Esce in Francia il documentario choc sul prete pedofilo
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di Laura Putti
Parigi - Era il 1973 quando padre Oliver O’Grady, giovane prete di origini irlandesi, si installò nella sua prima parrocchia: Lodi, California del Nord. I parrocchiani furono molto ospitali. Come non esserlo? Mite, gentile, premuroso, “father Oliie” aveva in un attimo conquistato le loro anime.
Peccato che le anime dei frequentatori della chiesa fossero soltanto un tramite: attraverso di esse, padre O’Grady voleva arrivare alla carne. Quella dei loro figli. Era ai bambini che il parroco puntava: in vent’anni di carriera religiosa (tanti gliene lasciarono fare), ne molestò (e abusò, e violentò) una cinquantina. Il più piccolo aveva nove mesi; la più grande (consenziente) più di venti: la madre di un ragazzino al quale O’Grady voleva arrivare (ci riuscì). Non è cosa nuova, lo scandalo della padofilia nella chiesa americana. Nuovo è, invece, il fatto che un prete parli liberamente di un’esperienza personale tanto scabrosa.
Amy Berg, giornalista della CNN e della CBS impegnata sul fronte dei diritti umani e sociali, vincitrice di Emmy Awards per le sue inchieste nel 2003 e nel 2004, è andata a scovare Oliver O’Grady ed ha girato un documentario sconvolgente. Uscito negli Stati Uniti nell’ottobre di due anni fa, candidato all’Oscar del miglior documentario nel 2007, soltanto adesso ‘Deliver us from evil’ (liberaci dal male) arriva in Francia dove è uscito mercoledì. Il film è stato venduto in tutta Europa, tranne che in Germania e in Italia.
Amy Berg è riuscita ad avere il numero di telefono di O’Grady attraverso uno dei magistrati che aveva condotto l’inchiesta negli Stati Uniti. Per telefono l’ha convinto a testimoniare. E’ corsa a Dublino, dove l’ex prete vie da libero cittadino dopo soli sette anni di reclusione. “Le riprese sono durate dieci giorni” dice Amy Berg. “Ho ascoltato cose molto difficili, cose che mi hanno dato la nausea. E’ stata un’esperienza sconvolgente”. I suoi sentimenti diventano esattamente quelli dello spettatore. Man mano che il film scorre sul grande schermo ci si chiede se sia una finzione, se quelle due donne e quel ragazzo che raccontano scene di pedofilia, sodomia e carezze, siano attori che recitano una parte. Allora si cerca di proteggersi: sono attori, non possono essere altro che attori. Ma poi arrivano le testimonianze dei padri, delle madri: all’inizio posati, razionali, tranquilli. Raccontano i fatti quasi con distacco. Ma alla fine di di ‘Deliver us from evil’ gli uomini e le donne che hanno subito gli inganni di ‘father Ollie’ vanno in pezzi e crollano. Si sbriciolano in diretta.
Chi invece resta impassibile sono due testi del processo: monsignor Roger Mahoney (che negli anni 90 era vescovo di Stockton, ad un’ottantina di chilometri, dove O’Grady era stato trasferito, sempre come parroco, dopo che a Lodi la situazione cominciò a complicarsi) ed il suo vice con il profetico nome di monsignor Cain. Nel film si vedono le loro testimonianze, drammatiche per accidia e menzogna, piene di “non ricordo”, silenziose negazioni dell’evidenza. Tanto che, subito dopo il caso O’Grady, Mahoney venne nominato cardinale ed è attualmente a LOs Angeles.
In ‘Deliver us from evil’ Amy Berg -che ha scelto la storia di O’Grady su 550 casi di preti pedofili dei quali si era a lungo occupata come giornalista, aiutata dallo Snap (Survivor Network for Abused by Priests)- formula un’accusa precisa contro l’allora monsignor Ratzinger, colpevole di essere al corrente di tutto.
Ma la parte più sconvolgente è quella dell’intervista al pedofilo. Gentile, posato, perfino dolce, O’Grady ammette tutto. Parla in una chiesa. Ad un certo punto, candidamente, dice: “Se mi chiede se mi piacciono le donne direi di no. Se mi picciono gli uomini ancora no. Se mi piacciono i bambini, forse. Se mi piacciono i bambini in costume da bagno, si. Nudi, si”. Ammette tutto, e di più. Per esempio di essere stato violentato da suo fratello da bambino e di aver poi abusato per anni di sua sorella.
Davanti alla cinepresa scrive una lettera e la spedisce a tutte le sue vittime. Come se, a distanza di più di trent’anni, fosse la cosa giusta da fare. Chiede loro perdono e le invita ad incontrarsi a Dublino per poter parlare dell’accaduto e potersene infine liberare. Ma sui volti (e nelle biografie) di Marie Jyono e di Nancy Sloan, arrivate a 40 anni senza un amore e senza un figlio, si legge chiaramente che dello sguardo di Oliver O’Grady sui loro corpi di bambine non si libereranno mai.
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fonte: laRepubblica, 4 aprile 2008
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E’ uscito negli USA uno splendido documentario opera della regista Amy Berg dal titolo “Deliver us from evil“, ossia “Liberaci dal male”.
Si tratta della vita di uno dei più noti preti pedofili della storia recente, padre Oliver O’Grady, colpevole di aver violentato e sodomizzato un centinaio di bambine e bambini compreso un bebè di nove mesi. Le famiglie dei bambini si contendevano il sacerdote O’Grady, così cortese e gentile, e lo invitavano a cena e a dormire nelle proprie case, pensando che fosse una benedizione divina avere un prete in casa. O’Grady si alzava la notte ed entrava nelle camere da letto delle bambine, indisturbato. Il documentario mostra passo per passo la incredibile spirale di violenza e tutti gli sforzi dalla Chiesa Cattolica Romana degli Stati Uniti per proteggerlo.
O’Grady
Impressionante nel suo realismo, il documentario ci dà una immagine di O’Grady per quella che è, una persona malata e non un delinquente, mentre mette in luce l’azione decisa operata dalla diocesi di Stockton, dove l’allora vescovo Mahony continuava a trasferire il suo sacerdote ad ogni segno di denuncia di abuso. Mahony diventerà cardinale e O’Grady ora passeggia tranquillamente per le strade di Dublino con una pensione direttamente dalla chiesa. La Berg suggerisce che questa pensione è proprio opera di Mahoney, come ringraziamento per il silenzio da parte di O’Grady che, non denunciando le coperture ricevute, gli avrebbe permesso di raggiungere la tanto sospirata carica di cardinale.
“Deliver us from evil” mostra un ex prete quasi alieno dai delitti che ha commesso, delitti che l’uomo spiega come semplice forma di affetto verso i bambini: “Volevo solo abbracciarli perchè li amavo”. Un contrasto agghiacciante affiora affiancando le sue spiegazioni di uomo malato, a quelle delle vittime che crudamente parlano delle penetrazioni vaginali e anali, senza lasciare nulla alla fantasia.
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Una straziante testimonianza reale documentata da ‘Deliver us from evil’. La produzione del film sta lavorando ad una distribuzione utile per presentare la pellicola alle candidature per gli Oscar. |
La testimonianza più dolorosa è quella del padre di una delle vittime, la piccola Anna che fu abusata dal sacerdote dall’età di 5 anni fino ai 12. Le lacrime scendono copiose sul volto di un padre divorato dai sensi di colpa per aver aperto la porta a quel prete mostro e avergli consegnato sua figlia.
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James Ellison, vittima di abusi, fu ucciso dal suo stesso abusatore, un prete cattolico, insieme a Dan O’Connell, l’uomo che indagò e scoprì le violenze. LA STORIA » |
Ma le accuse della regista non si fermano qui. Nello svolgimento del documentario mostra come fu il cardinale Ratzinger che apportò modifiche alla dottrina cattolica per impedire ogni investigazione sui preti pedofili. Poco tempo dopo, il papa Ratzinger chiese immunità legale al Presidente degli Stati Uniti come capo di stato, in conseguenza di una incriminazione piovutagli in testa da parte dello Stato del Texas. La domanda fu presentata direttamente al Dipartimento di Stato, anche se non ce n’era alcun bisogno. Gli avvocati dichiararono che lo facevano per esserne sicuri. È utile ricordare che il Texas è in maggioranza protestante: dunque indifferente che un accusato sia un operatore ecologico o un papa.
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in questa cartina sono segnalate tutte le diocesi dove sono stati denunciati casi di pedofilia ad opera di sacerdoti cattolici.
Il documentario chiude con alcune cifre drammatiche: sono almeno 100.000 il numero delle bambine e dei bambini violentati da sacerdoti nei soli Stati Uniti, ma il dato più sconvolgente è che solo 2 bambini su 10 riconoscono di essere stati abusati. Non bisognerebbe dimenticare inoltre che ci sono preti pedofili in ogni parte del mondo e ovviamente sono più attivi dove c’è maggior povertà e dove possono agire indisturbati. Uscito all’ultimo festival di Toronto, la distribuzione sta proiettando il documentario nelle città che gli permetteranno di partecipare agli Oscar (infatti è stato candidato agli Oscar nel 2007, n.d.m.). In Italia? Sarà mai distribuito?
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A fondo pagina trovate il download del documento (in formato PDF) emanato nel 1962 dalla Chiesa Cattolica, rimasto segreto fino al 2002, con il quale si istruivano i Vescovi su come comportarsi di fronte alle accuse di moleste sessuali verso sacerdoti delle proprie diocesi.
Il sito del documentario »
Il blog della regista Amy Berg »
In questa pagina molti documenti al riguardo »
National Catholic Reporter: elenco di link a siti inerenti »
Lo scandalo più grande, quello della diocesi di Boston »
Valerio Bartolucci
redazione@gay.tv
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Allegati ![]()
Documento emanato nel 1962 dalla Chiesa Cattolica, pubblicato da CBS News (1770 Kb)
Scarica il file .pdf
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fonte: http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3371&pg=2
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