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Cattive notizie anche dal cielo. Gli scienziati che stanno lavorando su nuovi modelli informatici e satellitari sia in Gran Bretagna che in California per prevedere i cambiamenti climatici stanno arrivando a conclusioni ancora più pessimistiche. Sia per quanto riguarda l’impatto dello scioglimento della calotta artica sia per quanto riguarda le emissioni di gas serra, le previsioni fin qui fatte vanno riviste in peggio, nel senso di una anticipazione delle conseguenze più negative.
La Cina ha superato gli Stati Uniti come Paese che produce più emissioni inquinanti nel mondo: la notizia arriva dalla California, dove alcuni ricercatori hanno rilevato che il sorpasso degli Usa da parte del colosso cinese, che gli esperti prevedevano per il 2020, è già avvenuto nel 2006. Lo studio, realizzato dai professori di economia Maximilian Aufhammer (Università di Berkeley) e Richard Carson (Università di San Diego), che sarà pubblicato il mese prossimo calcola che, monitorando l’uso dei combustibili fossili nelle diverse province cinesi, ci sarà un aumento dell’11% delle emissioni di Co2 dal 2004 al 2010, contro le precedenti previsioni che stimavano una crescita tra il 2,5 e il 5%.La previsione californiana è che entro il 2010 «ci sarà un aumento di 600 milioni di tonnellate di emissioni di Co2 in Cina, rispetto ai livelli del 2000». Uno scenario che, secondo i ricercatori «vanificherà la riduzione di 116 milioni di tonnellate di emissioni garantita da tutti i Paesi industrializzati che hanno rispettato il Protocollo di Kyoto».
Un’altro studio di un gruppo di scienziati inglesi presentato durante il meeting annuale della società europea di geologia in corso a Vienna stima che i livelli dei mari potrebbero salire di circa un metro e mezzo entro la fine del secolo. Molto di più cioè di quanto previsto finora dall’Intergornamental Panle on Climate Change. Secondo le stime elaborate dall’Ipcc l’innalzamento dei livelli del mare causato dallo scioglimento dei ghiacci antartici e della Groenlandia entro la fine del secolo non dovrebbe superare la soglia dei 43 centimetri. Ma sono sempre di più ormai gli studi che tendono a considerate come sottostimati questi valori. «Il problema - ha spiegato Svetlana Jevrejeva del Proudman Oceanographic Laboratory di Liverpool - è che lo scioglimento dei ghiacci è molto più rapido di quanto si pensasse e le conseguenze per il livello dei mari più consistenti di quanto fino ad oggi pensato».
Ciò che va ricordato è che nell’ultima audizione sulla crisi economica e la recessione in America del Nord, il il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha invitato non solo la politica ma anche le istituzioni economiche e finanziarie mondiali a calcolare fin da oggi l’impatto economico dei cambiamenti climatici che si annunciano, per mettere in conto fin da ora stanziamenti per alleviare catastrofi e danni che incideranno sulle popolazioni e le infrastrutture.
Pubblicato il: 16.04.08
Modificato il: 16.04.08 alle ore 16.29
fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74704
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