Inserito da: solleviamoci | Agosto 26, 2008

Giustizia, mafia e televisione.

Dal blog di Antonio Di Pietro copio questo post, intitolato – molto opportunamente, a mio avviso – Facce di bronzo:

“Il Presidente del Consiglio Berlusconi è ritornato a parlare di giustizia. Non vuole che gli altri parlino di giustizia. Ogni volta che ne parlo dice, sia lui che i suoi accoliti, che “Di Pietro e l’Italia dei Valori sono monotematici, hanno la fissa della giustizia e solo di quello sanno parlare”. In realtà è solo lui che si occupa di giustizia, quella che serve a lui. L’ultima perla di agosto è proprio quella dove dice che bisogna riformare la giustizia perché cosi voleva il giudice Falcone.

Falcone è una persona che ci ha rimesso la vita per fare in modo che la legge fosse uguale per tutti e per combattere la grande criminalità organizzata e soprattutto il connubio, la connivenza, tra criminalità organizzata e mondo delle istituzioni. Berlusconi, richiamandosi a Falcone per parlare di giustizia, si è comportato come il diavolo che si dichiara all’acqua santa per farsi gli interessi propri.

Falcone combatteva la mafia. Berlusconi, con lo stalliere mafioso ci ha convissuto, lo ha portato a casa propria. Berlusconi, colui che conosce bene quel mondo e che ha rapporti di frequentazione con gente mafiosa come Dell’Utri portandola in parlamento, chi vuole prendere in giro?

Falcone non era affatto contro l’indipendenza della magistratura. Berlusconi, invece, vuole che la magistratura dipenda dall’esecutivo. Vuole addirittura che il Consiglio Superiore della Magistratura sia composto da maggiori esponenti laici, ossia da persone nominate dalla politica. Vuole una magistratura sottomessa dalla politica e che quando si tratta di giudicare i politici faccia un passo indietro. L’esatto contrario di quello che voleva Falcone. Ogni volta che glielo faccio notare, lui e i suoi portaborse dicono che “L’onorevole Di Pietro non si deve permettere di utilizzare il nome del giudice Falcone”, ma in verità è lui che lo usa.

Vorrei dire e ricordare a quelle persone come Martelli, quel ministro della giustizia condannato con sentenza passato in giudicato nell’inchiesta Enimont che ha detto in queste ore che “Di Pietro lasci stare Falcone, perché Falcone disprezzava l’inchiesta di Mani Pulite e i giudici di Milano” (detto da un condannato nell’inchiesta Mani Pulite ha il valore che ha), che Falcone all’epoca in cui iniziammo Mani Pulite, e prima di essere ammazzato, si è occupato come direttore generale degli affari penali di gestire la delicata fase delle rogatorie internazionali, che per conto della procura di Milano venivano trasferite e trasmesse alle varie autorità giudiziarie del mondo, in particolare quelle della Svizzera. Le prime rogatorie furono fatte proprio grazie al contributo, ai consigli e all’interessamento di Falcone, carta canta, posso produrre documenti.

La persona che ci mise in contatto con il giudice Dal Ponte, la persona che realizzò e trasmise le prime rogatorie contro 42 persone, che io stesso scrissi, fu proprio Giovanni Falcone. Non credo proprio che un giudice che disprezzasse i giudici milanesi e odiasse l’inchiesta Mani Pulite facesse parte attiva nel portare avanti le rogatorie degli stessi giudici di Milano.
Questa è la verità. Le altre sono quelle di comodo di indagati e condannati che vogliono stravolgere la storia per utilizzare il nome di un eroe per interessi personali.

Continuo a ripetere, non sono io che ho tirato fuori il nome di Giovanni Falcone. Lasciamolo riposare in pace dopo che in vita lo hanno combattuto in molti ed infine ammazzato. Ma non si può permettere al Presidente del Consiglio, che ha fatto spesso comunella con persone che hanno avuto a che fare con la mafia, di utilizzare il nome di chi è morto per mafia per farsi bello e per dare una giustificazione di riforme che sono in verità controriforme per non far funzionare la giustizia, altrimenti rischia di andarci di mezzo pure lui. Non dimentichiamo che il provvedimento sulla giustizia che ha fatto è stato creato apposta per per non farsi processare, altrimenti non avremmo un Presidente del Consiglio, ma quanto meno un Presidente del Consiglio giudicato e forse anche condannato.”

Oltre ad aggiungere che aspetto con viva ansia che parta la raccolta delle firme promossa da IdV (ma non solo) contro il dolo Alfano ed a segnalare il post IO NON LODO -a cui “rubo” l’immagine, voglio mettervi a parte del mio disagio…

Questa sera mi sono vista (in via del tutto eccezionale ho acceso la TV!) “Alla luce del sole” film di Roberto Faenza dedicato all’omicidio mafioso di don Pino Puglisi. Mi sono stupita, inizialmente, della scelta RAI. Poi ho capito… alla fine.

Lo so, la mia è un’interpretazione di parte… come sempre. Però, come sostiene l’autorevole onorevole Andreotti, che è un esperto… “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

E allora, abituati come siamo ad un’informazione che di libero ha solo il nome, che dovrebbe pensare una cittadina che si vede proiettare un film in cui, in rapida successione, muoiono Falcone, Borsellino e pure don Puglisi? Che sì, erano eroi, ma tanto è inutile, la mafia (e gli interessi dei potenti) vince sempre. Questo è il messaggio che deve passare – non per volontà del regista e/o degli interpreti, ma della RAI comandata dai poteri forti sì.

Ribellione. Subitanea e tanta. Sdegno. Ma poi subentra la riflessione… che è quella che ti fa pensare che in fondo ogni uomo ha un prezzo, e se non tutti si vendono per il potere, però la fame, la disoccupazione, la precarietà… e anche la paura – sì, la paura, se non per te per quelli cui vuoi bene: chi è immune?

Trovo abbastanza insensato dire “io in quelle condizioni direi… o farei…” perché in quelle condizioni bisogna esserci – altrimenti è solo un esercizio verbale di begli intenti. Ma non voglio rassegnarmi, non può e non deve essere così.

E se cominciassimo tutti, nel nostro piccolo, a rifiutare i favori “innocenti”, le preferenze, le raccomandazioni e le scorciatoie? E se ci organizzassimo capillarmente in modo che chiunque subisca un sopruso non si trovi da solo, ma possa contare sulla solidarietà del vicino e sulla tranquillità necessaria a sapere che un lavoro perso, un favore non fatto non vogliono dire miseria, emarginazione e persino morte, ma appoggio concreto della comunità? E se isolassimo e sbeffeggiassimo questi “uomini forti che non devono chiedere mai”? Non solo i mafiosi, ovviamente, ma tutti quelli che in gruppo sono forti ma singolarmente sono piccoli piccoli.

Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Non è solo etica cristiana (in effetti il precetto, se non ricordo male, suona al contrario), è anche anarchia. Quella vera, quella buona. L’unica che io condivido.

elena


Risposte

  1. Io invece su rai3 ho visto un documentario “Palermitane”. Storie di donne con vite difficili alle spalle, storie diverse legate dal filo comune della violenza.
    Tra le altre anche Michela Buscemi, che al Maxiprocesso si costituì parte civile per chiedere giustizia dei fratelli morti.
    Michela fu lasciata sola, anche dalla famiglia.
    Il suo bar fu disertato dai clienti.

    Il messaggio di Michela è: si deve fare, perchè non è giusto che continuino a non pagare.

    Ovviamente è andato in onda molto tardi…

  2. Il cambiamento può iniziare solo se cominciamo a cambiare singolarmente ognuno di noi, nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano.
    Quanti di noi ce l’hanno con la casta? Tutti, ovviamente!
    Ma quanti di noi sanno rinunciare alla raccomandazione per trovare lavoro, per anticipare la prenotazione per una visita medica, ecc.?
    E’ soprattutto una questione di “cultura”, ma l’Italia è ancora un paese in cui non si è capaci di fare la fila all’ufficio postale…
    La strada è lunga, ma ce la possiamo fare

  3. Marte, il tuo commento purtroppo mi rafforza nelle mie convinzioni. Rai3 è sempre stata la rete meno soggetta al potere, anche se il fatto che “palermitane” sia stato mandato in onda ad un orario impossibile (come quasi tutte le trasmissioni intelligenti…) dimostra che… è meglio che lo vedano in pochi.
    Franca, hai ragione. E’ esattamente quello che intendevo. Non è solo una questione di “interesse personale”… ma anche il non volersi far coinvolgere in situazioni scomode…
    Però, sì: continuiamo la lotta. Altrimenti la diversità che sbandieriamo resta un’altra, ennesima, vuota parola.

  4. Ciao:-)
    Siamo due artisti che creano mediante Second Life.
    La madre di tutti i problemi della nostra Italia è come è sempre stata gestita l’informazione, secondo noi.
    Abbiamo cercato di rappresentare questo problema realizzando questo video sull’informazione e la libertà in Italia.

    “Virtual Information versus Real Information: speciale di TELE :-( ” Il video è disponibile qui

    (uno dei “commentatori”:-) del TG di TELE:-( è Sabina Guzzanti)

    SPECCHI E SECOND LIFE

    Un caro saluto

    Neupaul Palen aka Paolo Palmacci
    &
    Papper Papp aka paola Pandolfini

    TELE :-(

  5. Beh, qui in Sicilia, non c’è niente che si muova da sinistra (non c’è la coscienza di classe, e nemmeno quella della solidarietà, le generazioni di coloro che lottarono per un pezzo di terra sono scomparse). Destra e sinistra sono ormai un midollo solo, penetrate dalla mentalità e dalla prassi mafiosa. Chi non è con questa cultura, svanisce. E quei politici di sinistra, noti anche a livello nazionale come soggetti antimafia, sono subdoli e partecipi di quella cultura, fanno finta di essere antimafiosi e mistificano persino la loro condizione di difensori della legalità. Qualsiasi cosa si faccia, dalla più immane alla più infinitesima, è di una difficoltà inaudita completarla. Chi vive e pensa da siciliano contro, vive la frustrazione dell’impotenza, ma non si può vivere sempre nel ricordo di Falcone e Borsellino, di Impastato e Turiddu Carnevale, eccetera. Mi viene da pensare che la strada non solo è lunga, ma ha una lunghezza eterna che ha origini antichissime. A questo popolo manca tutto, perfino il coraggio di porsi la semplice domanda: perché alla fine non di sconfitti si tratta, ma di vigliacchi, di ignoranti, di furbi, di opportunisti, di voltagabbana, e degli eterni politici conniventi con i mafiosi. Una lezione di soliarietà che era venuta con Danilo Dolci, è stata completamente rimossa dall’indolenza di tutti.

  6. Grazie per il tuo intervento e benvenuto, Humbaba. Non voglio certo mettermi, da lombarda ignorante (nel senso originario di “che non sa”), a criticare le tue parole… ma in Sicilia c’è anche TeleJato… c’è Casablanca (o almeno c’era), c’è Licandro… o forse anche lui c’era. Ci credo, che c’è indolenza e connivenza: la stessa che, magari in altre forme, c’è qui al nord. Soprattutto c’è l’egoismo ed il non capire che il proprio orticello tranquillo non resterà tale in eterno, perché se non tutti ce l’hanno, prima o poi qualcosa scalfirà l’”armonia”… non è una consolazione il fatto di sapere che siamo tutti nella stessa melma, sia chiaro. Ma siccome anch’io sono stanca di vivere nel ricordo e delle belle parole da giorno-della-celebrazione… direi di fare tutti, almeno nel nostro piccolo, un passo di libertà. E’ innanzitutto la nostra testa che dobbiamo cambiare…
    Non mi piace vivere di slogan, ma a volte aiutano: “la lucha mas perdida es ella que no se hace”…
    Susy: grazie per la segnalazione e benvenuta anche a te! Buon lavoro… :)


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie