Inserito da: solleviamoci | Novembre 17, 2008

Vite (e morti) a confronto

Prendo quattro “pezzi” a caso, tra il mare di storie possibili: di alcune si sono occupati, in un modo o nell’altro, tutti i mezzi di informazione; altre sono state bellamente trascurate. Non me ne vogliano gli esclusi – e sono tanti, altrettanto meritevoli di spazio.

Quello che hanno in comune, a mio avviso, è che in me fanno sorgere una domanda: ma se la vita è sacra, non dovrebbe esserlo sempre? Indipendentemente da convenienze e mistificazioni? Oppure esistono vite di serie A e vite di serie B? Per non parlare poi di dignità (che si può comunque applicare a tutti i casi) e di libera scelta, che richiederebbe un discorso molto più articolato…

elena

Storia 1: Marcos Garcia

Ha causato un po’ di scandalo in Toscana, e remotissima eco nel resto del paese, la morte di Marcos García Martiniano, un disabile di origine brasiliana di 28 anni ritrovato cadavere nelle campagne di Certaldo. Marcos viveva da anni con gli zii a Lastra a Signa.

scomparso2

Sabato scorso, come tutti i giorni, era stato affidato ai volontari della Misericordia che lo avevano lasciato sulla porta del centro diurno di Scandicci dove passava le giornate. I volontari non hanno verificato che il centro quella mattina fosse chiuso e sono ripartiti lasciandosi alle spalle il ragazzo.

A quel punto è cominciata un’evitabile odissea che ha portato Marcos alla morte. Lasciato solo a se stesso, si è allontanato, si è perso, ha cominciato a girovagare, forse per giorni, fino a che non è sopraggiunta la morte. “Per il freddo e la paura” dicono, in attesa dell’autopsia.

Nel frattempo in molti cercavano Marcos e in molti lo hanno avvistato, ma nessun samaritano si è fermato a domandargli se aveva bisogno di aiuto. Del resto, chi si ferma a chiedere come sta ad un immigrato sconosciuto? Lunedì ne ha parlato “Chi l’ha visto” e, come ha verificato chi scrive, ancora venerdì, poche ore prima del ritrovamento del corpo, sia l’ospedale di Careggi sia altre zone nelle immediate vicinanze di Firenze erano tappezzate dal suo viso sorridente e ingenuamente fiducioso.

Oggi i volontari della Misericordia sono indagati per “abbandono di disabile con procurata morte dello stesso”. Se si dovesse arrivare a un processo rischierebbero pene gravi, forse troppo gravi per un caso dove appaiono sommarsi negligenze, disattenzioni, fretta, casualità e mera sfortuna, piuttosto che vera irresponsabilità.

Vi convince la parte in corsivo dell’ultimo paragrafo?

Disattenzione, fatalità e sfortuna piuttosto che irresponsabilità. Ma così si concludono anche il 99% delle inchieste per le morti sul lavoro e per gli incidenti stradali. Ieri un avvocato casertano ubriaco fradicio e strafatto di droga ha assassinato un immigrato senegalese investendolo con la sua macchina.

La giustificazione che ha dato l’avvocato ci rivela tutto il nostro mondo: “avevamo vinto una causa importante e dovevamo festeggiare”.

Dite che pagherà? Dite che capirà che non è stato solo sfortunato? In questo paese esiste oramai una rivendicazione del diritto all’irresponsabilità, alla negligenza, al raffazzonare le cose perché di meglio non si può fare e nel quale ovviamente l’unica salvezza possibile è personale: la speranza che la cattiva sorte tocchi sempre a qualcun altro, che in genere è un disabile, un lavoratore non specializzato, un immigrato, un giovane, un precario.

E allora ecco che l’inaccuratezza, l’imprecisione, l’inadeguatezza (ad assicurarsi delle sorti di un disabile come a garantire la sicurezza di terzi sul lavoro e non, oppure a guidare un’automobile) stanno diventando uno dei problemi sui quali si sta avvitando la nostra società. Per fare bene le cose ci vuole attenzione, preparazione, tempo e soprattutto rispetto per la vita degli altri, quanto suoni stantio un discorso del genere. Ma il modello impone flessibilità, sapersi arrangiare, e soprattutto far presto. Perfino nel volontariato dove si suppone che nessuno ti obblighi. E impone controlli, investimenti, coscienza. Viviamo in una società che dibatte sul fatto che la vita della povera Eluana Englaro sia comunque degna di essere vissuta e che vigila sulla dignità della (presunta) vita di ogni singola cellula staminale. Ma a Marcos chi ci pensa?

Fonte: Gennaro Carotenuto


Storia 2: Hannah

Mentre in Italia si consuma l’inutile e angosciosa e indecente agonia di Eluana Englaro, da Londra ci arriva una di quelle piccole, grandi storie che racchiudono in sè i problemi e il senso di un’epoca.
Hannah Jones è una ragazzina di 13 anni, affetta dall’età di cinque da una forma rara e gravissima di leucemia. Otto anni della sua breve vita li ha passati facendo su e giù con l’ospedale di Hereford. Le cure intensive e intrusive cui ha dovuto sottoporsi per sopravvivere le hanno spaccato il cuore. I medici hanno allora deciso di sottoporla a un trapianto. Ma Hannah ha detto no. Anche se il trapianto fosse riuscito le avrebbe dato solo qualche mese di vita in più dei sei che i medici le hanno pronosticato nel caso non si fosse sottoposta all’operazione. Ma Hannah ha deciso che non voleva più vivere una vita che non era più tale e la cui qualità, se si può usare questo termine, sarebbe ancora peggiorata per le ulteriori e pesantissime cure cui avrebbe dovuto sottoporsi per evitare il rigetto. Voleva passare quel poco che le restava da vivere a casa sua, con i genitori e i tre fratellini, e morire di morte sartificiale. E ha detto no.

Il rifiuto della ragazzina, oltre che legittimo, era perfettamente legale perché la giurisprudenza inglese consente anche ai bambini di respingere le cure “se hanno un sufficiente grado di comprensione”. In ogni caso i genitori, che hanno la tutela legale, erano d’accordo. Ma a non essere d’accordo, non si capisce in base a quale principio, erano i medici dell’ospedale di Hereford che hanno fatto ricorso all’Alta Corte chiedendo ai giudici di sottrarre la ragazzina alla custodia dei genitori e di restituirla all’ospedale.

Ma la piccola Hannah, indomita, si è allora rivolta a un’assistente sociale per spiegarle le sue ragioni, che l’assistente ha condiviso. Ciò ha convinto la direzione dell’ospedale di Hereford a ritirare il suo ricorso e la piccola Hannah Jones ha vinto la sua battaglia per poter morire in santa pace.
È una vittoria dolorosa ma molto importante perché va contro un diffusissimo, pernicioso, e interessato, principio dell’era tecnologica, che è andato sempre più imponendosi in questi anni, secondo il quale la lunghezza della vita, non importa a che condizioni è il bene supremo e che consegna il malato, privato di ogni autonomia e di ogni diritto, alla società e, attraverso questa alla congregazione degli scienziati e dei tecnici, in questo caso dei medici delle équipes ospedaliere.

L’uomo è sempre stato un essere oppresso, ma mai come in quest’epoca “liberale” ha finito per essere espropriato, dalla tecnica e dalla cultura che la tecnica ha generato, davvero di tutto, anche della propria morte. E non si è padroni nemmeno della propria vita se non si è padroni della propria morte. La tecnica è riuscita in un’impresa che sembrava impossibile, quella di spersonalizzare anche ciò che l’uomo ha di più privato, individuale e indivisibile: la sua morte. Nella società preindustriale non era così. «L’uomo è stato, per millenni, il padrone assoluto della sua morte e delle circostanze della sua morte, oggi non lo è più» (Philippe Ariès, Storia della morte in Occidente). Un tempo si moriva a casa, circondati dai familiari e dagli amici, si presiedeva la propria morte e, dopo un’agonia breve, si rendeva l’anima a Dio. Oggi si muore soli, negli ospedali, in struttura disumanizzante, ridotti a numeri, a oggetto di esperimenti, irti d’aghi, intubati, monitorizzati, una povera cosa umiliata, privata della propria identità e dignità. In nome della lunghezza della vita e per non voler più accettare la morte l’uomo dell’era tecnologica è disposto a qualsiasi cosa. Ma, soprattutto, lo sono le équipes ospedaliere.

Hanna Jones, opponendosi a questo scempio, ci ha dato una grande lezione. Ha riaffermato il diritto di ognuno a vivere liberamente la propria vita; la propria malattia e la propria morte. Ha riaffermato il primato dell’individuo sulla società, dell’uomo sulla tecnica. Grazie, piccola, coraggiosa, commovente Hannah.

Fonte: Massimo Fini


Storia 3: Niki

NEI 4 GIORNI DI CARCERAZIONE

Vengo a sapere che sei stato arrestato alle 14,30 , arrestato e perchè?? Nulla, non riesco a sapere nulla da San Marino. Mi attivo immediatamente, si attivano in me tutti i sensori, paura, panico, cosa stà succedendo? Chiamo l’unico amico “vero” che avevi ed hai a San Marino, per avere riferimenti circa l’Avvocato aziendale, lui sicuramente qualcosa in piu’ sapeva. Lo chiamo, neanche lui sapeva ancora niente, gli dico che salgo a San Marino , ma lui mi dice che il mio andare su’ era perfettamente inutile in quanto Niki non avrei potuto vederlo perchè era in isolamento per tre giorni e che lui mi avrebbe potuto solo ripetere ciò che mi aveva già detto telefonicamente, che ci saremmo comunque risentiti in serata per le novità, se lui riusciva a sapere qualcosa in piu’. Niki è stato arrestato a Cattolica, in quanto la mattina, viene chiamato dalla madre del suo titolare/socio.. che lo avvisa che la sera precedente era stato arrestato il figlio, e lo prega di recarsi presso lo studio dell’avvocato di famiglia (oltre che aziendale) per avere notizie. In perfetta buona fede e senza alcun timore, Niki si reca nello studio dell’Avv. Marcolini, resta a parlare con lui e quando esce dal portone, viene arrestato proprio lì.Vi sembra una persona che aveva paura di essere arrestato anche lui? E’ scappato quando la madre del titolare lo ha chiamato?

Comunque il titolare e un altro tecnico di San Marino, arrestato anche lui lo stesso giorno vengono introdotti nel carcere di Rimini, Niki portato a Firenze (io vengo a saperlo solo il giorno dopo e mi viene detto che il 20 è stato trasferito da Rimini a Firenze, ma NON E’ COSI’! Niki non è mai stato a Rimini, PERCHE’? Io ho saputo che non c’è mai stato solo quando mi hanno riconsegnato le carte dal carcere, l’ingresso al carcere avviene a Sollicciano il 19 giugno 2008. Iniziano movimenti di gente che sale a San Marino, telefonate x convincermi al cambio di avvocato, ma io avendo già parlato con altri avvocati , i quali tutti mi avevano consigliato almeno per il momento, di lasciare quello aziendale, che certamente qualcosa in piu’ sulle attivita’ svolte dalle società sapeva, e che in seguito poi si sarebbe provveduto, secondo l’evoluzione a stabilire il da farsi,resto irremovibile, urlo per telefono a tutti, l’Avvocato per il momento deve restare Marcolini. A mia insaputa e senza alcun rispetto della famiglia, il giorno 20 giugno alle ore 20,58 viene spedito a mio figlio un telegramma dalla sua stessa abitazione in questi termini :

” DEVI NOMINARE L’AVVOCATO……” notate l’ORDINE…… e Niki lo riceve il 21 giugno con 3 giorni infernali (immagino) e di isolamento alle spalle, Voi che avreste fatto???? Che ne sapeva lui di quello che stava succedendo fuori? Lui esegue…………. (Io leggo il telegramma e lo vedo solo molto tempo dopo, quando riprendo le carte dall’Avvocato)Intanto io salgo a Cattolica, è domenica 22 dopo aver parlato continuamente al telefono con Marcolini nei giorni precedenti, ma dovevamo aspettare l’interrogatorio del lunedì 23 a Firenze, per vedere effettivamente le cose come stavano, dico all’Avvocato del fatto che c’erano pressioni per il cambio di Avvocato e che mi era stato anche ventilato, che probabilmente era stato fatto un telegramma, ma lui mi rassicura dicendomi che non glielo avrebbero dato (data la condizione di isolamento). Così, rassicurata, parto per Firenze, rimanendo con l’Avvocato, che ci saremmo visti il lunedì mattina in Tribunale a Firenze.

Il lunedì mattina, arriva il blindato della polizia penitenziaria e ti riesco solo a intravedere fra sbarre e gabbie lì dentro, mi si stringe il cuore…il mio prezioso, adorato Niki…. Il blindato entra nel retro del tribunale, io lì, non mi fanno salire in aula, riservato solo agli avvocati…..e come posso vederti???? Piango ..di un pianto disperato e disperante. L’Avv. Marcolini con altri dello studio arriva in leggero ritardo, sale e mi chiama da fuori la porta dell’aula dove niki stava già parlando con i PM dell’indagine con un altro Avvocato……A Marcolini dicono che è stato ricusato…A me crolla il Mondo …dico..e adesso??? Chi è questo nuovo avvocato??

Una donna mi dice Marcolini, e comunque aggiunge, in questa fase si sarebbe dovuto avvalere della facoltà di non rispondere….Io piango, urlo, non sò che fare fuori a quel tribunale, mi metto lì fuori ad aspettare dovrà uscire questo nuovo avvocato per sapere qualcosa e mi faccio fare una rappresentazione della donna… intanto dopo 4 ore esce Niki, io vedo il blindato che si muove per riprenderlo e gli corro dietro, voglio vederlo, devo vederlo, noi ci siamo sempre capiti con lo sguardo, gli volevo lanciare il messaggio:” insieme usciremo da tutto questo, da questo incubo, ce la faremo!! Quanto ho sperato di svegliarmi da un momento all’altro…ed invece stava accadendo davvero a lui e a me…

Gli agenti iniziano ad urlare di allontanarmi, dovevo stare almeno a 20 metri di distanza….avrebbero arrestato anche me, se non mi fossi tenuta a tale distanza, e io piangevo come una disperata e cercavo il piu’ possibile di avvicinarmi, mi sembrava essere entrata in un vortice di follia e di folli.Comunque Amore ti vedo e mi vedi ma un agente ti gira con le mani la testa dal lato opposto…..CHE DOLORE….IL NOSTRO ULTIMO SGUARDO e di corsa ti hanno rinfilato dentro al blindato con le gabbie e i lucchetti….come se avessero arrestato Riina…..26 anni, una ipotesi di truffa informatica… quanti pianti dopo che sei andato via, l’hai visto l’ultimo bacio che ti ho mandato??? Perchè tanta violenza??? Perchè non si distingue??

Ricordo una frase celebre che diceva “Bisogna distinguere , per evolvere”….

Comunque parlo con l’Avvocato quando esce e chiaramente mi dice che lei doveva studiare il caso e che Niki aveva voluto parlare perchè doveva spiegare il suo lavoro e che per lui era importante spiegare ed uscire di lì. Chiedo di vederlo anche in loro presenza, anche per pochi minuti, ERA IMPORTANTE , l’Avvocato si attiva per questo ma tutto inutile , la prassi da rispettare sono le 48 ore successive all’interrogatorio……..piango tanto, mi faccio perfino accompagnare davanti al carcere, volevo vedere dove eri….. Che brutto, il mio prezioso Niki era lì…..tanto amato, tanto curato, il mio preziosissimo fiore… torno ad Avezzano..

Non sono state sufficienti le 48 ore ….dopo appena 20 ore era tutto FINITO, finiti i sogni Finita la tua e la mia vita………….

Il giorno 24 giugno 2008 alle ore 13,15 mi arriva una telefonata sul cellulare, e ripeto CELLULARE con tono freddo mi dice: lei è la mamma di Aprile Gatti Niki?

ed io : Si – e la voce metallica: è il carcere di Sollicciano, una brutta notizia, suo figlio si e’ SUICIDATO. – Mi scoppia tutto , il cuore il cervello, si può essere piu’ insensibili???? e se ero in macchina e andavo a sfragellarmi?? e se mettevo a rischio la vita di altre persone??? L’Ispettore Capo della Polizia di Avezzano mi ha dichiarato che non sono queste le procedure, il carcere doveva avvisare loro, e poi loro sarebbero venuti a casa anche con la psicologa, per darmi una tale notizia.

Ora io mi chiedo: PERCHE’ NON E’ STATA SEGUITA LA PROCEDURA?? PERCHE’?

Il dolore…… indicibile, sarebbe stato lo stesso identico, ma mi domando e vi domando perchè dovevo subire questo shock????

Dopo due giorni l’autopsia, finalmente il venerdì mi riprendo il mio adorato figlio, allevato con l’amore piu’ profondo (ero separata) un rapporto esclusivo io e lui, me lo ridanno che non lo posso neanche toccare……….mio Dio che DOLORE…

Il funerale …no, non poteva essere, mi ha lasciato qualcosa di scritto???? NO, NIENTE……………. Niki non mi avrebbe mai lasciata, e ancor meno mai in silenzio

Vogliono farmi credere al suicidio, ma nemmeno per un attimo ho creduto….Niki era consapevole della sua genialità, del suo riuscire a districarsi in ogni occasione, Niki non aveva mai avuto problemi con la giustizia, Niki non era mai entrato nemmeno in visita ad un carcere, Niki non doveva essere trattato in questo modo, caro garante dei detenuti Dr Franco Corleone, vede, apprezzo le sue parole, ma Lei doveva garantirmi “prima” e vede che le sue dichiarazione al giornale “La Repubblica” del 25/06/2008……”forse si è scoraggiato pensando a una lunga detenzione(e chi lo poteva dire? mia domanda)e poi…so che aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquiestudine.”no, lui non avrebbe cambiato avvocato se non gli avessero fatto recapitare il telegramma con : “DEVI nominare”……. Che DOLORE e che BRUTTA STORIA…

IL FURTO

Il 19 Luglio 2008 , mando su a San Marino, mio marito e mio cognato, per parlare con il proprietario, per farci concedere del tempo (eravamo tutti distrutti) per liberare l’appartamento di Niki dal mobilio e dai suoi effetti personali, aprono la porta, regolarmente chiusa e….tutto completamente SPARITO….tutto, neanche una maglia mi hanno lasciato, per risentire il suo profumo…. spariti i COMPUTER il mobilio, tutti gli effetti personali, il portafoglio, le carte di credito, la corrispondenza arrivata anche dopo il 19 giugno, le chiavi di casa nostra che aveva Niki, insomma razziato e pulito, pronto da riaffittare…..dove sono finiti?????? Chi detiene tutto?

MA CHE COSA SAPEVA MIO FIGLIO E CHE COSA AVEVA NEI SUOI COMPUTER O FRA LE SUE CARTE TALI DA GIUSTIFICARE TUTTO QUESTO???

Sapeva cose che non doveva rivelare?????

Possedeva cose che potevano aggravare la situazione dei 17 che erano già in carcere o di chi addirittura ci poteva finire???

“CHI” ha dato questi ordini??

La mano che ha eseguito potrebbe essere anche forse la stessa, aiutata dai suoi amici e suoi familiari ( e possiamo immaginare perchè e per cosa l’abbia fatto), ma gli ordini chi li dava??

Certo è che, se fosse stato un suicidio “normale” , non ci sarebbe stato il cambio di avvocato, non ci sarebbe stato il furto, a che prò io non posso difendere mio figlio non avendo piu’ niente?? Io non posso ricostruire una sana e corretta storia di mio figlio a San Marino, le Società in cui lavorava e tutte le persone intorno a lui dal giorno del funerale sono scomparse, anche oggi, che stò combattendo questa battaglia, loro sono assenti, non sono interessati a scoprire la verità??? E perchè?? Si dichiaravano tutti “amici”….. e che amici!!!

Mio figlio era già deceduto, penalmente il suo processo era finito, quindi a chi interessava la pulizia dell’appartamento??

MIO FIGLIO DEI 18 E’ STATO L’UNICO CHE NON SI E’ AVVALSO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE, E’ L’UNICO AL QUALE HANNO CAMBIATO AVVOCATO, E’ L’UNICO CHE NON C’E’ PIU’….. ED E’ L’UNICO DI CUI NON SI HA PIU’ NIENTE.

AIUTATEMI A CAPIRE E A SCOPRIRE LA VERITA’

Ma passiamo alla restituzione dal carcere della documentazione….dopo l’apertura del fascicolo da parte del PM che si occupavadel suicidio in carcere per “ipotesi” di suicidio, passano i 90 giorni e definiscono il tutto come suicidio e archiviazione del caso. Ma andiamo a vedere….. anche qui….cosa accade…

La nostra opposizione all’archiviazione

Nel diario del carcere, due giorni prima del “suicidio” si legge che Niki chiedeva di essere messo” con italiani e comunque con persone tranquille”(da qui già possiamo vedere che ci teneva alla sua vita,diversamente, avendo il proposito suicida, avrebbe risposto, mettetemi con chi volete, tanto sò io cosa fare!) viene messo in cella con un Tunisino e un Marocchino dai trascorsi tutt’altro che tranquilli, (tossicodipendenti, violenti, ecc.. ) anzi con “sorveglianza assidua” ….entrambi!!! (diciamolo ..proprio il contrario di quello che aveva chiesto…)

C’è il verbale di un Agente che dichiara che Niki verso le ore 10 discorreva con lui circa il processo, dice che era tranquillo, …..autopsia ora del decesso ore 10.(dove hanno parlato?? non è specificato)

L’utilizzo di un solo laccio è di per sé idoneo a causare la morte per strangolamento di una persona. Ma certamente non idoneo a sorreggere il corpo di Niki, del peso di 92 chili. Inoltre non si comprende come possa essere stata consumata l’impiccagione quando nel bagno non vi era sufficiente altezza tra i jeans e il piano di calpestio del pavimento.

Franco Corleone (garante dei detenuti di Firenze) dichiara sul quotidiano La Repubblica del 25/06/2008, di aver parlato con il direttore del carcere e che questi gli ha riferito che Niki aveva avuto la sua ora d’aria (9.30/10.30) e al rientro era entrato in bagno ed aveva effettuato il tutto…. (autopsia ora del decesso ore 10) ……..

Le foto viste da me (che strazio..) del carcere, è in pigiama…….(aveva 2 paia di jeans e quindi ne avrebbe comunque avuto uno per legarlo alla finestra, e poi non penso che per fare quel gesto, si sarebbe rispogliato…) e quindi secondo me non è mai uscito da quella cella…ma c’era l’ora d’aria e come ho letto su molti articoli di informacarcere, in quell’ora puo’ succedere di tutto…. è l’unica ora in cui le celle sono aperte….

Ma dico io tutta questa alta sorveglianza dov’era??

E la sorveglianza a mio figlio che era la prima volta che entrava in un carcere??? la chiamata al 118 è delle ore 11.15 (autopsia ora del decesso ore 10) Certo era guardato a vista….!!!

Contrastano fra di loro le dichiarazioni a verbale, dei due detenuti che erano in cella con lui , il primo dichiara di essere uscito per andare in farmacia e al rientro chiede all’altro di Niki … questo risponde: e’ andato ai passeggi. Alla medesima domanda l’altro dichiara che gli ha risposto che Niki era in bagno a lavare i panni. Insomma Niki dov’era?? in una cella di 2 mt e il bagno senza chiave??? Viene trovato lì….. ma perchè non coincidono le deposizioni????

Insomma, Niki è mai uscito da quella cella? a che ora? cosa è accaduto dentro quella cella maledetta????

***********

In data 10 Ottobre 2008, si apprende dalla Cancelleria della Procura di Firenze, che risultava smarrito l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione presentato entro i termini in data 30 Settembre (sono cose che possono accadere) ma per fortuna non lo aveva smarrito il mio avvocato che in data 10/10/2008 (fuori termine) lo ha ripresentato con il timbro apposto 30/09/2008 (non oso immaginare se lo avesse smarrito anche il mio avvocato……….)

************

Ho letto su un articolo pubblicato su informacarcere da un detenuto, diceva che sul muro di un bagno un uomo che si è suicidato, prima ha scritto questa frase: “un solo uomo può farti toccare il cielo e poi farti finire sotto terra” e dice che l’hanno lasciata lì…… ma quando si arriva lì dentro è già troppo tardi, bisognerebbe scriverla sui muri di tutte le città…..

Se guardiamo l’inchiesta e vediamo i personaggi coinvolti, certo ci è difficile credere che certi meccanismi siano comprensili o attuabili da un ragazzo di soli 26 anni…..

Stringiamoci perchè i nostri figli sono la cosa piu’ preziosa e non possiamo permettere certi giochi, da qualunque parte essi provengano!!!

Con Amore

Ornella Gemini

Perchè non coincide niente??

fonte: la mamma di Niki


Storia 4: Antonio Giuseppe Rocco Roberto Angelo Bruno Rosario

Una persona è morta e altre nove sono rimaste ferite in un incendio sviluppatosi stanotte in uno stabilimento della ThyssenKrupp a Torino. Sei operai sono gravi. La vittima si chiama Antonio Schiavone, ha 36 anni e lascia tre figli. Era nello stabilimento per il turno di notte. I pompieri hanno provveduto a spegnere l’incendio, sviluppatosi all’1.30 circa di questa notte.

I pompieri hanno domato le fiamme

Le fiamme e l’esplosione sono avvenuti nel reparto trattamento termico dello stabilimento, dove i laminati di acciaio vengono portati ad alta temperatura e poi raffreddati in bagni d’olio per temperarli. Secondo una prima ipotesi, per cause non ancora note potrebbe essere traboccato dell’olio bollente ed avere investito gli operai che lavoravano a quella linea.

Le testimonianze degli operai: “Erano torce di fuoco”
“C’è stato un piccolo incendio, olio che bruciava. Pensavamo di riuscire a spegnerlo e abbiamo preso gli estintori, ma le fiamme si sono velocemente allargate e alzate, poi ci sono state delle esplosioni. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti”. E’ questa la testimonianza di Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell’incendio all’acciaieria ha subito ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra.

“Mi hanno chiamato e sono corso subito – racconta Giovanni Pignalosa, operaio della Thyssenkrupp e delegato della Fiom, che ha trascorso la notte in ospedale per l’intossicazione provocata dai fumi – ho visto l’inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava ‘Aiutatemi, muoio’. Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori”. “Se chiudo gli occhi – aggiunge Pignalosa – vedo quegli operai in mezzo al fuoco, tre in piedi e due a terra. Erano quasi completamente carbonizzati, irriconoscibili. Nelle orecchie ho ancora le loro urla”.

Azienda già condannata
Omicidio, lesioni personali e incendio colposo sono le ipotesi di accusa formulate nel fascicolo subito aperto dalla magistratura che già aveva condannato 5 dirigenti dell’azienda per un altro incendio della fabbrica, nel 2002. Anche in questo caso sono inevitabili iscrizioni nel registro degli indagati. Ma per sapere cosa sia successo davvero ci vorranno settimane.

Lunedì due ore di sciopero per i metalmeccanici
I lavoratori metalmeccanici di tutt’Italia si fermeranno per due ore venerdì 14 dicembre per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro. Le due ore di sciopero – spiega il segretario nazionale della Uilm Mario Ghini – sono in aggiunta alle otto ore di sciopero proclamate per la città di Torino per lunedì 10 dicembre per la morte dell’operaio della Thissenkrupp e alle otto ore, proclamate per la stessa giornata per la città di Terni, sede del gruppo.

Napolitano: gli incidenti sul lavoro una piaga inaccettabile
Giorgio Napolitano ha definito quella degli incidenti mortali sul lavoro “una inaccettabile piaga”. Il Capo dello Stato lo ha scritto in un telegramma inviato al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, a proposito dell’incidente di questa notte nell’acciaieria Thyssen Krupp, in cui è morto un operaio e altri 9 sono rimasti feriti.

“Le istituzioni debbono fare di più, sia quelle che devono deliberare alcune norme, sia quelle preposte alle norme vigenti, perché non basta fare le leggi”. Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prima di lasciare il cantiere della nuova sede della Regione Lombardia, salutato dagli
applausi dei lavoratori e’ intervenuto ancora sull’incidente mortale di questa notte a Torino.

Nello stesso complesso industriale della ThyssenKrupp si era verificato un grosso incendio circa quattro anni fa. Aveva preso fuoco una vasca d’olio e le fiamme erano state domate solo dopo alcuni giorni. In quell’occasione, però, non vi erano stati feriti.

Fonte: Legami d’Acciaio


Risposte

  1. Off topic
    Se volete leggetevi la lettera di Mario Ciancarella a Napolitano e i suoi allegati al Link:
    http://files.filefront.com/documenti+radiazione+mariapdf/;11619261;/fileinfo.html
    e poi l’esposto che Ciancarella ha inviato alla Procura di Roma sulla firma falsa di Pertini per la perizia di parte sul suo atto di radiazione al Link:
    http://www.strageustica.altervista.org/pagina92.html.
    Se lo ritenete cercate di aiutarci, facendone dare notizia a tutti i blogger che lo desiderano, ai giornali e altri mezzi dicomunicazione che lo desiderano. Grazie. Laura

  2. Non ho parole…


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie