Inserito da: solleviamoci | Maggio 11, 2008

Quando mamme non si è ancora (A proposito, auguri!)

DAL BLOG SORELLE D’ITALIA

Di gravidanza e cavalleria

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Sugli immigrati si dice tutto e il contrario di tutto. Risorsa, male necessario, minaccia alla sicurezza nazionale. Per cui non pretendo certo di dire qualcosa di nuovo io. Però una piccola cosa l’ho notata.
Da quando sono incinta, diciamo vistosamente incinta, da quando cioè la mia pancia non può più essere scambiata per un piatto di paccheri troppo abbondante, gli unici uomini che si offrono di darmi una mano – al supermercato, con le buste della spesa, aprendomi una porta – sono immigrati. Sorridenti ragazzi albanesi mi sistemano la spesa sul carrello. Latinoamericani si affannano a cedermi il passo. Ragazzi dell’est mi sorridono e si scostano se mi incontrano sul marciapiede. Per il resto, il nulla. Anzi; decine di uomini italiani e donne largamente in menopausa che occupano trionfanti la fila della cassa “Priorità gestanti” facendo finta di non vedermi. L’ultima, una gentile signora, ieri: “Scusi, questa cassa è a priorità gestanti” le dico mentre, dopo avermi ignorato sgomitando, stava per sistemare sul nastro un carrello che avrebbe sfamato un villaggio indiano. Mi guarda con sufficienza: “Cosa ha paura, di partorire mentre è in fila?”.

Non che io mi aspetti niente, eh, anzi. Mi affanno a dire che ce la faccio da sola, che non sono malata, che posso fare tutto. Ma questa divergenza di comportamento mi ha colpito. E’ come se per gli immigrati una donna incinta avesse ancora diritto a qualche attenzione in più. Come se la maternità fosse ancora un valore da tutelare. Mentre nella nostra società sempre più rabbiosa e sempre più di corsa, in questo stato io sono un peso morto. Da ignorare, possibilmente.

So di cosa parlo; per anni ho pensato che le madri con le carrozzine che occupavano le strade e i loro bambini ululanti che mi trovavo tra i piedi ovunque fossero una piaga sociale. Ora, come accade quando cambia all’improvviso la prospettiva, capisco che la pensano così in tanti. Forse troppi.

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fonte: http://www.sorelleditalia.net/tag/maternita/page/2/


Risposte

  1. Semplicemente bellissimo.

    Purtroppo, mi spiace per gli auguri, ma io non li faccio quasi mai, ecco. Sono anti-auguri delle feste di un solo giorno. Comunque:

    Viva tutte le mamme di questo mondo!
    Un dolcissimo saluto a tutte.

  2. Hai ragione, sono molto educati e sicuramente sono molto disponibili a dare una mano. Sanno cosa vuol dire soffrire e sudare! Numerose badanti straniere si sono meravigliate nel vedere i figli degli italiani che già a 9 anni sono straviziati, hanno tutto. Anche quello che non serve.

    Lo ripeterò all’infinito. Se qualcosa cambierà in meglio, sarà grazie alle nuove menti straniere. Perchè non hanno solo iL braccio come alcuni vorrebbero!

    CIAO ADORABILE TESTA DI CAPRA! (è UN MIO MODO DI SALUTARE)

  3. E fortuna che siamo il paese del family-day!

  4. vedrai che adesso faranno le ronde padane anche di giorno per aiutare le donne in gravidanza…

    cmq complimenti davvero per il blog… ti andrebbe uno scambio di link?

  5. E’ vero: non c’è una cultura della maternità da noi – tranne che nel caso dell’aborto: allora lì si sprecano, quelli che poi sono i primi a darti dell’assenteista perché se tuo figlio ha la febbre a quaranta stai a casa a curartelo invece di andare a lavorare… tranne poi, come ha fatto la mia ex collega, ritrovarsi con un frugoletto febbricitante e iniziare a capire cosa vuol dire. Ma finché non ci si sbatte la testa…
    Be’, mamme di tutto il mondo… presenti, passate e future: auguri!!!


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