
Scoppia la festa degli ex missini
“Veltroni, ora dacci le chiavi”
di Matteo Tonelli
Dopo la vittoria Alemanno dà appuntamento ai suoi in piazza del Campidoglio
“E’ rabbia, è amore, Roma tricolore”; “Rutelli in Romania”. E spuntano i saluti romani
ROMA – Un tricolore sventola in mano a Marco Aurelio. Ed è così che il condottiero romano, che troneggia in mezzo alla piazza del Campidoglio, diventa l’involontario testimonial del trionfo di Gianni Alemanno. Lui, un passato missino alle spalle, uno che porta, orgogliosamente, la celtica al collo, ex ministro gettato nell’agone della sfida della Capitale, ce l’ha fatta. Travolgendo Rutelli e portando, per la prima volta, un ex fascista al Campidoglio. Un fatto epocale per Roma che archivia la lunga stagione a guida centrosinistra e si affida, con entusiamo, alla destra.
E la destra festeggia. Per le strade, dove i tassisti, massicciamente schierati per Alemanno, improvvisano cortei a colpi di clacson. Nel comitato elettorale dove la tensione si scioglie quasi subito. Con il passare dei dati che levano ogni dubbio sull’esito finale. Tanto che Alemanno annuncia la vittoria a scrutinio in corso. Si affaccia dalla finestra, il candidato del Pdl. Saluta, tricolore in mano, la folla che blocca la strada. In testa, come al solito, i tassisti che invocano a gran voce un posto da senatore per il loro leader Bittarelli.
“Ci vediamo al Campidoglio” annuncia Alemanno. E’ quello il luogo simbolo. La collina da conquistare bandiere al vento. E mentre su Roma cala la sera, sono circa 500 quelli che rispondono all’appello del loro sindaco. Forse non moltissimi, ma conta poco. Tricolori ovunque e poi bandiere di An e del Pdl. Di celtiche nemmeno l’ombra, se non quella che si scorge al collo di qualche ragazzo. Si vede invece qualche saluto romano.
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Si aspetta Alemanno e si canta. “E’ rabbia, è amore è Roma tricolore” gridano quelli di Azione Giovani. “Roma libera” urlano al megafono alcuni tassisti. Gli stessi che piazzano il loro striscione sul davanzale da dove parlerà Alemanno. “Dacci le chiavi, Veltroni dacci le chiavi” infierisce la piazza. Che irride il segretario del Pd che ha lasciato il Campidoglio per tentare l’avventura nazionale.
I colonnelli di An sono schierati in prima fila.Gasparri, Urso, La Russa, Gramazio che si sgolano cantando l’inno di Mameli in favore di telecamere. Poi appare lo striscione di quelli di Colle Oppio, tosta sezione missina degli anni di piombo. “Chi non salta è un comunista” grida la piazza, proprio mentre Alemanno arriva in Comune con moglie e figlio. Bandiere al vento e cori e un fumogeno da stadio. Il neosindaco si affaccia alla finestra. In mano un tricolore, dalla piazza gli rispondono cori e sventolii. Ci prova anche Gasparri ma con minore successo.
E’ il momento del discorso. Alemanno imbraccia il megafono. C’è chi si commuove: “Quante volte l’ha fatto tanti anni fa”. Già gli anni duri, delle botte nelle strade, la militanza, le violenze. Alemanno quegli anni li ha vissuti. Ma oggi, megafono in mano, dice “basta ai veleni”, invitando i suoi a fare in modo che “questa sia una festa di tutta Roma”. Così come lui, giura, “sarà il sindaco di tutti i romani”. Poi stappa una bottiglia, sul modello dei vincitori di Formula 1. Se ne va mentre la piazza si svuota, qualcuno grida “Rutelli in Romania”, “Alemanno sindaco di Roma” e “Semo tutti tassinari”. In fondo alla scalinata uno striscione chiede la santificazione di Veltroni che “ha fatto cadere Prodi, sparire i comunisti e dato Roma alla destra”. Due ragazzi lo guardano sorridendo. Oramai è buio. “E’ bella la notte vero? E di che colore è la notte? Nera”. Più in alto Marco Aurelio continua a sventolare il tricolore.
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sei/campidoglio-festa/campidoglio-festa.html
Lezione capitale
di Ezio Mauro
Mancava soltanto Roma. Ieri è stata conquistata direttamente da An, che con Alemanno porta per la prima volta nel dopoguerra un suo uomo in Campidoglio, da dove si affaccerà non solo sul passato imperiale e sui simboli del ventennio, ma sul nuovo paesaggio politico italiano disegnato dagli elettori. Roma infatti non è soltanto la capitale che ha cambiato segno politico consegnandosi alla destra, mai salita su quel colle, nemmeno all’epoca del trionfale avvento berlusconiano. È, in più, una roccaforte storica della sinistra che l’ha governata ininterrottamente da quindici anni, e che proprio con Roma – come ha spiegato Ilvo Diamanti – usciva dalla tradizionale riserva delle regioni rosse, presentando una geografia politica più articolata e complessa, con la più grande città italiana fiore all’occhiello di una “sinistra dei sindaci” moderna e sperimentale, capace di coniugare buona amministrazione e nuovi linguaggi culturali, sviluppo e comunità, sotto gli occhi di tutto il mondo.
Tutto questo è saltato ieri, completando invece lo scenario politico berlusconiano, che teneva in mano il nord forza-leghista e il sud autonomista e clientelare come due spinte popolari alleate ma separate, senza un centro unificatore che non fosse l’autorità negoziale e politica del Cavaliere. Ora c’è anche il baricentro politico per questa alleanza che ha conquistato l’Italia: la capitale diventata di destra, con un sindaco di Alleanza Nazionale, come ha subito rivendicato Fini, archiviando per una notte il Pdl. Il risultato è chiaro: il Nord alla Lega, il Sud a Lombardo, Roma ad An, e l’Italia a Berlusconi.
Per la potenza dei simboli, che richiamerà a Roma giornalisti da tutto il mondo, il rovesciamento non poteva essere più radicale. Non solo arriva in Campidoglio per la prima volta un uomo venuto dal post-fascismo: ma ci arriva dopo sette anni di governo di un sindaco ex comunista, con un cambio dunque che non è una semplice alternanza ma un cortocircuito a fortissima intensità, che ha appena incominciato a bruciare. Aggiungiamo che Alemanno ha battuto il vicepresidente del Consiglio uscente, che era stato sindaco – e un ottimo sindaco, giovane e innovatore – per due mandati. Ricordiamo ancora che il vincitore fino a quindici giorni fa era dato per sicuro ministro del governo Berlusconi, nella convinzione generale (anche sua) che la battaglia per il Campidoglio sarebbe stata solo di bandiera. Tutto questo può dare l’idea dello spostamento d’aria della bomba capitolina, una bomba di portata nazionale: che tuttavia farà morti e feriti soltanto nel campo del Pd.
Il voto affonda con Rutelli uno dei padri fondatori del nuovo partito, ma colpisce direttamente lo stesso Veltroni, perché al giudizio degli elettori si è presentata anche la sua lunga sindacatura, che pure aveva ottenuto un larghissimo consenso due anni fa, dopo il primo mandato. Già questo dato testimonia l’inclinazione a destra del Paese, che dura da quindici anni, ma che è diventata un precipizio negli ultimi mesi, travolgendo persone, gruppi dirigenti, governi nazionali e locali. C’è nel voto di Roma un dato di “destra reale” così netto, addirittura biografico, fisico, concreto, che deve far riflettere. I moderni pasticceri delle intese più o meno larghe, per i quali tutto è uguale, Alemanno e Rutelli, Veltroni e Berlusconi, assicuravano da settimane che si trattava solo di un voto amministrativo, dove contavano i programmi, e nient’altro. Con ogni evidenza non è così. Non è per il programma che è stato scelto Alemanno, ma perché la sua alterità di post-fascista incarnava fino ad esasperarla in un urlo quella discontinuità di cui i cittadini sentivano il bisogno, e che il Pd non ha avvertito: fino al punto di decidere in una stanza chiusa per pochi intimi – il Pd, partito che ha fatto un mito delle primarie – il cambio di poltrona tra Veltroni e Rutelli. Senza capire che ciò che funziona in termini di esperienza e di attitudine può sembrare all’opinione pubblica, più che mai oggi, un’autogaranzia castale, un’autotutela collettiva, da “classe eterna”, nomenklatura, più che da partito aperto.
E tuttavia, c’è un ideologismo pragmatico, sottaciuto ma praticato, ricercato come scelta radicale di cambiamento nella scelta di Alemanno: come uomo di An, e non “nonostante” An. Il nuovo sindaco, che ha subito dichiarato di voler governare a nome di tutti i cittadini, ha conquistato nel ballottaggio centomila voti in più rispetto ai 677 mila del primo turno. Certo, la forza della vittoria nazionale di Berlusconi, così netta, ha trascinato con sé quel pezzo di città indecisa, flottante, al vento, che negli anni precedenti ha votato Veltroni ed è pronta a stare con chi vince. Ma il farsi destra della capitale è impressionante, come i 7 punti e rotti che separano Alemanno da Rutelli. Viene da chiedersi che cosa i cittadini vedano e vogliano da questa classe dirigente finiana che è stata scongelata nel ’94, ha rotto con il fascismo e con i padri missini a Fiuggi, ma poi si è fermata, trasformata d’incanto da Berlusconi da post-fascista a statista: anche perché la cultura liberale italiana non l’ha mai stimolata a quei passi avanti e a quel rendiconto a cui invece ha giustamente richiamato per decenni gli ex comunisti.
Certamente i cittadini vedono in questa destra una rottura, più ancora un sovvertimento, quella “modernizzazione conservatrice” di cui parla Berselli: che a Roma diventa subito ribellismo corporativo, con i taxisti che accompagnano col coro dei clacson contro le liberalizzazioni l’ascesa di Alemanno al palazzo senatorio, con la folla che chiede a Veltroni “dacce le chiavi”, mentre urla “Roma libera”, tra le braccia tese nel saluto romano.
E altrettanto certamente, questa rottura a destra ha un significato anti-establishment, plebeo nel senso politico del termine, dunque popolare. È come se il “rimandiamoli a casa” gridato dal leghismo xenofobo al Nord contro gli immigrati funzionasse anche nella capitale, ma contro il ceto politico di centrosinistra, concepito come forestiero. Il cuore del vero meccanismo politico inossidabile del quindicennio – Berlusconi e il suo sistema – riesce a fuoriuscire da questa maledizione, perché il populismo è esattamente questo: establishment ed outsider nello stesso tempo, ribellismo e professionismo, antipolitica e casta. Un miracolo dell’inganno, ma un miracolo che funziona.
La sinistra, d’altra parte, deve temere soprattutto se stessa. Di fronte alla spinta di destra “realizzata” che ha dato centomila voti in più ad Alemanno, Rutelli ne ha persi 85 mila. In più l’astensionismo ha galoppato a sinistra, favorendo la destra. Non solo.
C’è un dato più inquietante, che lacererà la sinistra italiana per mesi e peserà sul futuro: Rutelli al Comune ha preso 55 mila voti in meno di quanti ne ha conquistati sul territorio cittadino Nicola Zingaretti, neopresidente eletto della Provincia di Roma. Poiché le schede bianche e nulle per Rutelli sono la metà di quelle per Zingaretti, questo significa che decine di migliaia di cittadini – di sinistra, evidentemente – hanno votato per Zingaretti alla Provincia e contro Rutelli (dunque per Alemanno) al Comune. Un voto, bisogna dirlo con chiarezza e subito, del tutto ideologico, che viene in gran parte dalla sinistra radicale, così convinta dalla tesi autoassolutoria che vede nel Pd la colpa della sua scomparsa dal Parlamento, da far pagare al Pd la battaglia di Roma, lavorando contro Rutelli. Per questi cannibali fratricidi, grillisti e antagonisti, Rutelli era il bersaglio ideale, come anche per qualche estremista del Pd: troppo cattolico, importatore della Binetti, amico dei vescovi, come se la scommessa fondativa e perenne del Pd non fosse quella di tenere insieme, a sinistra, cattolici ed ex comunisti. Un ideologismo a senso unico: che serve ad azzoppare la sinistra, facendola perdere, mentre non scatta per bloccare l’uomo di An in marcia verso il Campidoglio. Anzi.
È da qui, oggi, che deve partire Veltroni. Guardando in faccia questo problema grande come una casa, la sindrome minoritaria della sinistra. Con il vantaggio che Roma dimostra – sommando il fuoco amico su Rutelli e le astensioni – come con la sinistra radicale e il suo ideologismo suicida non si possano ipotizzare alleanze, se non per perdere. Ma nello stesso tempo, quel voto reclama una copertura politica dello spazio vuoto a sinistra: cominciando dalla pronuncia di quella parola, l’unica che il dizionario politico veltroniano ha evitato per tutta la campagna elettorale, e tuttavia l’unica che può mobilitare – coniugata con la modernità, con il cambiamento, con l’innovazione, con la capacità di parlare al centro – quella fetta di apolidi messi in libertà dal fallimento dell’Arcobaleno. Cittadini che esistono, che sono una forza potenziale di alternativa al berlusconismo, solo che qualcuno sappia convertire in politica spendibile il loro peso senza rappresentanza.
Veltroni ha incassato due sconfitte pesanti, e tuttavia ha varato un vascello che può andare lontano, un partito della sinistra di governo, che l’Italia non ha mai avuto. Eviti di negare la realtà, come talvolta fa, usi le parole di chi sa di aver perso, ma sa anche dove vuole andare. A cominciare dalla navigazione interna del partito. Un leader ammaccato, depotenziato, frastornato e commissariato non serve a nessuno, se non agli oligarchi. La discussione interna deve essere all’altezza di un partito che è democratico davvero, vuole essere nuovo e non può più accettare procedure d’altri tempi. Valuti Veltroni se non è il caso di strappare di nuovo, per andare avanti, oppure rinunciare. Ci sono sempre quei tre milioni e mezzo delle primarie, pronti a contare nei momenti che contano. Se qualcuno si ricorda di loro.
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sette/commento-mauro/commento-mauro.html
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e così alla fine Milano non ha nulla da invidiare a Roma… che pena!
Sarà perchè, nonostante non sia abbastanza visuta per poter dire “io c’ero”, a me questa storia ricorda paurosamente quel desiderio di ordine che serpeggiava in Italia un’ottantina di anni fa… sarà perché anche allora si cominciò con una “elezione democratica”… ma ragazzi, stiamo all’erta: questo è solo l’inizio.
Ora e sempre…
Dai Elena, in fondo stiamo in Europa e vi sono cose che gli stati membri non possono fare, verrebbero sanzionati.
Anche storicamente non vi sono le condizioni del secolo scorso.
Un pò d’ordine ci vuole, anzi è l’unica cura per stabilire una democrazia matura. La libertà non può ridursi solo al diritto di critica, occorre anche tutelare il diritto di “passeggiare tranquilli” e “dormire tranquilli”. Una libertà esasperata favorisce solo disonesti, farabuti, lestofanti, violenti e tutti coloro che non hanno niente da perdere.
Questo continuo demonizzare le legittime aspirazioni dei cittadini vi rilegherà sempre più ai margini della politica.
E sì che ora con un ex picchiatore fascista al Campidoglio possiamo dormire sonni tranquilli.
Dai, Mat, non fare il bastian contrario per forza!
Ma non eri piddista? Per me Rutelli è acquetta risciacquata, ma ricordo che l’hai difeso.
Com’è, ora? Non ti fidi di Rutelli? L’ha “nominato” Walter, dall’alto. Non credi avrebbe potuto occuparsi della sicurezza “altrettanto bene” come Alemanno?
Rircordiamoci, ogni tanto, che le statistiche parlano di sicurezza in aumento, negli ultimi 10 anni, nonostante la cosiddetta “sicurezza percepita”, complici Studio Aperto, TG5, TG1 e compagnia cantante, dica il contrario.
Invero, Roma ha 1000 problemi che Veltroni ha avuto il torto di ignorare o forse, del tutto in buona fede, di non notare affatto. D’altronde non credo vada al lavoro in tram.
Avanti, Mat, non dirmi che vedere i saluti romani dal Campidoglio non ti fa alcun effetto. E vedi bene che Berlusca e i suoi scagnozzi si fanno beffe dell’UE, ne fanno testo i “fucili ancora caldi” rievocati proprio oggi da Bossi. Io non me la sento di sottovalutare la situazione: non capisco come fai a farlo tu, e tutti quelli che sento dire “Saluti romani? E vabbè, so’ ragazzi, non sanno quello che fanno!”.
Poi vedere lo striscione di una delle più becere categorie (tassisti!!!) sotto lo sventolante Alemanno mi mette una rabbia….
Ultima nota: ci sono delle indagini in corso sullo stupro a La Storta, forse ne avete letto. Non mi sogno di pronunciarmi in merito perché sarebbe pressappochismo e perché mi auguro con tutto il cuore che non sia vero quanto è stato insinuato. Però mi auguro che ci tengano informati sugli sviluppi delle indagini, di cui ora, in piena festa alemmanna, già non si sente più nulla.
Faccio un nodo al fazzoletto.
Cara Ska io ho votato IdV. Comunque prendere atto della volontà dei cittadini e cercarne la causa, di capire il voto espresso, non significa tifare per Berlusca.
E’ un fatto che la destra avanza e stravince, è un fatto che la loro vittoria non è dovuta alla marc ia su Roma e neanche all’esercito di Bossi.
Occorre fare un’analisi politica, ma bisogna considerare che i cittadini non se ne fregano niente della storia. Diciamo che votano secondo i i loro istinti e i loro bisogni (forse meglio dire speranze). Oltretutto nessuno percepisce il pericolo di un golpe e non credo che stiamo assistendo a questo.
E come fa un partito a percepire i bisogni dei cittadini, di ogni ceto e condizione, se anticipa che si recherà nelle fabbriche?
Dai Ska, meglio sdrammatizzare e riconoscere i propri demeriti. Tra cinque anni, come è già successo, ci saranno di nuovo elezioni libere e democratiche.
Anch’io prendo atto del voto espresso e ne traggo conclusioni: la gente è profondamente ignorante.
Non mi frega niente di sembrare snob, è così che la penso. Disprezzo chi arriva a votare Lega, Berlusconi, o picchiatori fascisti manco troppo ripuliti che festeggiano in un tripudio di saluti romani. Bada bene, che non significa che odio la gente di destra, ma di QUESTA destra. Per me invotabile da chiunque abbia un briciolo di cervello.
Poi che la sinistra tutta, e anche il PD, abbiano sbagliato tanto, tutto, è chiaro anche a me.
Boh, Mat, io sono drammatica per natura, catastrofista e complottista… non è tanto facile sdrammatizzare per me…
Speriamo bene.
Avete sicuramente tutti in mente chi è Marco Travaglio. E’ un giornalista, uno dei pochi che si può fregiare di questo nome a pieno titolo. Bene, egli è di destra. O se preferite non è di sinistra. A me non fa alcuna paura, come non me ne faceva Montanelli. La destra che mi fa paura è quella caciarona egoista razzista e nostalgica perfettamente impersonata da Berlusconi, Alemanno e Bossi.
Sarà che io invece sono complottista e amo il dramma (tra il mondo latino e quello greco, scelgo il greco…), ma questo bisogno di sicurezza del tipo quando-c’era-lui-non rubavano-le-biciclette,caro-lei mi fa proprio orrore.
Ma come si fa a essere così ciechi da pensare che uno che è fuori dalla galera solo perché si è addomesticato le leggi e possiede i media a sufficienza per garantirsi un lavaggio del cervello della maggior parte della gente possa ripulire l’Italia e darle quella tranquillità di cui la gente sente la mancanza? Certo non basta la Littizzetto a dire che la maggior parte delle violenze sulle donne non viene compiuta da extracomunitari ma avviene tra le mura domestiche… ci sono le statistiche, ma se il tiggì dice che domani piove rosso, sarà sicuramente così…
Troppo comodo. Io non vincerò mai le elezioni, nemmeno se mi presentassi come sindaco nel mio paesello di duemila abitanti circa. Perché come condizione pre-voto ci metterei che chi mi elegge deve usare la testa ed impegnarsi in prima persona insieme a me, invece di delegare e criticare…
Mat, ma sai che baffo gli fa l’Europa e le sanzioni, a Berlusconi? Al massimo va a farsi consolare dal suo amico Putin…
“Il sonno della ragione genera i mostri”: non l’ho detto io… la ragione dorme ed il mostro invece è bello desto.
Spero di sbagliarmi, ma anche settanta-ottant’anni fa circolava la voce che non poteva succedere nulla… perfino gli ebrei non credevano a quello che succedeva nei campi di sterminio (e vabbé, non erano in Italia, però poi ci son finiti pure loro…).
Ma cosa aspettiamo a svegliarci? Proprio tu che ricordavi i 92.000 soldati alleati morti per liberarci, quanti ne vuoi questa volta? Purché un Giappone decida di stuzzicare l’alleato di là dal mare, altrimenti…
La libertà esagerata è quella che permette a condannati di sedere in parlamento ed ad un imprenditore senza scrupoli di fare il presidente del consiglio, non quella che lascia che io dica quello che penso.
Se nessuno percepisce il pericolo di un golpe (ma non ne sarei così sicura), questo non esclude che esso pericolo ci sia. Anche in piena strategia della tensione nessuno (dei mezzi dei potenti, ovvio) parlava di P2, massoni et similia…
Ska: la gente non è solo ignorante: vuole esserlo perché è più comodo. Ed è anche egoista, immatura e stupida. Tutto ciò detto dal basso della mia mente aristocratica.
Finisco col dire che l’amico Mauro – l’autore del pezzo, non il “mio”! – è un pochetto fazioso: se l’articolo fosse stato scritto da altri, magari invece che inveire contro la sinistra estremista che gli ha negato i voti avrebbe biasimato la scelta (perdente, come dimostrato dai fatti) di voler cercare i voti al centro e non proprio in quella sinistra che, sola, avrebbe potuto salvarlo. Lui e Rutelli e tutto il PD.
Adesso tocca pedalare… e di brutto. Altrimenti tra cinque anni avremo le elezioni con un partito unico.
Suerte…
Non ritiriamoci sull’Aventino questa volta e costruiamoci quella sinistra arcobaleno partecipata. Non ritorniamo ai vecchi schemi politici, facciamo evolvere la sinistra verso nuovi orizzonti. L’evoluzione delle sinistre europee è socialista, e a noi spetta ricostruire una sinistra partecipata dal basso. Ognuno nella sua zona apra dei tavoli di lavoro e programmatici, iniziamo ad attuare il programma dal basso.
Non abbatterti Elena, è da un po di anni che lottiamo ormai non dobbiamo cedere.
Ciao
Andrea
No no, niente Aventino per carità! Sarebbe il giusto coronamento al suicidio, se la storia ci ha insegnato qualcosa…
La sinistra arcobaleno, dici? Temo non sia più recuperabile. Non perché era sbagliata idealmente, ma perché la sua costruzione forzata e forzosa l’ha, come dire, annichilita.
Personalmente, sono disponibile a lavorare con chiunque condivida determinati obiettivi imprescindibili (pace, giustizia, libertà… inutile che prosegua, li sappiamo benissimo!). Ma mi rifiuto di essere emarginata perché mi tengo stretta la mia falce ed il mio martello. O la mia A scarlatta… (!). Non cominciamo a metterci paletti e museruole… altrimenti anche l’Aventino diventa un paradiso…
Sarà dura, ma in fondo alle salite siamo abituati, no?
Suerte!
Mi sembra che la vostra passione ricordi un pò la coperta di Linus. Non capisco la vostra convinzione che comunismo sia sinonimo e baluardo di libertà, giustizia, ecc,ecc.
Mi sembra che tutte le analisi politiche, almeno degli ultimi 20 anni, ci riservino un posto non di primo piano in Europa e siamo secondi quasi a tutti proprio nel realizzare quegli ideali di cui tu parli Elena.
A parte che la storia insegna che gli ideali di libertà e di giustizia sono appannaggio delle classi borghesi, ovvero dei repubblicani e dei liberali, mentre il comunismo là dove ha governato non ha certamente brillato in materia, anzi.
A parte questo, dicevo, il nostro sistema politico si stà “europeizzando” e, per quanto mi riguarda, mi sembra un bel passo avanti. Berlusconi non è eterno.
Come dice aparme, l’evoluzione (bada bene: evoluzione)delle sinistre europee è socialista. A dire la verità la sinistra europea è sempre stata socialista tranne che in Italia, ma va bene così. L’importante è l’onestà intellettuale dei leader’s.
A parte che non capisco bene cosa c’entrino le analisi politiche degli ultimi vent’anni che ci piazzano non di primo piano con il comunismo e gli ideali di pace giustizia e libertà… C’erano i comunisti da soli al governo dell’Italia, negli ultimi vent’anni, e io non me ne sono accorta? O basta il solo fatto che esistano per scaricar loro addosso tutte le colpe?
Mah!
E poi, sempre a proposito di giustizia: non è che Di Pietro, che pure tanto ne parla e tanta ne vorrebbe, abbia ottenuto qualcosa, mi sembra (penso anche solo al conflitto di interessi): embé? Mi hai mai sentito lanciargli pietre addosso per questo? Anche lui su questi temi non aveva una gran compagnia, mi sembra. E ha fatto quel che ha potuto (certo, fosse stato ministro della giustizia al posto di Mastella… ma non è stata una scelta casuale nemmeno quella). L’ho criticato per altre cose (il G8, la TAV, il ponte sullo stretto, ad esempio).
E poi basta. Sono stufa di prendermi la croce per tutti i comunisti – o sedicenti tali – del mondo. Io sono in Italia e non mi prendo la responsabilità di quello che ha fatto PolPot, Stalin o chi ti pare.
Così è troppo comodo: allora tu dimmi quali uomini politici esteri stimi che la prossima volta che devo criticare i tuoi ideali ce li caccio in mezzo tutti! Come se poi io avessi mai inneggiato ai tipi di cui sopra. Anche se persino Stalin su certe cose aveva ragione.
Il nostro sistema politico si sta americanizzando e anche in modo forzoso, grazie agli sforzi congiunti di veltrusconi e di un popolo rimbesuito dal lavaggio del cervello dei media – e di una sinistra che non si è opposta in modo abbastanza categorico e forte (che non è sinonimo di urlato).
Quanto poi al fatto che berlusconi non sia eterno… be’, meno male! Ma il problema non è lui come individuo (anche se lo rappresenta bene): quanti ce n’è come lui? Per fortuna gli alri non hanno 3 reti tv etc etc etc!
L’evoluzione delle sinistre europee sarà nel senso che i militanti di quelle sinistre decidono. Se i militanti comunisti italiani vogliono fare un partito che li riunisca, ben venga. E non sarà l’evoluzione europea a fermarli/ci. Tanto, come Aparme sa benissimo perché ci conosciamo, abbiamo più punti in comune di quanto non ci divida.
La cosa seria adesso è lottare insieme per gli ideali che abbiamo in comune – e che lo facciamo inglobati in un partito o strutturati in una federazione, credo che non sia questo l’aspetto principale. Anche se il partito per me è più vincolante e, così allargato, mi sta stretto. Se io voglio la mia bandiera rossa e lui, poniamo, il sole che ride, chi ci vieta di portarceli appresso fianco a fianco?
L’importante è l’impegno, la vigilanza e la presenza continua della base.
Mat, ferme restando le tue sacrosante perplessità sul comunismo in generale, ma che ti hanno fatto i comunisti nostrani? Sinceramente, leggere che “le analisi politiche degli ultimi 20 anni ci riservano un posto non di primo piano in Europa, ecc..”, da te motivato, mi sembra, con la sola esistenza de comunisti in Italia, mi fa un po’ sorridere, mio fratellone.
Ribadisco che possiamo discutere sulle necessità di svecchiamento del linguaggio politico della sinistra, possiamo parlare della “sindrome minoritaria della sinistra” (come dice Ezio Mauro), ma mi sembra davvero che se la sinistra non possa autoassolversi, non sia però neanche da ritenere la principale responsabile del disastro attuale. E tu sai bene in chi individuo io le maggiori responsabilità…
Mi domando come mai ora la vulgata voglia che i fratelli traditori, come sempre, siano i comunisti. Vorrei qui ricordare che SA si è giocata 7 punti di elettorato, facendolo incazzare con l’appoggio estremo ed incondizionato al governo Prodi. Che il governo è stato fatto cadere “da destra”, ed era comunque appeso ad un filo, ed è stato comunque minacciato in continuazione dai cattolici (vedi Binetti) sui temi dei diritti civili (DICO), e anche addirittura dal tuo Di Pietro in merito alla commissione d’inchiesta sul G8.
Com’è che mo’ la croce la devono portare proprio coloro che si sono giocati tutto nell’appoggio fedele al governo, tradendo il proprio elettorato che si aspettava ben altro apporto?
Lo trovo profondamente ingiusto. Gli unici che dovrebbero prendersela con SA sono i suoi ex elettori. Gli altri dovrebbero ringraziarla.
Come ho trovato ingiusto che Veltroni lasciasse al palo i suoi ex compagni, salvo ricercarne poi l’appoggio alle amministrative e provinciali.
Chi è che si è messo a fare il premier in pectore, a governo ancora in piedi, annunciando di voler correre da solo alle prossime elezioni, e inciuciando da subito col cavaliere, che poi gli ha rifilato il prevedibile calcio in culo? Chi è stato a prendere per il culo la gente parlando di “nuovo” quando è sulla scena politica da più di 30 anni?
Va bene che la gente è scema e dalla memoria corta, però mentre parlava di nuovo era ancora vicepresidente del consiglio del governo fallito.
Infine: chi ha avuto l’idea suicida di riproporre lo stravecchio, stranoto, palliduccio ancorché lampadato Rutelli al Campidoglio? Alla faccia del nuovo!
A me pare che qui gli unici ad ammettere la sconfitta, a pagarne lo scotto, e a cercare di ricostruirsi, siano i comunisti. Magari è pure quello che ci voleva, per rinnovare il movimento.
Sì, Mat, la sinistra radicale deve riformarsi, deve risorgere, anche se non ti piace e ti pare poco europeo. Tu dici che “la storia insegna che gli ideali di libertà e di giustizia sono appannaggio delle classi borghesi, ovvero dei repubblicani e dei liberali”… ma dove sono qui i repubblicani? Io vedo una manica di fascisti e di razzisti xenofobi che incitano alla rivolta e al “famo come ce pare”, in tutti i posti di potere. Dov’è la destra repubblicana? E dove sono i liberal? Se la destra ora al potere non fosse tale da richiedere come contrappeso una RESISTENZA, e se il PD si facesse portavoce delle istanze del precariato, dei temi sociali in generale, e dei valori laici dello Stato, anziché dare casa ad un’accozzaglia di bigotti baciapile, forse ti darei anche ragione.
Purtroppo i fatti dicono che certi temi (male quanto vuoi) sono stati toccati o stanno a cuore solo a una certa sinistra che ora è stata momentaneamente cancellata.
Concludo dicendo che seppure Berlusconi non è eterno, i danni che, assieme a Bossi, può arrecare al paese possono protrarsi molto più a lungo del quinquennio di legislatura. Specie se nel frattempo si cambia la costituzione. Beato te che ti fidi della fedeltà alla Repubblica di certa gente!
E con questo lungo sproloquio ho risposto pure ad Elena, riguardo alla lieve faziosità di Ezio Mauro, con il cui pezzo concordo quasi totalmente, tranne che sul silenzio sulle responsabilità di Veltroni.
Ho scritto in contemporanea a te, Elena, e ho letto il tuo commento solo dopo aver pubblicato il mio.
Stupisco della concordanza quasi letterale di alcuni punti! :0
Io non conosco la realtà di Roma, ma Rutelli non era certo il nome nuovo che in tanti si aspettavano.
Inoltre, ho sentito dire che i problemi delle borgate sono tanti; forse bisognava pensarci insieme alle altre cose buone fatte per Roma, ma ripeto io non conosco la realtà della città…
Per quanto riguarda il futuro della sinistra, l’Arcobaleno era già morto prima di nascere perchè è stata una scelta forzata e non partecipata.
Il futuro della sinistra europea sarà socialista?
Buon per chi crede in questo.
Io sono comunista e starò con cui non abbandonerà la falce, il martello e la bandiera rossa
Scusate… starò con chi (non con “cui”)