Copio integralmente dal blog dell’amico l’Incarcerato:
Il primo maggio è stato dedicato alle morti bianche, un vero bollettino di guerra. Ne abbiamo parlato tutti, tutti noi abbiamo stabilito che si trattano di veri e propri omicidi nel nome del profitto. Io voglio parlare delle morti “nere”. Nere come la maggior parte del colore della pelle dei morti, nere perchè morti oscure, nere perchè sono morti occultate.
C’è un fenomeno del tutto italiano che mi fa rabbrividire mie adorabili teste di capra, ogni giorno qui in Italia vengono madri provenienti da altre nazioni che ricercano i propri figli scomparsi nel nulla, mogli che non hanno più notizia dei loro mariti, figli che di punto in bianco diventano orfani del proprio padre e non sanno il perchè. Scomparse degne da trasmissione “Chi l’ha visto”.
Sono morti nere, quelle degli immigrati, sono invisibili perchè quando muoiono a causa degli incidenti sul lavoro, i loro corpi vengono occultati dagli imprenditori. I loro corpi vengono fatti sparire perchè non si vuol avere problemi con la giustizia essendo lavoratori non in regola con il permesso di soggiorno. Immigrati che qui in Italia diventano “desaparecidos”.
Vi racconto una storiella tragicamente vera.
Qualche tempo fa, in una cittadina del nord, un immigrato non regolare è stato preso a lavorare in un cantiere per rimuovere un tetto di amianto. Oggi un italiano conosce benissimo il pericolo dell’eternit, sà benissimo che rilascia sostanze altamente cancerogene. L’immigrato non lo sapeva e ci lavorava senza protezioni e la sicurezza, ovviamente, non era a norma. Era caduto dal tetto. Il corpo morente era stato portato via di nascosto dall’imprenditore e abbandonato sul ciglio di una strada.
Questo criminale di un imprenditore ha avuto la “sfortuna” che l’immigrato non era morto, fu ritrovato da alcuni passanti e portato all’ospedale. L’immigrato ha avuto una dignità commovente, ha rifiutato il denaro dall’imprenditore e ha avuto il coraggio di denunciarlo.
Ma questa non è una storia a lieto fine, ragazzi miei. Il processo ora rischia la prescrizione a causa della mancanza di testimoni. C’erano alcuni italiani che avevano visto tutto ma non vogliono testimoniare, dicono che hanno paura.
Un poco l’indifferenza, un poco la vigliaccheria della gente e questo povero immigrato tra un po’ perderà anche la pensione dell’inail.
Rischiava di diventare un altro ennesimo desaparecidos , ma ora rischia la povertà più tremenda perchè non potrà più lavorare perchè invalido.
Un invalido non riconosciuto. Un invisibile.
fonte: http://incarcerato.blogspot.com/2008/05/i-desaparecidos-in-italia.html

Dell’amico Rockpoeta invece questa poesia:
ITALIAN DREAM
E’ circondato
Una folla inferocita lo lincia
Lui,
Piccolo e volgare Imprenditore bianco
Privo di moralità
Con l’Ipocrisia come unico dogma.
Ma questo è un sogno. Altra la realtà…
Fu gettato via come un sacco di rifiuti
Sporco (”era nero”…)
Morente
Scomodo.
Ma lui respirava ancora
Si rialzò
E ansimando dignità e coraggio
Lo denunciò.
Ma un errore lo colse
Fatale.
Era dentro un Paese fantasma
E privo d’anima.
DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA
fonte: http://agoradelrockpoeta.blogspot.com/
In Italia 23mila persone scomparse, furti bimbi sono “leggenda”
ROMA, 22 aprile (Reuters) – In Italia sono oltre 23mila le persone ufficialmente scomparse, di cui i familiari non hanno più notizie, anche se per gli investigatori due terzi di coloro di cui si perdono le tracce si allontanerebbero volontariamente. E se tra i minori scomparsi molti sono Rom o stranieri – nonostante le “leggende metropolitane” che parlano di nomadi che “rubano” bambini – non si conoscono casi di rapimenti per prelevare gli organi interni.
Mentre per cercare di limitare il fenomeno della scomparsa di anziani malati, il cui numero cresce di anno in anno, si potrebbe adottare un “braccialetto elettronico” per consentire di individuarli attraverso il rilevamento satellitare.
Solo da meno di un anno l’Italia ha un organismo specializzato nella ricerca delle persone scomparse, che però non dispone ancora né di un numero verde telefonico per le denunce né di un sito Internet per agevolare le ricerche, e che di sicuro è molto meno noto al pubblico di “Chi l’ha visto”, la popolare trasmissione tv di Rai 3 che da una ventina di anni aiuta le famiglie a trovare le persone scomparse e spesso collabora con la polizia in delicate indagini.
A dirigere dal luglio del 2007 il “Commissariato straordinario del governo per le persone scomparse”, come si chiama l’organismo che occupa un piccolo ufficio al Viminale, è il prefetto Rino Monaco, già vicecapo della polizia fino al 2000 e commissario antiracket.
E oggi Monaco, che aspetta di sapere se sarà confermato nell’incarico dal prossimo governo di centrodestra, ha illustrato in una conferenza stampa l’attività condotta fin qui, e una serie di proposte per migliorare il lavoro dell’organismo. Che al momento non può godere del sostegno di una normativa ad hoc, visto che un disegno di legge sulla materia delle persone scomparse è arrivato nei mesi scorsi in Parlamento, ma è rimasto vittima della fine anticipata della legislatura per la crisi del governo di centrosinistra.
SU 23MILA SCOMPARSI, ITALIANI SONO QUASI 10MILA
Secondo i dati illustrati da Monaco, che ha passato i primi mesi del suo mandato a “scremare” le cifre del Viminale, al 31 gennaio scorso risultavano scomparse in Italia (dal 1974, quando fu istituita la prima banca dati del Viminale) 23.545 persone, di cui 9.647 cittadini italiani e 13.898 stranieri. I minori sono 9.720, di cui solo 1.757 italiani. Un numero cresciuto enormemente nel tempo, dato che 34 anni gli scomparsi registrati erano meno di 500, diventati 1.283 nel 2000.
“Ma anche questo è un dato che va rivisto – avverte Monaco – siamo soltanto a una fase inziale del lavoro, in un settore assai variegato”.
A scomparire sono nettamente più maschi che femmine, anche nel caso degli under 18.
E proprio parlando di minori, nella sua relazione Monaco ha spiegato che “la curva del fenomeno segue una crescita costante a partire dal 1991, fino a raggiungere picchi relativi a soggetti stranieri negli anni 200-2004″.
“Si tratta per lo più di bambini di età compresa tra i 6 e i 15 anni, in maggioranza di etnia rom”, dice il prefetto Monaco, aggiungendo di voler “dissipare le leggende metropolitane” sui “furti” di bambini italiani.
“Molti (degli scomparsi) sono rom, e su questi non si accedono i riflettori. Mentre se scompare un minore italiano vi è un grande risalto”.
E anche per quel che riguarda le storie sull’espianto di organi da bambini rapiti, dice il commissario governativo, “”non vi è nessun procedimento giudiziario in cui vi sia sottrazione di minori allo scopo di asportazione degli organi”.
Secondo il Viminale, i bambini fino a 10 anni di età sottratti da uno dei due genitori o di un altro congiunto – di solito nel caso di matrimoni falliti – sono tutto sommato pochi, 136. Ancora meno sono i casi di minori scomparsi vittime di “azioni delittuose”: 13 in tutto, e l’elenco va da Mirella Gregori, sparita nel 1983, a Denise Pipitone, che la famiglia cerca dal 2004.
Per gli adolescenti e gli adulti, dice il prefetto, “in due terzi dei casi l’allontanamento è volontario”. Anche se Monaco aggiunge che si tratta di “un dato presuntivo”.
(ma delle persone scomparse con nazionalità diversa non si parla? eppure sono più degli italiani, se ho letto giusto… nde)
UN BRACCIALETTO, MA PER RINTRACCIARE MALATI DI ALZHEIMER
Un dato macabro: negli obitori italiani ci sono oltre 450 cadaveri di persone non identificate, spesso parcheggiati per mesi o per anni in attesa che la polizia riesca a dare loro un nome. Ecco perché Monaco propone di utilizzate ampiamente i test del Dna, per consentire la sepoltura dei resti senza perderne traccia e anche per liberare posti purtroppo utili.
Le altre proposte del commissario riguardano l’istituzione di un numero verde nazionale e di un sito Internet dedicato alle persone scomparse, ma anche l’utilizzo di “apparati di rintracciabilità su persone a rischio”: in pratica un braccialetto gps per rintracciare malati di Alzheimer di altre malattie debilitative.
“Praticamente siamo all’anno zero più qualche mese”, ha commentato il ministro uscente dell’Interno Giuliano Amato.
“Ecco, lo Stato ha cominciato, più seriamente di quanto faceva prima, speriamo che continui a farlo”, ha detto ancora il ministro, augurandosi che il nuovo Parlamento riesca ad approvare la nuova legge per le persone scomparse, e aggiungendo anche di non avere “alcuna soddisfazione da esprimere per come il Parlamento passato sdi è occupato delle questioni legate alla sicurezza”.
fonte: http://www.popblog.it/insicurezza/494/litalia-dei-desaparecidos/
Non è per rincarare la dose, già abbastanza tragica… ma leggete anche qui:

Il giornalista Fabrizio Gatti si era, tempo fa, infiltrato tra i raccoglitori di pomodoro nella provincia di Foggia per guardare da vicino l’orrore che gli immigrati devono sopportare.
E la realtà che ha osservato ha davvero il volto dell’orrore. Sono almeno cinquemila. Forse settemila. Nessuno ha mai fatto un censimento preciso. Tutti stranieri. Tutti sfruttati in nero. Rumeni con e senza permesso di soggiorno. Bulgari. Polacchi. E africani. Da Nigeria, Niger, Mali, Burkina Faso, Uganda, Senegal, Sudan, Eritrea. Sono partiti dalla Libia e venuti in questa regione perché sapevano che d’estate si trova lavoro.
Abbiamo da poco festeggiato l’anniversario delle nostra Costituzione e mi chiedo se non stia diventando “carta straccia”, mi chiedo dove sono finiti i diritti universali dell’uomo, se qualcuno crede ancora a quell’ “universali”. L’occidente ha visto morire tanta gente per affermare questi diritti ed ora sembra di essere tornati a tempi che avremmo voluto davvero “ricordare”, ma “perchè non accadessero mai più”.
La provincia di Foggia è il serbatoio di quasi tutte le industrie della trasformazione di Salerno, Napoli e Caserta.
Per proteggere i loro affari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di caporali spietati: italiani, arabi, europei dell’Est. Alloggiano i loro braccianti in tuguri pericolanti, dove nemmeno i cani randagi vanno più a dormire. Senza acqua, né luce, né igiene. Li fanno lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera. E li pagano, quando pagano, quindici, venti euro al giorno. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga. Qualcuno si è rivolto alla questura di Foggia. E ha scoperto la legge voluta da Umberto Bossi e Gianfranco Fini: è stato arrestato o espulso perché non in regola con i permessi di lavoro. Altri sono scappati. I caporali li hanno cercati tutta notte. Come nella caccia all’uomo raccontata da Alan Parker nel film ‘Mississippi burning’. Qualcuno alla fine è stato raggiunto. Qualcun altro l’hanno ucciso.
Anche l’organizzazione umanitaria “Medici senza frontiere” tra luglio e novembre 2007 ha condotto un’indagine itinerante tra i lavoratori immigrati in alcune regioni meridionali, e ha intitolato il suo rapporto: “Una stagione all’inferno”. (vedi il filmato)
Un’indagine che – alla sua seconda edizione – parla di «un costo umano e sociale altissimo,
necessario per assecondare i meccanismi perversi di economie di mercato. Un costo umano dimenticato da un politica tesa solo a regolamentare flussi migratori senza avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Senza avere il giusto coraggio di andare al cuore del problema».
Lo staff di Medici senza Frontiere è partito ai primi di luglio dalla Campania, e passando per Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata ha raggiunto la Sicilia ai primi di novembre. In quattro mesi sono state intervistate e visitate 643 persone, su una popolazione di riferimento stimata in diverse migliaia di stranieri impiegati nei campi e nelle serre.
Il 90% del campione intervistato ha dichiarato di non possedere alcun contratto di lavoro e non gode dunque di alcuna tutela giuridica in termini di retribuzione, di infortuni sui luoghi di lavoro e di previdenza sociale.
Difficile è l’accesso alla strutture sanitarie. Il 71% degli stranieri intervistati non ha una tessera sanitaria. Colpa di una burocrazia paralizzante, di una mancanza di servizi di informazione rivolti agli immigrati, e della carenza di ambulatori di primo livello dedicati agli stranieri irregolari.
Anche per questo le condizioni di salute di queste persone sono in molti casi caratterizzate da malattie croniche. Seppure il 76% dei pazienti sia giunto in Italia in buone condizioni fisiche, al momento della visita di Msf al 72% dei pazienti è stato formulato almeno un sospetto diagnostico, di cui la maggioranza è risultato avere una malattia cronica. Patologie osteomuscolari (probabilmente dovute a sforzi da lavoro agricolo, sollevamento di pesi, mantenimento di posture fisse per lungo tempo, o movimenti ripetitivi), malattie dermatologiche (micosi e dermatiti probabilmente attribuibili alle scarse condizioni igieniche e al contatto con sostanze chimiche senza protezione), malattie respiratorie sono le patologie più frequenti. Ma anche gastriti e malattie del cavo orale, spesso gravi perchè trascurate.
Il 65% degli immigrati intervistati vive in strutture abbandonate, il 53% dorme per terra, sopra un cartone o un materasso, e il 21% deve condividere il proprio materasso con una o più persone. Ancora più allarmanti i dati che rilevano l’assenza di servizi per garantire condizioni igienico sanitarie minime: il 62% degli intervistati non dispone di servizi igienici nel luogo in cui vive.
Insomma dai dati raccolti in questo secondo rapporto riemerge il quadro scioccante già rilevato nel 2004: «La maggioranza degli stranieri impiegati come stagionali vive in condizioni igieniche e sanitarie drammatiche; in un stato di povertà estrema e di esclusione sociale. Questa condizione espone gli stagionali ad atti di violenza e intolleranza e conferma, ancora una volta, l’assenza pressoché totale di misure tese a garantire standard minimi di accoglienza».
Per Msf, «i sindaci, le forze di Stato, gli ispettorati del lavoro, le associazioni di categoria e di tutela, i ministeri: tutti sanno e tutti tacciono. L’utilizzo di forza lavoro a basso costo, il reclutamento in nero, la negazione di condizioni di vita decenti, il mancato accesso alle cure mediche sono aspetti ben noti e tollerati».
Questa è l’Italia, questo è quello che non vogliamo vedere, che non vogliamo denunciare, su cui ci informiamo troppo poco…
Ho letto il dossier dell’espresso e quello dei Medici senza frontiera, credo che sarebbe importante lo facessero tutti quelli che hanno a cuore la nostra costituzione e che temono la deriva del nostro paese. Non possiamo più ammettere che questo accada a casa nostra…
Perché la vita di qualcuno deve valere più di quella di altri? Questo pensiero mi è insopportabile.
Guardate queste foto e ditemi “se questi sono uomini?…” Puoi scaricare qua il rapporto di Medici senza frontiere e se vuoi diffonderlo.
fonte: http://sapervedere.splinder.com/post/15784688/Se+questi+sono+uomini…


















Questa è l’Italia…
Da: Franca su Maggio 8, 2008
alle 7:53 am