Gelmini, avvocato con l’esame ‘facile’. Da più parti l’invito a dimettersi

Piovono critiche dopo che l’articolo del Corriere della Sera ha rivelato come il ministro dell’Istruzione si era trasferita a Reggio Calabria per avere la matematica certezza di passare l’esame di Stato

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il ministro dell'istruzione, mariastella gelminiRoma, 4 settembre 2008 - Riflettori puntati su Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione, già al centro del dibattito mediatico per il ‘pacchetto’ sulla scuola che tra voto in condotta, maestro unico e altre ‘piccolezze’ promette di rivoluzionare il ‘piccolo mondo antico’ della scuola nostrana e ora al centro di un ‘caso personale’ dopo l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

Secondo quanto scritto da Stella, che a sua volta cita Flavia Amabile, la Gelmini nel 2001 si sarebbe trasferita da Brescia a Reggio Calabria per avere la quasi matematica certezza di passare l’esame di Stato per diventare avvocato, visto che nel capoluogo calabrese la percentuale di ammessi agli orali era del 93,4%, il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7%).

A chiedere le dimissioni del ministro è, per primo, Gaetano Romano presidente dell’Unione Giovani Avvocati Italiani: “E’ nota a tutti l’enorme difficoltà di diventare avvocati in Italia – dice – dove a livello nazionale ormai solo il 35,40% dei candidati riesce ad abilitarsi, tuttavia è davvero incredibile che ad utilizzare la scorciatoia del trasferimento sia stata proprio colei che ha sottolineato la mancanza di preparazione di una parte degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord Italia”.

“E’ bene che il Ministro si dimetta senza ritardo anche perché, se non lo farà, i giovani avvocati italiani sono ansiosi di verificare come si comporterà ad uno dei prossimi consigli dei ministri dove il ministro della Giustizia Alfano ha già anticipato che porterà all’interno della riforma della Giustizia la riforma dell’accesso forense che a nostro parere è tesa a rinforzare ancora di più la casta degli avvocati cassazionisti”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/04/116082-gelmini_avvocato_prova_facile.shtml

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CERTO, POVERA STELLA, LEI DOVEVA LAVORARE SUBITO.. GLI ALTRI DOPO, O ANCHE MAI.

mauro

Nella città calabrese l’anno precedente il record di ammessi con il 93 per cento

Da Brescia a Reggio Calabria
Così la Gelmini diventò avvocato

http://www.tendenzeonline.info/images/news/20080610_131447_F7F13386.jpg

L’esame di abilitazione all’albo nel 2001.
Il ministro dell’Istruzione: «Dovevo lavorare subito»

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Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini. Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.

La notizia, stupefacente proprio per lo strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare, sull’uno o sull’altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che l’hanno intercettata è facile da immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po’ di dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.

Un passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più delicati: l’esame di Stato.

Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi all’albo dei praticanti procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i timbri dei cancellieri che accertino l’effettiva frequenza alle udienze e infine superare appunto l’esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d’Appello con una prova scritta (tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l’esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.

Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l’«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d’anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell’esame.
Ma proprio alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell’esame taroccato nella sede d’Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati — giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un commissario e fa: “Scrivete”. E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo».

Le polemiche si trascinano per mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative: occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad esempio, valutati da commissari d’esame napoletani, vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.
Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.

In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenere l’abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l’esame. Per gli altri, nulla. C’era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l’esame a Reggio Calabria».
I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c’era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.

Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell’Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l’esame? Com’è stato l’esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l’esame facile, le sarà però un po’ più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell’importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull’imposizione dell’educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?

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Gian Antonio Stella
04 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11dd-a3dd-00144f02aabc.shtml

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La prof Gemma Politi al ministro Gelmini

4 Responses to “Gelmini, avvocato con l’esame ‘facile’. Da più parti l’invito a dimettersi”

  1. Franca says :

    Che c’è di nuovo?
    Si predica bene e si razzola male…

  2. Raffaele says :

    Per Smuovere le caste non bastano i discorsi,ci vogliono azioni decise per il raggiungimento di una comune sintonia con il resto dell’Unione Europea e dei più gettonati sistemi anglossasoni di professioni legali.
    (dove la semplice professione adeguata ad un periodo temporale porta all’automatica abilitazione presso le corti superiori-vedere Inghilterra,USa ed altri sistemi legali)…..
    Pertanto stiamo organizzando un reale movimento di protesta che si pone come obbiettivo la liberalizzazoni delle professioni,con la logica abolizione degli ordini professionali così come strutturati,che non sono altro che lobby di potere da poter gestire e con la consapevolezza di incancrenire il paese e ridurlo sempre più a fanalino di coda di un europa unita.
    Non resta che un azione collettiva ed organica ad un movimento creato da giovani e meno giovani praticanti avvocati da espletare direttamente su Roma facendo presente i nostri disagi ed i nostri dubbi su un metodo di valutazione obbiettivamente riconosciuto infimo e di pessimo valore culturale.
    attendiamo copiose risposte di adesione all’indirizzo mail unipresidente@email.it
    grazie della collaborazione.
    un saluto dalla Regione Campania.

  3. Raffaele says :

    ANDIAMO A ROMA UNITI;
    COMITATO DI LIBERAZIONE DELL’ESAME

  4. Giulio da Salerno says :

    Salve! A proposito di abolire l’esame vi chiedo un aiuto, ho scoperto quasi tre mesi fa che qualcuno ha utilizzato i miei dati per fare una pagina web di praticanti. Non la faccio lunga, hanno voluto farmi un brutto tiro e ne ho parlato con le autorità ma il sito non è visibile. Se sapete qualcosa per favore scrivetemi, ciao.
    giulio1975@gmail.com

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