Inserito da: solleviamoci | Agosto 30, 2008

Free Gaza: riflessioni

Girovagando per il blog di Marco, che ha parlato del viaggio di Free Gaza e Liberty verso, appunto, Gaza, ho trovato questo articolo – che “prendo a prestito” per alcune considerazioni di parte…

Ciechi e ignoranti

da un articolo di Frimet Roth

Sette anni fa l’attentato alla pizzeria Sbarro di Gerusalemme uccideva 15 ebrei innocenti. Tra di loro, mia figlia Malki.

Malka Chana Roth - a March 2001 snapshot
Sette è un numero ricco di significati nella trazione ebraica. Il settimo giorno della settimana è Shabbat. Ogni settimo anno la Shmittah impone una sospensione del lavoro nei campi in Terra d’Israele e il libero accesso per tutti ai campi privati. La sposa gira sette volte attorno allo sposo sotto il baldacchino nuziale. Sette è il numero di frutti nativi della Terra d’Israele e sette è il numero dei comandamenti divini dati a Noè e ai suoi discendenti. Ma il settimo anno non ha nulla di unico nel lutto lungo una intera vita per la perdita di un figlio: è solo un anno in più di dolore e struggimento senza fine.
Quest’anno, però, l’anniversario della strage terrorista alla pizzeria Sbarro rischia di coincidere con un evento che sembra fatto apposta per esacerbare quel dolore. Due imbarcazioni noleggiate dal movimento Free Gaza, che ha sede in California, sono salpate pochi giorni fa da Cipro e si dirigono attualmente verso Gaza. Ribattezzate Liberty e Free Gaza, secondo gli organizzatori avrebbero a bordo 45 attivisti sedicenti umanitari provenienti da 15 nazioni. L’identità di gran parte dei partecipanti e la data del loro arrivo non sono state rivelate, ma stando alle voci che circolano nei mass-media dovrebbero attraccare proprio il 21 agosto, anniversario dell’attentato.
Tra i pochi passeggeri di cui sono stati resi noti i nomi figurano un 84enne sopravvissuto alla Shoà, la cognata dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, oggi inviato per il Medio Oriente, un attivista israeliano di estrema sinistra, una suora cattolica. Secondo alcune voci vi sarebbe a bordo anche Leonardo Di Caprio, mentre l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu sarebbe uno dei dignitari che hanno appoggiato l’iniziativa.
I partecipanti a questo stupido progetto probabilmente traboccano di buone intenzioni, convinti come sono che i palestinesi di Gaza siano tutti e soltanto miserevoli vittime. Ciò che è sconcertante è la loro totale indifferenza per i fatti nudi e crudi che caratterizzano il conflitto nel quale hanno deciso di buttarsi a capo fitto. Lauren Booth, la cognata di Blair, può anche affermare di voler mostrare al mondo la realtà che c’è a Gaza, ma è evidente che la realtà gioca un ruolo del tutto marginale in questa produzione in stile hollywoodiano.
La realtà mostra il suo brutto volto, ad esempio, in un filmato che questi attivisti sedicenti umanitari probabilmente non hanno visto o non vogliono vedere. È circolato la scorsa settimana e mostra dei bambini di Gaza durante un cerimonia di premiazione in un campo estivo dove almeno duecento ragazzini facevano sfoggio delle capacità appena acquisite. Si possono così vedere i bambini addestrati da Hamas marciare con militaresca precisione e gridare in coro insieme al loro istruttore “Uccidere, massacrare, far esplodere, attaccare!”. Indossando magliette con la scritta “Nonostante l’assedio” e brandendo modelli di mitra in legno, si gettano a terra l’un l’altro, mentre militanti di Hamas un po’ più grandi sparano raffiche in aria. Molte altre prodezze, non visibili nel filmato, sono state dettagliatamente descritte dalla stampa internazionale, dai classici salti attraverso il cerchio di fuoco fino a prove di coraggio come stare distesi per terra mentre si è scavalcati da un minivan, o saltare su sbarre di legno mentre vengono sparati colpi di mitra sotto i propri piedi. Nel filmato, un giornalista chiede a un piccolo ospite dal campo estivo cosa vuole diventare da grande. “Un combattente della guerra santa”, è la pronta risposta.
Qualunque persona razionale che osservi questi campeggi non può farsi la minima illusione sulle intenzioni di questi abitanti di Gaza. Come ha ben sintetizzato l’International Herald Tribune, l’obiettivo dei campi estivi di Hamas è chiaramente quello di addestrare i giovani alle tattiche militari, indottrinandoli nell’ideologia militante islamista tipica di Hamas”.
Gli attivisti di “Free Gaza” fanno mostra di totale indifferenza per le innocenti vittime israeliane degli attentati terroristici dei palestinesi di Gaza. La loro arrogante ingerenza contro misure volte a impedire che stragi di quel genere abbiano a ripetersi esprime meglio di ogni altra cosa questa loro posizione. Le vitali operazioni di sicurezza che Israele conduce al largo delle coste della striscia di Gaza servono per impedire l’infiltrazione a Gaza di terroristi, armi e altro materiale per la guerra terroristica. Ma evidentemente proteggere la vita di israeliani innocenti non sembra un legittimo obiettivo umanitario agli occhi di attivisti di questa risma.
E che dire dei palestinesi che patiscono sotto il loro stesso regime, nelle mani di un gruppo ufficialmente riconosciuto come terrorista dalla maggior parte dei governi occidentali? Sono minimamente disturbati, i sostenitori di “Free Gaza”, dalle recenti spietate aggressioni da parte di Hamas contro i loro stessi fratelli di Fatah? Sarebbe disposto uno qualunque dei passeggeri di quelle due imbarcazioni a vivere anche solo un giorno sotto il regime islamista totalitario che vanno a rafforzare con questa loro azione? Sarebbero disposti a mandare i loro figli in quei campi estivi gestiti da Hamas?
Gli organizzatori di questo puerile progetto dicono che il carico comprende anche aiuti destinati a bambini di Gaza feriti. Di nuovo, pare non sappiano nulla dei fatti concreti: Israele accoglie di routine gli abitanti di Gaza nei suoi ospedali, dove ricevono gratis trattamenti medici di primissimo livello, e fa entrare ogni giorno tonnellate di aiuti umanitari nella striscia di Gaza.
Con appena un po’ di informazione, i petulanti attivisti di “Free Gaza” avrebbero potuto scoprire anche qualcosa sulle esperienze nei campi estivi fatte da mia figlia. Il giorno in cui venne assassinata, Malki era diretta verso un sobborgo di Gerusalemme per partecipare a un incontro di educatori in preparazione di un campo estivo. Le attività contemplavano nuoto, escursioni, canto, danza, teatro, attività sportive. Pochi giorni prima, Malki era tornata dal nord di Israele dove era stata educatrice volontaria a Etgarim, un campo per bambini fisicamente e mentalmente disabili. Il suo sorriso risplende ancora nelle foto che conserviamo di lei, abbracciata ai piccoli ospiti del campo affetti da sindrome di Down.
Ma fornire informazioni come queste potrebbe confondere gli stolidi attivisti che fanno rotta su Gaza. Il loro aperto sostegno all’enclave del terrorismo può perdurare solo finché restano convenientemente ciechi e ignoranti.
E questa loro stupidaggine non farà che rendere ancor meno realizzabile la prospettiva di autentici campi estivi per i bambini di Gaza, e ancor meno probabile una pace vera e duratura in questa regione.

(Da: YnetNews. 19.08.08)

Per il filmato sui campi estivi a Gaza, vedi:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1010449.html

Si veda anche:

The Malki Foundation
http://www.kerenmalki.org

Terroriste impenitenti
http://www.israele.net/articles.php?id=1139

L’Autorità Palestinese intendeva onorare due terroriste palestinesi

Quando guardate la terrorista sorridente, pensate a nostra figlia

http://www.israele.net/articles.php?id=2227

il testo originale in inglese  è qui

Allora… nutro il massimo rispetto per il dolore dei familiari di vittime innocenti, quale è il padre di Malki. Non voglio certo suggerirgli come dovrebbe reagire o come dovrebbe comportarsi… e non posso nemmeno dire che io farei diversamente: per saperlo dovrei essere nella sua pelle ma, onestamente quanto egoisticamente, preferisco di no…
Detto questo però mi sento di aggiungere qualcosa. Perché uno che viene pubblicato su un giornale o che ha la possibilità di divulgare il suo pensiero in rete, secondo me, ha delle responsabilità e deve tenerle ben presenti.

Se fossi una seguace del berlusconismo attualmente imperante, ad esempio, rintuzzerei le sue critiche al filmato sui campi di Hamas dicendo, ad esempio, che di recente in Germania è stato chiuso un campo estivo neo nazistasenza che la sua scoperta abbia destato lo sdegno del signor Roth, a quanto mi risulta… ma sarebbe stupido da parte mia, perché entrambe le cose sono gravi ma una non giustifica in alcun modo l’altra (che tradotto significa: non è che se uno uccide un uomo e l’altro ne uccide dieci, uno sia più scusabile dell’altro. Sempre omicidio è).

Potrei anche dire che oltre a Desmond Tutu, anche Mairead Maguire, Nobel Peace Laureate e Noam Chomsky (due tra gli altri) sono tra i sostenitori del progetto… e non mi sembra li si possa accusare di essere filoterroristi.

guerrila captain

Quanto a Jeff Halper, uno dei partecipanti al viaggio, è capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case, è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2006 e ha scritto: “Noi ci rifiutiamo di essere nemici!” riferendosi a israeliani e palestinesi. Non ho letto tutto il sito di Free Gaza né quello di  guerrillaradio (anch’io ho i miei limiti…), ma a quel che mi consta non ci sono inni al terrorismo… solo una grande voglia di giustizia.

Nessuno – almeno, non tra gli uomini di buona volontà o quantomeno quelli che io considero tali – nega che ci siano personaggi che approfittano della situazione disperata dei palestinesi per i propri interessi. Ma nessuno può sostenere che i palestinesi siano tout court tutti terroristi e/o consenzienti e che i poverini da compatire siano solo gli ebrei – anzi, gli israeliani.

L’International Women Commission – di cui fa parte anche Luisa Morgantini – non è una cosa che mi sono inventata io… è il tentativo di donne israeliane e palestinesi insieme di metter fine ad una guerra assurda che fa solo vittime innocenti a maggior gloria di chi ci specula.

Quanto poi al fatto che gli israeliani siano solo vittime… basterebbe citare anche solo Tali Fahima (israeliana vittima dei suoi) o Rachel Corrie, pacifista americana, per istillare almeno il germe del dubbio sull’etica comportamentale di CERTI israeliani…

Ma trovo molto più incisiva di tutte le mie riflessioni la lettera di un altro padre, palestinese questa volta, la cui figlia è morta per mano di un soldato israeliano:

“Onorevole Generale Ehud Barak, Lei non mi conosce personalmente. Sono un

cercatore di pace, e combatto con tutte le mie forze e le mie capacità per la realizzazione di una pace giusta che porti serenità e prosperità ai Palestinesi e agli Israeliani insieme.

Ho sofferto in prima persona la vostra occupazione criminale e ho pagato un prezzo altissimo. In primo luogo, sono finito in carcere quando avevo diciassette anni, e ho sprecato sette anni della mia vita nelle vostre barbare prigioni.

In secondo luogo – Lei per caso ha letto o sentito quello che è accaduto a una ragazzina di nome Abir Aramin? Era una ragazzina di dieci anni, che i Suoi soldati hanno ucciso con un proiettile di gomma sparato da una distanza di quattro metri e mezzo, il 16 gennaio 2007, davanti a sua sorella Areen, di undici anni. Nonostante questo io, il padre di Abir, possa riposare in pace, credo nel diritto di ogni israeliano, e di tutto il popolo israeliano, a esistere e vivere in pace e sicurezza. Perché allora Lei, signore, non crede nel nostro diritto a godere di queste stesse cose?

Dove era il carattere democratico del Suo Stato quando i suoi eroici soldati hanno ucciso mia figlia davanti agli occhi dei suoi amici, all’ingresso della scuola di Anata? Dove erano i Suoi ideali democratici quando ha chiuso il fascicolo dell’indagine sull’assassinio di Abir per mancanza di prove, nonostante il crimine fosse chiaro e avvenuto davanti a più di dieci Aya al-Najjar  R.I.P.

testimoni? Davvero Abir era una minaccia per i Suoi soldati, signore?

Ho con me le armi con cui Abir ha minacciato quei soldati. Ho tra le mie mani il suo zaino, rinforzato e blindato, ovvio, la sua matita portamine, caricata con pericolose cartucce di grafite, e il suo libro di matematica, di cui aveva un compito quel giorno, e che naturalmente includeva istruzioni dettagliate su come preparare armi chimiche. E in aggiunta a tutto questo, aveva un righello tagliente, che certo avrebbe potuto essere usato per accoltellare qualcuno. Infine, ho trovato tra le sue cose due pezzi di cioccolato che probabilmente contenevano uranio arricchito, e che avrebbero senza dubbio portato devastazione al Suo Stato se Abir non fosse stata tentata di assaggiarli, pochi secondi prima di essere colpita.

Devo qui riconoscere ai Suoi soldati una sorprendente abilità nell’incapacitare e uccidere con estrema e letale precisione. Il proiettile ha colpito Abir a un centimetro esatto dall’ipotalamo cosa che le ha consentito di entrare immediatamente in coma e di morire poco dopo e di vivere davanti a Dio, risparmiandole sofferenza e dolore.

Abir Aramin può così essere aggiunta all’elenco dei grandi risultati e successi dello Stato di Israele in tema di sicurezza. Ma io chiedo, Ministro e Generale, in quanto io sono il padre di questa bambina, io chiedo se non altro una ammissione di responsabilità per questo omicidio, o la sua causa. È Suo dovere trascinare in tribunale il soldato che ha ucciso Abir, perché possa essere processato e giudicato come assassino e criminale.

Sono convinto che non esista una soluzione militare a questa guerra, e quando quei codardi hanno ucciso mia figlia ho detto che non volevo vendetta, volevo giustizia, anche se la vendetta è molto più semplice. Il vero combattente è uno che in nome della pace sceglie la più difficile strada di entrambi, la vendetta è la strada del vigliacco.

Signore, il popolo palestinese non può pagare in eterno il prezzo della paura e del sospetto del popolo israeliano. Liberi il mio popolo da questa occupazione orribile, perché il Suo popolo possa vivere libero dalla paura.

Sono sessant’anni che il popolo palestinese paga il prezzo dell’occupazione militare israeliana. Un’occupazione che, a celebrazione della fondazione dello Stato d’Israele, compie atti di aperto antagonismo che versano indiscriminatamente il sangue di combattenti, donne, bambini, anziani palestinesi. È  il popolo palestinese in generale a costituire l’obiettivo della Sua macchina da guerra, che non protegge il più debole dal più forte. Il nostro popolo fronteggia sempre lo stesso assassino – e continua questa serie che non finisce mai.

Non le ricorderò i massacri che il Suo governo ha commesso contro il mio popolo. Lei li conosce molto meglio di me. Io ne ho letto, ne ho sentito parlare, ma Lei vi ha preso parte.

La domanda che ho per Lei è invece questa. Alla luce della Sua lunga esperienza militare e in quanto uomo che ha visto  anche egli passare sessant’anni di guerra, Lei crede che Israele avrà la forza per chiudere il conflitto con mezzi militari e ottenere una vittoria totale sul popolo palestinese? Lei è ancora convinto che quello che non può essere raggiunto con la forza possa essere raggiunto con maggiore forza? L’occupazione nasconde forse nella sua scatola degli attrezzi ulteriori metodi di assassinio che il popolo palestinese non ha ancora avuto la sfortuna di conoscere?

Se è così, probabilmente è una buona idea per il governo israeliano provare, e usare questi metodi. Forse saranno capaci di realizzare quell’allettante vittoria totale… in altri sessant’anni.

Signore, ma quando capirete che la guerra tra noi non può essere conclusa con un esercito? Perché nonostante tutti gli sforzi e le presunzioni, l’occupazione non impedirà alle pietre dei nostri bambini di colpire i Suoi soldati. Come potrà fermare la sollevazione palestinese? Questo è un sogno che non si avvererà mai, neppure in altri mille anni. Perché non racconta la verità agli abitanti di Ashkelon e Sderot, perché non dice loro che non esiste alcuna soluzione per bloccare i razzi Qassam che arrivano da una Gaza devastata e assediata, tranne che porre fine all’occupazione?

Questa è la verità da cui fuggite da tanto tempo.

Mi creda, signore, non otterrà niente continuando a imprigionare gente. Più di 750mila palestinesi sono stati in carcere dal 1967. Che risultato è stato raggiunto, se non una nostra maggiore determinazione allo scontro e alla resistenza?

La politica dell’occupazione crea semplicemente sempre più persone che si ribellano per combatterla e che si rifiutano di accettare il suo fardello. I detenuti che sono nelle Sue carceri sono tra i palestinesi più istruiti e colti, tra i più sensibili e umanisti.

Si sono formati nella tradizione della libertà e della democrazia – e per questa ragione non accetteranno mai l’occupazione e la sottomissione. Sono questi gli uomini e le donne che combatteranno per la pace, e se vuole la pace, Lei non ha altra scelta che lasciare prima di tutto liberi i soldati della pace.

Quanto avete davvero beneficiato dalla vostra strategia di demolizione di case, sradicamento di alberi, confisca di terre per motivi discutibili e infine fondazione su queste stesse terre di insediamenti illegali? Quanto vi ha aiutato istituire sciagurati checkpoint in ogni angolo e strada della West Bank e di Gaza, a ogni incrocio, per il solo fine di umiliare gli abitanti di queste zone, tra cui lavoratori, studenti, leader politici? Quale è stata, signore, l’utilità di tutto questo?

Quando gli assetati proiettili dei Suoi soldati saranno sazi del sangue dei nostri bambini? Quando sarete soddisfatti del nostro sangue, che ci avete già ampiamente tolto? Quando lascerete la nostra acqua? Ma Lei non vede gli elmetti su cui i Suoi soldati scrivono ‘sono nato per uccidere’? Non vede i Suoi uomini coraggiosi assassinare ogni giorno bambini? Come può decidere di impedire agli abitanti di Gaza di rifornirsi di gas per cucinare, e allo stesso tempo di dare loro gas lacrimogeni, e carro-armati e aerei da bombardamento?

Solo adesso comprendo la  volontà di una donna israeliana in Italia – la mia collega Eidan, incontrata quando abbiamo partecipato insieme alla marcia di pace Perugia -Assisi in rappresentanza di Combatants for Peace. Le ho chiesto se pensava di tornare in Israele, e mi ha risposto: Ho giurato che se Ehud Barak avesse vinto le elezioni, avrei lasciato Israele per sempre. Continua a vivere in Italia perché Lei agisce come se non esistesse alcun partner palestinese con cui discutere di pace.

In questa breve lettera non posso neppure cominciare a descrivere l’enormità dei fallimenti etici che hanno danneggiato la società israeliana. Secondo il quotidiano ‘Yediot Ahronot’, il 40 per cento delle nuove reclute dell’esercito israeliano ha precedenti penali, e questo spiega molto del lungo elenco di azioni contro civili palestinesi da loro compiute durante il servizio militare. Questo dovrebbe essere il migliore esercito del mondo, no? L’esercito ‘morale’. È per questo che scopriamo che il 25 per cento dei soldati dell’esercito di occupazione hanno partecipato a casi di tortura e punizione di civili innocenti, o sono stati testimoni di simili atti?

Signore, voglio qui dirLe che ho letto il vergognoso report per cui ogni uomo di coscienza dovrebbe provare orrore, il report che parla della tortura dei bambini di Hebron. E questo - lo strangolamento di bambini palestinesi da parte di soldati che volevano testare quanto tempo potessero resistere senza respirare, ‘incidenti’ commessi da capitani del Suo esercito, l’esercito più morale del mondo – questo è la corona di disonore sulla fronte dell’occupazione.

Signore, come giustifica l’uso di bambini di dieci anni da parte dei Suoi soldati come scudi umani, legati alla testa delle loro pattuglie mentre cercano i wanted, o disperdono una manifestazione? Dove il diritto internazionale consente tutto questo? Tento di capire se l’uso di bambini come scudi umani sia in un certo modo correlato alla scienza della guerra moderna, perché l’accusa che sento in ogni caso di uccisione di bambini in particolare, e di civili in generale, è che sono i combattenti palestinesi per primi a usare come scudi umani normali cittadini. Come può esserci una giustificazione e distinzione giuridica nella terminologia israeliana, ma non in quella internazionale, tra Israeliani e Palestinesi?

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Come può Lei giustificare la morte di quegli innocenti che cercano semplicemente di passare attraverso i checkpoint allestiti dai Suoi soldati a ogni ingresso di città, villaggio, campo, e che impediscono alle donne di camminare fino ad un ospedale per dare alla luce i propri figli? Acconsentirebbe mai a che questo accadesse a Sua moglie? Cosa farebbe?

Esistono però soldati israeliani che hanno combattuto il popolo palestinese, e che al momento della verità hanno capito di non essere che pedine ostaggio dell’occupazione. Hanno avuto il coraggio e il valore di annunciare tutti insieme che rifiutavano di essere degli occupanti. Hanno rivelato le falsità dei loro leader, che sostengono che Israele tende la mano per la pace, ma non ha un partner dalla parte palestinese.

Hanno scoperto che nessuno di loro ha mai incontrato un vero combattente palestinese in uno scontro diretto, e che il loro lavoro quotidiano è stato invece dare la caccia agli scolari, attuare chiusure, distruggere case, e costruire checkpoint e blocchi stradali per fermare ragazzini di neppure tredici anni. Hanno adottato una posizione morale e coraggiosa, e senza alcuna difficoltà hanno trovato un partner dal cuore stesso del movimento palestinese, uomini e donne che hanno sprecato la primavera della giovinezza nelle carceri della vostra occupazione.

E insieme a loro hanno fondato Combatants for Peace. Già il nome snuda le false promesse, e la politica secondo cui non esiste un partner per la pace. Questa organizzazione, unita nel coraggio e nella moralità, è costituita da persone di entrambe le parti che capiscono che è un solo, condiviso nemico a nascondere la strada verso la pace e la vita insieme come due nazioni. Questo nemico è l’occupazione israeliana, illegale e immorale. Sono un membro di questa organizzazione, e chiedo a tutto quelli che cercano una pace autentica di unirsi a noi.

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Diciamo al nostro popolo la verità, solo la verità. Siamo impegnati in una resistenza non violenta all’occupazione, e mi rivolgo qui, in questa lettera, al popolo della nostra nazione palestinese, narrato nelle pagine della storia come simbolo della capacità di resistenza e recupero, un popolo che ha avuto l’umanità di fronteggiare decenni di abusi e occupazione con la più pura fermezza. E mi rivolgo anche agli israeliani, perché accettino la responsabilità etica e storica di creare due stati insieme, e avviare una intifada nazionale, umanistica, pacifica, una rivolta contro questa occupazione ingiusta che ha trasformato i vostri figli in criminali di guerra e vili assassini.

Israeliani, finitela di inviare i vostri soldati, i vostri figli, a uccidere i nostri figli, perché il sangue dei nostri figli e di tutti gli innocenti palestinesi inseguirà i vostri soldati e i generali del vostro esercito fino ai tribunali internazionali, come tutti gli altri criminali di guerra del mondo. Imparate la lezione. L’Onorevole Generale è certo consapevole che la maggioranza dei capitani e generali dell’esercito israeliano non può entrare negli stati europei, perché sarebbero dei ricercati, lì, da arrestare e trascinare in tribunale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Solo un’ultima parola. Fino a quando il suo assassino non sarà consegnato alla giustizia, e non passerà il resto dei suoi giorni in carcere, tra i criminali, il sangue di Abir rimarrà come una corona nera sulla fronte di ogni israeliano e di ogni ebreo del mondo

Bassam Aramin.

(traduzione in italiano di Francesca Borri)

Grazie a Marco ed a Vittorio, dai cui blog attingo a piene mani…


Risposte

  1. E’ comprensibile il dolore di chi è stato colpito dal lutto della perdita di un figlio o di un altro familiare, ma l’odio genera solo altro odio e la violenza altra violenza.
    Come detto nel secondo intervento non sarà la guerra che potrà risolvere la questione israelo-palestinese…


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