Inserito da: solleviamoci | Dicembre 16, 2008

Gaza, Israele chiude di nuovo i valichi: stop agli aiuti umanitari / Espulso diplomatico Onu

Funerali di Jihad Nawahda nel villaggio di Al-Yamoun (foto Mohammed Balls - Ap) GAZA (16 dicembre) – Da oggi i valichi di transito con Gaza sono di nuovo chiusi, dopo che nella prima mattinata dalla Striscia sono partiti quattro qassam verso il Neghev. Il blocco è stato deciso dal ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, revocando l’autorizzazione data in precedenza ad agenzie umanitarie internazionali per il passaggio in giornata di camion carichi di aiuti. I razzi palestinesi sono esplosi in zone disabitate, senza provocare vittime né danni. In reazione è intervenuta  l’aeronautica militare israeliana che ha cercato di colpire i lanciatori di razzi. Finora non si ha notizia di vittime. Ieri altri qassam erano stati esplosi in direzione della città israeliana di Ashqelon.

La Jihad islamica rivendica l’azione. Il lancio dei quattro qassam è la risposta della Jihad islamica alla morte di uno dei suoi esponenti, Jihad Nawahda, ucciso da soldati israealini alle prime ore di stamattina a Jenin, in Cisgiordania.

Barak è cauto. La tensione con la Striscia è nuovamente salita a tre giorni dalla scadenza della tregua informale siglata sei mesi da Hamas e Israele, il cui rinnovo appare difficile. «Non abbiamo paura di un’operazione a Gaza, né ci stiamo precipitando verso questa ipotesi. Alla calma risponderemo con la calma», ha detto Barak ai giornalisti, durante una visita nel nord d’Israele.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=38654&sez=HOME_NELMONDO

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Israele, espulso diplomatico Onu che denunciò crimini contro l’umanità

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ROMA (16 dicembre) – Aveva definito la politica di Israele verso Gaza un «crimine contro l’umanità». Da oggi Richard Falk non potrà più metter piede in Israele. Stamane, infatti, le autorità hanno deciso l’espulsione del diplomatico, «special rapporteur» del Consiglio dei diritti umani dell’Onu per i territori palestinesi. Secondo l’edizione online del quotidiano israeliano Haaretz, il professore di Princeton è stato fermato all’aeroporto internazionale di Tel Aviv e costretto a reimbarcarsi sul primo volo disponibile per Zurigo. Falk era diretto a Ramallah per incontri legati all’attività che svolge per conto delle Nazioni Unite.

Di «atto che non si addice alla democrazia» ha parlato Jessica Montell, dirigente di Btselem, un gruppo israeliano impegnato nella difesa dei diritti umani dei palestinesi,

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=12779&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

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Onu: blocco Gaza crimine contro umanità. Israele: solo propaganda

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Ehud Olmert foto (Lapresse) GAZA (10 dicembre) - La politica di Israele nei confronti della popolazione araba è un «crimine contro l’umanità». A lanciare l’accusa il responsabile Onu per i diritti umani, Richard Falk, che ieri al Consiglio della Nazioni Unite ha auspicato da parte di Gerusalemme passi importanti in vista dello sblocco dei valichi al confine con la Striscia di Gaza oltre alla liberazione dei detenuti palestinesi. Israele rispedisce al mittente le accuse. Oggi, intanto, consultazione tra il presidente israeliano dimissionario, Ehud Olmert, il ministro degli Esteri, Tzipi Livnie, e quello della Difesa, Ehud Barak. Al centro dell’incontro, la difficile situazione con il vicino palestinese e la possibilità che Gerusalemme lanci un’offensiva contro gli attacchi provenienti dalla Striscia: favorevoli il premier e Livni, più cauto Barak.

La condanna dell’Onu.
Dopo due giorni di discussione, il Consiglio Onu per i diritti umani, ha consegnato al rappresentante israeliano 99 raccomandazioni per migliorare il rispetto dei diritti umani verso i palestinesi. A Marzo Israele dovrà presentare una risposta sul modo in cui intende attuare le raccomandazioni.

Falk, ebreo americano, professore di diritto internazionale, ha suggerito che al Palazzo di Vetro si faccia un sforzo per assicurare protezione alla popolazione di Gaza: «Sarebbe obbligatorio per una corte internazionale investigare sulla situazione e determinare se i leader politici israeliani e i comandanti militari responsabili dell’assedio di Gaza non andrebbero accusati e processati per violazioni contro le leggi criminali internazionali».

Israele respinge le accuse. «Il Rapporto in questione – ha dichiarato Igal palmor, portavoce del ministero degli Esteri di Gerusalemme – rappresenta un ulteriore duro colpo inferto alla credibilità del Consiglio per i Diritti umani, in quanto esso ha preferito come al solito ricorrere al linguaggio della propaganda anti-israeliana più estrema piuttosto che attenersi ai fatti e alla verità». Insomma, ha concluso Palmor, «il fatto che questo Consiglio è oggetto di critiche severe da parte di quasi tutte le organizzazioni per i diritti umani e anche da parte dei vertci delle Nazioni Unite è molto eloquente».

L’ambasciatore israeliano a Ginevra ha chiarito che «Israele è impegnato a rafforzare le aree in cui stiamo avendo successo e a migliorare i punti che necessitano miglioramenti».

Incontro Olmert-Livni-Barak. Il premier dimissionario e il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ritengono ormai necessario un intervento militare dopo l’intensificarsi nelle ultime settimane degli attacchi provenienti dalla Striscia di Gaza. Più cauto il ministro della Difesa, Ehud Barak, convinto che vada fatto il possibile per non spezzare la fragile tregua concordata sei fa mesi con Hamas, grazie alla mediazione egiziana. D’altra parte, il responsabile della Difesa lavora ancora per ottenere la liberazione di Gilad Shalit, il giovane soldato israeliano rapito dal movimento nel giugno 2006. Ieri, intanto, Barak ha autorizzato la riapertura dei valichi commerciali fra Gaza e Israele.

A chiedere l’incontro di stamane è stata la leader di Kadima, convinta che «al fuoco bisogna rispondere con il fuoco» e che Hamas sia «responsabile per ogni attacco da Gaza». Ieri, durante un intervento all’università di Tel Aviv, Livni ha parlato di una combinazione di misure militari, diplomatiche oltre che economiche per indebolire Hamas. Ribadendo la necessità di un’offensiva militare, il ministro ha spiegato che «l’immagine ha il suo peso». Insomma, «quando c’è la percezione di un Israele debole, la nostra capacità deterrente si indebolisce».

Dello stesso avviso il premier uscente che, in visita ieri a Sderot, città costantemente sotto tiro palestinese, non ha usato mezzi termini: «Voglio dire, con la più grande cautela, non tollereremo per un istante una vita in cui bisogna correre nei rifugi per nascondersi dal nemico». In altre parole, ha concluso Olmert, «sappiamo quello che va fatto e sappiamo anche quando e come farlo».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=37770&sez=HOME_NELMONDO



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