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Verona - E’ un ultras skinhead il ventenne che ha confessato la selvaggia aggressione che ha ridotto in fin di vita Nicola Tommasoli, picchiato per una sigaretta. Era già stato responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Il giovane, che sarebbe di una famiglia benestante di Verona, si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati. In passato, a quanto si è appreso, era stato sottoposto a Daspo.
La polizia è arrivata al giovane, secondo quanto si apprende da fonti investigative, indagando su ‘ambienti politicizzati’ della città scaligera sui quali la stessa Digos aveva chiuso un’indagine pochi mesi fa. Indagine che aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 17 giovani resisi responsabili di aggressioni analoghe, di stampo razzista, a quella in cui è rimasto vittima Nicola Tommasoli.
Due fuggiti all’estero
Sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all’estero, a quanto si apprende negli ambienti investigativi, altri due giovani che la notte del primo maggio hanno partecipato all’aggressione con il ventenne fermato oggi. Il fermato è stato condotto in carcere a Montorio.
“Fronte veneto Skinheads”
Sarebbe questo il gruppo di appartenenza dei tre giovani responsabili dell’aggressione a Nicola Tommasoli. I tre, secondo quanto si apprende in ambienti investigativi, farebbero parte di un gruppo di giovani di estrema destra, molti dei quali ultras del Verona, il cui obiettivo era la “caccia al diverso”. Nell’indagine chiusa un anno fa dalla Digos scaligera, che ha portato alla denuncia di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, è infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee (nella foto: fascisti a Verona)
Altre aggressioni
A conferma di ciò, le indagini avevano consentito di accertare violenze nei confronti di un giovane che indossava una felpa del Lecce e di due ragazzi appartenenti al centro sociale ‘Chimica’, aggrediti a colpi di spranga. Ancora, la banda sarebbe stata responsabile di un’aggressione ad un giovane seduto sulle scalinate di piazza Erbe, colpevole di danneggiare l’immagine di Verona ‘citta’ di classé. Nel corso delle perquisizioni effettuate un anno fa nelle abitazioni degli indagati, la polizia trovò cinghie, manganelli telescopici ma anche cassette video e dvd che contenevano immagini di pestaggi e documenti e materiale del ‘Fronte veneto skinheads’.
Il vescovo
“C’é una superficialità, una banalizzazione della vita in certi giovani che ci preoccupa”. Così il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, commenta gli ultimi sviluppi della vicenda dell’aggressione al ventenne veronese Nicola Tommasoli, con l’individuazione dei presunti aggressori. “Sicuramente questi ragazzi - continua - non volevano uccidere il loro coetaneo, ma viene da chiedersi: una sigaretta vale meno della vita?”. “La città di Verona - sottolinea il vescovo - non si meritava questo episodio. Io sono veronese, e so che i miei concittadini non hanno certo la vocazione alla violenza, semmai quella della solidarietà. Quindi ci turba ancora di più vedere che questa cultura strisciante, che banalizza la vita, tenti di insinuarsi anche nella nostra città”. “Credo - prosegue mons. Zenti - che dovremmo sederci attorno ad un tavolo, tutti quelli che hanno responsabilita educative, per spiegare ai ragazzi che la vità vale più di ogni altra cosa”. “Per certi versi - conclude il vescovo - questi giovani fanno parte di un mondo a noi sconosciuto, del quale non abbiamo la password. Bisogna capire che cosa ci sia a fondamento delle loro ragioni di vita. Episodi come questo sono punte di iceberg i cui fondali ci appaiono preoccupanti.
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fonte:http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=259224
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