Senato russo pronto ad avallare Secessione anche dell’ossetia. No a risoluzione Onu
Il parlamento della repubblica secessionista dà il via libera all’appello del presidente Bagapsh alla Russia
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| Forze armate russe nei dintorni della città di Gori: il ritiro, ha detto Mosca, sarà completato entro il 22 agosto (Ap) |
MILANO – Il parlamento della repubblica secessionista georgiana dell’Abkhazia ha approvato l’appello del presidente Serghei Bagapsh alla Russia di riconoscerne l’indipendenza, dando il via libera anche a un anologo appello rivolto ai parlamenti e ai popoli di tutto il mondo. In precedenza il Consiglio della Federazione russa, la camera alta, si era detto pronto ad avallare di fatto l’indipendenza dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, le due aree separatiste della Georgia. Il senato, ha spiegato il presidente dell’organismo legislativo Sergei Mironov, «è pronto a riconoscere lo status indipendente dell’Ossezia e dell’Abkhazia se il popolo di queste repubbliche volesse e anche il presidente russo prendesse una decisione relativamente a questa materia». Una seduta della camera alta è stata già convocata per il 25 agosto e non è escluso che la presa di posizione a favore delle regioni filo-russe possa avvenire già in quell’occasione. L’appello del presidente abkhazo Bagapsh, approvato in seduta straordinaria dal parlamento, chiede alla dirigenza russa di riconoscere l’Abkhazia in quanto Stato sovrano indipendente e di stabilire con essa rapporti diplomatici.
INTEGRITA’ TERRITORIALE - Un atto, questo, che certo non contribuirà a rasserenare gli animi. Il governo di Tbilisi ha più volte evidenziato che non intende rinunciare ad un solo chilometro di territorio e anche i Paesi del blocco occidentale, Stati Uniti in testa, si sono schierati a favore dell’integrità territoriale della Georgia, rivendicando l’esigenza di un ritiro in tempi rapidi delle truppe di Mosca. Il governo di Medvedev, dal canto suo, ha fatto sapere che il ripiegamento dei militari russi avverrà entro il 22 agosto. In questo contesto si inserisce però la posizione ostile a Tbilisi delle popolazioni delle aree contese, che non hanno mai nascosto il loro interesse filo-russo. Una situazione molto delicata, insomma. Che riapre sempre più scenari da guerra fredda, alimentati anche dalle tensioni provocate dalla decisione della Nato di installare in Polonia, ovvero a una manciata di chilometri dal confine russo, una delle basi del proprio sistema missilistico di difesa.
«BASTA COOPERAZIONE MILITARE» - Ma non è tutto: secondo quanto riferisce Interfax citando una informata fonte diplomatica militare, Mosca sta rivedendo il piano di cooperazione militare con la Nato per il 2008. «In seguito alla decisione dell’alleanza di sospendere il lavoro del consiglio Nato-Russia, rivedremo il nostro piano di cooperazione militare – ha dichiarato la fonte -. Prima della fine dell’anno erano previsti oltre dieci eventi congiunti, incluse esercitazioni militari Nato-RussiaTali eventi con ogni probabilità saranno cancellati».
CONTINUANO LE CONTESTAZIONI SUL RITIRO – Secondo la Casa Bianca qualche “segnale” di ritiro delle truppe russe c’è, ma non è sufficiente e deve essere incrementato. A proseguire il seguito delle versioni contrastanti sul ritiro delle forze armate russe è arrivata quella di un portavoce del governo tedesco secondo il quale non vi sono segnali chiari di un ritiro militare russo dal territorio georgiano. Il portavoce ha aggiunto che la situazione «non è soddisfacente», ribadendo quindi che il clima resta molto teso.
«ARRESTATA UNA SPIA» - E da clima di guerra fredda è la notizia dell’arresto, da parte del Servizio federale di sicurezza russo (Fsb) di un alto ufficiale dell’esercito, fermato a Stavrapol con l’accusa di aver fatto la spia al soldo della Georgia. La notizia è stata confermata da un funzionario dello stesso Fsb all’agenzia Interfax. In manette è finito Mikhail Khalidze, originario della Georgia. Secondo l’accusa, Khachidze sarebbe stato reclutato in Georgia a fine 2007. «Mentre prestava servizio presso il Distretto militare del Caucaso settentrionale – ha spiegato il funzionario citato da Interfax -, il detenuto raccoglieva informazioni riservate sulle forze armate russe, la loro capacità di combattimento e dati personali dei suoi compagni di servizio su istruzioni dei servizi d’intelligence georgiani. Prove incontrovertibili delle sue attività di spionaggio sono state ottenute nel corso dell’inchiesta».
FUMATA NERA ALL’ONU - Al palazzo di vetro di New York, nel frattempo, la Russia mette le mani avanti su un’ipotesi di risoluzione che le Nazioni Unite dovrebbero sottoscrivere a margine del cessate il fuoco. Secondo l’ambasciatore al palazzo di vetro, Vitaly Churkin, essa contraddice l’intesa tra Mosca e Tbilisi, affermando che le posizioni militari russe devono tornare a essere quelle prima del conflitto. Mosca insiste invece sulla necessità, sancita nell’accordo, di mantenere posizioni militari nella parte georgiana del confine con l’Ossezia del sud. La Russia, ha lasciato intendere l’ambasciatore, porrebbe il veto alla risoluzione, che per Mosca deve riprendere interamente il piano di pace in sei punti mediato dal presidente francese, presidente di turno dell’UE, Nicolas Sarkozy. Churkin ha evitato a tutti quella che ha definito «una perdita di tempo», ovvero la messa al voto della bozza di risoluzione. Inoltre, il testo della bozza reca l’appello per l’integrità territoriale della Georgia, sgradita al Cremlino. (AGI) Red 201112 AGO 08 NNN
IL BILANCIO DELLE VITTIME – Intanto è anche tempo di bilanci sugli scontri armati delle scorse settimane. Sono al momento 69 le vittime accertate dalla procura russa nell’attacco georgiano in Ossezia del sud. Lo hanno detto all’agenzia Itar-Tass gli inquirenti, precisando che non si sa nulla della situazione nelle aree rurali. Fra le vittime, ci sono 19 donne, una delle quali incinta, tre ragazzi sotto i 16 anni e una bambina di tre anni. Il ministero degli esteri russo ha parlato invece di 1.600 morti sudosseti.
LA COMMISSIONE DI INCHIESTA - Diffonde i suoi numeri anche la Commissione d’inchiesta russa istituita per investigare su presunti casi di omicidi e violenze di massa ai danni della popolazione civile nel corso del conflitto tra Georgia e la repubblica secessionista dell’Ossezia del sud. La commissione parla apertamento di «omicidi e genocidio» nei confronti di peacekeeper e popolazione civile. Secondo il vicecapo per il distretto meridionale federale Boris Salmaksov «i fatti documentati dimostrano che questi crimini sono stati commessi». In base al rapporto della Commissione, sarebbero oltre 4mila i residenti dell’Ossezia del sud qualificati come vittime di violenze. Per quanto riguarda i morti accertati tra la popolazione il numero salirebbe a 133, ma come sottolinea Salmaksov «molte tombe non sono state trovate».
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20 agosto 2008
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Quanta differenza rispetto alla velocità con cui USA ed Europa hanno riconosciuto l’indipendenza del Kossovo…
Da: Franca su Agosto 20, 2008
alle 4:25 pm