Inserito da: solleviamoci | Dicembre 22, 2008

Sacconi: “Ecco il piano salva-posti, meno ore di lavoro e meno salari” / Settimana corta, Epifani: «Aperti al confronto»

Ma un mese fa non si doveva tutti fare più straordinari per rimettere in sesto l’economia? L’ometto, come si dice dalle mie parti, ha poche idee ma ben confuse!

mauro

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Il ministro del Lavoro spiega la proposta di riduzione della settimana lavorativa

“Occorre un patto tra governo, Regioni e parti sociali per sostenere le persone”

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di ROBERTO MANIA

"Ecco il piano salva-posti meno ore di lavoro e meno salari"Maurizio Sacconi

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ROMA – “Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti”. È lo slogan con cui Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, sintetizza il piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi.
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Ma allora seguirete davvero la strada della settimana corta indicata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel?
“A differenza della Germania noi abbiamo già un robusto sistema di ammortizzatori sociali che ci consente di spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa è la funzione della cassa integrazione a rotazione e non a zero ore, e della stessa cassa integrazione ordinaria”.
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Vuol dire che una persona potrebbe lavorare quattro giorni e gli altri due restare in cassa integrazione?
“Sì: si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante. Ma penso anche ai contratti di solidarietà”.
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I contratti di solidarietà, però, non hanno mai avuto successo. E poi non si deve anche dire che le retribuzioni saranno più basse?
“Vuole dire anche meno salario ma non dimentichiamoci che ci sarà l’integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima. Quanto ai contratti di solidarietà è andata un po’ come dice lei perché nel passato sono stati utilizzati solo quando per l’azienda non c’era alternativa al ridimensionamento. Vogliamo evitare esattamente questo. Per farlo si deve ancorare il lavoro alle imprese”.
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Come pensate di farlo quando tutte le imprese stanno tagliando i costi, compreso quello del personale?
“Dobbiamo evitare di dare vita a un sistema di self service per la cassa integrazione che non può trasformarsi in un rubinetto sempre aperto. In questo modo l’azienda diventa “irresponsabile” e al primo segnale di crisi fugge dalle proprie responsabilità e taglia anche il suo capitale umano che, invece, è il patrimonio fondamentale per rilanciarsi. Questo sarà il tema centrale del G14 che terremo a Roma il 29 marzo perché si deve guardare alla dimensione umana della crisi non solo agli aspetti finanziari”.
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Sta dicendo che le imprese approfittano della crisi?
“Dico che non possono rinunciare a fare tutto il possibile per non perdere l’asset fondamentale del capitale umano”.
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Per questo il presidente Berlusconi ha detto che verrà istituita un’Authority che vigilerà sulla concessione della cassa integrazione?
“Stiamo pensando a un’unità di crisi del ministero del Lavoro collegata, per la parte di sua competenza, con il dicastero dello Sviluppo economico. Il nostro obiettivo, ripeto, è quello di ancorare le persone alla dimensione produttiva. Per farlo serve un accordo di straordinaria e leale collaborazione con le Regioni e poi con le parti sociali: un patto per proteggere le persone”.
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Perché anche con le Regioni?
“Perché le Regioni dispongono di importanti fondi europei, compreso il Fondo sociale. In secondo luogo hanno competenza sulla formazione. E guai a noi se in una stagione così straordinaria bruciassimo, come spesso purtroppo è accaduto, queste risorse per fare la festa dei formatori. Dunque quel patto è fondamentale per filtrare le richieste per la cassa integrazione e per condividere i costi, perché servono tanti soldi”.
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Lei descrive un’economia di guerra a dispetto dell’ottimismo di Berlusconi.
“Io credo che si debba attraversare un tunnel da cui potremmo uscire più robusti e soprattutto con le persone più “occupabili”, come dice l’Europa. Guardi che io condivido l’ottimismo del premier circa la possibilità di uscire presto dalla crisi. La penso come Berlusconi: non ho mai conosciuto un pessimista che abbia avuto successo. Per questo diciamo agli imprenditori di non scappare perché la crisi può durare poco”.
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Parlava di tanti soldi per gli ammortizzatori sociali. Quanti miliardi serviranno?
“È difficile dirlo. Ne servono molti se vogliano insistere sulla formazione che, anzi, deve essere la chiave per non perdere il contatto con il lavoro. Ogni persona che riceverà un sostegno al reddito dovrà avere una contemporanea possibilità di apprendimento”.
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Quanti sono i posti a rischio? La Confindustria ne stima 600 mila, i sindacati circa un milione.
“Credo che sia giusto prendere in esame anche gli scenari peggiori ma le imprese non devono dare l’idea che le prime difficoltà si traducano in una espulsione di manodopera”.
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22 dicembre 2008
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Settimana corta, Epifani: «Aperti al confronto»

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Sì a un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela dei lavoratori. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, parlando al direttivo dell’organizzazione a proposito del dibattito sulla settimana corta e sull’utilizzo di contratti di solidarietà. Ben vengano quindi secondo Epifani strumenti di solidarietà a patto che «siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non
costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie».

«Ben venga l’avvio di un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela, ed è bene che si sia passati da un’impostazione priva di senso che prevedeva la detassazione degli straordinari a questa nuova ottica», dice il leader della Cgil. «Servono politiche di sostegno contro la crisi industriale, servono anche strumenti parzialmente nuovi e soprattutto risorse più rilevanti», conclude.

Settimana super-corta, con meno giorni lavorati e salari ridotti. La scoperta del governo di destra è dell’ultima ora, anche se è una ricetta tedesca e una proposta rilanciata in Italia dal segretario della Cisl, Bonanni. Ora il ministro del Welfare Maurizio Sacconi fa saper che il governo di destra ci sta pensando «per salvare i posti di lavoro dalla crisi economica». Il piano è di «spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa – proclama Sacconi in un’intervista a un quotidiano nazionale – è la funzione della cassa integrazione a rotazione. Si può andare in cassa per una parte della settimana e lavorare per la restante». La cassa integrazione a rotazione che consente di «spalmare un minor carico di lavoro su più persone», a differenza si quella «a zero ore» e di quella «ordinaria». Ma il ministro pensa anche ai «contratti di solidarietà», che significano sì meno retribuzione, ma «non dimentichiamo che ci sarà l’integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima».

Bisogna però «evitare il self service della cassa integrazione», che renderebbe «irresponsabili» le imprese, che invece devono «fare tutto il possibile per non perdere il loro asset fondamentale, cioè il capitale umano» e non dare l’idea che «le prime difficoltà si traducano in una espulsione di manodopera». Per questo si sta pensando a «una unità di crisi del ministero del Lavoro collegata a quello dello Sviluppo economico» che vigili sulla cassa integrazione e che arrivi a un «accordo di straordinaria e leale collaborazione con le Regioni, e poi con le parti sociali, per proteggere le persone e ancorarle alla dimensione produttiva».

Per il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, una settimana corta sul modello adottato da Angela Merkel in Germania è «un’ottima idea, perché mantiene il posto di lavoro, riduce a tutti l’orario ed evita l’emarginazione e il licenziamento». In un’intervista al Corriere della Sera però, il leader di Rifondazione spiega però che «il nostro sistema produttivo è fatto di piccolissime imprese» che saranno quelle «più colpite. Bisognerebbe estendere il provvedimento anche a loro, anche alle partite Iva, anche ai garzoni». Per reperire i fondi, Ferrero suggerisce di «rimettere la tassa di successione e introdurre una patrimoniale sopra i 500mila euro». E poi di «aumentare le aliquote fiscali al di sopra dei 100mila euro e le imposte sulle rendite finanziarie al 20% sopra i 200-300mila euro».

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22 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74480


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