Posted by: solleviamoci | Marzo 19, 2008

Merkel, la Shoah e la Palestina che muore

 

Merkel in Israele: «La Shoah riempie noi tedeschi
di vergogna. Mi inchino davanti alle vittime»

Angela Merkel in Israele (foto Scheiner - Lapresse)

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GERUSALEMME (18 marzo) -«La Shoah riempie noi tedeschi di vergogna. M’inchino davanti alle vittime. M’inchino davanti ai sopravvissuti e chi li ha aiutati a sopravvivere». Così il cancelliere tedesco Angela Merkel ha parlato oggi davanti al Parlamento israeliano. Ha iniziato ringraziando in lingua ebraica «per il grande onore» che le è stato concesso. L’intero discorso è stato tenuto in lingua tedesca, cosa che ha creato polemiche. Cinque deputati hanno boicottato la seduta per non sentire la lingua usata nello sterminio degli ebrei. E’ la prima volta che un capo di governo pronuncia un discorso davanti alla Knesset.

«Vergogna per la Shoah». «Ogni governo tedesco e ogni cancelliere tedesco prima di me si è impegnato nella speciale responsabilità storica che la Germania ha verso la sicurezza d’Israele», ha detto la Merkel. «L’omicidio di massa» di sei milioni di ebrei «nel nome della Germania» ha causato «indescrivibili sofferenze» ha aggiunto. «Sono profondamente convinta - ha detto ancora la Merkel -che soltanto se la Germania saprà riconoscere la sua eterna responsabilità per la catastrofe morale della sua storia, potremo forgiare il futuro in maniera umana». Ciò significa che la Germania deve impedire ogni tentativo di sottovalutare le atrocità naziste e che «antisemitismo, razzismo e xenofobia non devono più poter metter piede in Germania e in Europa».

«La Germania non lascerà mai solo Israele», ha proseguito il cancelliere tedesco aggiungendo che tra i due stati i rapporti saranno sempre particolari, in considerazione del tragico passato della Shoah. «Antisemitismo e razzismo - ha aggiunto - non dovranno mai più aver posto in Europa». Il cancelliere ha quindi esortato Israele ad accettare «dolorosi compromessi» per ottenere la pace nella regione e a collaborare con l’Ue per dare stabilità alla regione e ha affermato che la Germania appoggerà nuove sanzioni contro l’Iran se gli sforzi diplomatici per convincere Teheran a sospendere il suo programma nucleare dovessero fallire.

Condanna dei razzi Qassam.
La Merkel ha poi sottolineato come i tiri di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza sulle città israeliane limitrofe sono un crimine e devono cessare. La Germania, ha detto, è per una soluzione del conflitto nella regione secondo la formula di due stati: «lo stato di Israele per gli ebrei e uno stato di Palestina per i palestinesi».

Monito all’Iran. Il cancelliere ha proseguito affermando che il programma nucleare iraniano è una minaccia alla pace e alla sicurezza. Una minaccia prima per Israele, poi per la regione e poi anche per l’Europa. «Non è la comunità internazionale che deve dimostrare che l’Iran vuole la bomba atomica e l’Iran che deve dimostrare che non la vuole», ha detto la Merkel che ha poi condannando «i ripetuti attacchi verbali» del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad contro Israele.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha definito le ambizioni nucleari iraniane «un grave pericolo per la stabilità del Medio Oriente». «Non ho dubbi che la sua posizione e quella del suo governo - ha poi detto, rivolto alla Merkel - contribuiranno a rafforzare il fronte internazionale contro le ambizioni distruttive dell’Iran».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20868&sez=HOME_NELMONDO

Gaza, imprenditori fanno funerali simboli alle loro 3900 aziende

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Funerali simbolici per 3900 aziende palestinesi grandi e piccole chiuse negli ultimi anni nella striscia di Gaza di pari passo con la chiusura dei valichi con Israele sono stati celebrati martedì in una zona sterrata di Gaza proclamata «cimitero delle attività economiche». Per ogni azienda chiusa forzatamente c’era un cartoncino bianco con il nome. Alcuni dei proprietari hanno voluto essere presenti alla cerimonia nel cimitero e hanno letto brevi elogi funebri delle aziende estinte. La manifestazione di protesta è stata organizzata, in una Gaza immiserita da una disoccupazione di massa, dal locale Comitato popolare contro l’assedio.


Nel frattempo sono due al momento
in campo le iniziative tese a ripristinare una situazione di minore tensione tra Hamas e Israele, dopo i raid delle passate settimane contro la Striscia di Gaza. La prima è un’iniziativa yemenita, sostenuta dall’Olp, che tenta una rappacificazione tra il movimento di resistenza islamico guidato da Ismail Haniyeh e l’Anp guidata dal presidente Abu Mazen di Fatah. La seconda è una mediazione egiziana per una nuova tregua di fatto. Il capo dell’intelligence egiziana Omar Suleiman, sarebbe in procinto di tornare in Israele nel tentativo di raggiungere a un nuovo cessate il fuoco pur non ufficializzato tra Israele e Hamas. L’accordo che Suleiman vorrebbe raggiungere prevederebbe l’impegno da parte degli israeliani di fermare le operazioni militari a Gaza in cambio e in prospettiva allentare l’assedio alla Striscia. Mentre sul versante di Hamas ci dovrebbe essere un pari impegno a fermare il lancio di razzi contro Sderot e Ashkelon.

L’accordo sotto l’egida dello Yemen prevederebbe invece la restaurazione di una situazione ex ante il 15 giugno 2007, quando Hamas ha preso il potere a Gaza defenestrando e uccidendo i dirigenti di Fatah. Una delegazione dell’Olp, arrivata martedì a Sanaa, capitale dello Yemen, per esortare Hamas ad accettare l’iniziativa yemenita di riconciliazione. Un’iniziativa verso la quale il movimento di Haniyeh ha finora ostentato freddezza.

Pubblicato il: 18.03.08
Modificato il:
18.03.08 alle ore 14.59

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=73891

Risposte

“Cinque deputati hanno boicottato la seduta per non sentire la lingua usata nello sterminio degli ebrei”.
Perchè fu colpa della lingua?

Ahaha, grazie Franca, ero entrata qui per esprimere il mio dissenso su questa cosa, che mi fa anche un po’ ridere…
E’ evidente che il solo fatto di essere discendente di un popolo vittima di simili atrocità non possa mettere al riparo dall’idiozia.
Ora, va bene ricordare, è doveroso e sacrosanto, ma bisogna pure andare avanti. E queste non sono di certo le persone che agevolano il processo di pace e fratellanza fra i popoli.
Non sarebbe male occuparsi de presente e di quello che Israele, vittima di tante atrocità, sta a sua volta facendo ad un altro popolo.

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