Se non ve ne siete accorti, le buste paga sono rimaste sostanzialmente ferme quest’anno. I pochi aumenti sono andati solo a compensare l’aumento dei prezzi. Lo dice l’Ires, il centro studi della Cgil, anticipando i dati del rapporto sulle retribuzioni che sarà diffuso a gennaio. Quest’anno le buste paga aumenteranno del 3,4-3,5% in linea con l’andamento dell’inflazione programmata. E quindi sono rimaste ferme.
Secondo i calcoli del sindacato di Guglielmo Epifani lo scorso anno i salari erano cresciuti del 2,3% rispetto a un aumento del tasso d’inflazione pari al 2%. Le retribuzioni saranno più alte a livello nominale, ma più basse in termini di disponibilità reale rispetto all’inflazione. Quindi in realtà i salari sono diminuiti in termini di valore reale, hanno perso terreno rispetto alla corsa effettiva dei prezzi di beni di largo consumo.
Non solo, aumenta la forbice tra le paghe più alte e quelle più basse. Aumenta cioè il divario tra le retribuzioni di operai e impiegati e imprenditori e liberi professionisti. Tra il 2002 e il 2008 le buste paga di operai e impiegati sono diminuite di 1.600 euro, mentre le retribuzioni dei secondi sono aumentate di 9mila euro.
«Se a questa riduzione di disponibilità reale per i redditi medio bassi si aggiunge la manca restituzione del fiscal drag, che solo nel 2008 vale 360 euro, si capisce la difficoltà reale dei redditi medio-bassi a cui corrisponde un calo dei consumi registrato anche in questi giorni. Ecco perchè – continua il segretario confederale della Cgil Agostino Megale- continueremo ad insistere affinchè ciò che il governo non ha fatto fin qui, lo faccia a partire dal nuovo anno, riducendo le tasse sui redditi da lavoro e pensione in modo tale da poter rilanciare i consumi». Scondo il rapporto Ires infatti il calo dei consumi che si sta manifestando anche in questi giorni «rischia di essere ancora più pesante nel 2009 a fronte di un calo della produzione industriale, dell’aumento della cassa integrazione e dei posti di lavoro a rischio».
Mentre i salari stanno al palo, prezzi e tariffe sono aumentati di quasi il 6% in termini reali. Questo secondo i calcoli dei consumatori. Vale a dire – è la stima di Adusbef e Federconsumatori- che i consumatori hanno dovuto sostenere una spesa di oltre 1.700 euro in più – a quota 32 mila euro – rispetto al 2007. Il maggior rincaro è stato quello per la nettezza urbana che è volata a un +14,6% rispetto all’anno precedente, più in alto dei rincari delle bollette energetiche – gas e luce in primis – che, complice la corsa dell’oro nero, hanno registrato aumenti fino e oltre il 13%. A fare il bilancio del caro-tariffe 2008 sono i consumatori di ricordando che «solo nell’ultima fase dell’anno vi è stato un abbassamento dell’inflazione per la forte contrazione dei consumi». I capitoli che più hanno inciso sul potere di acquisto sono stati essenzialmente due: i costi per l’abitazione derivanti dagli aumenti «spropositati nel corso dell’anno dei prezzi del petrolio (luce,gas,acqua,rifiuti urbani) e quelli della spesa agroalimentare. Vivere, insomma.
Secondo un’indagine della Fipe-Confcommercio, la federazione del pubblici esercizi, per venire incontro al ridotto potere d’acquisto dei consumatori il 30% dei ristoratori ha ridotto i prezzi del cenone-veglione di Capodanno che costerà in media 83,50 euro, cioè il 6,9% in meno rispetto al prezzo del 2007. Si stima che saranno quasi 5 milioni e mezzo le persone che sceglieranno il ristorante per consumare il cenone e stare con gli amici fino a notte inoltrata con una flessione quasi impercettibile (0,6%) sul 2007.
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27 dicembre 2008
fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74597
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