
Berlusconi: è sempre colpa di Prodi
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Su base annua, i prodotti petroliferi raffinati incidono per il 40% sulla crescita complessiva dei prezzi alla produzione, seguiti dal comparto alimentari, bevande e tabacco che costituiscono il 20% dell’aumento di spesa e da energia gas e acqua che incidono per il 10% sul complessivo caroprezzi.
Ad aumentare quindi non è solo il carburante ma anche i beni di consumo che rispetto al 2007 costano il 9,6% in più. Si tratta, in ogni caso, di una battuta d’arresto: l’aumento dei generi alimentari, spiega l’Istat, continua ma è più contenuto. L’inflazione, comunque, ha fatto sì che a marzo la pasta costasse il 17% in più rispetto a un anno prima e il 3% in più rispetto a solo un mese fa. Il pane rincara del 13,2% (+0,7% l’aumento mensile), il latte del 10,5%, la frutta del 5,8% e gli ortaggi del 4,2%. Leggermente più contenuto il rincaro della carne, che costa il 4% in più rispetto a marzo 2007.
Ha toccato il suo massimo storico il prezzo del riso, che è salito del 40% dall’inizio dell’anno. A spingere il prezzo verso l’alto, spiega la Col diretti, «è la forte riduzione delle scorte mondiali di riso che quest’anno, secondo il Dipartimento statunitense dell’agricoltura, non dovrebbero superare i 72 milioni di tonnellate, il livello più basso negli ultimi 25 anni». Ma secondo il presidente di Confagricoltura Federico Secchioni, «il deficit di materie prime è strutturale, non congiunturale, quindi – propone – si deve dare all’Italia una maggiore stabilità produttiva e contestualmente applicare delle politiche di contenimento dei costi».
Pubblicato il: 31.03.08
Modificato il: 31.03.08 alle ore 13.57
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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=74212
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