EFFETTO MOZART – La musica di Mozart, e non solo, aiuta lo sviluppo intellettivo

Created by Kathy Yoshimura

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LA MUSICA COME ABILITA’ COGNITIVA

Sappiamo che la musica aiuta a strutturare il pensiero e il lavoro delle persone nell’apprendimento delle abilità linguistiche, matematiche e spaziali; soprattutto l’intelligenza musicale influisce sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale più di altre intelligenze. Meno risaputo è che la musica possa influenzare l’organismo modificando lo stato emotivo, fisico e mentale: tale fenomeno viene denominato ‘effetto Mozart‘.

John A. Sloboda; Wolfgang Amadeus Mozart; Alfred Tomatis

Uno dei maggiori studiosi del suono dal punto di vista medico, Alfred Tomatis, dichiara che Mozart è un’ottima madre, provoca il maggior effetto curativo sul corpo umano.
L ‘Effetto Mozart’ riesce ad agire essenzialmente come tecnica psicologica nella modificazione di problemi emotivi e può modificare le varie patologie di cui è affetto l’essere umano: è un’eccellente tecnica di comunicazione ma anche un aiuto ad altre tecniche terapeutiche.
Prima di analizzare questo ‘effetto curativo musicale’ bisogna conoscere quali processi psicologici si innescano nella mente musicale, che rapporto sussiste tra musica e linguaggio e quali localizzazioni cerebrali sono specifiche delle abilità musicali. Specificamente, i problemi psicologici insiti nella comprensione musicale, vanno affrontati in termini di processi cognitivi facendo riferimento all’opera di John A. Sloboda, psicologo sperimentale: egli analizza la componente cognitiva insita nella comprensione e nell’apprezzamento di un fatto musicale; tale processo di apprendimento è concepito in due fasi:
le abilità musicali si costruiscono sulla base di capacità e tendenze innate, troviamo prima un insieme comune di capacità primitive poi subentra un bagaglio di esperienze che la cultura fornisce , con la crescita, ai bambini. L’educazione sembra contribuire ad un approfondimento delle conoscenze e ad un miglioramento dei risultati all’interno di una certa abilità ma non ha implicazioni particolarmente ampie per la formazione dell’intero sistema cognitivo

IL LINGUAGGIO MUSICALE

Linguaggio e musica sono caratteristiche della specie umana e appaiono universali in tutti gli uomini; nel linguaggio esistono componenti minimali privi di significato (fonemi), che vengono utilizzati per creare componenti minimi che posseggono un significato (morfemi), i quali, a loro volta, vengono usati per formare parole e frasi. Nella musica si trovano le note che sono, in sé, prive di significato e che vengono usate per creare intervalli e accordi , cioè il materiale utilizzato per strutturare temi e frasi musicali.

  • sia la musica che il linguaggio sono sistemi di comunicazione universali fra gli uomini;
    entrambi i linguaggi usano, fondamentalmente, lo stesso canale uditivo-vocale;
  • ambedue possono produrre un numero illimitato di frasi;
  • i bambini imparano tutti e due i linguaggi, esponendosi agli esempi prodotti dagli adulti;
  • esiste una forma scritta;
  • in entrambi i linguaggi è possibile distinguere una fonologia (componenti del linguaggio), una sintassi (le regole per combinare fra loro le componenti) e una semantica (attribuzione di significato ai prodotti del linguaggio).

Legame perpetuo tra musica e linguaggio può essere suggerito da un’analisi della suddivisione del cervello: il piano temporale, situata nel lobo temporale della corteccia cerebrale è l’area del cervello che sembra essere associata all’elaborazione del linguaggio e sembra anche che ‘classifichi i suoni’.

BIOLOGIA DEL PENSIERO MUSICALE

Le componenti delle abilità musicali, come di ogni altra abilità cognitiva, hanno precise localizzazioni cerebrali. L’orientamento biologico della psicologia cerca di spiegare il comportamento umano in termini di operazioni del cervello e del sistema. Non dobbiamo dimenticare, nell’analisi biologica del pensiero musicale, il ruolo cardine svolto dall’orecchio o, meglio, dalle orecchie:

come l’emisfero destro e quello sinistro operano in maniera diversa, così fa ciascuna delle orecchie. L’orecchio destro è dominante perché è in grado di trasmettere gli impulsi uditivi ai centri del cervello che regolano il linguaggio in maniera più veloce di quello sinistro. L’organo dell’udito non presiede soltanto la facoltà di udire, ma anche la capacità di ascoltare; sappiamo che non occorre sentire per ascoltare, è importante notare come la funzione dell’ascolto sia direttamente collegata alla concentrazione della memoria, alle condizioni psicologiche, alla consapevolezza, alla comunicazione.
Se sussiste l’incapacità di saper ascoltare si può verificare l’incapacità di progredire verso sofisticate tecniche di apprendimento. Sviluppare un ascolto corretto è il segreto per accedere allo ‘effetto Mozart’

MUSICA E INTELLIGENZA SPAZIO TEMPORALE

L’ Effetto Mozart è in grado di far risaltare, migliorando, le abilità cognitive dell’individuo, attraverso lo sviluppo del ragionamento spazio-temporale.
Sappiamo come l’esperienza sonora, durante la prima fase della vita e come l’uso dei linguaggi musicali, per la loro esperienza strutturante, stimolino l’intelligenza e la personalità. A
Il bambino vive in un mondo caratterizzato dalla presenza simultanea di stimoli sonori moderni, il cui disorganico sovrapporsi può comportare il rischio sia di una diminuzione della attenzione e dell’interesse per il mondo dei suoni, sia di un atteggiamento di ricezione soltanto passiva. Ancora prima di nascere, il piccolo vive esperienze sonore-musicali, percependo, voci, rumori, suoni e musiche che provengono dall’ambiente circostante. L’orecchio del bambino, già a tre anni è sensibile alla dinamica, al colore timbrico, al riverbero ambientale e alla dislocazione delle sorgenti nello spazio.
Nel numero di ‘Newsweek’ del 19/02/96, venne pubblicato un servizio dal titolo “Your child brain ” (il cervello del tuo bambino) dove vennero riportati i risultati di numerosi studi compiuti in vari istituti di ricerca e Università amerine, sulle modificazioni che si realizzano nel cervello di un bambino che sia precocemente avviato all’uso dei linguaggi musicali.

Di particolare interesse sono i risultati di ricerche compiute da Gordon Shaw,

presso la Irvine University della California dove, a gruppi di bambini della scuola materna, sottoposti a test specifici per la determinazione del Quoziente Intellettivo, sono state impartite lezioni di canto e di piano. Dopo sei mesi di insegnamento della tastiera del pianoforte, questi piccoli ottenevano un miglioramento, un accrescimento straordinario del ragionamento spaziale-temporale rispetto ad altri fanciulli che non avevano svolto attività musicali; inoltre l’effetto ottenuto durava molti giorni e le implicazioni istruttive erano rilevanti Anche l’esperimento effettuato , nel 1993, da Gordon Shaw e Frances Rauscher, pubblicato sulla rivista scientifica ‘ Nature’ è particolarmente significativo: 84 studenti appartenenti ad un collegio parteciparono ad una delle tre prove per la durata di 10 minuti ; il primo gruppo ascoltò la “Sonata per due pianoforti in D maggiore” di Mozart, il secondo gruppo ascoltò una cassetta di musica rilassante, il terzo gruppo non ascoltò musica (silenzio). Questi giovani partecipanti all’esperimento completarono poi una prova di ragionamento spaziale tratta dal test di intelligenza “Stanford-Bine”. I risultati indicarono che gli studenti che avevano ascoltato il pezzo di Mozart ,avevano ottenuto risultati di 8/9 punti più alti di quelli che nelle altre due condizioni. L’esito di tale esperimento è stato visto come un ulteriore passo avanti per l’affermazione dell’ “effetto Mozart”, come causa determinante nei processi di apprendimento .

IN CHE MODO LA MUSICA RINFORZA L’INTELLETTO?

L’apprendimento, sino allo sviluppo di un’evoluzione cerebrale durante gli anni della scuola elementare, si manifesta attraverso movimento e associazioni emotive. Infatti, verso i 2/3 anni il cervello comincia a fondersi con il corpo, nel camminare, ballare e sviluppare un senso di ritmo fisico.
Vero progresso neurale si verifica fra i 7 e gli 11 anni: il bambino sviluppa abilità più complesse: ascoltare, elaborare informazioni visive, coordinare il movimento nel cervello e nella mente; le vie uditive rinforzano il linguaggio e l’ascolto. In questo stadio, il ponte fra la parte sinistra e destra del cervello, chiamato corpo calloso,

si sviluppa completamente, permettendo ad entrambi gli emisferi cerebrali di essere in grado di rispondere contemporaneamente ad un evento. La maturazione della capacità della corteccia cerebrale fa sì che l’emisfero destro e quello sinistro acquistino delle specificità:l’emisfero sinistro è quello deputato al controllo delle capacità linguistiche, mentre l’emisfero destro è competente nell’analisi degli insiemi della musicalità e delle dimensioni spazio-temporali. Verso i 15 anni comincia a svilupparsi la consapevolezza di sé e, discipline quali musica, arte, educazione fisica, sono importanti per completare l’integrazione corpo/mente. Ovviamente, alla fine dell’adolescenza, il cervello continuerà a svilupparsi sino ai primi anni dell’età adulta.

MA PERCHE’ LA MUSICA DI MOZART

Gordon Shaw spiegò di aver scelto tale musica per i loro esperimenti, perché il grande musicista componeva in giovane età sfruttava il repertorio inerente i modelli di fissazione spazio-temporale nella corteccia ma questo fenomeno – chiamato effetto Mozart – non si verifica solo ascoltando le sinfonie del grande Amadeus.

Don Campbell ha raccolto in un saggio le esperienze di medici e sciamani, musicisti e ricercatori, per mostrare come anche i canti gregoriani, un certo tipo di jazz e di pop, i ritmi sudamericani, le armonie new age e persino un po’ di sano e robusto rock’n'roll possa influenzare l’ansia, la pressione alta, il dolore, la dislessia e alcune malattie mentali.

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fonte:  http://www.musicaint.it/Magazine/XVII01/effetto_mozart/effetto_mozart.html

3 Responses to “EFFETTO MOZART – La musica di Mozart, e non solo, aiuta lo sviluppo intellettivo”

  1. schiavioliberi says :

    Per quanto riguarda il quoziente intellettivo, penso proprio che ormai anche Mozart si sia rassegnato nell’aldilà gurdando i nostri connazionali. Quanta musica bisogna ascoltare per risvagliare cervelli atrofizzati?
    A me piace ascolatare musica di quel genere, sarà per questo che voto comunista?
    HA HA HA
    Un caro saluto….

  2. schiavioliberi says :

    Mi scuso per gli errori di battitura, naturalmente è:
    risvegliare e ascoltare.
    Un saluto.

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