Inserito da: solleviamoci | Dicembre 15, 2008

SALUTE – Si accende la polemica sulla nuova pillola Ru486 / “Ma il parto è più rischioso”

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Presto il via libera dal consiglio di amministrazione dell’Aifa

Meloni, ministro della Gioventù: «Le donne italiane vanno informate correttamente»

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«La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso». Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, interviene nel dibattito sull’utilizzazione di questa pillola abortiva anche in Italia, ipotesi che è stata duramente criticata dal cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del dicastero vaticano per la pastorale sanitaria.

Il ministro Meloni ha sottolineato che si tratta «di un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute (delle donne, ndr), la cui vendita è stata autorizzata dall’agenzia farmaceutica in virtù di un accettabile rapporto costi-benefici purché il suo impiego sia coerente con la legge 194 e purché sia previsto esclusivamente in ambito ospedaliero. Ciò vuol dire che si è ritenuto questo farmaco non più pericoloso della tecnica normalmente usata per gli aborti, ma sempre di aborto si tratta».

Sulla stessa linea la deputata del Pdl, Isabella Bertolini, che parla di «kill pill» e ricorda che «chi ha a cuore davvero la salute delle donne italiane non può che essere contrario all’introduzione della Ru486».
Intanto Guido Rasi, direttore generale dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, ha annunciato che entro il 19 dicembre il consiglio di amministrazione dell’Agenzia esaminerà la questione Ru486. Dall’incontro potrebbe uscire il via libera al farmaco, la cui somministrazione è previsto che avvenga in ospedale. Il Governo, ha chiarito Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, non può impedire l’introduzione della pillola, che – ricorda Roccella – è stata autorizzata dal comitato tecnico scientifico dell’Aifa durante il Governo Prodi.

«Siamo delusi dall’incomprensibile inerzia del governo nei confronti della Ru486. Dopo sette mesi non solo l’esecutivo non è stato in grado di impedire l’introduzione della pillola abortiva ma anche la sospensione delle linee guida sulla legge 40 e i nuovi regolamenti per una più corretta applicazione della 194 sono rimasti lettera morta» ha commentato il deputato Udc Luca Volontè.

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14 dicembre 2008

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/12/Pillola-polemica-Ru486.shtml?uuid=a9956bba-c9f1-11dd-bdaf-ab013e6d2ce1&DocRulesView=Libero

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http://www.chinadaily.com.cn/english/doc/2006-03/18/xin_020303180920155208828.jpg

Mifegyne (RU 486) – Metodo farmacologico per l’interruzione precoce di gravidanza

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Anche il metodo farmacologico non è 100% senza rischi. Ci possono essere rare complicazioni e sono conosciuti 13 casi mortali in Europa e in America Settentrionale – per più di 2 milioni di IVG realizzate con questo metodo. Solo pochi di questi decessi, possono in modo definitivo essere attribuiti direttamente alla Mifegyne, secondo le autorità sanitarie (due erano dovuti a emorragie fortissime non trattate).

Un caso fu causato in Francia nel 1991 dalla prostaglandina Nalador (che non viene più usata). Sette casi (sei negli Stati Uniti, uno nel Canada) accaddero in seguito a una infezione grave col batterio rarissimo clostridium sordellii. Ancora non è stato chiarificato se c’è un rapporto colla RU 486 o la prostaglandine Cytotec che va usata insieme alla RU 486. Per due altri decessi, la causa non si conosce.

Due altre morti dopo un aborto farmacologico non avevano niente da fare con la RU 486: una fu la conseguenza di una gravidanza extrauterina non trattata, un altra fu provocata da una overdose di metadone.
Tutte queste morti sono molto deplorevoli. Intanto sono rarissime, la mortalità dell’IVG colla Mifegyne corrisponde a quella dell’intervento chirurgico nel primo trimestre. Il parto invece con una mortalità intorno ai 5/100′000 è tra 7 e 10 volte più rischioso.

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Intervista col Dottor Christian Fiala

Come procedere

IMPORTANTE:

  • Se non è sicura se è rimasta incinta, faccia rapidamente un test di gravidanza. Se il test è positivo e ha l’intenzione di interrompere la gravidanza, si rivolga immediatamente ad un medico oppure ad un centro di pianificazione familiare.
  • Se ha deciso di interrompere la gravidanza e se non sono passati più di 49 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione, può decidere a quale metodo ricorrere.
  • Non è necessario aspettare finchè si vede il battito cardiaco dell’embrione all’ecografia prima di prendere la Mifegyne. Bisogna soltanto vedere il sacco gestazionale.

I due metodi per effettuare l’interruzione della gravidanza:

Metodo chirurgico
(per aspirazione)

L’aspirazione può generalmente essere effettuata entro le 14 settimane a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. L’intervento viene eseguito in ospedale o presso uno studio medico, sia come ambulante (dopo poche ore si può tornare a casa) sia come degente (restando anche di notte). A volte, per facilitare l’intervento, il collo dell’utero viene rilassato con un farmaco (prostaglandina), da prendersi o il giorno precedente o il giorno stesso dell’intervento.L’intervento operatorio avviene sotto narcosi (anestesia generale) oppure sotto anestesia locale. Il collo dell’utero viene dilatato cautamente con dilatatori metallici fino ad un diametro da 6 a 12 mm. Viene in seguito inserita una fine canula per l’aspirazione che rimuove i tessuti embrionali dalla cavità uterina. L’operazione dura circa 20 minuti. Il rientro a domicilio avviene tra le 2 a 8 ore seguenti l’intervento oppure il giorno dopo (ciò dipende dal luogo dove è stato effettuato l’intervento).

Generalmente, una visita di controllo viene effettuata nelle due settimane seguenti l’intervento.

Metodo farmacologico
(Mifegyne con prostaglandina)

In Svizzera, questo metodo può essere prescritto entro la 7a settimana a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. L’interruzione viene effettuata ambulatoriamente, sia in clinica sia in uno studio medico, con due farmaci: la Mifegyne (conosciuta anche con il nome di RU 486) e una prostaglandina. La Mifegyne blocca gli effetti dell’ormone progesterone interrompendo lo sviluppo della gravidanza. La prostaglandina induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti embrionali.In presenza di personale medico, la donna assume tre compresse di Mifegyne. Poco dopo può rientrare a casa. Due giorni dopo, due compresse di prostaglandina sono anch’esse prese nello studio medico o in clinica. La donna rimane in osservazione per alcune ore. Per circa due terzi delle donne l’espulsione dei tessuti embrionali avviene in questo periodo, per alcune avviene più tardi a casa. A questo stadio molto precoce, l’embrione misura tra i 2 e gli 8 mm, a seconda della durata della gravidanza.

Circa due settimane dopo la presa della prostaglandina viene effettuata una visita di controllo.

Si noti che la procedura può essere leggermente differente da quella descritta a seconda del luogo dove è praticato l’intervento. Sempre più spesso la donna può scegliere se vuole prendere il secondo farmaco (Cytotec) ed aspettare l’espulsione a casa sua.

Effetti secondari

Metodo chirurgico Metodo farmacologico
Dolori
L’intervento viene effettuato in anestesia locale o sotto narcosi. A volte ci possono essere dei dolori dopo l’intervento oppure brevemente durante l’intervento stesso in caso di anestesia locale. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici. Solitamente vi sono dei crampi addominali leggermente più dolorosi di quelli mestruali, che cessano rapidamente. A volte questi dolori possono essere più forti o perdurare. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici.
Perdite di sangue
Solitamente le perdite di sangue dopo l’intervento sono meno abbondanti di una mestruazione normale e durano 4 a 5 giorni. Solitamente dopo l’espulsione vi sono perdite di sangue un po’ più abbondanti di una mestruazione normale. Durano circa 9 giorni, in alcuni casi anche più a lungo.
Nausea/Diarrea
La narcosi può provocare nausea. La prostaglandina può provocare nausea ed una leggera diarrea.

Rischi e complicazioni

I rischi sono piccoli per entrambi i metodi. Le complicazioni gravi occorrono in meno dell’uno per cento dei casi. Raramente si manifestano ulteriori problemi di salute. L’intervento non aumenta il rischio di non più poter avere bambini ulterioramente. I problemi psichici non sono più frequenti con il metodo farmacologico che non quello chirurgico.

Complicazioni possibili:

Metodo chirurgico

  • Traumi o ferite al collo dell’utero e/o alla parete uterina.
  • Infezioni.
  • Forti perdite di sangue.
  • Eliminazione incompleta dei tessuti embrionali con conseguente necessità di una seconda aspirazione.
  • Coaguli vascolari (trombosi).
Metodo farmacologico

  • Forti perdite di sangue o espulsione incompleta, con conseguente necessità di una aspirazione per eliminare i resti dei tessuti embrionali rimasti nella cavità uterina.
  • Insuccesso del metodo e continuazione della gravidanza. In questo caso è necessaria un’ulteriore aspirazione (intervento chirurgico).

Confronto dei due metodi

Entrambi i metodi sono efficaci e sicuri. In rari casi il medico deve sconsigliare l’uno o l’altro per ragioni legate alla salute della donna coinvolta.

Esistono però delle differenze riguardanti il periodo entro il quale la donna si deve decidere e anche riguardanti la percezione dei due metodi. È importante tenere conto di queste differenze.

L’interruzione farmacologica si offre per le donne che sono giunte rapidamente alla chiara decisione di interrompere la gravidanza. Le donne che si decidono più tardi o hanno bisogno di un tempo di riflessione più esteso, devono ricorrere all’intervento chirurgico.

Le differenze più importanti nella percezione dell’intervento:

Metodo chirurgico

  • Operazione, eventualmente sotto narcosi.
  • Il momento dell’intervento è pianificato e ben determinato. L’operazione dura poco tempo.
  • Di regola l’intervento non viene effettuato prima della 7a settimana.
  • Si ha più tempo a disposizione per prendere una decisione.
  • Se effettuato sotto narcosi, l’intervento non è vissuto coscientemente.
  • Di solito le perdite di sangue dopo l’operazione sono poco abbondanti e di breve durata.
  • Dolori prolungati sono rari.
Metodo farmacologico

  • In oltre 95% dei casi un ulteriore intervento chirurgico non è necessario. Non c’è bisogno di narcosi.
  • Il procedimento è di tre giorni.
  • L’interruzione può essere praticata molto precocemente, il che è sovente percepito come un sollievo psichico.
  • L’espulsione è vissuta coscientemente.
  • Molte donne ritengono che il metodo farmacologico è più naturale.
  • Maggiore responsabilità personale.
  • Perdite di sangue più prolungate.
  • Dolori addominali che durano più o meno a lungo.

Novembre 1999
Redatto in collaborazione con la dott.ssa Judit Pók, ginecologo a Zurigo da Lucia Ritter e Kurt Pfister. COSAN Sarl, Volketswil/ Zurigo

Per più informazioni in francese cliccare qui

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fonte: http://svss-uspda.ch/it/mifegyne.htm


Risposte

  1. Io sono assolutamente favorevole all’introduzione della pillola, ma opterei per la somministrazione in ospedale…


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