Inserito da: solleviamoci | Agosto 28, 2008

Nuova Alitalia, il governo decide sul piano. Sindacati all’attacco; Di Pietro: «Una truffa»

http://www.enzocosta.net/images/fantozzi2.jpgFantozzi commissario Alitalia?

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ROMA (28 agosto) – Nuova Alitalia al decollo: stamani il consiglio dei ministri varerà il decreto che consentirà al commissario Augusto Fantozzi, che ieri si è recato a Palazzo Chigi, di cedere subito gli asset “sani” di Alitalia alla cordata italiana messa in piedi da Intesa Sanpaolo. Intanto è già scontro sugli esuberi, anche se il governo rassicura: nessuno verrà lasciato a casa. Lunedì partirà la trattativa con i sindacati, mentre la Cgil affila già le armi.

Di Pietro. «La questione Alitalia rappresenta una truffa colossale che a tratti durante questi tristi mesi di agonia della società ha sconfinato anche nell’illegalità, oltre che far precipitare la già poco rosea immagine internazionale di questo Paese ai minimi storici». Lo dice, in un intervento sul suo blog, Antonio Di Pietro. «Dopo aver preso ai cittadini 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto alla compagnia di bandiera, oggi Berlusconi è promotore interessato di una nuova compagnia che a costo zero sfrutta il marchio e le rotte del vettore Alitalia, scaricando i debiti sullo Stato e su una miriade di piccoli azionisti che perderanno tutto», dice Di Pietro.

«Grazie a Berlusconi perderanno il lavoro 7000 dipendenti, qualcuno in più di quelli che previsti da Air France (si parlava di circa 2100 esuberi). Quello che accadrà è semplice, ancora una volta i debiti di Alitalia e della Bad Company ricadranno sui cittadini, allo stesso tempo nascerà una nuova compagnia utile a Berlusconi e ai suoi amici del cuore», sottolinea il leader di Idv. «Non sono contrario al fatto che la compagnia Alitalia rimanga “italiana”, come qualcuno può pensare, a patto che lo sia nel rispetto delle regole del libero mercato e nel rispetto degli interessi dei cittadini italiani e non di una cerchia ristetta di privilegiati», conclude Di Pietro.

Angeletti. Gli esuberi in Alitalia «sono al massimo duemila e devono essere tutti ricollocati». Ad affermarlo è il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che, in un’intervista al Corriere della sera, fa anche un po’ di autocritica. «Forse – dice – potevamo accettare lo spezzatino dell’azienda, quando il precedente governo ce lo propose. Ma fu proclamato uno sciopero e il governo si bloccò». Troppe, secondo Angeletti, nove sigle sindacali all’interno della compagnia: «più patologico di così si muore – sottolinea. Siccome la politica si mostrava molto sensibile nei confronti dell’Alitalia, i sindacalisti puntavano a influenzare i partiti, facendo così soccombere l’azienda. Si rifiutavano di parlare con l’amministratore delegato e volevano al tavolo i politici, come hanno fatto Cgil e Cisl quando sono arrivati i francesi». Proprio confrontando il piano Fenice con la precedente opzione Air France-Klm, Angeletti sottolinea che «l’unica critica che si può fare è quella di Francesco Giavazzi: se si vendeva ai francesi, lo Stato incassava dei soldi, ora invece li dovrà tirare fuori. Ma ci possiamo permettere di avere sempre meno asset nel Paese? I francesi – conclude – avrebbero ridotto Alitalia a compagnia regionale e poi l’avrebbero fagocitata».

Sdl. Critiche di carattere più prettamente tecnico arrivano dal Sindacato dei Lavoratori intercategoriale. «Non siamo soliti fare dichiarazioni sulle indiscrezionì di stampa, ma ciò che emerge sul Piano Alitalia ci porta a due semplici considerazioni, una di carattere industriale, l’altra prettamente sindacale. Ci chiediamo chi ha potuto pensare che un Piano che si basa sul forte ridimensionamento della flotta e sulla concentrazione sui voli nazionali, possa avere realmente successo». Ecco quanto sottolinea Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale SdL. «Industrialmente questa scelta porta alla chiusura entro poco tempo perchè è ormai risaputo che il settore con il quale è possibile rendere redditizia una compagnia aerea, che non sia una low cost, è soltanto quello intercontinentale che ha costi unitari più bassi ed è soggetta a minore concorrenza».

Sulle conseguenze, Tomaselli è d’accordo con Di Pietro: «Inevitabile una riduzione enorme del personale, con tagli e fuoriuscite che non possono essere gestite con ammortizzatori sociali e non possono neanche essere comprese dal punto di vista dell’efficienza dell’azienda. Condizioni che per tutte le categorie presenti in Alitalia non possono essere accettate. «Gli impegni pubblici presi dal Governo in questi mesi – conclude il coordinatore – sono ben diversi da quelli che sembrerebbero emergere dal piano predisposto dai tecnicì di Banca Intesa. È quindi evidente che se il Piano contenesse le indiscrezionì uscite oggi sulla stampa, la risposta del sindacato e dei lavoratori sarà durissima. Nessuno pensi di poter mettere 20.000 lavoratori con le spalle al muro con tempi ristretti e ricatti politici e mediatici come abbiamo già assistito nel passato, perchè la reazione sindacale sarebbe ancor più forte».

Avia. Il presidente di Avia, Antonio Divietri, assume toni battaglieri in linea con quelli del Sdl: «se i numeri di questa “Caporetto” del trasporto aereo italiano venissero confermati, ci troveremo di fronte ad una cinica operazione di cartolarizzazione, dove si garantiscono guadagni percentuali a due cifre ad alcuni, mentre migliaia di famiglie sfrattate finiscono nei containers».

«Il progetto di ridurre la nostra flotta del quaranta per cento ed abbattere ulteriormente il numero e la qualità dei collegamenti intercontinentali – spiega ancora Divietri – è ben oltre i più rosei sogni di Air France o Lufthansa. Non ci preoccupano le indiscrezioni sui paventati rinnovi contrattuali. La categoria degli Assistenti di Volo è già “ai piedi di Pilato”: i nostri contratti ci fanno già operare ai limiti previsti dalle leggi, con salari del ventisei per cento inferiori a quelli della media europea». Poi Divietri conclude: «Dai vari governi che si sono succeduti non abbiamo mai ricevuto attenzioni, siamo da anni costretti a rivolgerci ai tribunali per vedere finalmente riconosciuti quei diritti previdenziali pretestuosamente negati. Ma se ora qualcuno vuole anche approfittare della confusione del momento per fare “macelleria sociale” con la nostra categoria, non accetteremo in letizia, ma venderemo cara la pelle».

I piloti. «Anpac, Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale,
valutate le indiscrezioni emerse circa il Piano industriale per Alitalia denominato Fenice, ritiene essenziale che il Governo ed il Consiglio dei Ministri valutino attentamente il rischio di ridurre la Compagnia di Bandiera del paese ad un piccolo vettore non in grado di garantire la giusta mobilità al paese e le relative opportunità ai cittadini italiani». È quanto si legge in una nota dell’Anpac. «I piloti di Anpac non accetteranno mai un confronto che si limiti all’analisi della gestione degli esuberi ma ritengono essenziale entrare nel merito delle strategie che caratterizzerebbero il futuro Piano Industriale dell’Azienda. Ogni rinuncia fatta sul mercato attraverso la dismissione di rotte e aeromobili si è sempre trasformata in un vantaggio per i competitors ed in un profondo danno per il vettore di riferimento del paese», continua la nota.

«Unico caso in Europa, Alitalia ha dovuto sopportare la nascita di un vettore concorrente sulle tratte più importanti (Airone) ed il maggior livello di penetrazione del traffico low cost. Oggi si vedrebbe costretta a subire un ulteriore ridimensionamento stabilendo così prematuramente la sua inevitabile fine».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30076&sez=HOME_ECONOMIA

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Alitalia, Cgil all’attacco: “Ora vogliamo chiarezza”

Il ministro rassicura: “Non vogliamo lasciare nessuno su una strada”
E apre ad Air France: “Nulla contro di loro, felici se vorranno collaborare”

Fantozzi probabile nuovo commissario. Bersani: “Si rischia
una mini-Parmalat”. Ue: “Ricevuto il piano, lo analizzeremo”

Alitalia, Cgil all'attacco "Ora vogliamo chiarezza"

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RIMINI – “Sarebbe assurdo” quantificare oggi il numero di esuberi per Alitalia, perché prima “ci deve essere il confronto con i sindacati”. Si esprime così sulla compagnia di bandiera il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, a margine di un incontro al Meeting di Rimini, dopo la costituzione della nuova società che si sostituirà ad Alitalia. “Sicuramente”, continua il ministro, “se domani il Consiglio dei ministri approva tutto, se dopodomani il consiglio di amministrazione di Alitalia procede, ovviamente subito dopo, bisogna aprire il confronto con i sindacati”. Sindacati che per ora sembrano molto perplessi, e chiedono di saperne subito di più.

Gli esuberi. Matteoli assicura che “sono previsti anche ammortizzatori sociali. Non vogliamo lasciare nessuno in mezzo a una strada”. E circa la ventilata possibilità di assorbimento di alcuni esuberi alle Poste, al Demanio e all’Agenzia delle Entrate “è tutto da decidere”, spiega il ministro. Che parla anche di Air France: “Non abbiamo nulla contro di loro”, continua. “Anzi se ora vorrà collaborare con la nuova Alitalia ci farà piacere”. “La vecchia proposta di Air France l’abbiamo sempre ritenuta un errore”, dice ancora, “perchè era una annessione di Alitalia ai francesi con un ritorno non positivo per il nostro turismo”.

Cgil: “Ora chiarezza”. “Aspettiamo l’annunciata convocazione per l’apertura del confronto, fino ad oggi il sindacato è rimasto all’oscuro di tutto”, ha detto il segretario generale della Filt-Cgil, Franco Nasso. “Non siamo disponibili – ha spiegato – a discutere solo degli effetti sul lavoro, accettando a scatola chiusa le conseguenze di un piano industriale di cui leggiamo solo sui giornali. Pretendiamo chiarezza e il necessario confronto”.

Ue: “Ricevuto il piano, lo analizzeremo”. La Commissione Europea, come confermato dal commissario per i trasporti Antonio Tajani, ha ricevuto il piano Alitalia da parte del Governo italiano. “Il piano è giunto sotto forma di bozza e ora lo analizzeremo”. Due, comunque, i passaggi che la Commissione Ue dovrà esaminare meglio. Innanzitutto, se la scissione in due società e la creazione di una Bad Company, che erediterà debiti ed esuberi, non si configurino come un aiuto di Stato illegale; poi, se restrizioni alla concorrenza saranno causate anche dal trasferimento degli slot dalla vecchia alla nuova Alitalia, che si fonderà con Air One.

Tremonti: “Piccoli risparmiatori tutelati”. “Il risparmio è un bene pubblico che va tutelato”. Questo ha detto, riferendosi ad Alitalia, il ministro Giulio Tremonti, a margine di un convegno al meeting di Rimini. Il ministro ha anche aggiunto che il precedente Governo “ci ha lasciato due disastri, Napoli e l’Alitalia. Il primo è stato risolto dal presidente Berlusconi a fine luglio e domani si risolverà anche il secondo”.

Fantozzi commissario? Per Augusto Fantozzi l’ipotesi di un commissariamento è “verosimile”. Lo ha detto al termine di un incontro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e a chi chiede se accetterà l’incarico risponde di sì. Quanto all’ipotesi se su Alitalia si farà un decreto ad hoc o si modificherà la legge Marzano l’ex ministro delle Finanze risponde: “Chi ha il provvedimento per le mani sa cosa si farà”.

Avvocato tributarista e docente di diritto tributario, ed ex ministro nei governi Dini (1995) e Prodi (1996), Fantozzi, 68 anni, dovrebbe quindi trovarsi a gestire lo spacchettamento degli asset da conferire alla “nuova Alitalia” (che nascerà integrando le attività operative di Alitalia con la compagnia Air One, in una nuova società creata da una cordata di imprenditori italiani) e la difficile gestione dei debiti e degli esuberi che resteranno sulle spalle della società commissariata che, una volta spogliata della parte operativa, dovrà essere liquidata.

Il piano e le critiche.
Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade e Atlantia, parte della cordata imprenditoriale coinvolta nel salvataggio di Alitalia e parla di un progetto fattibile e di un rischio che vale la pena di essere corso. Ma Pierluigi Bersani, ministro dell’Economia nel governo ombra del Pd, ammonisce il governo a non creare una “mini-Parmalat”: “E’ chiaro a tutti che oggi le condizioni sono ben peggiori di quell’accordo buttato a mare. Sono peggiori per numero di esuberi, per risorse messe a disposizione e per il ricorso ad una bad company”, conclude.

Lega: sì ma senza esborsi nè modifiche a Marzano. Nessuna modifica alla legge Marzano e nessun altro esborso: queste le condizioni che la Legaha imposto per il via libera all’operazione Compagnia Aerea Italiana. Marco Reguzzoni, vice presidente dei deputati del Carroccio e “titolare” nel partito della questione Alitalia, ha precisato che “è fondamentale che il Governo rispetti il libero mercato”. Ma quello che più sta a cuore alla Lega è il futuro di Malpensa: “Se il libero mercato viene garantito, ho la certezza che Malpensa si riempirà, perchè la maggior parte dei biglietti vengono venduti al nord”. Stesso discorso per l’ipotesi ventilata da Matteoli: “Non credo che la P.A. abbia bisogno di altre assunzioni”.

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27 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/alitalia-24/esuberi-matteoli/esuberi-matteoli.html


Risposte

  1. Chi risponde giuridicamente dei debiti dell’Alitalia?


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