
Il museo della Liberazione, in via Tasso, rischia di sparire perché inserito tra gli enti «inutili» che tra 60 giorni dovranno chiudere. Alemanno smentisce anche se il provvedimento è previsto dal decreto legge del 25 giugno 2008 con il quale il ministro Brunetta «taglia» una lunga serie di enti pubblici non economici sotto i 50 dipendenti. L’allarme è stato lanciato dal direttore del museo, Antonio Parisella, ai microfoni di Radio Popolare Roma. ‘«I suoi beni, le sue attività e le sue risorse finanziarie–ha detto–andrebbero ad un ufficio dell’amministrazione dei Beni culturali che lo trasformerebbe in un qualsiasi museo gestito come un ufficio pubblico, togliendogli gran parte del suo significato, che sta proprio nell’essere un’istituzione parte della società civile. Ci sono due possibilità: una è che durante la discussione per la conversione del decreto si creino degli spazi per riuscire a sopravvivere come soggetti autonomi, l’altra è che alcuni enti vengano ripescati con decreto del ministro». Parisella annuncia che convocherà il direttivo del museo e le associazioni dei partigiani.
Non ci volevo credere… ma ho trovato conferma alla notizia su adnkronos

Da aprileonline del 2 luglio, a firma Matilde Giovenale, riporto:
La crociata di Brunetta contro gli sprechi rischia di cancellare lo storico museo della Resistenza. Nel decreto legge 112 approvato il 25 giugno, precisamente all’articolo 26, si afferma infatti la volontà di sopprimere gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità. Il centrosinistra si oppone e l’esecutivo tenta di tranquillizzare sul futuro dell’istituto
E’ stridente il contrasto tra l’esterno dell’edificio, così sobrio, quasi anonimo, e ciò che esso accoglie al suo interno; tra una facciata normale, banale, da palazzo qualunque di una qualunque strada romana, e quello che dietro di essa si è consumato, oggi custodito come memoria storica. Via Tasso 145 è un indirizzo che richiama alla mente altri numeri e altre strade, ben più tragici. Per esempio 1943-1944, ovvero i nove mesi di “Roma città aperta”, oppure via delle Fosse Ardeatine o Forte Bravetta. E’ proprio qui, da questo edificio trasformato in fortino della Gestapo di Herbert Kappler, durante la fase dell’occupazione nazista, che partirono tra i tanti anche Don Pietro Pappagallo e Carlo Zaccagnini per essere trucidati nel massacro del 24 marzo. E’ qui che furono rinchiusi Bruno Buozzi e Giuliano Vassali. E’ qui che si consumarono torture e prigionia di partigiani, ebrei, dissidenti, militari, uomini e donne civili, allo scopo di far tradire loro il patto di fedeltà giurato contro il nemico nazista, di rivelare un indirizzo, un nascondiglio, un nome che mettesse la Gestapo sulle tracce di coloro resistevano alla presenza tedesca. Tutto questo, trasformato in museo dove ogni anno si recano in visita 15mila persone, in maggioranza studenti, rischia di essere cancellato, azzerato, reso superfluo dal governo.
Nel decreto legge 112 approvato il 25 giugno, precisamente all’articolo 26, si afferma infatti la volontà di sopprimere gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità. Una decisione che rientra nella crociata lanciata dal ministro della P.A. Renato Brunetta contro gli sprechi che caratterizzano il settore, ormai vera ossessione del persecutore dei fannulloni. Ma la possibilità che via Tasso rientrasse in questo giro di vite ha provocato un fuoco di fila dell’opposizione: dal Pd alla Sinistra, passando per le istituzioni locali, attuali ed ex, è stato un coro unitario di “giù le mani da via Tasso”, puntando l’indice contro il governo. Tanto che lo stesso leader democratico Walter Veltroni ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo all’esecutivo di rivedere le misure previste. “Un affronto inaccettabile ed inqualificabile”, così Veltroni ha definito l’intenzione del governo di sciogliere l’ente, soprattutto perché colpirebbe “la nostra memoria collettiva e di tutti quegli italiani che hanno pagato con la loro vita il prezzo della nostra libertà”. L’ex presidente della Provincia Enrico Gasbarra, invece, ha scelto di prendere carta e penna e di chiedere un’inversione di rotta ai ministri Brunetta, Bondi e Calderoli, ricordando come questo patrimonio viva “grazie alla passione e all’impegno del suo presidente e dei numerosi volontari, in gran parte insegnanti in pensione, che svolgono per tutto l’anno attività didattica e storica all’interno dell’ex carcere nazista”. Stesse considerazioni sono state espresse dall’attuale inquilino di Palazzo Valentini, Nicola Zingaretti, che si è recato al museo: “era doveroso essere presente e portare una totale solidarietà politica e istituzionale”, ha detto Zingaretti incontrando il direttore della struttura e impegnandosi a coprirne le necessità economiche rilanciandone le attività. In campo è sceso anche l’ex sindaco Francesco Rutelli, il quale da ministro della Cultura lo scorso 31 gennaio ha consegnato ai responsabili del museo le chiavi dell’appartamento che ne ospita le sale. Per lui il provvedimento dell’esecutivo non può che essere stigmatizzato come “un orrore burocratico”. Levata di scudi naturalmente anche dall’Anpi, in primis Armando Cossutta: “una notizia assurda”, ha detto il membro del comitato nazionale dell’Associazione, chiedendo anche come si possa definire “ente inutile” il patrimonio di via Tasso che, ha sottolineato, “certo non rende profitti di sorta, ma coltiva la memoria, educa le coscienze, le fa vigili e consapevoli, inumidisce gli occhi di chi lo va a visitare accendendo il loro animo, la loro intelligenza”.
Partito il fuoco di fila del centrosinsitra, è arrivata inevitabile la specificazione del governo alle 15: “la misura riguarda esclusivamente gli enti pubblici che svolgono attività strumentali per un ministero, e quindi non riguarda per tanto i musei, tanto meno il museo storico della Liberazione di Roma in via Tasso”, hanno chiarito dal dicastero di Brunetta. Il collega per la Semplificazione Roberto Calderoli ha invece precisato che la norma “non determina la soppressione automatica e immediata degli enti pubblici non economici con meno di 50 unità di personale ma rinvia tale effetto a una data successiva”. “Entro tale periodo di tempo” i ministri Brunetta e Calderoli “individueranno una lista di enti comunque da confermare e a tal fine hanno già avviato un’istruttoria con tutti i ministri di settore per verificare i motivi e le ragioni che giustifichino l’eventuale mantenimento in vita di singoli enti”. “Pertanto -conclude la nota- ogni illazione giornalistica su presunte volontà del governo di sopprimere alcuni enti sono del tutto infondate” perchè “la decisione politica sulla loro eventuale soppressione verrà infatti assunta solo al termine di tale istruttoria”. Il coinvolgimento dello storico monumento alla Resistenza nella lotta agli sprechi è apparso comunque discutibile perfino a Gianni Alemanno: “penso che si stato un equivoco”, “parlerò con il ministro Brunetta”, “il comune è contrario a questo taglio”, ha dichiarato il sindaco, che si è impegnato anche a visitare il museo il prossimo 22 luglio.
La risposta non appare completamente tranquillizzante perchè, come ha ricordato il direttore di via Tasso, Antonio Parisella, pur valutando “positivamente e con attenzione il comunicato del Ministero”, comunque non è avvenuto nessun fraintendimento rispetto alla norma: “non ci siamo sbagliati: in realtà un’attenta lettura dell’articolo 26 del decreto legge confermerebbe il rischio concreto di scioglimento”. Pertanto la preoccupazione che ha dominato fino alle 15 di oggi non sembra scalfita di molto dalle specificazioni dell’esecutivo: del resto, in quel “al termine di tale istruttoria” si cela una posizione ambivalente che non fa abbassare la guardia ai “resistenti” di via Tasso.

















“Walter Veltroni ha presentato un’interrogazione parlamentare”
Ha avuto un sussulto e si è momentaneamente svegliato?
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Da: Franca su Luglio 7, 2008
alle 9:39 am