Inserito da: solleviamoci | Dicembre 2, 2008

SCUOLA – Assalti Frontali: “Più tempo pieno (ma pieno di che?)”

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Per entrare nel merito della questione. Il decreto 133 e 137 sulle materne e le elementari (che mi investe da vicino e che conosco meglio) è un attacco devastante. Tremonti ha deciso che la crisi e i debiti elettorali vanno messi in conto per prima cosa alla scuola primaria: 8 miliardi di tagli in tre anni! Blocco del turn over e chiusura di migliaia di scuole dei piccoli comuni. Questo vuol dire che 87.000 maestre e maestri nei prossimi tre anni andranno in pensione e non saranno sostituiti (e 44.000 personale ATA, segretari, bidelli e personale non docente). Nel 2012, quindi, nelle materne e nelle elementari pubbliche italiane ci saranno 87.000 maestre e maestri in meno! Una strage. Ma, ancora più grave del danno sull’occupazione, questa strage mina alla base i modelli organizzati della scuola primaria, impoverendo il luogo dove i nostri figli trascorrono 8 ore al giorno e compromettendo la scuola pubblica per i prossimi dieci anni almeno. Niente più moduli, né tempo pieno come lo abbiamo conosciuto finora. Fine dell’era del “team”. In più, migliaia di scuole di piccoli paesi saranno accorpate (260 scuole chiuse nel Lazio, 520 in Sicilia, …..) con evidenti ricadute nella dispersione scolastica. Per nascondere questi tagli Berlusconi e la Gelmini hanno cercato di farci credere che stavano facendo una riforma: con la favola dei grembiulini, del voto in condotta e del “maestro unico”. Tutte cazzate. Con il tempo si è svelato che non si trattava di una riforma, ma di una truffa!

Quando la Gelmini ha presentato il suo decreto a “Buona domenica” su canale 5 chi c’era a sostenerla? Il segretario dell’associazione “Scuole private cattoliche”… chissà perché?

Il fatto è che la scuola pubblica primaria in Italia è di eccellenza. Esistono 3 modelli: a 24, 30 e 40 ore. Quando si parla di tempo pieno si intende il modello (maggiormente sotto attacco) delle 40 ore. E questo modello dobbiamo tutti sostenere e promuovere come vera riforma della scuola di domani. I bambini entrano a scuola alle 08.30 e ne escono alle 16.30, dal lunedì al venerdì. Durante queste otto ore sono seguiti da due maestre che si alternano 4 ore ciascuna. Sono otto ore che hanno la stessa qualità dalla prima all’ultima ora, dall’ingresso all’uscita, passando per il momento del pranzo (fatto in comune e importante per una corretta alimentazione). Sono otto ore tutte di serie A. I bambini imparano soprattutto a stare insieme e relazionarsi con i propri simili (di qualsiasi nazione siano). Il modello si basa sull’idea che i bambini da 1 a 10 anni imparano stando a scuola tanto tempo e che tutti ci debbano andare. Che per avere più conoscenza ci vogliono più ore, che per avere conoscenza bisogna stare con gli altri e vicino alla cultura. In questo modello (di massima) i compiti si danno solo il venerdì perché studiare non deve essere noioso, ma deve essere fatto in modo concreto e in un luogo motivante.

Ora, con il decreto Gelmini, una delle due maestre andrà via, ci sarà il “maestro unico”, come scritto nell’articolo 4 del decreto 137 (che sottolinea anche di promuovere il modello a 24 ore, la vera sciagura!). Questo che vuol dire? Alcune mamme ingenue pensano che ci sarà una sola maestra dalle 08.30 alle 16.30. Errore! Attenti mamme e papà! Una maestra ha un contratto di 24 ore, quindi più di 4 ore di insegnamento al giorno non può fare. E allora? Dalle 08.30 alle 12.30 ci sarà la maestra “unica” (che nel linguaggio di Berlusconi ora sta diventando “prevalente”, visto lo sgomento che ha provocato la sua proposta e la sollevazione generale senza precedenti) e poi si vedrà. Inglese, religione, laboratori a scelta interclasse…. A carico di chi? Non si sa. C’è scritto senza oneri per lo Stato, quindi a carico dell’istituto (che diventeranno fondazione con aiuti privati nelle regioni ricche). Quindi non un “maestro unico”, ma un vortice di maestri che si inter cambiano in continuazione a pagamento delle famiglie! Insomma, quando Berlusconi dice che addirittura aumenterà il tempo pieno, bisognerebbe rispondere: “Ma pieno di che”? L’orario sarà diviso in orario di serie A e orario di serie B. Fino alle 12.30 è scuola di serie A, poi “doposcuola” di B. Non sarà più tempo pieno di qualità come è stato concepito per il bene dei bambini. Non è questo un delitto crudele? E per cosa?

La filosofia che c’è dietro questa riforma è: Troppa scuola fa male. Meno scuola si fa, meglio è. Bambini state a casa (per questo invogliano alle 24 ore). Per cui una mamma dirà: “Va bene, se il dopo scuola fa schifo a questo punto me lo porto a casa alle 12.30″. O, meglio, subito dopo, dirà ancora: “Va bene, allora tanto vale che lo iscrivo a scuola privata”. Capito? Questi fanno i tagli e ci distruggono la scuola pubblica, così allo stesso tempo procacciano clienti per la scuola privata!

I pedagoghi che proposero il modello “tempo pieno” partivano dalla constatazione che (fino ai primi anni’80) in prima media venivano bocciati troppi alunni (il 12%). L’attuale riforma del tempo pieno e dei moduli 24 e 30 ore ha fatto si che venisse abbassata la percentuale dei bocciati e quindi diminuita la dispersione scolastica.

Per questo la difesa della scuola pubblica non è (solo) difesa dei posti di lavoro delle maestre. E’ difesa di tutti i bambini che vivono in Italia, e soprattutto dei ceti medio bassi e degli stranieri.

Il presidente Napolitano dice: “Non si può dire solo no!”. Capisco l’età, ma sveglia! A Napoli, la sua città, (e in generale nel sud) solo il 5% dei bambini fa il tempo pieno. Quindi il 95% dei bambini di Napoli alle 12.30 se ne torna a casa. A fare che? A guardare la tv con i nonni o la mamma, oppure in parrocchia, o, meglio, nei vicoli a imparare i mestieri della strada. Non sarebbe meglio che questi bimbi stessero a scuola fino alle 16.30?

Allora vogliamo approfittare di questo momento di mobilitazione per lanciare una campagna di alfabetizzazione? Portiamo il sud al 50% del tempo pieno!

Tutti i bambini e le bambine hanno diritto al tempo pieno pubblico di qualità con due maestre!

LA LOTTA

In questa lotta è come andare in mare aperto. Ogni tanto prendi il vento e parte, poi boom, scende, poi riprende alla grande. Il nemico è forte, certo, ma non potrà finire il lavoro e vincere facilmente. Mi azzardo a dire, anzi, che il nemico sta arretrando e sul tempo pieno sta cercando una via d’uscita per non perdere la faccia. E’ in difficoltà e perde consensi e si vede dalla faccia tirata di Berlusconi. Ora dobbiamo lottare sui decreti attuativi della legge. Dobbiamo fare le barricate per difendere il tempo pieno e far ritirare le leggi in questione. La posta in gioco è troppo alta e coinvolge troppe persone. Se qualcuno si ferma a prendere fiato c’è sempre qualcun altro che raccoglie il testimone, in ogni città, in ogni momento, c’è sempre qualcuno che sta lottando contro i decreti Tremonti – Gelmini. Sono due mesi che andiamo avanti ininterrottamente. Angosciati, indignati, incazzati, ma determinatissimi.

Io ho due figlie, di cui una ha 5 anni e va a scuola al 126° circolo didattico di Roma, l’Iqbal Masih. Naturalmente fa il tempo pieno ed è felice della sua classe e delle sue due maestre. E da qui, da questa scuola alla periferia sud est di Roma, abbiamo creato e organizzato una delle basi della resistenza. È un circolo, il nostro, con un gruppo di docenti e genitori attivi e il decreto e’ stato subito accolto con un grido di dolore e di guerra. Bisognerebbe forse scrivere un manuale su come la lotta sia partita da poche persone (in tutte le città) e nel giro di due mesi sia riuscita ad arrivata a un tale livello di fuoco (in cui non si capisce quasi più niente, ci sono 6 cortei al giorno solo a Roma). Forse era la rassegnazione per la batosta elettorale, forse l’abitudine a chinare la testa, ma quanta gente aveva detto: “Tanto non si può fare niente”. Ora si sta ricredendo. Forse qualcosa si può fare. Il primo livello è stato la raccolta di firme, abbiamo fatto dei moduli e cercato di coinvolgere i genitori e far capire la gravità della situazione. (Molti ripetevano quella frase di cui sopra). La raccolta di firme serve soprattutto a chi si sente isolato, per cercare di entrare in contatto con altre persone altrettanto preoccupate. Noi eravamo già avvantaggiati avendo un bel gruppetto di genitori e maestre e abbiamo costituito un coordinamento chiamato “Non rubateci il futuro”. All’interno del nostro coordinamento ci siamo ritrovati chi aveva voglia di lottare e reagire subito, nei momenti d’oro cento (duecento?) persone, anime diverse, dalla CGIL di base al giro dell’autogestione, a singole mamme e papà (anche cattolici), una sorta di fronte di liberazione. E’ stato un momento in cui ognuno è riuscito a dare il meglio di sé e della propria cultura, nella massima libertà e rispetto reciproco, senza calpestare gli altri e arricchendo tutti e tutte.

I primi dieci giorni di settembre sono serviti per parlare con altri circoli didattici e capire il da fare. Lottare in una scuola elementare è difficile. I bambini sono piccoli e hanno bisogno di attenzioni e i genitori lavorano e sono schiacciati dagli impegni quotidiani. Ma abbiamo deciso che bisognava partire subito con una lotta eclatante, fin dal primo giorno di scuola, il 15 settembre: l’occupazione di una scuola elementare insieme ai bambini. Ci siamo buttati nel centro della lotta al volo. Chi doveva difendere la scuola pubblica? Noi. Dormire a scuola con i nostri figli, tutti insieme, con questi bimbi dai 5 ai 10 anni che hanno srotolato i tappetini e i sacco a peli e dormito nella loro scuola per difenderla imparando così presto a lottare per i propri diritti è qualcosa che ci ha dato una carica indescrivibile. E’ stata un’occupazione anomala, alle 06.30 di mattina ci svegliavamo per pulire tutto e far trovare la scuola pronta per gli altri bimbi che arrivavano per le lezioni normali. E durante le notti, la pattuglia della polizia che passava ci chiedeva se avevamo bisogno di qualcosa e diceva che avevamo ragione. Erano già segnali premonitori del consenso successivo.

Abbiamo fatto assemblee, incontri con pedagoghi e con Ascanio Celestini e anche con politici, trasmissioni in televisione, “fioccolate” in quartiere (manifestazioni con i “fiocchi”), feste con lanci di palloncini, merende collettive per orde di bimbi e bimbe. Notti bianche. Fondamentalmente cercavamo di aggregare sempre più gente nella lotta e sfondare nei media per spiegare l’attacco in corso. Abbiamo fatto magliette che sono diventate una specie di logo con la scritta “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini” e “Io amo e difendo la mia scuola”. Io, personalmente, ho cominciato a fare delle rime rap con i bambini che non mi mollano più da allora e mi chiedono sempre di fare “C’ho un’idea disse Enea…” (in una versione riveduta contro la Gelmini). Insomma una lotta creativa e a misura di bambini e super determinata. Quelle prime notti di occupazione pensavamo spesso: “Speriamo che parte l’università, speriamo che parte l’università…” e quando è partita sono andato in un’assemblea alla scalinata di lettere e davanti a duemila persone ho raccontato questa cosa suggellando l’unione tra i due movimenti.

Noi lottiamo con voi e voi con noi. Da quelle notti di occupazione siamo usciti stremati ma ormai i meccanismi erano partiti. Epifani il 21 settembre andò da Lucia Annunziata e al programma “in mezz’ora” non disse neanche una parola sulla scuola! E il decreto era in vigore dal primo settembre. Erano tutti presi dall’affare Alitalia, ma quanta distrazione e incapacità di capire i sentimenti e gli interessi di una base che ormai non si sente più rappresentata da nessuno. Solo ai primi di ottobre si decisero a convocare lo sciopero generale (fuori tempo massimo?). Dico questo perché nelle scuole elementari le maestre con la tessera CGIL sono la maggioranza e hanno fatto un grandissimo lavoro auto organizzandosi. Invitati, andammo anche al cinema Capranica a parlare con Veltroni a fine settembre, il quale davanti a centinaia di maestre allibite dette appuntamento a tutti e tutte al 25 ottobre alla manifestazione del suo partito. Al 25 ottobre? Tra un mese? E chi aspetta! Ormai il movimento si muoveva in maniera autonoma e trasversale e senza chiedere il permesso o la spinta da nessuno.

Abbiamo lanciato un “No Gelmini day”, per vedere cosa succedeva in giro, chiedendo di attaccare uno striscione alle scuole come minimo. La risposta è stata manifestazioni di scuole elementari in tutti i quartieri della città. Striscioni appesi a ogni scuola, e poi 4 sit in sotto alla camera che di solito sono una cosa noiosa ma questa volta movimentati e partecipati. Poi lo sciopero dei COBAS ultra partecipato, in cui abbiamo lavorato per trasformarlo in uno sciopero di tutta la scuola, abbiamo scritto una lettera dei genitori dell’Iqbal chiedendo a tutte le maestre di aderire al di là delle rappresentanze sindacali, di approfittare della giornata per bloccare la didattica, perché c’è bisogno anche di questo e ai genitori di accogliere il “danno” con un sorriso complice. E il risultato è stato che nel nostro circolo un plesso ha chiuso e due chiusi per metà, un successone. E poi è storia di questi giorni, con gli assedi al senato e gli studenti medi e universitari che lottano senza sosta. Dai che ce la facciamo.

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fonte: http://www.assalti-frontali.com/

Enea Super Rap — Assalti Frontali

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Questo è il rap di Enea
oh enea super rap
Questo è il rap di Enea
per le scuole elementari
Questo è il rap di Enea
oh enea super rap
è un ripasso per somari

Rit.
C’ho un’idea c’ho un’idea disse Enea
C’ho un’idea e prese la parola in Assemblea
C’ho un’idea c’ho un’idea disse Enea
Stanotte ci imbarchiamo con l’alta marea

Canto le armi e il primo eroe che da una spiaggia
giunse in Italia, lui che se la viaggia
profugo per suo destino
oggi come oggi sarebbe un clandestino
Enea ma dove vai? Enea ma dove vai?
senza il permesso di soggiorno per te sono guai
forza partiamo, che Eolo ci aiuti
il mare fa paura ma non stiamo qua seduti (lo so, lo so)
ci sono i venti, le onde alte e la tempesta
ma dobbiamo scappare o ci fanno la festa
mia moglie è morta, mio padre sulle spalle
io ho la schiena rotta (e girano, girano) girano le palle
ricominciamo sì, e da zero
scappando da una guerra che abbiam perso davvero
ma la guerra è bella e non può finire
ovunque andremo sarà bella da morire!

Rit.
C’ho un’idea (c’ho un’idea) c’ho un’idea disse Enea
c’ho un’idea e prese la parola in assemblea
c’ho un’idea (c’ho un’idea) c’ho un’idea disse Enea
stanotte ci imbarchiamo con l’alta marea

Cantami o musa delle cause e dell’offesa
quanto può un eroe patire per trovare casa
partendo da Troia passando per Cartagine
per raccontare a tutti qual è la nostra origine
attraverso Scilla, Cariddi e il Tevere
un’epopea del genere
non sarà mai cenere
resterà nel tempo quanto fu lo strazio
quanta guerra si patì per consegnare al Lazio
una città che è la nostra eterna città
tirata su da chi fuggì in esilio per necessità

In giro a fare danni per sette lunghi anni
portando in mano lo scudo di Vulcano
e nel metallo sta sbalzata una profezia
dice che Roma sarà tutta mia
sfideremo perfino Polifemo
non son Nessuno, ma non sono mica scemo!

Rit.
c’ho un’idea (c’ho un’idea) c’ho un’idea disse Enea
c’ho un’idea e prese la parola in assemblea
c’ho un’idea (c’ho un’idea) c’ho un’idea disse Enea
stanotte ci imbarchiamo con l’alta marea

Così quando vediamo in giro uno straniero
pensiamo a Enea, a Virgilio, all’Ulisse di Omero
si chiami Zapatero, si chiami Sarkozy
diciamo a ’sti signori qui: chiudiamo i CPT!
lasciamo free (si free!) chi ha un profugo destino
non chiamiamo mai un uomo clandestino
perché dietro ognuno c’è sempre un’idea
che fa grande il mondo come fu quella di Enea

Rit.
c’ho un’idea (c’ho un’idea) c’ho un’idea disse Enea
c’ho un’idea e prese la parola in assemblea
c’ho un’idea (c’ho un’idea) c’ho un’idea disse Enea
stanotte ci imbarchiamo con l’alta marea

Ci sono stati santi, guerrieri, eroi e ladri
l’Eneide è il racconto dei padri dei padri
sotto queste mura di tutti noi romani
scorre anche il sangue di popoli lontani
E ci scusi la maestra per qualche licenza
non proprio all’altezza ma capisca anche l’urgenza
Virgilio era un latino che scrisse un gran poema
noi facciamo rap che per ’sti ragazzi è crema


Risposte

  1. Ce ne fossero di persone così!


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