Archivio | aprile 6, 2008

Nadine Gordimer: Il mio Sudafrica

apartheid (“separazione” in lingua afrikaans)

di Emilia Ippolito

Amori. Passioni. Tradimenti. Ma anche l’apartheid, la rivoluzione tradita di Mandela. Nadine Gordimer, regina della letteratura mondiale, si racconta. Alla vigilia dell’uscita del suo nuovo e atteso libro. 

Un ritratto di Nadine Gordimer
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Gli esseri umani sono sempre una sorpresa. Anche se ami una persona, anche se ci vivi insieme per decenni, non la conosci mai abbastanza. Certo, c’è identificazione ed empatia, ma una totale unità di intenti e di sentimenti, quella no. Il fatto è che a tanti di noi piace fare due vite parallele, senza sapere neanche perché. Forse è la forza sorprendente e travolgente della passione… A 85 anni, un Nobel vinto nel 1991, 15 lauree honoris causa tra cui quelle di Yale, Oxford e Cambridge, e con 70 anni di lavoro di scrittrice alle spalle, Nadine Gordimer, è un’acclamata regina della letteratura mondiale, nonché una delle teste più lucide e spregiudicate del globo terrestre.
Sudafricana, militante dell’African national congress, il partito di Nelson Mandela (era tra le prime persone che lui ha voluto vedere, appena liberato dalla prigione di Robben Island; mentre il suo impegno politico diretto risale al massacro di Sharpeville nel 1960), presidente del Pen International, la Gordimer dice a ‘L’espresso’: “Ho avuto fortuna nella vita, ho conosciuto persone meravigliose come Mandela, ho potuto inventarmi dei personaggi immaginari, ho vissuto tempi di lotta all’apartheid e ho potuto raccontare tutto questo. Durante l’adolescenza mia madre mi incoraggiava a scrivere, forse per questo sono diventata una scrittrice”.

Infatti, la bibliografia di Gordimer conta svariate decine di titoli, non solo romanzi e racconti, ma anche testi politici e filosofici. Nata a Springs, un sobborgo di Johannesburg, Nadine a soli 15 anni pubblicava i suoi racconti. Nel 1949 esordisce con un vero libro, ‘Faccia a Faccia’. Tra i lavori più recenti: ‘L’aggancio’, ‘Sveglia!’, ‘Il salto’, pubblicati in Italia da Feltrinelli. Ora, sempre da Feltrinelli sta per uscire: ‘Beethoven era per un sedicesimo nero’. È un insieme di racconti, lodatissimi dalla critica anglosassone, in cui si parla di identità, amore, rapporti di coppia, e ovviamente del Sudafrica e della violenza. L’anno scorso, la Gordimer infatti fu aggredita a mano armata nella sua villa a Johannesburg. Ma non vuole dare ascolto a chi, tra gli amici, le consiglia di andarsene via. “Sarebbe ridicolo farlo dopo aver sopportato le difficoltà di 46 anni di segregazione razziale. E poi, cosa andrei a fare in Europa? Io sono africana e voglio cambiare la realtà del mio Paese”, dice.

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Signora Gordimer. Partiamo dal libro. Il racconto da cui prende il titolo ‘Beethoven era per un sedicesimo nero’ narra la storia di un accademico sudafricano bianco che all’improvviso scopre di avere antenati di colore. Ma la cosa non lo spaventa, anzi è motivo di vanto e gioia.
“Fino a poco tempo fa tutti noi, non soltanto nel mio Paese, ma ovunque, eravamo convinti che i bianchi, gli europei, dovessero governare il mondo. Ora quest’idea è obsoleta. Ovunque stiamo scoprendo che siamo tutti un po’ di colore. Non solo. Abbiamo scoperto di avere tante identità, spesso contraddittorie. Pensi a Daniel Barenboim, israeliano e allo stesso tempo, da pochi giorni, cittadino palestinese. Riconoscere e accettare tutte queste nostre identità è auspicabile ed è utile. Non si perde niente, ci si guadagna: altri sogni, altri amici. Le sorprese fanno bene agli umani”.

Amore, passione, tradimento, le tensioni tra desiderio di una famiglia e allo stesso tempo di eterna indipendenza, la perdita dell’innocenza e l’illusione dei sogni di gioventù. Coppie che vivono questi conflitti popolano i suoi libri. Da dove prende spunto per queste tormentate vite di coppia?
“L’essere umano è sostanza complessa e non convenzionale, che genera storie intricate. Abbiamo mariti che all’improvviso si innamorano di una giovane donna dopo trent’anni di matrimonio perfetto, o donne in carriera che hanno un amante per anni, vivendo nell’ambiguità di una vita matrimoniale armoniosa da un lato e di una passione torrida dall’altro”.

E come si vive questa ambiguità?
“Più o meno tranquillamente. Si vivono infatti due vite parallele. Ma sarebbe riduttivo e banale dire che tutto questo lo si fa semplicemente per soddisfare un latente desiderio di trasgressione”.

Bambini a Soweto
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Vale a dire?
“Bisogna accettare le persone, partner inclusi, per quello che sono”.

‘Sognando i morti’ e ‘Allesverloren’, altri due racconti del libro in uscita, trattano il tema dell’aldilà, della negazione della morte e della perdita a essa legata. Nel testo ricorda due dei suoi migliori amici che sono mancati da pochi anni: Susan Sontag ed Edward Said. La memoria può alleviare il dolore di una perdita definitiva?
“La memoria ha un doppio valore. Può essere magnifico ricreare lieti eventi del passato legati a persone che abbiamo perso. È bello sognare gli amici o i genitori che non ci sono più. Ma può essere terribile ricordare eventi spiacevoli, specie se legati a errori o a brutalità. Molti sudafricani neri ricordano ogni giorno l’esperienza del carcere, o i propri morti assassinati. E questi ricordi influenzano il presente e quindi anche il futuro. Dall’altro lato esiste il ricordo personale, per esempio di una appassionata storia d’amore. Ma un bel ricordo di torride passioni ognuno se lo tiene gelosamente per sé, nell’ambito strettamente individuale”.

Lei lo fa? Non usa le sue passioni come materiale narrativo?

“Io faccio la scrittrice. La letteratura non è autobiografia”.

Da tutto quello che ha detto si può desumere che la vita, per essere degna di essere vissuta, deve essere sorprendente. Lo suggerisce anche in ‘Finali alternativi’, dove auspica addirittura la necessità di una varietà di finali in romanzi e racconti.
“Gli scrittori non amano parlare di come scrivono. Si scrive e basta. Certo, ci vuole empatia e fantasia. Mi spiego. Se decidessi di scrivere su di lei, una giornalista che, un giorno, interrompe le sua attività quotidiane per chiedere di parlare con una scrittrice straniera all’altro capo del mondo, immaginerei lei, la sua casa, la sua giornata, le sue attività, i suoi pensieri ed emozioni. In altre parole: in questo istante sto inventando la sua vita. Questa sua nuova vita inventata, quindi alternativa, non corrisponderebbe però alla sua vita reale, dal momento che non la conosco. Ecco le vite e i finali alternativi. Sono scelte arbitrarie che un autore compie di continuo, fa parte del mestiere”.

Nei suoi racconti parla però spesso della difficile situazione economica, e non solo, nel suo Paese, e della politica delle pari opportunità che al momento colpisce i bianchi a vantaggio dei neri. Qualche volta la fiction ricalca la realtà?
“Le difficoltà le provano soprattutto i cittadini di colore”.

Ma se il Sudafrica è pieno di manager neri…
“Nelle grandi città i neri stanno facendo carriere eccellenti, uguali ai bianchi. Ma nelle zone rurali vivono nelle baracche, senza luce, acqua o gas. Per quanto riguarda le pari opportunità, non dimentichiamo che il razzismo in Sudafrica è stato istituzionalizzato per 46 anni, quindi non credo che noi sudafricani bianchi abbiamo motivo e diritto di lamentarci. Dobbiamo fare i conti con una eredità terribile e vecchia alcuni secoli. È a partire dal ’700 che i bianchi, da questa parte, hanno oppresso chiunque fosse di colore diverso. Adesso tanti si sorprendono e mi chiedono: come mai ci sono tuttora tanti problemi in Sudafrica? Trovo questa ingenuità storica sconcertante. Scusate, ma siamo una democrazia da appena 13 anni, meno di una generazione. Persino antichissime democrazie europee, come quella francese, si confrontano quotidianamente con problemi di criminalità e sicurezza legati a conflitti razziali e sociali. Dateci tempo”.

Lei, oltre a scrivere libri, è militante dell’Anc. Nel suo precedente romanzo ‘Sveglia!’ (2006), parla di Aids, inquinamento, analfabetismo.
“Sono problemi da risolvere. E ci sono le idee per affrontarli. Manca però il personale. I migliori professionisti vanno all’estero, dove sono meglio retribuiti. E sono preoccupata per la recente elezione di Jacob Zuma alla presidenza dell’Anc (carica da cui vorrebbe candidarsi a presidente della Repubblica, ndr). Zuma è sospettato di corruzione in traffico d’armi. Si parla di somme ingenti. Ma non c’è ancora una data per il processo. E non sappiamo se ci sarà, e se verrà condannato”.

Sta raccontando di una rivoluzione fallita. Da Mandela a Zuma: un leader che tutti dicono essere corrotto e autoritario. Una parabola, classica nel mondo moderno, arrivata in Sudafrica. E i valori di Mandela che hanno incantato il mondo intero?
“Sa cosa mi rattrista di più? Zuma era un eroe durante l’apartheid. Si battè coraggiosamente e sacrificò molto alla lotta contro quella demagogia che ora egli stesso rappresenta. Mi chiedeva dei valori. Bisogna guardare alla storia, prima che ai valori. In Sudafrica a molti mancano generi di prima necessità. Queste persone non hanno istruzione, e quindi non hanno accesso a buoni posti di lavoro. Ecco perché arriva un demagogo e promette loro il paradiso. Qualche volta penso alla Germania che diede credito a Hitler. Ma ho una speranza. Diceva Lenin: prima la politica, poi l’economia. Dobbiamo eleggere un buon governo, e così anche l’economia andrà bene: siamo pur sempre il Paese più ricco del continente. E Zuma sarà solo un brutto ricordo, un avventuriero fallito”.

Torniamo alla questione dell’identità. Lei spesso critica chi in Europa soffre di complessi di colpa nei confronti all’Africa. Perché?
“Perché è sbagliato e riprovevole. Il senso di colpa di voi europei nei confronti di noi africani è un’idea che rende l’Africa soltanto un riflesso della coscienza, sporca, dell’Europa. Siamo invece africani e orgogliosi di esserlo. Che l’Europa si trovi altri clichés con cui identificarsi”.

In Sudafrica ci sono bravi autori di ottimi romanzi come Damon Galgut (‘Il buon dottore’, Guanda), sono stati prodotti film come ‘Tsotsi’ (Oscar come miglior film straniero nel 2006), ma anche ‘Blood Diamond’ con Leonardo DiCaprio, o ‘Il Giardiniere Costante’ con Ralph Fiennes e Rachel Weisz…
“Ma mancano scuole, biblioteche, giornali letterari. ‘Tsotsi’ è un ottimo film, una produzione anglo-sudafricana con cast e regista autoctoni. Ma trovo le produzioni americane con star non sudafricane irritanti”.

Alcuni dei suoi romanzi si prestano a una sceneggiatura: ‘Un’arma in casa’, ‘L’aggancio’, ‘Sveglia!’. Come accoglierebbe eventuali proposte?
“Mia cara, nessuno me ne ha fatte, finora! Be’, a dire il vero un film tratto da un mio vecchio romanzo, ‘Un mondo di stranieri ‘(1958), fu realizzato qui negli anni dell’apartheid con cast sudafricano, da un regista danese: Henning Carlsen. Era un buon film”.

Perché non le fanno proposte?
“Forse perché sanno che rifiuterei sceneggiature che modificassero troppo la trama dei miei libri o ne cambiassero il senso”.

Qualche consiglio agli aspiranti scrittori?
“Leggete più che potete, e rileggete con occhio critico. Lasciate perdere i corsi di scrittura creativa, e non fate mai leggere ad altri un lavoro in corso, non si sa mai, qualcuno potrebbe poi avere la vostra stessa idea… Si immagini che Thomas Mann leggeva ogni sera alla sua famiglia quanto aveva scritto durante la giornata. Mamma mia!”.

Progetti per il futuro? Idee, nuovi lavori…
“Ho una certa età. Ma ho sempre nuovi progetti. E non ne parlo prima di averli terminati, come ho appena detto”.

(30 gennaio 2008)
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Dedicato a lei

Nadine Gordimer è la protagonista di Dedica 2008, a Pordenone dal 5 al 19 aprile. L’edizione 2008 del festival (sempre in onore di un solo autore) ha in programma un reading, un incontro con la scrittrice, la presentazione del libro, ‘Beethoven era per un sedicesimo nero’ (Feltrinelli), un incontro sul Sudafrica post-apartheid, una mostra del fotografo David Goldblatt, un concerto di Miriam Makeba e due pièces teatrali tratte da …

Leggi tutta la scheda
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fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il-mio-Sudafrica/1980190

Cari politici, sono morta per voi…

http://ec.europa.eu/news/images/employment/061204.jpg

Caro Politico, ho ricevuto per posta il Suo invito a Votare il partito da Lei fondato per combattere l’ingiustizia in tutti i sensi. Dopo un’attenta lettura del Suo programma purtroppo con profonda amarezza e dolore ho constatato ancora una volta che nel Suo programma io non ci sono nei Suoi programmi, poiché Lei non ha messo nulla in favore di NOI disabili per combattere le profonde ingiustizie che dobbiamo subire ogni giorno da Voi sani, che invece di aiutarci ci complicate la Vita in tutti i sensi.

Il motivo quindi del perché Le scrivo, e farle sapere che non c’è la faccio proprio più a subire continuamente ingiustizie senza che nessuno faccia qualcosa per me e per noi disabili. Io sono affetta da poliomielite dall’età di 1 anno, e oggi ho 51 anni, e per 50 anni ho vissuto una vita davvero spaventosa, prigioniera permanentemente di una condizione che non mi ha permesso di fare nulla di cosa fanno i sani, non so se Lei si renderà conto di quale vita Le sto parlando, una vita che più che vita è stata un’inferno che non solo la mia malattia mi ha procurata, ma c’è anche l’inferno che purtroppo Voi sani infierite a chi non può assolutamente reagire perché prigioniero in tutti e per tutto di una immobilità che lo rende vulnerabile e quindi completamente dipendente dagli altri.

Non sto a scriverle quello che ho subito in questi 50 anni, perché il calvario di violenze e ingiustizie che ho subito dentro istituti religiosi che si dichiaravano a parole per l’amore e l’uguaglianza, ma poi quando i riflettori pubblici erano spenti, veniva fuori da parte di queste persone la faccia vera poiché si trasformavano in carnefici per come venivamo trattati noi disabili, senza che l’opinione pubblica sapesse niente. Conosco quindi tutte le ingiustizie di questo mondo, perché noi disabili siamo i primi che da sempre subiamo il peggior crimine sulla nostra disgraziata vita che è stata sempre considerata l’ultima della società. Se oggi Le scrivo è perché sono davvero stanca di subire ingiustizie, da parte di un mondo sano che non mi permettere di vivere una vita dignitosa, anzi fa di tutto per rovinarmela, perché non si rende minimamente conto di come vive un disabile, e quali atrocità deve sopportare.

La mia stanchezza mi sta portando a farla finita con la mia disgraziata esistenza, in quanto l’ultima ingiustizia che ho subito mi ha distrutta nel corpo e nell’anima, in quanto noi disabili veniamo considerati gli ultimi della società, che devono stare zitti e subire le leggi ingiuste che dovrebbero salvaguardarci in tutti i sensi, invece mi sono resa conta che un Giudice di questo Stato Italiano, ha dato ragione più ad una donna extracomunitaria che ho preso in casa a braccia aperte come badante, dandogli una casa e uno stipendio, che mi sono tolta da una pensione di fame che lo Stato da a noi disabili, che ad una donna disabile che vive da sola in una carrozzina da 50 anni.

Quando il Giudice ha dato ragione a questa persona, mi è crollato il mondo addosso, e ho pensato di farla finita con questo mondo che non capisce l’atroce vita dei disabili. Mi sono sentita dire che io non ho rispettato la legge, che dovevo mettere in regola la mia badante, che viveva in clandestinità, e perciò la denuncia della mia badante è giusta perché lei ha subita una ingiustizia. Il Giudice non ha minimamente tenuto conto della mia situazione tragica di essere una donna sola, con una pensione che non mi permette di mettere in regola una badante, poiché un disabile non viene aiutato economicamente da nessuno, si deve arrangiare con la pensione di fame che lo Stato gli da, senza preoccuparsi come fa a pagare una persona che l’aiuti in tutto, perché non completamente autosufficiente? Come facevo a mettere in regola una donna extracomunitaria, se non ho i soldi per farlo?

Questa persona l’ho accolta con amore e fratellanza umana, gli ho fatto pesare il meno possibile la mia condizione disgraziata, gli ho permesso cose che un disabile non potrebbe accettare, ma nonostante gli ho dato ogni possibilità di non farle pesare il mio mondo, questa persona se né approfittata di una donna sola, perché incapace di difendersi, e oggi questa persona vive alle spalle mie perché il giudice ha deciso che devo pagare la metà dei 17 mila euro che questa persona vuole da me, perché secondo Lei non lo messa in regola, quando io per paura le ho sempre detto che volevo metterla in regola, ma lei li piaceva più restare una clandestina che farsi il permesso di soggiorno. Così oggi io devo morire di fame, perché un Giudice a deciso che devo dare ogni mese 300 euro a questa persona che ho accolto in casa togliendola dalla strada, perché sono stata ingiusta nei suoi confronti?

Trovo tutto questo profondamente pazzesco che un disabile menomato in tutto, si deve sentire dire che è stato ingiusto, quando ogni minuto della giornata subisce ingiustizie in tutti i sensi, moltiplichi per 50 anni questa atrocità di esistenza, e si renderà conto chi è veramente la vittima e il carnefice che consapevolmente o inconsapevolmente ci rende la Vita un inferno. Io caro Politico, non so se c’è la farò a continuare ad esistere in questo Stato Italiano e in questo mondo di merda, perché ho deciso di farla finita per come veniamo trattati noi disabili inermi di tutto. Se anche Lei cestinerà questa dolorosa lettera, vorrà dire che la mia vita non vale proprio nulla.

Non ho più voglia di subire ingiustizie, la forza che ho sempre avuto per sopportare il mio inferno, mi sta lasciando dopo che ho un tribunale civile mi ha condannata come se io fossi in carnefice di qualcuno, quando ho sempre amato ogni persona, aiutandola spiritualmente e materialmente, mi sento quindi ancora una volta uccisa da un mondo che si crede sano, ma è il vero disabile che non sa sentire la vita, se la sentisse veramente sentirebbe quale immenso dolore i suoi gesti le sue leggi, procurano a noi disabili, che siamo quelli che stanno all’ultimo banco, e guardano tutto, guardano la pazzia di un mondo malato che si sta distruggendo con le proprio mani, perché incapace di vedere e sentire la vita vera, la sola che può salvarlo.

Caro Politico, Lei mi chiede il Voto per governare l’Italia, in nome della legalità e la giustizia, e dei diritti e doveri, io Le chiedo invece di mettersi un solo attimo nei miei disgraziati panni, di una donna che non c’è la fa più a sopportare le tremende ingiustizie che il mondo dei sani gli infligge ogni giorno. Se anche Lei non si metterà nei panni, io deciderò di farla finita mi attaccherò al tubo del gas, e metterò fine alle mie pene così nessuno potrà più farmi del male e sparirò da questo paese e da questo mondo così finalmente le ingiustizie finiranno con la mia morte. Questo è il mio grido di dolore, verso di lei, verso le istituzioni, verso la Politica che dovrebbe risolvere i problemi dei cittadini non aggravarli come ha fatto con me e miei compagni di sventura che soffrono come me le pene dell’inferno, della malattia e soprattutto di Voi sani che non sapete apprezzare quanta fortuna avete e ci rendete l’esistenza tanto infernale da voler morire e sparire per sempre dal vostro crudele mondo.

Non so caro Politico, cosa penserà di questa lettera piena di dolore, spero che avrà il cuore di rispondermi, di farsi sentire, altrimenti dovrò pensare che Lei è come Tutti gli altri, che parla bene ma poi fugge dai nostri occhi disperati che non chiedono pietà, ma giustizia, una giustizia che fin dall’inizio della mia disgraziata vita mi ha ostacolato in tutto per tutto, invece di darmi la possibilità di vivere come io avrei voluto, ecco perché non c’è la faccio più, questo mondo fa veramente schifo, e io sono stufa di sentirmi sempre dire questo non si può fare, quest’altro non si può fare, mille volte No! che ho dovuto ascoltare in tutta la mia disgraziata esistenza perché a noi disabile ci viene sempre negato il diritto di essere cittadini come tutti gli altri. Oggi quindi una cittadina prigioniera in una carrozzina Le implora aiuto con le lacrime agli occhi, ma con fermezza chiede giustizia, la sola che può farmi ancora decidere di non morire, se Lei non risponderà la mia vita sarà finita per sempre.

Maria Cristina Di Mascio
Fabio Ludovici

(6 aprile 2008)

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=21928&sez=HOME_MAIL

Agenzia delle Entrate, in arrivo quasi un milione di rimborsi fiscali

entrate

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In arrivo 933.270 rimborsi fiscali Irpef per un totale di 447,8 milioni di euro. L’Agenzia delle Entrate punta nel 2008 a confermare i positivi successi registrati nel 2007, che ha visto gli uffici liquidare 2,8 milioni di rimborsi Irpef per un importo di 1,5 miliardi, senza tener conto degli interessi. Le comunicazioni agli interessati sono già partite nel mese di marzo e per i contribuenti che hanno fornito le coordinate bancarie è già arrivato l’accredito.

L’Agenzia ricorda che proprio per rendere più celere e anche più sicuro il rimborso è possibile, per chi non lo ha ancora fatto, fornire i dati del proprio conto collegandosi alla sezione «servizi telematici» del sito delle Entrate, http://www.agenziaentrate.gov.it . Chi non ha il Pin code lo può chiedere sempre tramite il sito. Chi non è collegato alla rete può comunicare i dati in un qualsiasi ufficio dell’Agenzia compilando e presentando il modulo.

Tornando ai rimborsi, per 107.090 contribuenti che hanno fornito le coordinate del conto l’accredito è già stato fatto. L’importo accreditato è pari a 165 milioni, di cui 152,3 di capitale e 12,7 di interessi.

Per i contribuenti che invece non hanno ancora fornito le coordinate, le modalità di erogazione variano a seconda dell’importo del credito.

Per i rimborsi fino a 1.549 euro
sarà possibile la riscossione in contanti presso gli uffici postali. Si tratta di 778.337 rimborsi per un importo di 249,9 milioni, di cui 241,4 di capitale e 8,5 di interessi. Per le somme di importo superiore a 1.549 euro il rimborso avviene tramite vaglia cambiario che viene predisposto e spedito alla Banca d’Italia. Si tratta di 47.835 rimborsi per un importo di 32,8 milioni, di cui 29,6 di capitale e 3,2 di interessi. Questa modalità comporta tempi più lunghi.

Pubblicato il: 05.04.08
Modificato il: 05.04.08 alle ore 14.27

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=74394

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Dramma in un atto di un immigrato in Questura

(5 aprile 2008)

Si accomodi signor…. Ben Dhiba vero? Mohamed Ben Dhiba, si segga.
Dunque lei ha fatto domanda per ottenere la cittadinanza italiana…
Si già da più di un anno e mezzo, sono in Italia dal 1989….quasi vent’anni…

Si, mi risulta che lei sia entrato clandestinamente nel nostro paese…
Mi sono regolarizzato con la legge Martelli….

Si in effetti… BEN Dhiba, lei è parente di BIN Laden?
Io sono marocchino, di Settat, quello è un saudita di origine yemenita…

Ma il cognome è lo stesso…
Non è il cognome, in arabo Ben vuol dire figlio è il patronimico, come da voi DI Pietro o DI Vittorio, c’è in tutte le lingue

Eh, ma quante cose che sa, si era preparato la risposta?…
Mi sono laureato in letteratura araba all’università di Casablanca nel 1998…

Qui risulta che nel ’98 lei era dipendente di un’industria metalmeccanica a Lumezzate, faceva rubinetti…
Si, c’ho lavorato fino al 2002, ma intanto avevo ripreso a studiare a distanza e due o tre volte all’anno andavo in Marocco a dare gli esami

Aveva ripreso? quindi aveva interrotto, perché aveva interrotto?
Perché la mia famiglia aveva bisogno che l’aiutassi, è per questo che sono emigrato in italia

Si, si, e ora continua ad aiutare la sua famiglia?
I miei sono mancati da qualche anno e quasi tutti i miei fratelli e sorelle sono in Italia o in altri paesi d’Europa, non c’è più bisogno..

Quindi lei ha favorito l’ingresso in Italia di altri stranieri, quanti?
Tre sono venuti con un regolare contratto di lavoro uno, il più piccolo, si è arrangiato a modo suo e si è messo a posto con la sanatoria della Turco-Napolitano.

Quindi lei ha favorito l’ingresso clandestino di suo fratello minore? lo sa che è un reato?
Senta io non ho favorito proprio niente, lui è venuto come ha potuto e poi si è regolarizzato, ha preso la patente del camion e fa l’autista, si è sposato e tutto a posto

Si, si, tutto a posto, vedremo, vedremo, faremo i nostri controlli. Lei si rende conto che se ci fosse un comportamento in odore d’illegalità non potremmo darle il nostro nulla osta per la cittadinanza…
No, guardi, io sono tranquillo, in tutti questi anni avrò preso si e no tre multe di divieto di sosta…

Vedremo, vedremo… dunque lei è iscritto al sindacato?
Si, sono delegato FIOM

Ah, delegato, un attivista dunque
Esercito un diritto riconosciuto dalla Costituzione, anche voi avete i vostri sindacati nella polizia

Si, ma c’è sindacato e sindacato, il suo è comunista
Si è quello dell’attuale presidente della Camera…

Già, già, non più per molto… lei è iscritto al partito di Bertinotti?
No, non sono iscritto a nessun partito…

Però partecipa spesso alle iniziativa…cosiddette pacifiste…e anche a quelle filopalestinesi.. non è lei in queste foto? quello con la bandiera arcobaleno qui e con quella palestinese là
Sono io…

E il ragazzino chi é?
E’ Ayub, il mio figlio, ha 12 anni

E quella di fianco a lei è la sua signora?
Si, è mia moglie

Vedo che ha un foulard, è il burka islamico?
No, il burka è una cosa afghana, quello è un foulard

Però siamo d’estate in queste foto, non mi dirà che porta il foulard per il freddo?
Non glielo dico infatti, lo porta perché è una musulmana praticante

Lei impone a sua moglie di portare il velo?
No, lo porta lei per sua libera scelta

Come mai in quest’altra foto non lo porta?
Quella è una foto vecchia, di un vecchio permesso di soggiorno, anteriore al 2000

Quindi è da 2000 che sua moglie si è radicalizzata? magari dopo l’11 settembre?
Non guardi, non si è affatto radicalizzata, ha solo deciso di portare il foulard e io non ho fatto obiezioni

Già, già lei è un uomo tollerante, le andava bene senza foulard e le è andata bene col foulard…
Non sarà certo il foulard a cambiare le persone

E le sue figlie portano il velo?
Una ha 6 anni e fa la prima elementare, l’altra fa terza media e lo ha messo all’inizio dello scorso ramadan

Anche lei per libera scelta immagino… si rende conto che questo fatto ostacola la sua integrazione?
Non credo, è una delle prima della sua classe e gioca nella squadra di pallavolo del suo istituto

E le permetterebbe di andare in piscina?
Non me lo hai mai chiesto…

Si ma se glielo chiedesse?
Senta cosa c’entra l’attività sportiva di mia figlia con la cittadinanza italiana?

C’entra, c’entra, lei risponda alle domande, altrimenti dovremo scrivere che è reticente
Ma no, io rispondo a tutto, ma come si fa a rispondere a domande su ipotetiche scelte mai presentatesi…

Noi dobbiamo verificare il suo grado d’integrazione e di comprensione della cultura del paese di cui vorrebbe diventare cittadino, ma cambiamo argomento, su questa questione abbiamo ben capito come la pensa.. Senta lei frequenta la moschea?
Vado ogni tanto a pregare la sera e il venerdì quando capita in un giorno festivo…sa la fabbrica dove lavoro è lontana dalla moschea…

Ma se potesse andare tutti i venerdì andrebbe…
E’ un dovere religioso come per voi la Messa alla domenica

Già, già, ma non è la stessa cosa
Scusi perché?

Non si metta a fare domande ora, che le domande le facciamo noi, comunque le spiego, non è la stessa cosa perché a noi in chiesa non si fa politica.
Neanche da noi, s’insegna alla gente ad amare Dio e a comportarsi bene, tutto lì

Prima di tutto non è Dio ma è Allah, non cerchi di banalizzare
E’ la stessa cosa, sarebbe come dire Dieu in francese o God in inglese…

Ma davvero lei sa un sacco di cose.. ah già che ha studiato in Marocco…
Veramente sto studiando anche in Italia, sono iscritto al secondo anno di sociologia a Trento…

A Trento, già risulta dalle carte, e come mai a Trento?
Perché è la più vicina facoltà di sociologia

Già, già e lei lo sa chi ha studiato sociologia a Trento?
Credo migliaia di persone…

Renato Curcio il fondatore delle Brigate Rosse, un terrorista. Lei vuole fare il terrorista signor Ben Dhiba?
Io studio sociologia e non conosco questa persona…

Mmm, ne sono certo… mi dica cosa significa il suo nome?
Forse ha a che fare con adh dhab l’oro o con ad dib, il lupo…

Lei traffica oro?
No io faccio il metalmeccanico

Allora significa figlio della lupa? lo sa cosa vuole in italiano figlio della lupa?
Come Romolo e Remo?

No, un’altra cosa, ma lasciamo perdere… dunque lei frequenta la moschea, sua moglie e sua figlia maggiore sono velate e partecipa a manifestazioni di protesta… non andiamo mica tanto bene…
Scusi perché?

Perché lei ha il profilo di una persona potenzialmente pericolosa per la sicurezza dello Stato…
Io amo questo paese e la gente che lo abita, non farei mai niente per metterla in pericolo…

Mi stupirebbe che dicesse il contrario… cosa pensa lei dei musulmani che cambiano religione?
Mi spiace, ma sono fatti loro…

Perché le spiace? lei è contrario alla libertà religiosa?
Niente affatto, solo che mi dispiace perché sono sicuro che l’islam sia la buona strada

E chi non è musulmano non è sulla buona strada?
Non ho detto questo…

Cosa ha detto allora, precisi meglio il suo pensiero… cosa pensa di Magdi Allam?
Penso che nessun musulmano si sia dispiaciuto della sua scelta…

Perché?
Si proclamava laico e solo culturalmente musulmano e ora neanche più quello, fatti suoi

Lei quindi sostiene la fatwa contro gli apostati?
Ho già detto che sono per la libertà religiosa, come è previsto dalla Costituzione di questo paese, la voglio per me e la riconosco agli altri

Lei vuole? VUOLE? lei è un pretenzioso… vada pure… le faremo sapere… ma ci sembra che il suo percorso d’integrazione sia molto lacunoso e parziale… non si faccia troppe illusioni.

Questo testo è stato ricostruito sulla base di molte testimonianze di musulmani e musulmane che hanno affrontato il colloquio per la concessione della cittadinanza.
Ci sarebbe da ridere… se non ci fosse da piangere (nde)

fonte: slava1@alice.it
ma io l’ho copiato da http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o11517

Berlusconi: ‘Schede ingannevoli’. Amato: ‘Sono come le hai volute tu’

Il Cavaliere fa appello al capo dello Stato: “Rischio contestazioni a valanga”
Il Quirinale chiede al Viminale di rispondere: “Tutto come deciso dal decreto del 2006″

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Il leader del Pdl: “Serviva un nuovo provvedimento, bisogna ristamparle”

La replica del ministro dell’Interno: “Troppo tardi, ma non sono il capo dei furfanti”

'Sono come le hai volute tu'</B>Schede elettorali del 2006

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ROMA – Niente politica economica, niente politica estera, niente curricula dei candidati. A una settimana dal voto, a tenere banco nella campagna elettorale non sono stati i programmi e le proposte delle forze politiche, ma la durissima polemica lanciata da Silvio Berlusconi contro il Viminale, colpevole secondo il Cavaliere di aver fatto stampare schede elettorali “confuse” e “ingannevoli” per gli elettori.

A non andare giù al leader del Pdl è il fatto che il foglio abbia uno sviluppo orizzontale su due righe, con simboli di partiti concorrenti sistemati lungo la stessa linea, uno a fianco dell’altro. Berlusconi avrebbe voluto invece una riedizione del sistema dei ‘capolinea’, cioè una disposizione in file verticali, con le stesse righe orizzontali condivise solo dai simboli coalizzati. Quello della illeggibilità delle schede è un tema che l’ex premier batte con forza già da diversi giorni, ma oggi ha conquistato prepotentemente il centro della scena con un solenne appello al presidente della Repubblica.

“Rivolgo un appello al Capo dello Stato perché intervenga immediatamente a difesa della credibilità delle istituzioni democratiche e del diritto degli italiani a un regolare svolgimento delle elezioni”, ha scritto Berlusconi in una nota, chiarendo che “le forze politiche che si presentano alleate, le più rappresentative degli elettori, rischiano di vedere i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli confusa e che confonde, l’esatto opposto di come dovrebbe essere una scheda elettorale. Con la conseguenza di esporre le prossime elezioni al rischio di innumerevoli contestazioni”.


Gesto inconsueto, quello del Cavaliere, che ha motivato la sua mossa spiegando che ripetuti tentativi di sensibilizzare il Viminale al problema sono caduti nel vuoto. “Nonostante le numerose sollecitazioni che da ieri sono state rivolte al governo – ha spiegato – nulla ancora è stato fatto”. Da qui, dunque, l’appello a Napolitano, che ha risposto invece in maniera immediata sollecitando con una nota ufficiale il ministro dell’Interno a “fornire tutti i chiarimenti opportuni” sulla conformazione delle schede elettorali.

Cosa che Giuliano Amato non ha potuto esimersi dal fare, convocando in serata una conferenza stampa nella quale ha ribadito di non aver agito “di fantasia”. “Trovo sorprendente – ha esordito Amato incontrando i giornalisti – che possa essere stato chiamato a occuparsi della regolarità del voto il capo dello Stato Napolitano e che si sia potuto adombrare che il ministero dell’Interno abbia predisposto le schede in conformità alla propria fantasia”. Il responsabile del Viminale ha ricordato quindi che la predisposizione della macchina elettorale “è in conformità della disciplina legislativa vigente e in particolare al decreto dell’8 marzo 2006 che ha la firma di Berlusconi e del mio predecessore al ministero dell’Interno”.

A questo punto la polemica tra il leader del Pdl e Amato si è fatta tanto serrata quanto rovente. Pronta è arrivata la replica di Berlusconi per spiegare che visto il quadro politico mutato rispetto a quello delle precedenti elezioni, il governo avrebbe potuto riparare “con un ulteriore successivo decreto che privilegi la comprensibilità della scheda, e la certezza del voto che oggi mi pare non ci sia”. Il Cavaliere ha quindi aggiunto che è comunque ancora possibile ristampare tutte le schede.

Nuovamente la risposta dal Viminale non si è fatta attendere. “Modificare oggi, e anche già la scorsa settimana, le schede elettorali – ha affermato il ministro dell’Interno – è impossibile, anche da parte del Parlamento, perché i nostri militari all’estero hanno già votato sulla base delle schede esistenti”. Poi dal capo del Viminale è partita una stoccata a Berlusconi. “Trovo giusto – ha detto – che Berlusconi abbia invitato i rappresentanti di lista a stare svegli. Possono capitare, a volte, delle cose che non devono capitare, ma guai a dare un’immagine del nostro Paese che oggi non dà nemmeno lo Zimbabwe”.

“Non sono a capo di una banda di furfanti – ha poi aggiunto Amato – e non abbiamo bisogno di essere messi sotto tutela, così come l’Italia non ha bisogno di essere dipinta come un Paese di brogli quotidiani”. Una presa di posizione dura, davanti alla quale il Cavaliere ha finalmente tentato di raffreddare i toni. Dopo aver visto le schede elettorali, ha chiarito, “non ho pensato ai brogli, ma alla confusione che si crea in chi deve votare”.

(5 aprile 2008)

fonte:http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-17/scontro-su-schede/scontro-su-schede.html

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