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Il governo israeliano assicura che effettuati i controlli di sicurezza
necessari dopo l’attentato di mercoledì, ci sarà la riapertura
Le scorte attuali permetterebbero al massimo altri due-tre giorni di autonomia
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La centrale elettrica di GazaGAZA - Resterà chiuso ancora per alcuni giorni il terminal dei combustibili di Nahal-Oz (fra Israele e Gaza) dove mercoledì un commando di miliziani palestinesi ha compiuto un raid in cui sono rimasti uccisi due civili israeliani. Le conseguenze per i palestinesi potrebbero presto rivelarsi drammatiche: Jamal al-Khoudari, presidente del Comitato popolare contro l’assedio, ha detto che se il terminal non riaprirà al più presto entro pochi giorni l’intera Striscia di Gaza (dove abita circa un milione e mezzo di palestinesi) rischia di trovarsi in un completo black-out di corrente elettrica.
“Dobbiamo dire al mondo - ha detto al-Khoudari alla stampa palestinese - che siamo sul punto di crollare, e che questa è una responsabilità del mondo intero. Occorre esercitare pressioni immediate per mettere fine alla crisi”. La centrale elettrica di Gaza è stata già chiusa una volta quando gli isareliani hanno bloccato i rifornimenti di fronte all’intensificarsi del lancio dei missili Qassam.
Ma l’allarme non turba gli israeliani: “Chi spara al terminal non si illuda che poi esso resterà aperto a tempo indeterminato” ha replicato oggi Zahi Hanegbi, presidente della Commissione parlamentare per gli Affari Esteri e la Difesa.
“Dobbiamo adesso rivedere i sistemi di difesa del terminal - ha detto ancora Hanegbi. “Non si tratta di una politica strategica, ma solo di (una chiusura di) alcuni giorni che sono necessari per raccogliere i dati e prendere decisioni che impediscano in futuro attentati analoghi”.
Fonti israeliane assicurano che a Gaza ci sono scorte di centinaia di migliaia di litri di gasolio. Gli appelli allarmati giunti ieri da Gaza sono dunque, secondo Hanegbi, “una propaganda menzognera il cui scopo è quello di raccogliere sostegni internazionali”.
Il rischio black-out non è tuttavia il solo al quale si andrà incontro, secondo i palestinesi, se il terminal non verrà riaperto. Le difficoltà create dal prolungato isolamento della striscia di Gaza “hanno creato uno stato di ebollizione” fra i suoi abitanti, ha denunciato il portavoce dell’esecutivo di Hamas, Taher al-Nunu. Di conseguenza “un’esplosione popolare allo scopo di rompere l’assedio avrà luogo di sicuro: potrebbe avvenire in ogni momento o anche nei prossimi due giorni”.
“La situazione rischia di uscire di controllo”, ha avvertito ancora al-Nunu, secondo il quale prevedibilmente la collera popolare si dirigerebbe verso il confine con Israele e non verso quello con l’Egitto. Hamas si attende comunque dal Cairo la riapertura immediata del valico di Rafah, fra Gaza e il Sinai.
Continuano intanto gli scontri tra israeliani e palestinesi. Tre persone sono morte in un’esplosione nella città di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza. Secondo fonti sanitarie palestinesi le vittime erano membri di Hamas.
(13 aprile 2008)
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