Cerimonia di accensione in Grecia, azione di disturbo di Reportèrs sans Frontieres. Nuove manifestazioni nella provincia di Sichuan: morto un agente, alcuni feriti
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Una tedofora thailandese si ritira “contro la repressione”. Pechino: “La stampa internazionale distorce la realtà”
La polizia grecablocca un manifestante.
ATENE - Una fiamma olimpica contestata, quella accesa nel corso di una solenne cerimonia nell’antico sito di Olimpia, in Grecia. Un’occasione, com’era prevedibile, per spostare l’attenzione sulla questione tibetana. A sostenere la protesta anche due membri di Reporters sans Frontières, fra cui il fondatore dell’associazione, Robert Menard, che hanno distratto il servizio d’ordine permettendo a un tibetano di sventolare per qualche istante una bandiera nera, con un paio di manette formate dai cinque anelli olimpici, alle spalle di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008. Le immagini, in mondovisione, sono state brevemente oscurate dalla tv cinese che, per scongiurare incidenti, le ha trasmesse in differita.
LE FOTO DELLE PROTESTE A OLIMPIA - IL VIDEO
VIDEO: IN NEPAL ARRESTATI 250 TIBETANI
Le contestazioni. Proseguiranno fino all’8 agosto, giorno dell’apertura dei Giochi, le azioni di disturbo inaugurate oggi da Rsf. Lo annuncia lo stesso Menard, fermato dalla polizia greca con altri due militanti: “Vogliamo che i capi di Stato stranieri boicottino l’apertura dei Giochi. Non abbiamo niente contro le Olimpiadi o contro gli atleti, ricordiamo agli Stati che la Cina è la più grande prigione del mondo”. E una tedofora thailandese, Narisa Chakrabongse, presidente della Green World Foundation, annuncia che per protesta non porterà la fiaccola: “Voglio mandare un messaggio alla Cina, le sue azioni non possono essere accettate dalla comunità internazionale. La sua politica nei confronti del Tibet va rivista con urgenza”.
Oltre 20 fermati. Oltre al gesto di Menard, circa dieci manifestanti hanno tentato, senza successo, di ostacolare la corsa del primo tedoforo, il greco Alexandros Nikolaidis. La polizia riferisce che in totale sono state fermate 25 persone.
Il viaggio della torcia. La torcia portata da circa quattromila tedofori di tutto il mondo percorrerà, nei prossimi 130 giorni, 137 mila chilometri, fino a Pechino, passando anche per il Tibet. I Giochi si concluderanno il 24 agosto.
Cio: “No al boicottaggio”. Il presidente del Comitato olimpico, Jacques Rogge, torna a escludere qualsiasi ipotesi di boicottaggio: “Nessuno dei grandi leader internazionali lo vuole, rispetto l’opinione delle organizzazioni umanitarie, ma non sono rappresentative dell’opinione dei loro Paesi”. A chi critica il silenzio del Comitato davanti alle violenze tibetane, Rogge esprime la speranza che i Giochi possano rappresentare la leva del cambiamento in Cina: “Sono impegnato in un’attività negoziale silenziosa con Pechino”.
Nuovi scontri in Cina. In Cina non si ferma la protesta. Un poliziotto cinese è stato ucciso e alcuni altri sono rimasti feriti durante una manifestazione nella provincia del Sichuan, ampiamente popolata da tibetani. Secondo le autorità cinesi, 381 persone coinvolte negli scontri si sarebbero arrese alla polizia. Esuli tibetani riferiscono di manifestazioni, sabato, nella contea tibetana di Chentsa, nella provincia del Qinghai e presso il monastero di Makur Namgyaling. Le fonti aggiungono che lo scorso 16 marzo, a Aba, nella provincia del Sichuan, 23 persone sarebbero state uccise dalla polizia, che avrebbe fatto fuoco sui manifestanti. Nuove proteste anche a Kathmandu, in Nepal, dove la polizia ha arrestato circa 400 persone, in gran parte esuli tibetani.
L’immagine che Rsfha scelto per la protesta.
Le vittime. Il sito ufficiale del governo tibetano in esilio afferma che il bilancio dei morti delle scorse settimane, a Lhasa, capitale del Tibet, e in altre province della regione è salito a 140. Il precedente bilancio degli esuli era di 99 vittime, mentre quello delle autorità di Pechino è di 19 morti, di cui 18 civili cinesi “innocenti” uccisi dai manifestanti, e un poliziotto.
Pechino accusa la stampa straniera. La Cina accusa ancora la stampa internazionale di “distorcere la realtà” nel riferire delle violenze in Tibet. L’agenzia ufficiale Nuova Cina punta l’indice in particolare contro l’americana Cnn, perché ha mandato in onda una foto dell’agenzia France Press dalla quale sarebbero stati “tagliati” i manifestanti tibetani che tiravano pietre contro due veicoli militari. Il Tibet è stato chiuso alla stampa e agli osservatori indipendenti e, alla luce delle ripetute accuse epsresse da Pechino, è improbabile che venga riaperto nel prossimo futuro.
(24 marzo 2008)
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