Inserito da: solleviamoci | Novembre 24, 2008

“Un figlio di nome Benito o Rachele e avrete subito 1500 euro” / Mussolini: storia di un orrore

E perché non Albino? Del Duce alcuni nostalgici ignoranti di storia amano ricordare le poche cose buone prodotte dal ventennio fascista dimenticando, volutamente , gli errori, e gli orrori, che lo stesso ventennio ha prodotto a iosa. A partire dal suo capostipite, Benito, che per il suo arrivismo politico, ed i suoi sogni di gloria,  ha ’sacrificato’ sull’altare della vita due vittime innocenti, la sua compagna Ida e suo figlio Benito Albino, condannadoli ad una morte lenta e barbara, chiusi come sono stati fino alla loro morte in istituti manicomiali per ordine dello stesso Mussolini. Questo è l’uomo che ci spacciano per grande eroe, il condottiero luminoso da seguire ad occhi chiusi e mente cieca. Bell’esempio, davvero.

mauro

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Il partito neofascista Msi offre la cifra agli abitanti di cinque piccoli paesi della Basilicata a rischio spopolamento

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di MARCO PASQUA

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"Un figlio di nome Benito o Rachele e avrete subito 1500 euro"Mussolini con la famiglia

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1500 euro per ogni bambino o bambina che porterà il nome di Benito o Rachele, in onore di Mussolini. L’operazione nostalgia è firmata dal Movimento sociale-Fiamma Tricolore della Basilicata. Un modo, dicono dal partito di estrema destra, per “affrontare il problema dello spopolamento della Regione”.

Le condizioni per la concessione di questo contributo una tantum, da parte dello stesso partito, sono state fissate dal segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, e sono rigide: Benito per i maschietti, Rachele per le femminucce; il parto deve essere avvenuto nel 2009, nei cinque paesi dell’area sud della regione (Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e S. Paolo Albanese); i soldi devono tassativamente essere usati per il nascituro (per comprare culla, vestiti o alimenti). La stessa cifra, garantiscono, sarà destinata anche ai bambini nati da genitori extracomunitari. I paesi sono stati scelti perché, a causa dello spopolamento e del bassissimo tasso di natalità, sono a rischio cancellazione.

Per Mancusi questo è anche un modo per “onorare le radici profonde del partito” di cui è segretario regionale: “Noi rappresentiamo la destra vera, e non dimentichiamo la storia”. Definisce i nomi “simpatici”, e ci tiene a prendere le distanze da quanti hanno rinnegato il loro passato, Gianni Alemanno incluso: “Prima ha detto che il fascismo non era da tutto condannare, poi ha fatto marcia indietro. Ovviamente non sono d’accordo, perché sono tra quanti, a Fiuggi, dopo la vergognosa svolta di Gianfranco Fini, se ne andarono da quella carognata”.

Mancusi non ha problemi a sottolineare che “il fascismo non è tutto da condannare” e che, anzi, ha fatto “anche” del bene all’Italia: “Penso al nostro patrimonio urbanistico, tutto merito di quel periodo storico”.

Il contributo, ammettono gli stessi dirigenti del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, “non risolve certamente il problema dello spopolamento della regione”, ma è “un piccolo segnale di un piccolo partito. La regione Basilicata potrebbe fare molto di più”. Un’altra idea che viene lanciata è quella di far destinare “dalle Royalties del petrolio, almeno 1500 euro l’anno, fino al raggiungimento della maggiore età, per ogni bambino nato in qualsiasi comune della Basilicata per i prossimi 20 anni”.

La notizia è stata subito rilanciata da un quotidiano britannico, che fa notare come il nome Benito, oggi, sia praticamente scomparso, “per via del suo collegamento con la figura di Mussolini”.

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24 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/msi-benito-rachele/msi-benito-rachele/msi-benito-rachele.html?rss

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http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2007/08/duce.jpg

MUSSOLINI, IDA DALSER, IL LORO FIGLIO BENITO ALBINO: STORIA DELL’ ORRORE, PROTAGONISTA  IL DUCE

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di Massimo Rendina

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Mussolini avrebbe sposato una ragazza austriaca in chiesa prima del matrimonio civile con Rachele Guidi? La cosa potrebbe interessare i biografi del Duce lasciando pressoché intatto il giudizio della storia. Se però egli avesse indotto la moglie, o la sua compagna di vita di allora (siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale), a vendere quanto, non poco, possedeva per dargli il danaro per contribuire a finanziare l’ uscita de “Il Popolo d’ Italia”, senza poi renderglielo, e, avuto un figlio da lei, non solo li avrebbe abbandonati in miseria, ma perseguitati sino a farli morire entrambi, allora tale giudizio cambierebbe radicalmente, inducendo sì a considerare le colpe verso il popolo italiano costretto a subire la dittatura e condotto ad una guerra disastrosa, ma anche la sua malvagità nella vita privata, smentendo, se ve ne fosse bisogno, i tentativi di far passare il Duce del Fascismo come un buon padre di famiglia, quale si è voluto far apparire, ad esempio, non molto tempo fa, in una trasmissione di “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa.

Fabrizio Laurenti e Gianfranco Novelli – due documentaristi televisivi che lavorano per una società di produzione cinematografica americana – hanno realizzato un servizio televisivo che certifica senza alcun dubbio la verità di quanto abbiamo ipotizzato. Hanno ripreso, filmando carte e testimoni, una vicenda che era stata oggetto di un reportage di Alfredo Pieroni pubblicato all’ inizio degli anni cinquanta dal periodico “La settimana INCOM illustrata”, accolta con un certo scetticismo per via della valanga di memoriali e fatti sensazionali che si pubblicavano nel secondo dopoguerra, relativi al caduto regime, non pochi frutto di illazioni e fantasie. Ogni perplessità è adesso caduta.

Il lungo documentario (dura poco meno di due ore) è stato trasmesso dalla terza rete TV RAI la sera del 14 gennaio di quest’anno (2005). Pieroni, vi compare per pochi minuti senza che gli venga riconosciuto il merito della prima ricostruzione di una storia che, accresciuta di particolari e con il pregio di inoppugnabili testimonianze audiovisive, desta sconcerto, stupore. sdegno; sentimenti che quando apparve l’articolo che la narrava si manifestarono in una ristretta di persone rimanendo senza l’ eco adeguato e con rare citazioni storiografiche per quasi mezzo secolo, nonostante che un libro di Marco Zeni, pubblicato nel 2000, l’ abbia ripercorsa, ma non in modo così ricco e suggestivo come nel filmato, e senza l’ approccio di massa che ottiene la televisione.

Se riassunta come se si trattasse di un soggetto di fantasia, sembra ricalcare la trama di un romanzo dell’ Ottocento. Un giornalista rivoluzionario, Benito Mussolini, abile polemista, direttore del quotidiano del partito socialista , diventa quasi improvvisamente interventista e acceso nazionalista mentre si profila lo scoppio della Guerra ‘15-’18 (e perciò viene espulso dal partito che lo giudica un traditore); fonda un giornale per indurre il governo a denunciare l’ alleanza con la Germania l’ Austria Ungheria, e ad entrare nel conflitto accanto alla Francia, l’ Inghilterra e la Russia. Ha bisogno di molto danaro. Una ragazza benestante, Ida Dalser, moglie o amante che sia, pur essendo egli legato sentimentalmente ad altra donna, vende tutto ciò che possiede, restando priva di ogni bene, per fargli realizzare il progetto che lo affermerà politicamente (sovvenzionato però segretamente, come lei svelerà più tardi, anche dal governo francese attraverso un finanziere prestanome). Entrata in guerra l’ Italia, il giornalista politico agitatore vuol dare esempio di patriottismo, parte bersagliere per il fronte, ma ha poche occasioni per farsi onore restando ferito nelle retrovie esercitandosi con un mortaio. Ha avuto, come abbiamo scritto, un figlio dalla donna che lo ha così nobilmente aiutato, alla quale scrive dal fronte di guerra lettere appassionate, ma ritornato alla vita civile e impegnato a guidare il Fascismo e le spedizioni degli squadristi l’abbandona per l’ altra amante, Rachele . Ida non si rassegna, lo insegue dappertutto, diventa ossessiva . Gli scontri, sempre più tempestosi, si susseguono con aspetti grotteschi quando Mussolini, citato alla magistratura, si vendica denunciando la Valser di essere una spia al servizio dell’ Austria, e lei, di rimando, di essere lui una spia per conto della Francia dalla quale ha avuto il danaro per la tipografia del giornale. Mussolini, ormai forte di importanti complicità, riesce a far inviare al confino la donna, in una località vicina a Caserta.

Ida Dalser ritornata a Trento, sua città natale, vive poveramente, della carità dei suoi parenti. Mussolini le invia ogni tanto un misero assegno. Lei teme soprattutto per l’ avvenire del figlio. Non si capacita che lui, dal 31 ottobre 1922, Capo del Governo non voglia neppure vederlo. Mussolini si serve della polizia per evitare gli incontri. Provvede a versarle cifre irrisorie, attraverso il fratello Arnaldo diventato direttore de “il Popolo d’ Italia” e amministratore del partito fascista.E’ nel 1926 che il suo atteggiamento diventa particolarmente disumano. Con un pretesto -la donna ha voluto avvicinare un ministro in visita a Trento, per parlargli del suo disagio e sconforto-, la polizia, eseguendo ordini da Roma, l’arresta e la traduce nel manicomio di Pergine Valsugana . Comincia così la persecuzione violenta della Dalser, vittima di diagnosi mediche che falsificano il suo stato mentale, (certamente tale non farla segregare in una cella, spesso impedita nei movimenti dalla camicia di forza), anche se manifesta in forma anche plateale il rancore verso l’ uomo che l’ ha tradita e abbandonata. E’ sottomessa a trattamenti che ne distruggono il fisico e la mente.

Arnaldo Mussolini sembra invece affezionarsi a Benito Albino, lo invia in un collegio prestigioso, quello tenuto dai padri Barnabiti a Moncalieri, educatori oltremodo severi , incaricati di controllare soprattutto la posta dell’ allievo e servilmente impegnati a dissuaderlo di dirsi figlio del Capo del Governo, pur portandone il cognome. Lo va a trovare più volte, gli dice che prepara per lui un futuro felice, ma non gli parla del padre come se obbedisse, con ciò, ad un ordine inderogabile.

Tutto peggiora, sino all’ annientamento dei due, con la morte di Arnaldo Mussolini. A Benito Albino viene mutato il cognome in Bernardi, per adozione da parte di un personaggio compiacente che trae vantaggio da questo servizio reso al Duce, è trasferito in un istituto di poco conto, dove la retta è minima.

Per farla breve, mentre Ida Dalser vive una dura prigionia manicomiale, senza poter vedere il figlio e sapere nulla di lui , questi giunto all’ età  dell’ arruolamento in marina,  viene trasferito su una nave da guerra  dislocata  in un porto cinese.  Di là sarà presto rimpatriato, fattogli credere che la madre sia morta. Anche lui verrà rinchiuso in manicomio (sistema  in ogni dittatura per neutralizzare ed eliminare avversari e personaggi scomodi). Ida Dalser muore nella casa per pazzi di San Clemente a Venezia nel ‘37 per una emorragia celebrale, Benito Albino si spegne, in altro manicomio, secondo la diagnosi per deperimento fisico, nel 1942 -quando suo padre, trascinata l’ Italia in guerra accanto di Hitler, la conduce alla disfatta  meno di un anno dopo-,  nella realtà a causa di ripetute iniezioni di insulina (una trentina), vere torture, che lo mandano nove volte in coma, come si evince dalle cartelle cliniche reperite..

Mussolini sapeva? Gli possono  essere attribuite  tali atrocità?.Gli autori del documentario affermano categoricamente di sì. Non occorre essere storici accreditati per sapere che il sistema  di polizia  faceva capo al Duce, informato ora per ora , puntigliosamente,  anche di fatti  giudicati insignificanti.

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fonte: http://www.romacivica.net/ANPIROMA/fascismo/fascismo28.htm


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