
di Davide Madeddu
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Il pm si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio per per cinque indagati per la morte del giovane precario avvenuta nello stabilimento Eurallumina di Portovesme un anno fa. Simone Medas aveva 29 anni ed era stato assunto con un contratto a tempo determinato per 4 mesi l’8 giugno 2007. È morto cinquanta giorni dopo, il 31 luglio. All’interno di uno dei reparti dell’industria che lavora la bauxite, era impegnato nel reparto denominato sala filtri, ossia la parte di impianto dove sono sistemati i macchinari che hanno la funzione di separare i materiali usati nel processo produttivo dell’industria primaria dove si lavora la bauxite da rivendere per ricavare l’allumina.
Il giovane, secondo la ricostruzione effettuata subito dopo l’incidente mortale, avrebbe dovuto effettuare l´operazione di pulizia dei filtri, che vanno lavati ogni 36 ore, azionando un dispositivo meccanico, Qualcosa, quel giorno, non è andato per il verso giusto ed il ragazzo è stato travolto da una parte del macchinario. L’hanno trovato schiacciato da un filtro i compagni di lavoro che non lo vedevano arrivare per andare in mensa. Subito dopo la sua morte sono partite le indagini della Procura della repubblica e i genitori, intenzionati a capire il perché della tragedia, si sono affidati all’avvocato Marco Aste. Nei giorni scorsi, un anno dopo il drammatico incidente, la svolta. Il pubblico ministero Emanuele Secci ha concluso l’iter, con tutti i passaggi necessari che precedono la presentazione della richiesta di rinvio a giudizio.
L’avviso della conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a tutte le persone che compongono la scala gerarchica dello stabilimento di Portovesme: Vincenzo Rosino, Nicola Candeloro e Paolino Serra, rispettivamente amministratore delegato, direttore e responsabile della sicurezza; ai loro nomi si aggiungono quelli di due ingegneri, Pompei e De Vecchi, responsabili del reparto dove lavorava Simone Medas. L’ipotesi di reato è l’omicidio colposo, come è prassi in tragedie simili. Considerato che gli indagati non hanno presentato osservazioni a seguito della notifica della conclusione delle indagini, si apre ora la fase successiva, quella che porterà alla formalizzazione della richiesta di rinvio a giudizio e all’udienza preliminare davanti al gup.
Dopo la morte di Simone Medas c’è stata una vera e propria mobilitazione contro le morti bianche. I familiari del giovane lavoratore precario hanno costituito un comitato “Contro le morti bianche” e promosso una raccolta di firme «che dal polo industriale di Portovesme arrivi in tutti i luoghi dove si sono registrati incidenti e infortuni sul lavoro» da inviare poi al presidente della repubblica. Non è tutto. Dopo gli ultimi incidenti mortali anche la Camera del Lavoro del Sulcis Iglesiente (la zona dove è avvenuta nel 2007 la tragedia) ha annunciato tutto il suo sostegno a favore dei familiari e contro le morti bianche. «La Cgil – fa sapere Marco Grecu, segretario generale della Camera del Lavoro – si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari che riguardano infortuni sul lavoro». I sindacati poi hanno lanciato un appello alle istituzioni perché venga avviata l’attività di prevenzione. Intanto la regione sarda ha promulgato la legge con cui si indennizzano i familiari delle vittime morte per un infortunio sul lavoro. La stessa norma, che garantisce indennizzi anche ai lavoratori che subiscono infortuni, prevede l’avvio di maggiori interventi di controllo nei cantieri. «Quello che da tempo si chiede – è il commento dei sindacati – prevenzione e tutela dei lavoratori prima di tutto».
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Pubblicato il: 14.08.08
Modificato il: 14.08.08 alle ore 18.05
fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78046
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È morto schiacciato da un filtro d’acciaio
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PORTOVESME. «Chiamate Simone, andiamo in mensa». I suoi amici nella sezione due, “l’inferno” dell’Eurallumina, provano a chiamarlo, una, due, tre volte, ma senza successo. Dopo una attesa che diventa sempre più nervosa, due suoi giovani colleghi di reparto vanno nell’area venticinque, salgono le scale dove si trovano i tubi del sistema di separazione del liquido dai fanghi di lavorazione, e trovano Simone Medas 29 anni, schiacciato da un filtro di acciaio, su cui stava operando. Simone è morto solo mentre svolgeva una operazione delicata ma di routine».
Il comunicato stampa aziendale, inviato nel primo pomeriggio di ieri, impegna cinque righe e mezzo, e cinque periodi, per raccontare il come e il perché di una morte. «Il dipendente stava svolgendo il suo normale lavoro di pulizia di un filtro quando è rimasto incastrato tra il mantello del filtro e una struttura portacavi», è il cuore della nota. Il resto è affidato alla rabbia degli amici, al loro silenzioso dolore, alla paura di perdere un posto, pur precario di lavoro, per una parola non gradita alla direzione aziendale. Per questo motivo, pur riportando frasi e pensieri di suoi colleghi, ometteremo di indicare i nomi. L’omertà che si respira anche nel viale d’ingresso di Eurallumina non viene abbattuta neppure dalla morte.
Precario Simone lo era davvero. «Perito elettrotecnico, aveva fatto il praticantato in officina, poi da giugno era stato mandato in sezione due, con un contratto di quattro mesi. Era contento e si era fatto voler bene dai suoi capi – dice S. – ma temeva di non essere richiamato. Con la riorganizzazione del lavoro l’azienda ci ha comunicato che si dovevano pulire quattro filtri per turno; una procedura che non abbiamo condiviso perché non la trovavamo compatibile con la sicurezza». «Se si fosse comportato bene – e questo aggettivo il suo amico E. lo scandisce con rabbia – avrebbe avuto la conferma per altri mesi. L’importante era non dichiarare alcuna malattia, o infortunio, oppure, a fronte di un incidente anche banale usare le ferie o i recuperi orari per la convalescenza. Dappertutto ci sono gli avvisi sulla sicurezza, ma se non ti mettono nelle condizioni per rispettarli oppure se devi trasgredire norme per mantenere i ritmi di produzione, quegli avvisi sono solo ipocriti».
All’ingresso, come in ogni angolo di Eurallumina, ci sono i visi di una famiglia felice che ricorda l’importanza della sicurezza, il tabellone con gli incidenti dichiarati e l’orgoglio per la filosofia di «incidentizero» che vede Eurallumina impegnata da anni in una difficile battaglia. Simone Medas prima di dirigersi in reparto, era passato davanti anche stamattina a quella sorridente famiglia. Indossati i sistemi di protezione, casco e occhiali, aveva iniziato ad agire sul pistone che regola la fuoriuscita dei filtri del sistema separazione delle acque di lavaggio. Quando il primo filtro è fuoriuscito dalla gabbia, si è trasformato in un mortale cilindro, schiacciando Simone contro un palo. La morte è stata istantanea, come hanno verificato sanitari del 118, che insieme a carabinieri, vigili del fuoco e personale del Pmp si sono recati sul luogo dell’incidente. «L’operatività di quella manovra era la stessa da anni. Forse per fare in fretta si è messo tra il palo e il cilindro che avanzava e non ha calcolato i tempi», ammette S. «Si scoprirà la verità ufficiale, e fra molti anni forse si farà anche il processo. Intanto – continua P. – la morte di Simone non farà migliorare di una virgola la sicurezza in fabbrica. Il sindacato, anche quello a cui mi onoro di appartenere, ha accettato l’ufficializzazione della precarietà, ha consentito che ragazzi come Simone si facessero prendere dall’entusiasmo e svolgessero mansioni delicate con poche settimane di apprendistato. Fermiamoci per tempo».
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