Inserito da: solleviamoci | Novembre 18, 2008

NUOVI SILURI AL GOVERNO DA FAMIGLIA CRISTIANA: UN “PACCHETTO SICUREZZA” CHE NON È DEGNO DI UNO STATO DI DIRITTO / LE PROMESSE DA MARINAI DELLA NOSTRA CLASSE POLITICA

COSÌ SI RENDE PIÙ DIFFICILE LA VITA DI CHI È IN DIFFICOLTÀ

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Il Senato potrebbe approvare in settimana norme pesanti per gli immigrati e i “senza fissa dimora”


La panchina dove dormiva il barbone dato alle fiamme a Rimini (foto Ansa).
La panchina dove dormiva il barbone dato alle fiamme a Rimini (foto Ansa)

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Dai lavori di questa settimana in Senato potrebbe uscire uno statuto legislativo piuttosto pesante nei confronti non solo degli immigrati – quattro milioni circa di persone, “regolari” o “irregolari”-, ma anche di cittadini italiani che risultano in concreto “diversi” rispetto a una normalità di vita comunemente accettata: i “senza fissa dimora”.

I provvedimenti che fanno parte del “pacchetto sicurezza” preparato dal ministro dell’Interno sono noti: l’istituzione di “ronde” convenzionate con gli enti locali e formate da «associazioni tra cittadini al fine di segnalare alle forze di polizia dello Stato eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana»; il permesso di soggiorno “a punti”, come per le patenti di guida: una volta persi tutti i “punti”, l’immigrato si vedrebbe revocato il permesso e verrebbe espulso; è mantenuto il reato di ingresso clandestino, ma la pena non sarà più di tipo giudiziario (condanna al carcere), bensì una multa fra 5 mila e 10 mila euro; maggiori difficoltà per ricevere assistenza sanitaria e per i ricongiungimenti familiari; la proposta della Lega di interrompere i flussi di immigrazione per due anni, data l’attuale congiuntura in cui aumentano i disoccupati; schedatura di tutti i “senza fissa dimora”, anche italiani.

In queste misure colpiscono due caratteristiche comuni: l’inutilità ai fini a cui sono rivolte e l’estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze. In più, esse scontano le conseguenze di un’esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom, contro la quale Famiglia Cristiana fu fra i primi a insorgere e che meritò le giuste critiche in sede europea.

I nomadi di origine rom e sinti erano molti meno di quelli denunciati, e la loro schedatura – soprattutto dei bambini – è stata effettuata con metodi diversi e più tradizionali, d’intesa con la Croce rossa; anche se questa pratica più civile e più umana, decisa d’accordo con il sindaco Alemanno, è costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca. Per quanto riguarda la schedatura dei “senza fissa dimora”, osserviamo innanzitutto che molti di loro ce l’hanno, anche se non è scritta in nessun registro pubblico: sono le panchine dei giardini in cui passano le notti, rischiando di essere bruciati vivi dai soliti ignoti, come è capitato a uno di loro a Rimini.

Se poi si tratta di schedarli, in realtà qualcuno lo ha già fatto, ma con spirito diverso da quello del “pacchetto sicurezza”. È morta qualche mese fa Lia Varesio, che nel 1980 fondò a Torino la Bartolomeo & C, un’associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di “barboni” che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni coperti di stracci, e portavano loro qualcosa da mangiare e da coprirsi, e li aiutavano a trovare un rifugio.

In una sua “memoria” di qualche anno fa, Lia ricordava di aver attuato per loro, in accordo con il Comune, “la reiscrizione anagrafica”, in modo tale che potessero riacquistare un’identità, visto che molti di loro erano stati davvero “cancellati”.

L’opera da lei avviata continua, in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del “diverso” e del ricorso all’autodifesa, in cui le “ronde” rischiano di essere il simbolo d’un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi.

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Beppe Del Colle

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fonte: http://www.sanpaolo.org/fc/0847fc/0847fc27.htm

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http://ernestoscontento.files.wordpress.com/2007/05/greppia.jpg?w=393&h=569

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MENTRE IL PAESE È CHIAMATO A TAGLI E SACRIFICI, LA CASTA AUMENTA LE SPESE

LE PROMESSE DA MARINAI DELLA NOSTRA CLASSE POLITICA

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Da un semplice confronto, un parlamentare spagnolo (tutto compreso) costa alla collettività 281 mila euro, quello italiano 1 milione e 630 mila euro.
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Correva l’anno 2008. Era aprile. L’Italia si apprestava a tornare alle urne. Il disco più gettonato nella campagna elettorale era il taglio del costo della politica. E non c’era candidato che non si sottraesse alla gara. Presentando le “sette missioni per il futuro dell’Italia”, Berlusconi prometteva: «Il nostro impegno sarà sul lato della spesa pubblica, a partire dal costo della politica». Il leader del Pd Walter Veltroni rilanciava con un piano di risparmi da un miliardo di euro, sempre sforbiciando i costi della politica.

Pochi giorni dopo il voto, Gianfranco Fini, in procinto di diventare presidente della Camera, dichiarava: «Penso che gli italiani siano disponibili a fare dei sacrifici, ma pongono delle condizioni che sono moralmente imperative: che ci sia l’esempio da parte di chi ha responsabilità. La diminuzione del costo della politica e dei privilegi sarà una delle sfide non solo del Governo, ma della nuova legislatura».

Del resto, in passato, il leader di An assieme a Di Pietro aveva presentato, in pompa magna, un disegno di legge bipartisan: 32 articoli che promettevano tagli per 600 milioni di euro, un ottavo del costo totale della politica (che è di circa 4 miliardi di euro).

Corre ancora l’anno 2008. Ma i politici fanno come i marinai: “Passata la festa, gabbato il santo”. Così, la primavera delle promesse elettorali è ora l’autunno delle disillusioni. Il solito “duo guastafeste”, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (poco simpatici ai politici, che reagiscono cominciando a screditarli), ci rivelano che la Casta non solo non ha diminuito il costo della politica, ma è riuscita a farla lievitare di 100 milioni di euro. E, al tempo stesso, chiede ai cittadini tagli e sacrifici.

Grazie a tante piccole spesucce, tipo le agendine per i senatori alla modica cifra di 260 mila euro (più di mezzo miliardo di lire); o anche agli “assegni di solidarietà” (7 milioni e 251 mila euro) ai senatori rimasti senza seggio per facilitare il loro reinserimento nella vita sociale (ma prima dov’erano?)… e via così, di spesa in spesa. Da Roma alle Regioni, che non sono per nulla virtuose. Anzi. I compensi dei governatori italiani fanno sbiancare quelli di chi governa gli Stati americani.

Mentre in Italia, senza pudore, i padroni del vapore si tengono stretti i loro privilegi, in Spagna i partiti si autotagliano i finanziamenti statali di 17 milioni di euro. E, intanto, la gente arranca e il costo del disagio si scarica sulle famiglie. Come al solito. Nessuno prende in seria considerazione l’allarme lanciato da Caritas e Fondazione Zancan: oggi 15 milioni di italiani sono a rischio povertà. Di questi, 7 milioni e mezzo vivono con un reddito mensile di 500-600 euro. E come se non bastasse, anche da noi i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. L’Italia è al sesto posto nella classifica Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) con le più alte disuguaglianze, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.

La crisi colpisce in misura drammatica le famiglie, stressate e in attesa di interventi di lunga durata, e non più di briciole, bonus o elemosine. Crescono i poveri, ma si impenna anche il numero di disoccupati e cassaintegrati. A fronte di una Casta arrogantemente arroccata a difesa dei propri privilegi. La sfiducia nella politica è una marea che monta. Pericolosamente. «La credibilità della politica non è mai stata così bassa e l’ostilità così alta»: parola di Fini, quando correva l’ottobre 2007 e i politici promettevano di dare il “buon esempio”. Promesse da marinai allora e ancora oggi.

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fonte: http://www.sanpaolo.org/fc/0847fc/0847fc05.htm


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