Posted by: skakkina | Maggio 15, 2008

Ancora Travaglio-D’Avanzo

http://www.dalcuore.com/include/contenuti/galleria/15/21giacchesett07003.jpg Giuseppe D’Avanzo

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Ennesimo - e ultimo, si spera - capitolo del botta e risposta tra il defensor lectorum D’Avanzo e il cattivone e sparlone Travaglio. Ovviamente D’Avanzo si è riservato un piccato corsivo per avere l’ultima parola.

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LA LETTERA

Il giornalismo e il caso Schifani

di MARCO TRAVAGLIO

Caro direttore, D’Avanzo è liberissimo di ritenere che i cittadini non debbano sapere chi è il presidente del Senato. Io invece penso che debbano sapere tutto, che sia nostro dovere informarli del fatto che stava in società con due personaggi poi condannati per mafia, che si occupava di urbanistica come consulente del comune di Villabate, controllato dal clan Mandalà, anche dopo l’arresto del figlio del boss e subito prima dello scioglimento per mafia.

Perciò l’ho scritto (dopo valorosi colleghi come Lillo, Abbate e Gomez) e l’ho detto in tv presentando il mio libro. Anche perché la Procura di Palermo sta ancora vagliando le dichiarazioni rese nel 2007 dal pentito Francesco Campanella, già presidente del consiglio comunale di Villabate e uomo del clan Mandalà, sul piano regolatore che, a suo dire, il boss aveva “concordato con La Loggia e Schifani” (Ansa, 10 febbraio 2007).

Ciò che non è consentito a nessuno, nemmeno a D’Avanzo, è imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato: e cioè che l’imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza è totalmente falsa e chi l’ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale.

Potrei dunque liquidare la cosa con un sorriso e un’alzata di spalle, limitandomi a una denuncia per diffamazione e rinviando le spiegazioni a quando diventerò presidente del Senato. Ma siccome non ho nulla da nascondere e D’Avanzo sta cercando - con miseri risultati - di minare la fiducia dei lettori nella mia onorabilità personale e nella mia correttezza professionale, eccomi qui pronto a denudarmi.
Se questo maestro di giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle infamie, magari rivolgendosi all’albergo o dandomi un colpo di telefono, avrebbe scoperto che: 1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla); 2) ho sempre pagato le mie vacanze fino all’ultimo centesimo (con carta di credito, D’Avanzo può controllare); c) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Ciuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino.

Il primo anno trascorsi due settimane nell’albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne). L’anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, così i vicini, compresa la signora Ciuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Ciuro di “cuscini”. Ecco tutto.

Che c’entri tutto questo con le amicizie mafiose di Schifani, francamente mi sfugge. Qualcuno può seriamente pensare che, come insinua D’Avanzo, quella vacanza fantozziana potrebbe rendermi anche solo teoricamente ricattabile da parte della mafia o addirittura protagonista di “una consapevole amicizia mafiosa”? Diversamente da Schifani, non solo sono un privato cittadino. Non solo non sono mai stato socio né consulente di personaggi e di comuni poi risultati mafiosi. Ma non ho mai visto né conosciuto mafiosi, né prima né dopo la loro condanna. Chiaro? Se poi questo è il prezzo che si deve pagare, in Italia, per raccontare la verità sul presidente del Senato, sono felice di averlo pagato.

Ps. Su una sola cosa D’Avanzo ha ragione. Tra i miei ex direttori, ho dimenticato quello del “Borghese”: Daniele Vimercati. Era uno splendido e libero giornalista. Purtroppo non c’è più, l’ha portato via a 43 anni una leucemia fulminante. Mi manca molto.

Nessuno ha mai messo in dubbio l’onorabilità di Travaglio. Nessuno ha voluto sollevare una noiosa e irrilevante polemica personale. Si è voluto soltanto ragionare senza ipocrisie su un metodo giornalistico che, con niente o poco, può distruggere la reputazione di chiunque. Era un memento a Travaglio e a noi stessi ad usare con prudenza, armati di niente o poco, la parola “verità” (evocata, purtroppo, anche oggi). E prima di mettere punto: ma davvero c’è qualcuno che, in buona fede, può pensare che Repubblica faccia sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri?
(g. d’a.)


(15 maggio 2008)

http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/lettera-travaglio/lettera-travaglio.html

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Era retorica, l’ultima domanda di D’Avanzo? :?

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http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2008/05/15/0K0TQIGL--180x140.jpgMarco Travaglio (Lapresse)

Il querelato passa alla querela

Nel mirino il vicedirettore di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo. Lui invece era stato citato da Renato Schifani

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MILANO - La «mascalzonata» finisce in tribunale. Marco Travaglio, che parla appunto di mascalzonata nei suoi confrotni, ha deciso di querelare il vicedirettore di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo. L’annuncio lo ha dato lo stesso Travaglio, dopo che il collega lo aveva attaccato per il suo metodo di lavoro ritorcendo lo stesso tipo di argomentazioni, usate contro il presidente del Senato, Renato Schifani, contro di lui.

LA NUOVA SMENTITA - Oggi Travaglio interviene nuovamente e dice: «Ciò che non è consentito a nessuno e nemmeno a D’Avanzo è imbastire una ripugnante equazioni tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato». La circostanza, spiega Travaglio (in particolare il pagamento di un albergo per le vacanze da parte di Michele Ajello, ndr) «è totalmente falsa e chi l’ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale». La vicenda si affida dunque sempre più alle carte bollate. Nei giorni scorsi era stato proprio Schifani a dare mandato ai suoi avvocati di qerelare Travaglio.

15 maggio 2008

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fonte:http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_15/travaglio_querela_davanzo_c6247612-2281-11dd-8bc7-00144f486ba6.shtml

Risposte

Non entro nel merito particolare di questa querelle.
Il mio pensiero è questo.
La trasmissione di Fazio non l’ho vista anche se poi ho visto alcuni spezzoni di video e dico che non mi è piaciuto l’atteggiamento servile di Fabio e non mi sembra che Travaglio abbia detto cose nuove rispetto ai libri che ha scritto.
Il conduttore ha fatto una domanda e lui ha risposto. E chi è Travaglio si sa fin da quando lo si invita…
Trovo ridicola la posizione di chi (Finocchiaro compresa) ha parlato di contraddittorio. In una intervista non c’è contraddittorio.
Chi si è sentito offeso può chiedere uno spazio per replicare o può querelare. Finito qui.
D’altronde Travaglio alle querele ormai ci ha fatto l’abitudine…

…”era un memento a Travaglio e a noi stessi…” assì? A me non sembrava molto… aveva più l’aria di “io ho la verità in tasca e lui no”, ma si sa, io sono schierata…
Se questo paladino dell’informazione smettesse per un po’ i panni di “educatore” dei lettori e si mettesse a fare il suo mestiere, io mi sentirei meglio… e voi? :D

In sintesi: D’Avanzo è vicino all’area DS, quindi, è chiaro che deve sminuire Travaglio. Per me fine del discorso.
Comunque, nonostante butterei dalla torre D’Avanzo e salverei Travaglio (se me lo si chiederebbe), non amo molto Travaglio e il suo stile.
Quando uno non fa il mestiere dell’imprenditore, non comprende che è quasi naturale che nel corso della sua storia avvengano contatti e addirittura affari con malagente (di ogni categoria e classe).
Ad esempio, se io volessi scavare nel passato di Travaglio, più che qualche personaggiuccio scomodo di terzo piano, non lo scoverei.
Diversamente per la classe imprenditoriale-affaristica. Scusate, dove sono gli affari? In casa dei comuni mortali?
No, gli affari sono in un giro sporco di gente prepotente e spietata (tra cui i malavitosi che vi si gettano a capofitto).

Morale di questo commento: se si scava nella storia della gran parte dei grandi imprenditori, è la cosa più normale trovare contatti con gente non proprio “bella”.
Chi ha le proprietà? Chi siede alle poltrone? Chi governa l’economia bancaria?
Ecco, l’imprenditore si muove in queste acque, tutti i santi giorni. Per questo prima sottolineavo di stare attenti ai “Masaniello”. Io vedo nel metodo Travaglio una forma di accanimento spietato. Per ora, altro non saprei scrivere.

Riferendomi all’aggiornamento: e ora vediamo cosa è calunnia o diffamazione e cosa no. E vediamo pure se D’Avanzo ha veramente capito il cosiddetto (da lui) “metodo Travaglio”.

Edgar, forse non hai capito che si parla del presidente del Senato, non di un imprenditore qualsiasi…
Prova a far domanda per entrare in polizia: indagheranno pure sul negozio dove compri le mutande. Ma per la politica sembra andare diversamente.
Per me il giornalismo vero E’ spietato.

ermetico! ;)

E no, Travaglio, non puoi definirti “privato cittadino”. Tu sei un giornalista come me, con doveri ed obblighi pubblici e deontologici. Per giunta sei un personaggio pubblico da varietà televisivo, pagato dai contribuenti. Non sei un “testimone” (perché non fai giornalismo investigativo, che è cosa diversa dal ricopiare brani di atti processuali), vorresti essere un interprete della realtà (di tutte le realtà), ma ti riescono male gli esercizi di ermeneutica. Oramai sei nella parte, e non puoi più uscirne. Vorrei leggere o ascoltare un tuo “pezzo” dove non usi con disprezzo la parola “nano” (anche l’ultima volta, ti sei studiato l’incipit “nanoparticelle” aggiungendo “senza allusioni, naturalmente”). Tutto ciò è informazione tv? No, un peto per fare notizia.

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