Inserito da: solleviamoci | Maggio 20, 2008

Che bella, la parità/Cari uomini vi scrivo

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Gentile Direttore, in questo periodo si fa un gran parlare della violenza sulle donne: violenza domestica, violenza sulla strada, violenza fisica, psicologica, morale, spesso anche sociale. Tuttavia ho l’impressione questo problema enorme, gravissimo (perchè non dimentichiamoci che le donne sono le madri degli uomini) spesso, e volentieri, si risolva in un profluvio di cronaca nera, o di articoletti da salotto bon-ton, senza trasformarsi in una questione morale vera e propria.

Una questione, cioè, in grado di suscitare nell’individuo, nella profondità del suo sentire, un desiderio di protezione della propria donna. E delle donne in generale.

Le pongo un interrogativo, molto banale, ma (spero) efficace: lei si è mai chiesto perchè, al giorno d’oggi, le ragazze escono da sole la sera? E, sopratutto, si è mai chiesto se è giusto?

Ogni sera, nelle grandi metropoli, si incontrano decine e decine di comitive, dove spesso le ragazze giungono da sole all’appuntamento.

Carine. Sensuali. Sole.

Escono alle 9 di sera, accendono la macchina, guidano fino al luogo dell’incontro, parcheggiano. E, al ritorno, verso le 2 di notte, accendono la macchina, guidano, parcheggiano. E si avviano verso casa.

Sole.

Ma che bella la parità dei sessi. Che bello vedere centinaia di donne, forti e indipendenti, affrontare ogni sera il rischio di venire ghermite sotto casa. O chissà dove.

Ma, vorrei sapere, quante di queste giovani donne sono davvero spinte da un reale desiderio di indipendenza? Me lo chiedo perchè, al giorno d’oggi, trovare un amico disposto a venire a prenderti a casa è ancora più arduo che trovare un idraulico a Ferragosto.

Quante volte mi sono sentita dire “Non guidi la macchina la sera? Ma hai 30 anni…come fai ad essere così dipendente alla tua età?”.

Già.

Dipendente. Indipendente.

Se hai paura, sei dipendente.

Sei out, non al passo con i tempi. Quindi da cancellare come un sms indesiderato.

Sei non hai paura, sei indipendente. Allora vai bene.

Però, a questo punto, a te, donna indipendente e fiera, ti si chiede di essere sensuale, ben vestita, accattivante, curata.

Ah…che sia chiaro: lo devi fare per te. Devi essere bella per te stessa. Devi essere indipendente per te stessa.

Devi non avere paura per te stessa.

Allora io le chiedo, ed estendo la domanda ai maschi di tutte le generazioni: voi lo sapete quanto la società ci sta chiedendo?

Lo sapete quanto sia difficile per una donna giovane e carina “esistere” (e, badi bene, il termine non è scelto a casaccio) in questa società?

Ha idea di quanto sia difficile conciliare tutte le fragilità UMANE di una donna con le aspettative di una società che, di umano, sta praticamente perdendo tutto?

Proteggiamo i diritti dei gay. E i diritti di una donna che ha paura di uscire da sola la sera?

Proteggiamo l’identità sessuale dei gay. Ma possibile che nessuno si rende conto che sono le donne che stanno perdendo, per prime, la loro identità?

Se una società non si prende cura dell’universo “donna”, se non si riscopre il valore della sua fragilità, della sua peculiarissima capacità di completarsi con l’elemento maschile…

…che potrà succedere?

Ecco, questa era l’ultima domanda rivolta al vostro mondo di uomini.

Marika Pucci

(19 maggio 2008)

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fonte:http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=24457&sez=HOME_MAIL

Cari uomini vi scrivo

Ho una domanda da fare agli uomini che leggono queste parole.
Come vi sentite  quando venite a  sapere che quattro ragazzi hanno abusato di una quindicenne e che, mentre aspettavano di triturarne l’anima ammazzavano il tempo giocando ai videogames?
Come vi sentite quando leggete che in Camerun, alle ragazze che inizia a spuntare il seno, viene messa una benda stretta per impedirne la crescita dopo che sui capezzoli è stata passata  una pietra arroventata? Mostruosità compiuta dai cugini e dai fratelli di queste ragazze, ma anche dalle madri che credendo di evitare alle figlie, la cui identità sessuale inizia ad essere evidente, le medesime violenze da loro subite, compiono per prime un atto orrendo. I padri sanno: complici silenziosi.

Sapete perché vi faccio questa domanda? Perché spesso mi chiedete come mai la qualità della vita femminile sia per me così oggetto di interesse.  Le donne non hanno bisogno di chiedermelo. Loro, sanno.  Risponderò allora agli uomini. Per fortuna o per caso non sono nata in certi luoghi e non ho incontrato certi mostri, tuttavia quando leggo le atrocità che vengono compiute sul corpo femminile mi pare di sentire che il mio stesso corpo venga frantumato, violato, calpestato. Ci provo ogni tanto a chiudere gli occhi e le orecchie e a fare finta che non sia vero. Che non è accaduto, che non l’ho letto, che non me l’hanno raccontato, che qualcuno-folle- se lo è inventato. Un attimo di illusione, non di più. Poi la realtà irrompe con le sue forme agghiaccianti. E allora io che- per fortuna o per caso- non sono nata in certi luoghi e non ho incontrato certi mostri, passo buona parte del mio tempo a occuparmi  della violenza che accompagna la vita femminile. A volte si tratta di fare i conti con il perimetro ristretto in cui troppe ancora siamo rinchiuse, o con la difficile appartenenza a dei modelli  che magari non ci corrispondono. E quello è un tipo di violenza. Certo meno grave di quelle che ho citato prima. Tuttavia sono parenti, più o meno lontane, di un denominatore comune. Che si tratti di infibulazione,  di stipendi più bassi o di creatività negata- mi assale in ogni caso una grande rabbia e il desiderio di fare la mia parte  per modificare questo stato di cose.  So che questa rabbia è quella che vi spaventa tanto, che spesso non ne capite l’origine e che talvolta noi donne la esprimiamo in modo eccessivo (per lo meno a me ogni tanto accade). Sappiate però che in quella rabbia c’è tutta la ribellione, la nausea, lo sconcerto, e il dolore di vedere che siamo ancora così lontane dall’essere trattate -tutte- con rispetto.

In quella rabbia io non sto zitta. E’ già tanto se riesco a tradurre un urlo indignato in parole. E c’è un’urgenza, un bisogno di sapere, di chiedere. Cosa accade dentro di voi?  Come vi sentite di fronte a certi atti raccapriccianti, compiuti  quasi sempre da persone che appartengono al vostro stesso sesso?
A voi  uomini lo chiedo, a tutti quelli che non commetterebbero mai violenze nei confronti di chiunque, e che dunque mi potete aiutare.
Come vi sentite?

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fonte: http://www.sorelleditalia.net/2007/10/14/cari-uomini-vi-scrivo/


Risposte

  1. Ecco perchè vado in bestia quando sento parlare di quote rosa e percentuali che insultano l’intelligenza e la capacità.
    Caro Grillini ,oltre che ipocriti siamo maschilisti tutti ,compreso te, e non omofobi :altro che palle.
    E questo vale pure per le donne di successo e senza cervello ..supine,pronte..all’uso!
    Val

  2. La tutela delle donne e i diritti civili degli omosessuali non sono in contrapposizione. In primis perché non esiste una contrapposizione fra donne e gay. In secundis perché tra gli omosessuali ci sono moltissime donne, che hanno le stesse difficoltà delle donne etero, e in più subiscono discriminazioni per il proprio orientamento sessuale.
    Io non mi sento minacciata quando esco di casa. Mi sento molto più minacciata quando lo Stato cerca di togliere ai cittadini dei diritti di base.

  3. Aborro le quote rosa da quando sono nate… infatti le ho sempre chiamate “quote latte”. I problemi reali non si risolvono per decreto, ed il fatto di dare una certa percentuale obbligatoria ad un sesso non ha senso. Primo, perché non è detto che automaticamente ci siano abbastanza rappresentanti dello stesso che si meritano quel posto, quale che sia. E secondo, perché avere quel posto non ti risolve comunque i problemi gestionali: continui ad avere i figli, magari i genitori anziani, eventualmente perfino il compagno, cui badare. E la casa? Chi la cura?
    Per cui, niente quote, se fatte così.
    Concordo, Giulia (benvenuta!): i diritti dell’uno a scapito dell’altro non hanno senso. E’ solo un modo come un altro per perpetuare la guerra tra poveri… e non risolvere i problemi alla radice.
    elena

  4. E poi, anche questa storia della paura a girare da sole: io ce l’avevo, trent’anni fa, quando uscivo la sera (praticamente la notte) dall’università e me ne dovevo tornare a casa con i mezzi… però l’unico modo per farmela passare sarebbe stato quello di mollare l’università. Che, tutto sommato, mi sembra un pochino più… importante che non uscire per andare a divertirmi. Non lo facevo, in effetti: le uniche uscite extra-universitarie erano molto politicizzate – e lì c’era, c’è tuttora, sempre qualcuno disposto a scarrozzarmi.
    Ma già, forse io non sono una donna, forse nel frattempo sono diventata un maskiaccio e non faccio testo. Ma quale fragilità femminile, ma smettiamola con questi stereotipi! Gli uomini e le donne hanno – tutti – una certa dose di paure e di fragilità, che variano a seconda non del sesso ma del singolo individuo.
    Perché, un ventenne di sinistra in una città come Verona (tutti dati a caso, potrebbe anche essere un trentenne exracomuntario a Roma o un diciottenne a Milano) che avesse paura di uscire da solo la sera, sarebbe da beffeggiare? Con l’aria che tira, direi proprio di no… a meno che sia un non-fumatore, forse…

  5. Brava Giulia


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