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Il mondo della Ricerca italiana, parte della Pubblica Amministrazione, sta attraversando un momento di forte preoccupazione e mobilitazione per gli indiscriminati attacchi portati ai lavoratori, precari e non, con la legge 133/2008 e in particolare con l’emendamento 37-bis del DDL 1441-quater in discussione in questi giorni alla Camera. L’emendamento 37-bis, fra le altre cose, prevede in tempi brevi la cancellazione di alcuni commi della Finanziaria 2007, che individuavano un percorso per l’assunzione del personale precario in possesso di precisi requisiti di anzianità lavorativa. I precari del settore della ricerca sono lavoratori che, nella maggior parte dei casi, hanno laurea, dottorato, idoneità a concorsi, esperienze di lavoro anche pluriennali all’estero e numerosi anni di formazione, costati centinaia di migliaia di euro alla collettività per raggiungere altissimi livelli di specializzazione.
La condizione di precarietà contrattuale è la fisiologica conseguenza di quasi un decennio di blocco delle assunzioni e tagli delle piante organiche, cui la Finanziaria 2007 (e la successiva) intendeva porre un limite. L’intera classe politica riconosce che la ricerca in un paese civile non è un optional; gli investimenti in questo settore pongono le basi per la crescita, lo sviluppo e la salvaguardia del Paese. I finanziamenti e la retribuzione nella ricerca pubblica italiana sono fra i più bassi dei paesi sviluppati; imporre ulteriori tagli alle piante organiche degli Enti (legge 133/2008, approvata ad agosto), cancellare in pochi mesi le stabilizzazioni, rendere difficili o impossibili rinnovi contrattuali senza prevedere un piano di finanziamenti per nuovi concorsi metterebbe in crisi l’intero sistema ricerca in Italia.
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia conta 1000 lavoratori, il 40%dei quali con contratto a termine. L’INGV svolge attività di ricerca con risultati di assoluta eccellenza e nel 2008 è risultato il primo istituto di geofisica al mondo per qualità di lavori e pubblicazioni (fonte: sciencewatch.com), nel 75% delle quali è autore almeno un precario. Oltre alle attività di ricerca all’INGV è affidata la sorveglianza sismica e vulcanica di tutto il territorio nazionale, come contributo strutturale al Sistema di Protezione Civile. Nelle 3 sale di sorveglianza i lavoratori di ruolo e precari si affiancano 24 ore al giorno, 365 giorno all’anno per monitorare il territorio italiano e garantire il pronto intervento in caso di terremoto o eruzione vulcanica.
Minare il futuro di 400 lavoratori a termine significa anche mettere in crisi tale sistema, oltre che creare le premesse per la perdita di personale altamente specializzato. In caso di evento sismico o vulcanico, non sarà più possibile fornire al Dipartimento di Protezione Civile e al Ministero degli Interni, nelle modalità attualmente garantite, le informazioni necessarie per interventi tempestivi nelle aree interessate.
I dipendenti Precari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
precari@ingv.it
http://precariatingv.wordpress.com
http://www.ingv.it
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5 ottobre 2008
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32297&sez=HOME_MAIL
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La mia più totale, assoluta e incontrovertibile stima per tutti i ricercatori ,precari e no, dell’ INGV. Per tutti coloro che dedicano la vita al sapere e alla conoscenza, per tutti coloro che nonostante tutto si ostinano a restare in questa nazione a fare il proprio lavoro, che resistono al quotidiano bistrattamento della loro preparazione. Alla faccia di Brunetta e di chi non capisce quanti sacrifici a livello anche umano, non solo professionale, costi essere un ricercatore italiano. Alla faccia di chi non sa e non capisce che la ricerca non è un lavoro, ma una passione insostituibile.
Un abbraccio di cuore a tutti voi. E soprattutto, da cittadina, un GRAZIE.
Da: Inkas su Ottobre 6, 2008
alle 5:31 pm