Inserito da: solleviamoci | Aprile 27, 2008

Napolitano: “Non si rinneghi la lotta di Liberazione”

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La parte più rilevante delle celebrazioni ufficiali del 25 Aprile si è tenuta a Genova, dove si è recato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Accolto da lunghi applausi (mentre fischi sono stati rivolti al cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana), Napolitano ha parlato nel Palazzo Ducale genovese. Un discorso forte, rivolto al richiamo ai valori permanenti della resistenza e al suo significato. «Le ombre della Resistenza non vanno occultate, ma guai a indulgere a false equiparazioni e banali generalizzazioni; anche se a nessun caduto, e ai famigliari che ne hanno sofferto la perdita, si può negare sul piano umano un rispetto maturato col tempo. Insomma: è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, smitizzare quel che c’è da smitizzare; ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell’indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana», ha detto il Presidente.

«Sappiamo quel che significa per l’Italia la data del 25 aprile : essa segna la Liberazione piena del Paese dalla dittatura e dall’occupazione straniera, la riconquista su tutto il territorio nazionale di una condizione di libertà, d’unità e d’indipendenza. Ma dobbiamo ogni volta sentirci impegnati a trasmettere nella sua interezza, a ripercorrere nella sua complessità, l’esperienza vissuta nel drammatico periodo in cui l’Italia era tagliata in due: esperienza tradottasi in una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico. Questo fu la Resistenza, dai primi giorni seguiti alla firma dell’armistizio e al crollo dell’8 settembre 1943 fino ai gloriosi momenti conclusivi della liberazione delle nostre città e della nostra terra». Per questo motivo, «essa non può perciò appartenere solo a una parte della Nazione, ma deve porsi al centro di uno sforzo volto a ricomporre, in spirito di verità la storia della nostra Repubblica. Dobbiamo giungere sempre più decisamente a questa condivisione, a questo comune sentire storico. E credo che in tal senso si siano compiuti nel corso degli anni – da una celebrazione all’altra del 25 aprile – importanti passi avanti, importanti progressi». Napolitano ha ricordato che «ci fu solo nel tempo una saldatura tra i giovani e i giovanissimi che ingrossarono le fila della Resistenza e il patrimonio ideale e politico degli uomini dell’antifascismo. Fu decisiva e abbracciò tutti la riscoperta, la riconquista di un senso sicuro della patria. In quella guerra patriottica, e nella difesa dell’Italia anche nelle sue strutture materiali e nelle sue possibilità di futuro, si univano naturalmente partigiani e militari fedeli ai loro doveri nazionali».

La storia della Resistenza è storia di «fatti, non retorica, non mito -ha avvertito il Presidente della Repubblica- e c’è stato in tempi recenti un gran parlare dell’esigenza di smitizzare la Resistenza. Ora, è giusto – proprio per rendere più credibile la valorizzazione della Resistenza – non tacere i suoi limiti, sia o no accettabile che la si presenti come realtà ed esperienza minoritaria; ma bisogna ben distinguere quel che è cresciuto come mito sulla base di un’analisi oggettiva, al di là della grande onda emotiva della liberazione, e quello che è stato tutt’altro. E a questo proposito vorrei dire che in realtà c’è stato solo un mito privo di fondamento storico reale e usato in modo fuorviante e nefasto: quello della cosiddetta Resistenza tradita, che è servito ad avvalorare posizioni ideologiche e strategie pseudo-rivoluzionarie di rifiuto e rottura dell’ordine democratico-costituzionale scaturito proprio dai valori e dall’impulso della Resistenza». Ecco allora che «è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, smitizzare quel che c’è da smitizzare ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell’indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana. E a cui dobbiamo anche il contesto di rispetto della nostra sovranità entro il quale fu elaborata la Costituzione repubblicana». Infatti, «le idealità e le aspirazioni dei nostri combattenti per la libertà poterono così tradursi in un essenziale quadro di riferimento per l’elaborazione della Carta costituzionale nell’Italia divenuta Repubblica per volontà di popolo. Quelle aspirazioni appaiono pienamente recepite nella limpida sintesi dei »Principi fondamentali« della Costituzione repubblicana e nell’insieme dei suoi indirizzi e precetti».

Per Napolitano, «possiamo con buoni motivi dire che il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, vive nella Costituzione : in quella Costituzione in cui possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-45, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti. La Carta costituzionale – di cui stiamo celebrando il sessantesimo anniversario – costituisce infatti la base del nostro vivere comune e della nostra rinnovata identità nazionale». E allora «nessuna delle forze politiche oggi in campo -tiene a ribadire il Presidente quel che aveva già detto dinanzi al Parlamento- può rivendicarne in esclusiva l’eredità. È un patrimonio che appartiene a tutti e vincola tutti. Quanto alla Costituzione, »contano nella nostra Carta – a sessant’anni dalla sua entrata in vigore – non solo i principi, i diritti e i doveri, ma le istituzioni. Queste sono certamente perfettibili e riformabili rispetto al disegno che ne fu definito nel 1946-47, ma esse costituiscono, nell’essenziale, pilastri insostituibili dello Stato di diritto e della democrazia repubblicana«. Proprio »alla vitalità di queste istituzioni è ugualmente affidato il retaggio della Resistenza, la trasmissione della drammatica esperienza vissuta dall’Italia fino alla piena liberazione dal fascismo e dall’oppressione straniera. In questo spirito celebriamo oggi congiuntamente l’anniversario del 25 aprile e quello della Costituzione e delle istituzioni repubblicane, cui va il rispetto non formale ma effettivo e coerente degli italiani di ogni parte politica per garantire un degno avvenire democratico al nostro Paese«, conclude Giorgio Napolitano.

Pubblicato il: 25.04.08
Modificato il: 26.04.08 alle ore 17.40

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=74939


Risposte

  1. Ora e sempre resistenza…

  2. attenzione che il nemico è in casa :-)


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