3]
  • Risorse: Oggi in molti paesi c’è carenza di posto negli ospedali. Inoltre le risorse umane e quelle dei posti letto potrebbero essere usate per le persone le cui vite possono essere salvate invece di mantenere in vita quelli che vogliono morire. Questo incrementerebbe la qualità generale delle cure ed abbrevierebbe le liste d’attesa degli ospedali[citazione necessaria].

Ragioni contro l’eutanasia volontaria:

  • Giuramento di Ippocrate: Ogni dottore deve giurare su qualche variante di esso, ma la versione originale esclude esplicitamente l’eutanasia.[4]
  • Morale: Per alcune persone l’eutanasia di alcuni o di tutti i tipi è moralmente inaccettabile.[3] Questa visione di solito vede l’eutanasia come un tipo di omicidio e l’eutanasia volontaria come un tipo di suicidio, la moralità del quale è oggetto di vivo dibattito.
  • Teologica: Molte religioni e moderne interpretazioni religiose considerano esplicitamente sia l’eutanasia che il suicidio come atti peccaminosi (vedi Eutanasia e religione).
  • Piena consapevolezza: L’eutanasia può essere considerata “volontaria” soltanto se il paziente è pienamente consapevole per prendere la decisione, cioè, se ha una comprensione razionale delle opzioni e delle loro conseguenze. La piena consapevolezza può essere difficile da determinare o addirittura da definire.[3]
  • Necessità: Se c’è qualche ragione per credere che la causa della malattia o della sofferenza di un paziente è o sarà presto risolvibile, a volte la cosa giusta da fare sembra quella di provare ad iniziare una nuova cura o dedicarsi a cure palliative.[3]
  • Desideri della famiglia: I membri della famiglia spesso desiderano passare più tempo possibile coi loro cari prima che muoiano.
  • Pressione: Tutti gli argomenti elencati a favore dell’eutanasia volontaria possono essere utilizzati dal personale ospedaliero per metter su una pressione psicologica terribile e continua sulle persone per farle acconsentire all’eutanasia volontaria.[5] Nei paesi con un sistema sanitario simile a quello della Gran Bretagna, il personale ospedaliero avrebbe degli obiettivi da raggiungere. Alcune persone vedono questa eventualità come una prospettiva terrificante.[6]

PER CONSULTARE LA TAVOLA COMPLETA SU L’EUTANASIA CLICCARE QUI

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14 Responses to “SVIZZERA – Suicidio assistito con sacchetti di plastica riempiti di elio”

  1. Franca says :

    La pratica ha già superato la legislazione. Sarebbe il caso di rifletterci. Mai più un caso Welby…

  2. Anonimo says :

    Io in verita` piu` che un commento ho una domanda.
    So di non poter minimamente paragonare la mia situazione a quella di un malato terminale, in quanto non solo non posseggo infermita` ne` fisiche ne` mentali, ma ho una vita relativamente normale, per essere una ragazza di 21 anni.
    Tuttavia, ritengo che il valore della propria vita possa essere determinato solo ed esclusivamente dall`individuo che la possiede. Da molto tempo ho pensato al suicidio, pero` ho paura. Ho paura di compiere il passo da sola. E` possibile, in qualunque Paese, ottenere il suicidio assistito senza essere malati terminali?
    Perfavore, non avventatevi contro di me dicendo che non so apprezzare la vita, perche` onestamente, non ho chiesto io di essere messa al mondo, e vorrei solo non dovermi svegliare piu` domani, senza fare del male a nessuno, giudicare, o essere giudicata.
    Grazie.

    • andrea says :

      vorrei conoscerti, così la facciamo finita insieme…forse
      xxx

    • Agata says :

      Cara Anonimo del 3 febbraio ’10, Caro Andrea del 17 aprile ’10, tanto tempo è passato da allora: mi piacerebbe davvero scoprire che siete ancora vivi, e che avete trovato un altro punto di vista sulle vostre vicende, tale per cui ora riuscite a vivere meglio.

      La vita è tutta una questione di punti di vista.

      Io ne ho un paio di formidabili, da cui riesco (almeno fin ora) ad affrontare i momenti più atroci. Così, su 2 piedi, senza sapere a chi, mi trovo in imbarazzo a raccontare, però se volete cercatemi ad atisthat@gmail.com – sono Zi’A.

      Anche io a 19 anni ero pronta a suicidarmi. Mi sentivo totalmente, irrimediabilmente, amarissimamente sola, e nessuna cosa in vita aveva senso essere vissuta, per me. Ero lì, con una lametta nuova vicino all’aorta. Mia madre, non sarebbe arrivata in tempo. Ancora oggi, nemmeno lo sa.

      Quel che allora mi salvò, mi è poi risultato prezioso in tante altre, completamente diverse, situazioni: uno buono spirito d’osservazione.

      E’ che non avevo capito niente della vita. Avevo capito tutto, ma non avevo capito niente. Avevo capito tutto quello che c’era sul lato del cubo su cui mi trovavo, l’orizzonte era vuoto, e pensavo non ci fosse più nulla da vedere: non avevo visto gli altri 3.

      Fra qualche giorno compio il mio primo mezzo secolo di vita. In tutto questo tempo, il cubo su cui ero a 19 anni si è rivelato essere in realtà un solido con tante più facce: sempre di più, ogni anno che passa, e sempre più interessanti.

      Chissà, forse un giorno diventerà una sfera perfetta (quella di Parmenide?) e allora sarò davvero pronta per morire: sarò un budda.

      Se c’è una cosa che adesso so per certo, è che la vita di ogni uno di noi è troppo stramegagalattica: troppo grande, per essere chiusa nella decisione di un momento.

  3. andrea says :

    ciao anonima; io non ti so legalmente aiutare, e poi non me la sento di augurarti o aiutarti a trovare la morte. ti posso pero’ offrire il mio indirizzo e-mail se ti va’: andrea.rot@gmail.com

    anche io ho vissuto un periodo nel quale volevo davvero farla finita, ma sono ancora qui, convinto e tutto sommato felice!

    un bacio,
    andrea

  4. ilaria says :

    ciao,io l’ho provato in casa xkè il mio ragazzo voleva lasciarmi..avevo solo lui..x fortuna nn ci son riuscita e poco dopo son scappata.Ora ho 30 anni e son mamma.credo che se vuoi la vita si migliora,può darsi che domani al risveglio sarà una gg fantastica!se sei ancora dell’idea personalmente ho visto solo la svizzera qui vicino,però se vai in là fai tappa in tutte le città che puoi perkè di roba bella ce nè! un abbraccio
    ilaria.samori@alice.it

  5. Fabio says :

    ciao…credo anche io che per avere un suicidio assisitito, sia ingiusto che debba sussistere la condizione essenziale di avere una malattia fisica;molte persone non capiscono o fanno finta di non capire che si può ammalare un anima che non trova pace nella vita terrena, e credo sia giusto dare loro la possibilità di una morte dignitosa, senza che ricorrano a mezzi brutali…
    Di questo sono pienamente convinto.

  6. Jennifer says :

    Viva la vita!!!
    Ma ragazzi, ma la volete capire o no che prima o poi l’exitus arriva da solo?
    Così facendo nn uccide voi stessi, bensì il corpo!
    E voi nn siete il corpo, vi siete sl identificato con il corpo, sapete ke succederà? Ke vi ritrovere dall’altra parte con la stessa mente e gli stessi problemi ke avevate di qua, perkè noi siamo essere infiniti eterni ed illimitati e nn finiremo mai, sl ke ce lo siamo scordato…per cui affrontate ed accettate le prove di questa vita, perkè la vita è qui e ora, nn esiste ne passato ne futuro, o perlomeno nn lo conociamo ancora.
    Ci hanno indottrinato con la speranza del paradiso, ma la realtà è ke se nn adempiamo i nostri doveri di questa vita ora, nn progrediremo mai verso la Sorgente, noi siamo uniti…siamo UNO con l’Universo…e L’Universo nn potrebbe mai dimenticarsi di se stesso!

    Vi amo a vi abbraccio!

  7. peter strouss says :

    Cara Jennifer, si hai ragione che siamo tutti UNO ma con la falsa identificazione del corpi vi è anche la falsa identificazione illusoria della mente, corpo e mente (e identità) svaniscono con la morte. lo so che è difficile per l’ego accettare la fine della personalità. Di fatto noi siamo UNA MSNIFESTAZIONE DELLA VITA E NON UNA CREATURA SEPARATA DA ESSA per cui vita siamo e vita saremo ma dopo la morte (del corpo e della mente) rimarrà di te solo la VITA e nulla più.. la VITA non può essere limitata ad una persona… quando dormi la tua identità sanisce però sei ancora VIVA ma non hai la cognizione della personalità, lo stesso con la morte fisica l’EGO muore e rimane solo quella parte di te che è la sola VERA VITA senza attributi. Ciao carissima

    Peter

  8. Matt Murdock says :

    Ciao a tutti.
    Voglio potervi lasciare un consiglio per avere una visione un pò più vasta di come potrebbe funzionare il ‘tutto’.
    Ho subito gravi pedite (intendo lutti gravi) durante l’ultimo periodo della mia vita, e da molti anni inoltre soffro per dolori interiorizzati molto accentranti, ma che con grande difficoltà riesco a comunicare, se non a persone qualificate che con metodo cercano di apprendere e consigliare.
    Di recente ho provato a seguire la via del Buddha, frequento, studio, mi applico in meditazione, e devo dire che a differenza di ogni altra ‘dottrina’ nota dove ci si affida a ipotetiche divinità superiori, Siddhartha (il principe che divenne Buddha circa 2.500 anni fa), non faceva forza altro che sulla propria capacità MENTALE di risolvere ed alleviare i suoi dolori e le sue afflizioni.
    Queste sono la causa prima del Ns. star male in questa esistenza obbligata di dolore, con cui tutti, dico tutti i miliardi di persone vissute tempo fa e quelle che verranno, dobbiamo fare i conti.
    Il mio consiglio é appunto quello di provare queste strade e queste esperienze, che se non fosse altro aiutano parecchio a migliorare la Ns capacità di comprensione e accettazione verso le cose intorno a Noi, all’Universalità dei cambiamenti, soprattutto all’interiorizzazione dei concetti e della coscienza che dobbiamo avere per modificare la visione del mondo, cosa che soprattutto per noi occidentali risulta essere molto deviata da ciò che é la realtà materiale dell’esistenza.

    Un abbraccio a tutti.
    Cercate sempre aiuto quando ne avete bisogno, ma soprattutto cercate quando siete in grado e dove possibile, di fornirlo anche agli altri, é veramente sufficiente anche solo un sorriso.

    Matteo.

  9. maria grazia says :

    Nessuno parla dei costi. E’ una cosa che possono permettersi tutti? Non credo, ho letto che la clinica chiede 8.500 euro, poi bisogna aggiungere le spese di trasporto, sia prima che dopo, e quelle dei parenti che ti assistono. Come la mettiamo?

    • Rosana Frattini says :

      Maria Grazia, il suicidio assistito, si voglia o no, é un lusso e pertanto si paga; altrimenti siamo invitati a gettarci dal ponte. Scusa la franchezza. In questo mondo non tutto é alla portata di tutti.
      Rosana

  10. michi says :

    Certo, non tutto è alla portata di tutti. Il suicidio in particolare è alla portata di tutti coloro che hanno il coraggio di attuarlo da soli, altrimenti bisogna pagare per farsi aiutare. Io per esempio da un po’ ci penso a intermittenza, ma quando mi accade trovo sempre un motivo per non uccidermi: qualcosa da sistemare, qualcuno che non può essere abbandonato, ecc. E poi mi accorgo che in fondo voglio vivere, che ho una paura tremenda della morte. Solo che spesso non ho voglia di nulla e devo forzarmi a fare questo e quello, e poi magari arriva qualcuno che mi deprime ancor di più, e allora vorrei tanto uscire dalla finestra. Non ne posso più, sono stanca, stanca, così stanca che sento le mie braccia letteralmente cadere, e faccio fatica a scrivere al computer. In questo momento il mio braccio sinistro è appoggiato in grembo, l’altro si muove sulla tastiera. Adesso anche il mio braccio destro non ce la fa più e smetto. Queste cose non le ho mai dette a nessuno.

  11. rosana frattini says :

    Banale suggerimento, non avendo delle basi per poter consigliare: sei depressa? prenditi qualche antidepressivo. É pieno di giovani / persone di mezza etá che sono depressi, ‘e purtroppo un fenomeno della nostra vita moderna. Non lasciarti a te stessa. Il fatto che ti rendi conto di essere di aiuto o di sostegno ad altri é giá tanto, perche sai, Michi, é proprio cosi! Ogniuno di noi ha delle funzioni pure se queste non ci siano chiari. Riposati, vai in vacanza, riscopri la gioia di vivere, per te stessa e per quelli che ti circondano. Ti auguro tutto il meglio, e ti abbraccio. Rosana

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