La botta
Se la sinistra è questa, meglio arrendersi…
Stefano Bocconetti
I più «feroci» fra gli osservatori hanno fatto notare che bastava assistere a quei due congressi per capire le ragioni della debacle della sinistra. I più feroci fra i pochi che si sono presi la briga di andare a leggere le «carte» delle assise dei comunisti italiani e dei verdi. Perché i più, nelle cronache da Salsomaggiore e da Chianciano, si sono limitati a raccontare aneddoti folkloristici. La «guerra» sul Lambrusco, scatenata e poi attenuata dal segretario del Pdci, Diliberto, o i fischi che hanno accompagnato la nomina di Grazia Francescato alla guida del Sole che ride. L’enfasi con cui hanno raccontato le risse al congresso dei verdi, coi delegati toscani e calabresi, esclusi per un vizio di forma, costretti a fare la voce grossa per essere ammessi al voto. Tensioni che in realtà ci sono state sempre, in tutti i congressi,da che sinistra è sinistra. Tensioni che c’erano addirittura agli appuntamenti del Pci. Magari non ai congressi nazionali, dove anche i più piccoli dettagli venivano discussi preventivamente, ma a quelli locali sì. Eppure, a leggere i resoconti,quei due congressi hanno prodotto quasi solo folklore. O poco altro.
Ma non è così
Stefano Bocconetti
Ma non è così. Lì non c’è stato solo folklore, c’è stato forse qualcosa di peggio. Il congresso del Pdci, per esempio. A Salsomaggiore si sono riuniti i delegati eletti nelle assemblee di sezione da ottomila iscritti-votanti. Un po’ più – ma solo appena un po’ di più – dello zero e zero uno per cento del corpo elettorale di questo paese.
Che di tutto hanno discusso meno che della ragioni per cui la sinistra non è più in Parlamento. Non una parola sul perché questa sinistra non è stata capace di capire che oltre alle tradizionali divisioni fra chi è proprietario delle imprese e chi in quelle imprese ci va solo a vendere la propria forza lavora, si sono prodotti altri squilibri. Fra l’alto e il basso della società, fra chi comunque può progettare proprie strategie di sopravvivenza e chi, precario, è espropriato anche di questo diritto. Una sinistra che ha usato un linguaggio, parole d’ordine, uno stile lontano dai bisogni di chi voleva rappresentare. Una sinistra che ha sottovalutato la nuova frontiera dei diritti civili. Di tutto questo non si è parlato a Salsomaggiore, accontentandosi di una vaga autocritica sull scarsa incisività fatta registrare durante il governo Prodi. Tutto qui. Con l’aggiunta che la soluzione prospettata in quel congresso sembra studiata apposta per saltare tutte le domande sgradevoli. Lì, Diliberto, ha chiesto solo di riunificare ciò che resta della famiglia comunista. Mettere assieme qualche «pezzetto», il resto si vedrà.
Una fortissima accentuazione identitaria, insomma. Costruita, oltretutto, sulla parte peggiore – perché non dirlo? – di quelle identità (al plurale perché la storia, fortunatamente, ha insegnato che le «appartenenze» comuniste in Italia sono state tante e assai diverse fra di loro). Ed ecco il richiamo al centralismo democratico. Le norme ispirate a quel metodo non sono state introdotte in questi giorni, come hanno scritto i giornali, ma c’erano già nello statuto del Pdci. L’altro giorno, però, sono state confermate. Di più: Diliberto ne ha sottolineato la «validità», l’attualità. L’attualità di un metodo per cui si può discutere di linea finché si vuole ma poi, davanti agli «esterni», occorre presentarsi con una sola voce. Quella della maggioranza del partito. Un metodo che ha costretto al silenzio, negli anni bui del comunismo, migliaia di intellettuali, un metodo che lo stesso Enrico Berlinguer – che pure doveva andarci cauto nella riforma del Pci – trent’anni fa considerava vecchio. Superato. Certo, non ne parlava in modo aperto – all’epoca non si poteva – ma al superamento del centralismo democratico pensava quando propose la «parziale pubblicizzazione dei singoli contributi», che poi portavano alla definizione di una posizione. Fare conoscere ii dissensi come primo passo per superare la disciplina imposta dalla guerra fredda.
Ora, qualcuno propone un salto all’indietro di trent’anni. Al punto che la piccola minoranza del Pdci, quella di Katia Belillo e di altri, s’è rifiutata di prendere parte alle votazioni. E con questa «cultura» alle spalle, si dovrebbero poi indagare le imponenti e devastanti trasformazioni sociali di questo paese. Con l’unità di facciata imposta a tutti si dovrebbe magari andare al confronto con quel tanto di sinistra sociale che il 12 aprile non si è riusciti a rappresentare. Forti del «centralismo democratico», occorrerebbe andare al confronto coi movimenti, con le loro idee, coi loro progetti. Come quelli che si stanno discutendo in queste ore a Genova. Sette anni dopo quei tragici giorni che accompagnarono il G8 e che il Pdci di allora bollò come un fenomeno velleitario, organizzato da «autonomi». Con schemi interpretativi già vecchi, pure in quel caso, di vent’anni.
Più o meno questo è stato il congresso del Pdci. Molti simboli, nessuna risposta. Se non una proposta che sembra dettata dall’esigenza di superare, comunque, le soglie di sbarramento che la destra sembra intenzionata a proporre per le elezioni europee.
Centoventi chilometri più in là, di bandiere ce n’erano altre. Quelle verdi del Sole che ride. In un paese dove un ministro – anzi: una ministra – vuole privatizzare i parchi, dove il ritorno al nucleare è già più di una minaccia, dove dalla Val di Susa allo Stretto di Messina, l’Italia diventerà un unico grande cantiere per opere pubbliche, i verdi hanno scelto di non scegliere. Hanno certo risolto il problema della leadership – questione che nessuna forza di sinistra può permettersi di sottovalutare -, col ritorno di Grazia Francescato alla guida del partito, accantonando le pretese «giustizialiste» di chi voleva che il congresso si trasformasse in un processo a Pecoraro Scanio e al suo gruppo.
Ora c’è una nuova leader – una nuova vecchia leader visto che ha già ricoperto quest’incarico nel 2000 – e si annunciano novità rilevanti per il futuro: Grazia Francescato ha spiegato che ha intenzione di restare alla guida dei verdi un anno solo. Per poi lasciare la mano a due portavoce – un uomo e una donna -, magari di un’altra generazione.
Ma dietro le formule organizzative, restano le «non scelte». In un congresso – al di là dei litigi sulle tessere, tema che sembra unire la sinistra molto più di altre cose – dove il 40 per cento dei delegati ha «urlato» contro la Sinistra Arcobaleno. Non per i suoi vizi burocratici, non per la precarietà della soluzione elettoralistica, non per la vaghezza dei programmi. Le urla di quella quasi metà dell’assemblea erano destinate a chi quattro mesi fa ha fatto una scelta di sinistra. Loro, quella quasi metà dei verdi, avrebbe preferito andare con Veltroni. Quello che in campagna elettorale tuonava contro la «cultura dei no», per affermare un ecologismo del fare. Fare la Tav, per esempio, come hanno accettato gli amministratori del piddì, fare «emergenza» – emergenza che copre tutto – come hanno accettato gli amministratori del piddì campano. Tutto questo potrebbe apparire ingeneroso verso Grazia Francescato che ancora ieri, su l’Unità, rivendicava il valore dell’alleanza fra le ragioni del lavoro e quelle dell’ambiente. Ma poi, in vista delle europee, ha detto che «sonderà» le opinioni di tutti. E sonderà magari anche le disponibilità degli interlocutori a cominciare da un partito democratico, disperatamente a caccia di sostegni elettorali, visto che senza il «voto utile» è difficile che superi la soglia del 30 per cento alle europee. E chi è stato a Chianciano racconta che lì, fra i verdi, è forte la spinta a mettersi sotto l’ala protettiva di Veltroni. E che la Tav, i termovalorizzatori, le centrali a carbone vengono dopo.
Un quadro desolante, allora, come ha detto qualcuno. Che potrebbe fornire molti argomenti a chi cerca le ragioni della sconfitta della sinistra. Con un’aggiunta, però. Questa: molti dei «difetti» dei comunisti italiani e dei verdi erano già dichiarati mesi, anni fa. In parte però sono stati mascherati dal «dinamismo» di Rifondazione. Il Prc parlava coi movimenti e loro – Pdci obtorto collo – seguivano, il Prc parlava di un nuovo modo di far politica, di comunità da aggregare sul territorio. A cui assegnare la titolarità delle scelte che le riguardano. Come in Val di Susa e a Vicenza. E loro seguivano. Il Prc parlava di differenza di genere, di diritti civili e loro seguivano. Oggi, però, Rifondazione è al palo, fermata da un dibattito congressuale – vero, vivace, ma in ogni caso lacerante – che non riesce a parlare all’esterno. E in due dei suoi interlocutori tornano le più disparate tentazioni. Di sopravvivenza del ceto politico. Ma prima o poi il congresso di Rifondazione finirà e magari tutto si rimetterà in moto. E’ una speranza.
22/07/2008
fonte: http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=387470
e http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=387473
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La risposta
Congresso Pdci: Serve, caro Bocconetti, insultare e denigrare come fai tu su Liberazione?
Manuela Palermi

Roma 22 luglio 2008
C’è oggi un articolo su Liberazione firmato da Bocconetti che affronta il congresso nostro e quello dei Verdi. In realtà le argomentazioni sui Verdi mi sembrano funzionali ad un’aggressione nei nostri confronti che merita un minimo di attenzione.
Stefano Bocconetti non era a Salsomaggiore tra i giornalisti che seguivano il congresso, ma era evidentemente tra gli oltre centomila che lo hanno seguito sulla diretta web per parlarne con tante puntigliose certezze.
Dice Bocconetti: sulle ragioni della sconfitta, il Pdci è stato capace solo di una vaga autocritica per la poco incisività del governo Prodi. E’ un partito che non indaga, che non riflette (se ne deduce che sia formato da mentecatti), che ha dovuto inghiottire il rapporto coi movimenti solo perché costretto dal Prc, perché lui i movimenti li detesta: è risaputo, e Bocconetti ne è certo, che se ci fossimo trovati alla Diaz avremmo affiancato la polizia nei pestaggi.
Il Pdci, dice Bocconetti, è solo simboli e identità, e di quelli peggiori della storia comunista, per nascondere il vuoto totale di iniziativa e di contenuti. Insomma rozzo, primitivo, inutile e fastidioso. L’appello a Rifondazione ad un percorso unitario perché la sinistra la smetta di essere solo capace di dividersi, che altro è se non un atto interessato per superare le eventuali soglie di sbarramento alle elezioni? Potrebbe, un partito come il Pdci, avere aspirazioni più nobili? No, non potrebbe, perché il Pdci non esiste, è puro artificio, quattro perdenti disgraziati che si sollazzano del vecchio, dell’inutile, di quella robaccia comunista, di quella schifezza chiamata centralismo democratico (vero, caro Bocconetti, e infatti un congresso come quello di Rifondazione, con la leadership annunciata, con i brogli e con gli insulti da noi non sarebbe stato possibile).
Un po’ lo conosco, Stefano Bocconetti, e se non fosse per la volgarità sguaiata dell’articolo avrei evitato di rispondere. Ma è come se si fosse voluto prendere una rivincita tirandoci addosso, come uno sputo, accuse che sembrano dettate dal Giornale o da Libero. O meglio ancora ché si tratta della parte peggiore della storia comunista, fanno parte del vecchio modo stalinista di demonizzare e liquidare l’altro.
Io capisco che la nostra proposta unitaria a Rifondazione crei difficoltà, soprattutto in quelli che ormai sono incamminati su un percorso che riduce il comunismo a “tendenza culturale”, che pensa di sopravvivere fondando una sinistra indistinta, senz’anima, patteggiante col Pd, in cui si ritrovino tutti, dai vendoliani ai socialisti ai radicali. Tutti tranne i comunisti, che non verranno naturalmente cacciati, ma potranno portare il loro contributo culturale.
Forse Bocconetti dovrebbe chiedersi, con un po’ di autocritica, se la leadership di Bertinotti nella Sinistra arcobaleno non sia stato uno degli elementi che hanno contribuito alla sconfitta. Se aver archiviato il comunismo durante la campagna elettorale non abbia pesato. Se aver patteggiato una divisione indolore col Pd non abbia dato dell’arcobaleno un’immagine di irresponsabilità di fronte alla scontata vittoria delle destre. E se gli restano cinque minuti di tempo si legga anche il nostro documento congressuale, dove c’è il tentativo serio di comprendere le ragioni della sconfitta e l’individuazione di una strada unitaria – tra comunisti, nella sinistra – che sappiamo difficile, complicata, impervia, ma in cui mettiamo in discussione noi stessi per la sopravvivenza della sinistra in Italia. Se poi gliene restano altri cinque ancora, vada a vedersi i documenti del nostro congresso di Bellaria (dicembre 2001), in cui proponevamo la Confederazione della Sinistra che, se accolta, avrebbe dato ben altro spessore e credibilità e risultato elettorale all’Arcobaleno, e che fu da Rifondazione bollata come “politicista”.
Ma serve, caro Bocconetti, insultare e denigrare come fai tu su Liberazione? Immagino che tu abbia scelto la mozione vendoliana visto il disprezzo con cui vorresti liquidare il Pdci. Fatti tuoi legittimi. Ma permettimi una domanda: ti pare che un partito provato e diviso come Rifondazione (cinque diverse mozioni congressuali) possa permettersi di aggredire l’altro partito comunista? E ancora: la corrente vendoliana si considera ancora comunista o vuole definitivamente scolorirsi nei tanti e indistinti “mille fiori” di una sinistra italiana che gli elettori hanno irrimediabilmente bocciato?
http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=4755
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L’opinione
Il botta e risposta sopra riportato mi dispiace. In entrambi i sensi: non mi piace e mi intristisce. Non pretendo di essere obiettiva: che io sia schierata, schieratissima anzi, ormai è chiaro… però qualche considerazione mi sento di farla.
Un congresso, soprattutto (ma non solo, direi…) se non è quello del proprio partito, può non incontrare l’approvazione di un giornalista che lo segue: ci mancherebbe! Però non è scrivendone male, anzi malissimo, senza peraltro citare una sola frase (magari quella pronunciata da Diliberto nella relazione conclusiva: “serve, compagno Vendola, stare divisi mentre qui fuori c’è il nemico che governa il paese?” ma no, era pretendere troppo… per i motivi che si paleseranno in seguito. Già che ci siamo, un appunto al PdCI: com’è possibile che a tutt’oggi – fatta salva la mia imperizia – non ci sia ancora disponibile la versione integrale della relazione introduttiva (tantomeno quella finale) del segretario?), che se ne esce. Non è che poi si faccia una gran bella figura: sembra una ripetizione pedissequa dell’atteggiamento veltroniano in campagna elettorale: noi siamo i buoni e la sinistra estremista è causa di tutti i guai. Peccato che, se Veltroni e compagni (scusate, non volevo offendere: diciamo Veltroni e soci) hanno la memoria corta, noi no. Perché sono loro che avevano i numeri per poter spingere per attuare la riforma elettorale prima di tornare alle urne con i bei risultati che conosciamo, e sono sempre loro che avrebbero potuto – ma non l’hanno fatto - pretendere che venisse finalmente sciolto il nodo del conflitto di interessi. Invece, grazie a loro ed alla loro novella teoria dell’alternanza di tipo americano, oggi abbiamo il dolo Alfano.
Un bel silenzio non fu mai scritto… ma questo non è un rimprovero alla Palermi per aver risposto. Semmai è un invito a Bocconetti ad impiegare meglio il suo tempo… perché uno il cui segretario di partito (tale era Bertinotti nel marzo ante victoriam Prodi) si permette di dire ad una lavoratrice licenziata da una multinazionale che è “ un caso umano” non ha molto di cui gloriarsi… allora che ognuno guardi a casa sua, prima di sputare in quella altrui.
Nel frattempo Manuela (non la Palermi!) mi invia un’agenzia, questa (da La Stampa):
ROMA
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, incontrando i senatori del Pdl a Palazzo Madama li ha voluti ringraziare per aver dato il via libera al Lodo Alfano. «Grazie – ha detto il premier – sono felice perché da ieri finalmente i magistrati non mi perseguitano più. Mi avete liberato, ora posso trascorrere i sabati a lavorare e non con i miei avvocati».
Il Cavaliere, nel colloquio, ha ribadito le percentuali di gradimento per sè e per l’intero esecutivo, che sarebbero del 62,5% per il premier e del 59,9% per il governo.
Non riporto le sue considerazioni anche se sono interessantissime – se vuole le pubblicherà lei – ma mi preme sottolineare un fatto: mentre qualche giornalista si perde nel disquisire sulla pochezza altrui, la benzina e la pasta aumentano ormai quotidianamente. Gli stipendi dei poliziotti sono la metà di quelli dei loro colleghi francesi, gli infermieri italiani che accettano di lavorare in gran Bretagna prendono più del doppio (1500 euro qui, 4000 là: fonte TG), il diritto all’istruzione sta subendo un attacco feroce, molte fabbrichette chiudono e lasciano a spasso i lavoratori… il governo finora s’è occupato solo di questioni che coinvolgono direttamente gli interessi del capo – illuminante peraltro l’applauso bipartisan a Fassino ieri in Parlamento…): non è che magari sono QUESTI i problemi da affrontare? Alla gente comune, ma anche agli elettori di sinistra e l’hanno dimostrato, importa poco della teoria e dei litigi del pollaio. La pratica è che sopravvivere sta diventando un lusso: sveglia!!! A cominciare magari dai fantasiosi sondaggi del premier, che sono a mio avviso solo una sua speranza/sogno… ma che in gergo qualcuno chiama “profezie autoavverantisi”. Gli vogliamo lasciare distruggere tutto in nome del dialogo e del savoir faire?
Qualcun altro pare pensarla come me: http://www.fgciroma.it/index.php/2008/07/24/rispondo-a-bocconetti-sullarticolo-del-22-luglio-in-merito-al-congresso-del-pdci/
Nota finale: se la formattazione non vi piace, prendetevela con wordpress…!


















Le critiche al PdCI mi sembrano molto ingenerose.
Quelle ai Verdi secondo me ci stanno…
Da: Franca su Luglio 25, 2008
alle 12:40 pm
Evidentemente passare dal che fare al come fare è per qualcuno troooooppo difficile.
La domanda che porrei a questo Bocconetti è quella sul perchè mai(e mi ripeterò fino all’infinito)io,mia moglie,i miei figli e i miei amici dovrebbero votare a scatola chiusa per paraculi,servi e perfetti figli della casta(alla fine piaccia o non piaccia e così) in cambio del nulla o quasi.
E poi grazie alle confidenze di Crespi(internos per delizia di tutti i presenti a quella trasmissione di Iceberg e non mento,posso assicurarvelo),sapevo gia da fine gennaio che SA era al 4 % nei sondaggi informali e,per giunta in costante discesa ,grazie a quel prodotto contenitore delle meraviglie da mille e una notte che grazie a chi voleva unire la sinistra senza….ci avevano propinato.
Ora,noi si vuole rappresentare le istanze degli umili e gli ultimi sperando che non ci si presenti piccoli e divisi e magari pensare che precariare possa fare di più che stancare ecc.ecc?
Bene …tiremm’innanz
Loro ,gli altri facciano quel che vogliano.
“Non ci avranno mai come vogliono” vero Ele?
A punirli,questi campioni ci penseranno gli elettori .
Noi abbiamo alto da fare ..
Vorrei poter dire altro ,ma ritengo che davvero se “errare umanum est,perseverarem autem diabolicum” sia il caso di finirla qui.
Ma vadino in mona.
Suerte
Val
Da: Val su Luglio 25, 2008
alle 3:42 pm
Grazie Franca per aver capito, senza che lo scrivessi, che non ce l’ho in toto con i compagni di Rifondazione. Anzi!
Da: solleviamoci su Luglio 25, 2008
alle 10:46 pm
Tutto ebbe inizio con La Schiava Isaura
Voglio avvertire chiunque leggerà che, con mio grande rammarico, questo intervento sarà lungo. Non è mia abitudine dilungarmi in modo eccessivo, ma ritenendo di avere, non so ancora per quanto tempo, come del resto tutti gli italiani, il diritto di poter esprimere la mia opinione liberamente prima di essere soffocata dal regime instauratosi in Italia, anche grazie al grande aiuto dato dal Governo Ombra, userò questo spazio che Elena mi concede, gentilmente, permettendomi ogni volta che lo desidero, di sprimere il mio parere.
Siamo un Paese ridicolo: abbiamo un Governo Ombra, un Ministro che deve essersi confuso tra Robin Hood e lo Sceriffo di Nottingham, Fantomatiche Cordate, ed un Pinocchio che proclama:.. questo Governo che e’ di centro, liberale, con cattolici e riformisti, intende procedere con una politica che la sinistra promette solo a parole”…ma tutte queste persone non hanno un minimo di pudore, non si vergognano almeno un poco? Dormono tranquilli la sera, hanno la coscienza a posto:guardandosi allo specchio vedono sicuramente riflessa l’immagine dell’onestà politica e della sincerità verso i propri elettori!
Poi abbiamo anche un Azzeccagarbugli che in due mesi ha già eliminato 7043 leggi obsolete e che conta di effettuare un taglio di ben il 37% delle Leggi attualmente in vigore: vorrei sapere e credo di non essere l’unica, quali sono le Leggi ritenute obsolete da uno che si è laureato in medicina!
Mi sono chiesta:”chi ci sarà al ministero della salute del nostro Bel paese dei Balocchi?”…non desidero privarvi della sorpresa…se volete andate a vedere!
Questi che ho voluto citare sono solo piccoli esempi dei quali potrei riempire un intero volume della Treccani, ma se continuassi a parlarvi di fatti di “cronaca” che non hanno una grande rilevanza per il nostro Paese potrei tenere le vostre menti impegnate, in una lettura più o meno piacevole ma sicuramente, vi distrarrei dai problemi reali che affliggono l’Italia; se poi volessi creare, ai vostri occhi, un personaggio simpatico, affabile, umano, abile, onesto e sincero potrei raccontarvi barzellette, ammiccare con voi, fingermi interessata dei vostri problemi, dichiarare quanto sono brava in una o più attività, giurerei, ma facendo tutto ciò tenterei di manipolarvi e sono sicura che alcuni cadrebbero nel mio tranello e smetterebbero di pensare con i propri neuroni: imparerebbero, un poco alla volta a ragionare in funzione dei modelli che io desidero proporvi!
Questo è accaduto negli ultimi 20 anni. Pensateci: lentamente, ma con metodo, i nostri pensieri sono stati convogliati in un grande contenitore controllato ed oggi abbiamo la sensazione di vivere in uno Stato di Polizia perenne perché abbiamo paura di tutto: del vicino di casa che potrebbe essere un pedofilo o un assassino, dello straniero che vende piantine fiorite porta a porta, del ragazzo di colore che si avvicina al carrello della spesa per aiutarci a scaricalo, pensate che mi sono trovata nella condizione assurda di dover difendere alcuni giostrai veneti perché accusati di essere zingari! Siamo alla follia!
Le Amministrazioni Comunali installano telecamere ad ogni angolo di strada: perché? Chi tra di voi è giovane anagraficamente non può sapere ad esempio che trent’anni fa era molto meglio non fermarsi nei pressi delle stazioni delle metropoli: c’erano gli stessi problemi di oggi, oppure che non era il caso di aggirarsi di notte nei vicoli delle città più popolose: era pericoloso! E allora, adesso perché installare telecamere ovunque? Per la vostra sicurezza? Forse. Io sono più propensa a credere che sia uno dei tanti mezzi con i quali le Amministrazioni comunali riescono ad ottenere finanziamenti dalle Regioni! Nessuno però lo dice!
Se guardiamo un telegiornale ci parlano solo di malasanità pubblica, e raramente di quella privata.
Ci viene inculcato nella testa che le strutture ospedaliere pubbliche sono, nella quasi totalità obsolete, con medici che se non sono ancora stati corrotti sono sulla soglia di esserlo, dove gli sprechi sono eccessivi e dove il personale spesso non è all’altezza del proprio ruolo: insomma è tutto marcio, tutto da rifare. Non ci sto. Mi dispiace ma non ci sto. Perché so che non è sempre vero, perché so che molte strutture potrebbero funzionare meglio se fossero destinati i fondi: senza soldi si può fare ben poco, perché so che i medici sono stati ridotti a dover compilare un numero spropositato di incartamenti per ogni azione che compiono all’interno degli ospedali: li hanno fatti diventare dei burocrati, non hanno più la serenità per poter svolgere il loro lavoro e subiscono continue pressioni da parte di coloro che dovendosi occupare di effettuare tagli alla spesa sanitaria, si dimenticano l’importanza del rapporto umano che si instaura tra medico e paziente.
Ma che può importare al Governo del rapporto umano: ci sono i call center (considerando che io sono italiana li chiamo centralini!); sono gli operatori che si occupano delle prenotazioni e tu, cittadino, ti incazzi spesso e sovente perché non riesci a far capire ad un operatore se la tua è una prima o una seconda visita specialistica, perché devi raccontargli i fatti tuoi sperando che comprenda che le tue imprecazioni sono rivolte al sistema che è sbagliato e non a lui, povero operatore, il più delle volte precario, che nessuno si è preso la briga di formare professionalmente in modo approfondito e che probabilmente deve anche mantenere la famiglia!
Ma dal Governo arrivano sempre nuove disposizioni: domani mattina mi leggerò i tagli alla Sanità, non mi lascerò distrarre dai nostri burattinai e prometto che se Elena non mi toglierà la parola ad oltranza, mi rifarò sentire!!
Per ora vorrei semplicemente riproporre a voi quanto ho scritto ad Elena:” mi irrita, moltissimo, il condizionamento psicologico che il Presidente del Consiglio induce verso tutte le parti politiche (ovviamente mi riferisco a noi comuni mortali) sfoderando, assurde improponibili e ciò che è peggio, non verificabili percentuali di gradimento!
Ho notato che questa tattica ha iniziato a sfoderarla dopo essere uscito sconfitto dal testa a testa televisivo del 2004 con Diliberto. La stessa metodologia credo sia stata imposta anche a tutti i suoi sudditi che hanno ancora diritto di parola, infatti non c’è intervista nella quale non vengano sfoderate percentuali: servono solo a distrarre l’attenzione da parte del lettore (pochi in Italia!) e a creare confusione in coloro che ascoltano:se le domande dei giornalisti vengono ritenute “potenzialmente pericolose”….eccoti sfoderata la statistica con il triplice effetto di deprimere psicologicamente il 50% circa di coloro che sono contro a questo governo, di rafforzare l’autostima dei suoi seguaci facendo loro credere di essere guidati da un grande statista, ed infine di zittire il giornalista, creando caos e spostando l’attenzione su altre argomentazioni……ovviamente non solo con le statistiche e le percentuali fasulle, Berlusconi sta proseguendo nella sua opera ormai ventennale di condizionamento nei confronti degli Italiani: cambiano le tattiche ma lo scopo è sempre lo stesso saziare il suo smisurato ego senza preoccuparsi della Nazione. Sono convinta che la sua passata pretesa di poter essere un giorno Presidente della Repubblica, oggi sia sostituita dalla certezza che quella poltrona sarà sua, non importa come la raggiungerà. Lo farà, e basta!
Spero solo che non accada mai.
Per quanto riguarda il signor Stefano Bocconetti penso possa ritenersi soddisfatto dall’arguzia e all’intelligenza con la quale hanno risposto, la sempre da me stimata Manuela Palermi e la carissima Elena. Per quanto mi riguarda non sarei stata altrettanto elegante nella risposta.
Un caro abbraccio, non a Bocconetti!
Ciao Val.
Da: manuela su Luglio 25, 2008
alle 11:59 pm
Bene e meno male che esisti.
Trovare cinque minuti per leggerti non costa nulla.
Bellissimo commento il tuo Manu che rinchiude dentro tutto lo stato d’animo dell’onesta di essere persona degna e rispettabile perchè prima ancora ………è rispettosa del pensiero e la condizione altrui e che dimostra come dovrebbe essere chi sa stare,senza chiedere nulla in cambio, dalla parte degli umili, degli ultimi.
Pochi,davvero pochi sanno essere così .
Purtroppo Manuela, temo che nel rapporto tra sanità e cittadini sia ormai più che evidente quanto la parola UTENTE,anzichè paziente, sia diventata quella più vicina alla realtà in molta parte del pensiero politico italiano e che perciò dovrebbe dare a noi con estrema chiarezza il quadro di cosa è imperante nella testa di chi si trincera dietro la parola effecienza pubblica.
Stessa cosa per altri settori.
Forse è meglio che incominciamo a pensare e mettere in discussione se anche ritengo e temo che il servizio pubblico non debba più essere da noi inteso come rivolto al cittadino ,ma all’UTENTE
Ancora più melanconicamente credo che la riforma costituzionale nella testa di Berlusconi sia tutta tesa, non più nel volere stravolgere la costituzione stessa( per quello basta non applicare le norme, così come da tempo facciamo….. ) ,ma nel provvedere a promulgare per leggi,magari “a fiducia” per un fortissimo lascito di poteri alla figura del presidente.. ovviamente di nome Silvio.
Poi questo governo potrà cadere: da un momento all’altro.
FUORI TEMA PARTE 1°
Fuori dai denti e fuori tema, vorrei mettere in risalto l’inettitudine politica legata all’incapacità di conoscere in tutto e per tutto i meccanismi della comunicazione nel nuovo modo di fare politica.
Devo proprio dirlo:
di fronte ad un bellissimo provvedimento come quello fatto dal governo Prodi sul contenimento del ticket sanitario e l’innalzamento dell’esenzione dell’età che rendeva esenti dal pagamento e un volantino a firma dell’assessorato alla sanità della Lombardia (che dapprima aveva innalzato spudoratamente il ticket da 36 a 46 euro)nel quale era riportato spudoratamente menzognero che grazie a loro si facevano queste cose ottenni come risposta della giovane ed avvenente coordinatrice coordinatrice provinciale di SD ciò che segue” si lo sappiamo”…aggiungo ” ma non è il nostro(mio) problema, perchè io ho altro al quale pensare per arrivare dove voglio….
FUORI TEMA PARTE 2°
Quelli come Bocconetti o chi per esso sono problemi ,esistenziali a questo punto,che interessano loro e solo esclusivamente loro( e badate bene che vale anche per i verdi che per le stramberie dei capitalisti sono collocabili e collocati a sinistra non per altro).
Perchè i nostri sono rivolti a recuperare tutti le persone dentro a SA o in qualsiasi altro luogo che dal 13 aprile(anche prima) o per un motivo o per l’altro non si sentivano più rappresentate non SOLTANTO da un SIMBOLO, ma da dei VALORI.
Quello che non comprendo e come si possa essere così stronzi da guardare in casa di altri senza prima essersi fatto un bel esamino di coscienza sù qyello che succede in casa propria e quello che mi fà incazzare e non poco sono le divisioni allle quali puntano e che fanno il gioco dei padroni su chi è più comunista oppure da emerito e completo cazone su chi lo è stato.
Si può essere comunisti in tanti modi, anche nel e all’interno delo stesso centralismo democratico se si comprende unitariamente e appieno l’amore che possono racchiudere in se queste due parole , ma uno solo è il fine ultimo con il quale ti devi confrontare per dimostrare di esserlo veramente.
Normali ambizioni umane a parte ,dare e lavorare per chi rappresenti, punto.
Il resto sono fregnacce che interessano individui chi speculano furbescamente su cose diverse da quello che vuole fare la parte alla quale mi sono votato,aripunto.
FUORI TEMA PARTE 3 °
Compito della storia è raccontarsi.
Ovviamente la scrive e appartiene al vincitore e molto probabilmente qualcuno enfatizza il suo successo di parte in maniera smodata.
Compito dell’uomo onesto e per bene è dimenticare il passato,farne tesoro e tramandare che eventuali conti in sospeso o colpe siano state già estinte dai padri e dalle madri .
Se si cede al revisionismo senza costrutto e senza analisi obbiettiva perchè interessa la mia parte politica,non si sarà ma padroni della democrazia necessaria ad essere diversi come la nostra gente pretende.
Non si sarà mai uomini liberi e ,soprattutto daremo un alibi a chi nega ricorrendo alla violenza ,la convivenza pacifica che porta un se,come fine ultimo la liberta di tutti.
Badate bene,togliendo spazio alla condanna definitiva della politica che ha come ultimo fine la violenza,implicita e subdola(soprattutto) od esplicita che sia,noi non daremo mai risposte serie(e tantomeno faremo condannare i colpevoli )volte a rassenerare chi ha subito un ingiustizia perchè loro o isuoi cari un giorno sono entrati in una banca,si sono imbarcati su un aereo che era in volo o in partenza, sono entrati in una stazione,hanno assistito ad una manifestazione sindacale oppure si sono rifiutato di offrire una sigaretta e altro ancora.
Queste signori ,non sono cose che determinano spiegazioni più o meno di parte e le varianti di verità delle quali si avvale lo scontro politico ,ma bensi di orrida e unica,singola verita che lede ogni semplice cittadino innocente colpito, e questo molto oltre alla sua stessa appartenenza politica.
Quelo che dovrebbe far riflettere e che per essere così sfigati da essere presenti in quei luoghi nel momento culmine dell’infausto evento non è necessario avere in tasca nessun tipo di tessera di partito.
Quindi, semmai qualcuno volesse revisionare la storia incominci da qui e così, se interessa,sapremo finalmente chi sono i buoni e chi i cattivi.
((Tralascio volutamente la rilevantissima “questione mafiosa” che merita per intrecci e connivenze tra i poteri forti e pure chi rappresenta lo sesso Stato un capitolo a parte )
Personalmente mi interesserebbe di più dare finalmente giustizia a chi colpito personalmente o negli affetti più cari è rimasto qui ,solo,a ricordare in silenzio ,colpevole della viltà degli altri prima di ogni cosa .
Ma tantè siamo in Italia…
Un abbraccio.
Ciao Manu
Da: Val su Luglio 26, 2008
alle 7:54 am