Inserito da: solleviamoci | Agosto 22, 2008

Amministrazione e politica: ‘NDRANGHETA MON AMOUR

22/8/2008 (7:52) IL RETROSCENA

Le case confiscate? Restano ai boss

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Calabria, centinaia tra sindaci e assessori sotto inchiesta

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GUIDO RUOTOLO
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REGGIO CALABRIA
Che vergogna, la Calabria del riscatto contro la ‘ndrangheta. Che brutto colpo (d’immagine) per lo Stato che fa sul serio. E per la politica (bipartisan) che ha fatto della «confisca dei beni mafiosi» il suo manifesto programmatico.

C’è una informativa del Ros dei carabinieri di Reggio Calabria alla Procura della Repubblica, uno screening serio e documentato sullo stato dell’arte delle confische dei beni e del loro utilizzo. Il bilancio è disarmante: 374 tra sindaci, assessori e funzionari comunali della provincia di Reggio sono stati denunciati per omissione d’atti d’ufficio, aggravata dall’aver favorito la ‘ndrangheta.

Tra i denunciati c’è anche il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti (An), un magistrato che ha fatto il pm al Tribunale di Palmi, Giuseppe Adornato, un colonnello della Guardia di finanza pensionatosi per passare alla politica, Graziano Melandri, assessore alla polizia urbana di Reggio. E tutto questo perché la stragrande maggioranza degli 803 beni immobili confiscati alle famiglie della ‘ndrangheta, a partire dal 1996, o sono in stato di abbandono o sono ancora nella disponibilità degli ex proprietari.

Dunque, il rapporto del Ros di Reggio: «Si procedeva all’acquisizione, presso l’Agenzia del Demanio di Reggio Calabria, di un elenco dei beni confiscati agli esponenti della criminalità organizzata, ricadenti in questa provincia. Dalla lettura del tabulato si accertava che alla date del 16 maggio del 2006 erano stati confiscati 803 beni immobili, di cui 307 già consegnati dall’Agenzia del Demanio alle competenti amministrazioni comunali».

Bilancio del colonnello Valerio Giardina: «Dopo i primi accertamenti è emerso che parte degli immobili, sebbene siano stati destinati e consegnati alle rispettive amministrazioni comunali nel cui territorio di competenza gli stessi ricadono, sono stati assegnati ad enti e/o associazioni di impegno sociale con notevole ritardo, cioè solo alcuni anni dopo la loro presa in consegna; alcuni, non sono mai stati assegnati ad alcun ente, con iter procedurali avviati e mai conclusi, pertanto inutilizzati; altri ancora sono addirittura risultati in uso e/o nella disponibilità dei soggetti nei cui confronti si è proceduto alla confisca, o dei loro familiari».

Va anche segnalato, per dovere di cronaca, che vi sono soltanto tre comuni in regola. E cioè che hanno utilizzato i beni loro assegnati. Platì, il comune con il più basso reddito procapite in Italia, ha trasformato il palazzotto a tre piani della famiglia Barbaro in una caserma dei carabinieri. Piccolo e non secondario particolare: il comune di Platì, sciolto per mafia, è amministrato da tre commissari prefettizi. A Fiumara, il palazzo di Nino Imerti ospita una scuola ed edifici pubblici. A Maropati, il terreno del boss Michele Audino è gestito oggi dalla cooperativa sociale «Futura».

Tre granelli di sabbia nel deserto.
Gli «inadempienti» sono decine di comuni: dal capoluogo a Gioia Tauro, da Africo a Melito Porto Salvo, da Siderno a Palmi, Rosarno, Villa san Giovanni. Prendiamo il caso di Reggio Calabria. E di quel palazzo di cinque piani del «Supremo», il boss Pasquale Condello (di recente arrestato dopo una ventennale latitanza). Quel palazzo fu confiscato definitivamente nel 1997 e consegnato al comune alla fine del 2001. Cinque anni dopo, nel 2006, era ancora «nella piena disponibilità del nucleo familiare di Condello». Dopo i primi interrogatori di funzionari e amministratori reggini, lo stabile a partire dalla fine del 2006 è stato liberato dai suoi inquilini.

Ad Africo Nuovo, i terreni di Giuseppe Morabito dovevano diventare «spazio verde pubblico da attrezzare per la collettività». Sono ancora oggi in stato di abbandono. Ad Ardore su un terreno confiscato alla famiglia Violi e Ciampa doveva sorgere un centro contro la tossicodipendenza, a partire dall’ottobre del 2004. Il comune ha pensato di realizzare un parco giochi. Ma aspetta ancora i fondi regionali per farlo. Su certi terreni della famiglia Piromalli di Gioia Tauro, destinati a un centro per le tossicodipendenze, la ‘ndrangheta coltiva ancora ortaggi e frutta.

Il rapporto del Ros è una mina vagante.
Se i sindaci e gli assessori comunali verranno mandati a processo, mezza Calabria dovrà essere commissariata. E la credibilità dello Stato che fa sul serio, dell’Antimafia dei diritti e dei doveri, oltre che della prevenzione e del contrasto, è già bella che defunta.

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200808articoli/35860girata.asp

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http://www.cronaca.melitoonline.it/wp-content/uploads/2007/09/armi6.jpgarmi sequestrate ad appartenenti alla ‘ndrangheta calabrese

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Reportage

Il sistema. Tutto entra nell’orbita del clan, dal fornaio alla pasticceria

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ISOLA DI CAPO RIZZUTO (Crotone. Dal pane ai cornetti per la colazione, dalle piante agli abusi edilizi, tutto nel villaggio vacanze Praialonga era controllato dalla ‘ndrangheta. Tra i condomini politici, imprenditori, magistrati e alti funzionari pubblici. Qui la ‘ndrangheta cambia politica: non s’accontenta più di controllare il territorio, vuole gestirlo. In prima persona. Entrare nel cuore degli affari, pilotare i finanziamenti pubblici e spartire gli utili. E a Praialonga, fino a quando l’antimafia non affonda il colpo (sedici condanne in primo grado, il 9 giugno), ci riesce perfettamente. Come? Innanzitutto: ottenendo ufficialmente l’amministrazione del villaggio. Con la forza. A partire dal 2004 la cosca «decide di gestire direttamente gli affari e nominare una persona di fiducia». Sono parole del pm antimafia Pierpaolo Bruni, che mette il naso nel villaggio e incastra anche Raffaele Vrenna, ex presidente crotonese di Confindustria: ottiene la sua condanna a quattro anni per concorso in associazione mafiosa. Vrenna avrebbe costruito appartamenti abusivi nel villaggio, d’accordo con la cosca dei Maesano. Non solo. Il pm arresta, e ottiene la condanna, di Dionisio Gallo, consigliere regionale dell’Udc, ex assessore ai beni forestali e vicepresidente dell’Antimafia della Regione.

L’offensiva

Il 19 maggio 2004 Stefano Forleo, amministratore del villaggio Praialonga, denuncia ai carabinieri che qualcuno, la sera prima, ha esploso dei colpi d’arma da fuoco sulla Fiat 600 della moglie. Iniziano le indagini. Il suo telefono viene intercettato. Gli inquirenti scoprono che Forleo non è più gradito alla ‘ndrangheta, alla cosca dei Maesano e ad alcuni emissari, che vogliono sostituirlo: «Hanno minacciato di spararmi se non me ne vado», dice Forleo a un’amica, «mi sto cacando sotto…». «Forleo – scrivono gli inquirenti – è costretto a dimettersi nell’estate 2004, a seguito di una riunione di condominio drammatica, che sanciva la vittoria del gruppo di potere che aveva sostenuto, con metodo mafioso, il nuovo amministratore, Luigi Bumbaca». Lui si dimette, nessuno fiata. «È significativo della condizione di omertà tra i condomini», continua il pm, «dal verbale d’assemblea non risulta alcuna discussione sulle ragioni delle dimissioni». Eppure anche Giovanna Raffaelli, segretaria dell’ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, è una condomina del villaggio. Con lei si sfoga Forleo: «È venuta la ‘ndrangheta», dice, raccontando le intimidazioni. Sono condomini lo stesso Chiaravalloti, ex magistrato, e la figlia Caterina, giudice al tribunale del Riesame di Catanzaro. Dice nella sua requisitoria il pm Bruni: «Lo stesso presidente Chiaravalloti si lamenta e dice: “Mi hai fatto trovare qui a cena con Zicchinello e Bumbaca, io con questi non ci volevo avere a che fare”».

Il basso profilo

A questo punto la «consorteria» può sfruttare il villaggio per guadagnarci. In realtà l’accordo iniziale era di non dare nell’occhio. Si legge nelle intercettazioni: «Se loro vogliono fare tutto in una volta, non è possibile, perché… si danno la zappa sui piedi! Devono capire che noi, fino a questa estate, avevamo detto di lasciare le cose com’erano. E poi man mano… per non far capire… Gino…quello che siamo noi».
In realtà, sin da subito, emergono 99 mila euro di spese condominiali non preventivate, per un importo complessivo di 732 mila euro, notevolmente aumentato in pochi mesi. Tutto deve entrare nell’orbita mafiosa. A cominciare dal pane e dai cornetti per la colazione. Viene affidata a una persona di fiducia la gestione di un bar. Si teme la concorrenza? Nessun problema: nel villaggio entrerà soltanto pane. Per cornetti e simili, i condomini di Praialonga dovranno rivolgersi al bar pasticceria di fiducia. E al vecchio fornaio viene ordinato: «Solo pane porta, e basta…». La cosca, secondo l’accusa, per favorire il bar riesce a far chiudere il locale «L’Insonnia» all’interno del residence. Perché? «Compà – si dicono gli intercettati – come non lo capite il motivo? Per lavorare quell’altro bar… perché me l’hanno chiesto per favore…».
Il clan, però, riesce a spingersi oltre. Vuole i fondi pubblici per migliorare il villaggio vacanze. E se il governatore Chiaravalloti, come spiegano i magistrati, nega qualsiasi aiuto, nessun problema: le cosche lo ottengono dall’assessore Dionisio Gallo. Il clan ottiene i soldi.

I soldi pubblici

Un lieve dissesto idrogeologico si trasforma in notevole pericolo: viene riassestato a spese dello Stato. Con i soldi dei contribuenti viene pulito il canalone che raccoglie le acque reflue. Per ripulire le aree verdi del villaggio arrivano, direttamente dalla Regione, squadre di operai idraulico-forestali. E la cosca ottiene, gratis, ben 200 piante prelevate direttamente dai vivai dell’Afor, l’azienda forestale della Regione. Nel frattempo, l’assessore Gallo incassa la promessa di un aiuto per le vicine elezioni regionali. E nessuno denuncia. Anzi, qualcuno ci prova, ma viene immediatamente fermato. Raffaele Vrenna, all’epoca presidente di Confindustria a Crotone, sta costruendo abusivamente appartamenti nel villaggio. Un condomino s’accorge che le opere stanno sconfinando nel suo giardino. Parla con l’amministratore del villaggio, l’uomo nominato dalla cosca, e gli dice che è pronto a denunciare l’accaduto ai carabinieri.
Il punto è che Vrenna, al nuovo amministratore, ha promesso una delle villette abusive in costruzione. Dunque la denuncia è «inopportuna». Tale Giovanni Puccio, scrivono gli inquirenti, «veniva incaricato di risolvere la questione». E a quanto pare la risolve velocemente. Bumbaca si tranquillizza quando gli spiegano che «i lavori abusivi del Vrenna sarebbero continuati». Al condomino erano state date due alternative drastiche: «O subire l’abuso, oppure vendere il suo immobile». A chi? Allo stesso Vrenna. «O si fa – dicono gli interlocutori – o si vende la casa… e se la vende! Ho già parlato con Raffaele, se la prende lui».

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fonte: http://www.lastampa.it/search/articolo.asp?IDarticolo=1847961&sezione=Cronache%20italiane

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http://www.rai.it/SITITG/Static/immagine/11/CarabinieriCacciatoriCalab.jpg

Platì, la capitale dei falsi poveri

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ROMA-Il «bottino» che lo Stato è riuscito a rastrellare (entrate fiscali) nel 2007 a Platì, provincia di Reggio Calabria, meno di quattromila anime arroccate sull’Aspromonte, non arriva a centomila euro (91.744). E come un ragioniere che si ritrova a dover fare somme e divisioni per avere una media ponderata, alla fine Platì risulta essere il paese più povero di Italia, con un reddito pro capite pari a 346 euro al mese. Solo che mai come in questo caso i numeri non rappresentano la realtà. Insomma, per dirla tutta, Platì è semmai la capitale dei falsi poveri anche se, naturalmente, esistono i poveri. E non perché ci sono professionisti o imprenditori che non dichiarano i loro fatturati, evadendo le tasse per avidi interessi di portafoglio. Il problema di Platì si chiama ‘ndrangheta e i suoi capitali milionari che non possono essere dichiarati. Platì (come San Luca, Careri, Natile, Africo, Bovalino), negli Anni 70 e 80 rappresentava il buco nero dell’Italia prigioniera, dei Paul Getty junior, dei Cesare Casella, dei Carlo Celadon e dei tanti sequestrati che qui passavano mesi e anni di prigionia. Poi Platì (e l’Aspromonte) è stata imbiancata da tonnellate prima di eroina e dopo di cocaina. Ecco perché non sono proponibili statistiche e medie ponderate per avere la percezione del reddito reale. I casati dei Barbaro, le cosche dei Papalia e dei Sergi sono i rappresentanti di questa «imprenditoria» criminale platiese che produce lavoro, morti e capitali.

Platì che non torna nei conti della sua ricchezza reale è un luogo che non conosce gli stretti confini comunali. Platì è anche l’insediamento costruito in Australia dagli emigranti o la colonia che si è insediata a Buccinasco, provincia di Milano. Nel lontano 1993, ai Papalia di Buccinasco furono sequestrati beni per un valore equivalente di 50-70 milioni di euro. Appena una settimana fa, l’11 agosto, nel distretto rurale di Griffith, nel Nuovo Galles del sud (Australia), c’è stato il più grande sequestro di ecstasy al mondo: 4, 4 tonnellate, valore 264 milioni di euro, nascoste in tremila barattoli di pomodori sbarcati da una nave container. Tra gli arrestati, Pasquale Barbaro, figlio di Francesco (nato a Platì nel 1937). Un mese fa, a Buccinasco, è stato arrestato, tra gli altri, Domenico Barbaro, 71 anni, detto l’australiano, per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, riciclaggio aggravato dalle modalità mafiose e violazione delle normativa sulle armi. In una inchiesta del Ros dei carabinieri, gli uomini del colonnello Valerio Giardina, accertarono che nel 2000 furono effettuati versamenti Ici solo per 131 unità abitative (dovrebbero essere 1864). E quando l’allora questore di Reggio Calabria, Franco Malvano, si ritrovò a dover eseguire una serie di sequestri di terreni dei Barbaro, scoprì che su quei terreni erano stati costruiti palazzi a 5 piani ufficialmente inesistenti, nel senso che non risultavano accatastati. Le cronache giudiziarie raccontano anche di denunce e arresti per le truffe all’Inps, per le false dichiarazioni di braccianti inesistenti.

Oggi il comune di Platì è retto da una gestione commissariale, essendo stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2006. Chissà se si tornerà a votare l’anno prossimo. Perché Platì è anche questo: prima dell’ultima amministrazione (poi sciolta per mafia) per ben tre volte, le elezioni comunali andarono deserte, nel senso che non si presentò nessuna lista e nessun candidato a sindaco.

Platì è il paese più povero d’Italia. Non di reddito ma di democrazia.

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fonte: http://www.lastampa.it/search/articolo.asp?IDarticolo=1854332&sezione=Economia

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L’OPINIONE DI UN ‘PENNUTO’ DI TALENTO (DAVVERO UNA BELLA SCOPERTA!)

‘Ndrangheta. Chi era costei?

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Tra le associazioni criminali esistenti, presenti non solo sul territorio nazionale ma anche all’estero, la ‘ndrangheta calabrese è una delle più potenti e organicamente strutturate che oggi sempre più intesse stretti rapporti con la politica, con i servizi deviati e con la stessa mafia siciliana.
Nata in Calabria verso la seconda metà dell’Ottocento, ma dura a morire, è fondata soprattutto su vincoli parentali tra le famiglie che la compongono ordinati secondo un rigido rapporto gerarchico. L’elenco delle numerose attività della ‘ndrangheta spazia tra il commercio illegale di armi (anche le più sofisticate e moderne), la droga, l’estorsione, i finanziamenti pubblici truccati (uno degli ultimi che è salito alla ribalta della cronaca – si dice così? – è il caso di alcuni funzionari corrotti all’interno del Dipartimento sanitario della Regione Calabria), il riciclaggio di denaro “sporco” attraverso alcune società immobiliari (in questi giorni si sta indagando anche in Sardegna) e numerose altre attività produttive.
Per quanto riguarda la politica poi, pare che goda addirittura di qualche sponsorizzazione istituzionale e che pratichi talvolta anche il voto di scambio.
Sarà vero? Minchia! Io non ci credo. Quando li sento parlare in televisione mi sembrano tanto delle brave persone. Why not?

Francesco Dotti
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CHI E’ L’AUTORE

Mi presento

Mi presento

Disegnatore autodidatta, eclettico e un po’ scervellato, Francesco Dotti arriva in Sardegna nel 1970 ed è proprio in questa terra, che lo accetta con affetto, che inizia la sua attività di illustratore e di collaboratore con periodici e quotidiani isolani, tra i quali “La Nuova Sardegna”, “L’Unione Sarda”, la “Gazzetta di Porto Rotondo” e “Il Vernacoliere
Come grafico pubblicitario crea per conto di alcuni studi vari logotipi e, nel 1994, disegna una fortunata serie di vignette per la trasmissione televisiva “Linea blu”, su Rai Uno.
Nel settembre del 2005, nel corso della mostra “Autori Pistoiesi nel Cartooning” tenutasi presso la fondazione “Marino Marini” di Pistoia, è invitato a esporre i suoi lavori insieme a Vauro, Mannelli, Boschi, Bartolini e altri autori pistoiesi.
Nel 2006, a Verbania, al concorso “Ridere sotto il Tasso”, viene premiato con il “Marengo d’oro” e nel 2007, nel medesimo concorso, un suo lavoro riceve una segnalazione.
Da alcuni anni, lasciate perdere le collaborazioni giornalistiche, si dedica alla pittura, ai concorsi e alle lunghe e riflessive passeggiate. Nel 2003, per i tipi della Editrice Taphros di Olbia, pubblica “Ti sbatto in Sardegna!”, una mini-raccolta di vignette, e nel 2007 pubblica il libro “Alla scoperta della Sardegna”, del quale è autore dei testi e delle illustrazioni (147 acquerelli). La sua ultima fatica, ancora inedita, è “La Sardegna illustrata, tra realtà e leggenda”, portata a termine insieme all’amico e collega veneziano Lele Vianello, una delle matite più apprezzate del compianto Hugo Pratt, l’indimenticabile papà di Corto Maltese.
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Contattami se vuoi
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il blog : http://ceccodotti.blogspot.com/
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p.s. Nonostante l’invito dell’autore sul blog, abbiamo contravvenuto alla regoletta di ‘chiedere’ prima il suo consenso alla pubblicazione, speriamo che il buon Francesco ci perdonerà. mauro

Risposte

  1. [...] Original post by solleviamoci [...]

  2. Vabbè… Mauro, per questa volta ti perdono… Scherzi a parte, se trovi qualcosa che t’interessa prendilo. L’importante, come peraltro hai fatto, è che citi sempre la fonte.
    Un cordiale saluto e buon lavoro, Francesco

  3. P.S.
    Ho aggiunto il link di “Solleviamoci’s Weblog” tra i “Siti Amici”, sul mio blog. Se non siete d’accordo ditemelo, che lo rimuovo.
    Ciao, F.


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