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GENOVA – Hanno vinto la ragion politica, i timori per l’ordine pubblico, «il consiglio prudenziale» della Curia, ma don Prospero al posto della moschea delle polemiche rimossa ieri dal presepe, di Nostra Signora della Provvidenza di Genova, ha messo un Vangelo con duro monito che, forse, è ancora più dirompente nel suo significato della presenza della moschea stessa e del muro che divide la Palestina da Israele.
Il sacerdote ha messo, al posto di moschea e minareto, il Vangelo, sottolineando questo passaggio tratto da Matteo 25: «Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno». La decisione di rimuovere la moschea è arrivata a seguito di una telefonata tra il parroco genovese e la Curia. Si è stabilito, di comune accordo, di togliere ciò che aveva suscitato vibrate proteste e minacce da parte della Lega Nord e del partito di estrema destra Forza Nuova. Resta invece al suo posto il muro di Gerusalemme che, ha commentato il parroco, «in questi giorni è di drammatica attualità».
«Per me potevano venire anche con le bombe – ha detto don Prospero – non avrebbe fatto alcuna differenza, ma avevo il dovere di avvertire la Curia su quello che Forza Nuova stava preparando». Gli estremisti di destra avevano infatti annunciato una «visita» in parrocchia il 31 dicembre con «simpatici doni», precisando che non si trattava di una minaccia. «Come ho spiegato anche ai parrocchiani contrari alla mia decisione – prosegue il parroco, conversando con un giornalista – io sono come un lavoratore, devo vedere il mio principale che dice. La Curia mi ha consigliato di togliere la moschea e io ho obbedito».
Alle critiche giunte nelle scorse settimane, da parte di Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Nuova, si erano contrapposte attestazione di solidarietà a don Prospero, come quelle del sindaco Marta Vincenzi, del prete di strada don Andrea Gallo e dell’imam di Genova Salah Hussein. I parrocchiani di Nostra Signora della Provvidenza hanno già in programma delle manifestazioni di solidarietà nei confronti di don Prospero. «Tra il 10 e il 15 – spiega Angelo Chiapparo, abitante del quartiere – prepareremo un momento di riflessione in piazza e inviteremo a partecipare le forze politiche, la consulta delle religioni e le comunità ebraica e musulmana».
FORZA NUOVA: ANDREMO A SESTRI LEVANTE
«È una vittoria della tradizione e di un vasto movimento politico e di fedeli che ha manifestato contro l’idea offensiva e antistorica del parroco»: esulta Forza Nuova per quella che considera «una grande vittoria», ovvero la decisione di don Prospero, su invito della Curia che temeva proprio l’azione del partito di estrema destra, di togliere la moschea e il minareto dal presepe della chiesa di Nostra Signora della Provvidenza. «Evidentemente era come dicevamo noi: i panni sporchi si lavano in famiglia e il cardinale Bagnasco, come fa un allenatore con i propri giocatori, ha sgridato don Prospero negli spogliatoi», sostiene Massimo Lionti, dirigente nazionale del partito di estrema destra. I militanti di Forza Nuova conservano però l’abito da Babbo Natale, i due doni (un libro sui cristiani vittime dei musulmani di Antonio Socci e una pubblicazione delle edizioni Paoline sul presepe tradizionale) e la lettera che domani pomeriggio avrebbero dovuto consegnare al parroco genovese, perché probabilmente serviranno per far visita al parroco della chiesa di Sant’Antonio di Sestri Levante (Genova), anch’egli `colpevole´ di aver messo una moschea nel presepe.
NESCI, RIFONDAZIONE, DIFENDO DON PROSPERO
Non entra nel merito di questioni religiose il consigliere regionale di Rifondazione, Nesci, ma difende il sacerdote. Migliore risposta con la frase scelta dal Vangelo non poteva dare. Don Prospero per Nesci è vittima di ignoranza e prevaricazione
PLINIO, AN, ROSSO, FI, MOSCHEA FUORI DAL PRESEPE: SODDISFATTI
Soddisfazione espressa con diverse motivazioni, ma convergente sulla rimozione della moschea dal presepe e sul fatto che i sacerdoti devono fare i sacerdoti e non politica. Questo il senso dei commeniti espressi dai consiglieri regionali di An, Plinio e di FI, Rosso.
LA LEGA NORD
«Questa è stata una vittoria non solo della Lega ma di tutti quei fedeli che nei giorni scorsi hanno manifestato il loro disappunto». Il segretario provinciale della Lega Nord, Edoardo Rixi, commenta così la decisione di togliere la moschea dal presepe di Don Prospero. «È un segnale importante – prosegue Rixi – anche per il Sindaco e la giunta comunale che da tempo cercano di edificare una maximoschea in città. I genovesi non lasceranno cancellare la loro storia e le loro tradizioni. La moschea a Genova sarebbe un affronto alla storia della Superba così come nel presepe era un affronto alla cristianità».
LA GIOVINE ITALIA: PELLEGRINAGGIO
Soddisfazione contenuta da parte di Giovine Italia per la decisione di don Prospero di togliere, su consiglio della Curia genovese, la moschea dal presepe della chiesa di Nostra Signora della Provvidenza. «Prendiamo atto – scrive in una nota il presidente del movimento, Luciano Silighini Garagnani – che la Curia genovese ha finalmente richiamato all’ordine don Prospero. Ci piace quindi pensare che la nostra consegna alla segreteria del Cardinale Bagnasco dei Vangeli abbia illuminato il prelato. Ma ciò non toglie la nostra disapprovazione circa il suo comportamento davanti alla gravità del fatto e a ciò aggiungiamo la sua presa di posizione poco chiara circa la costruzione di una moschea «vera» nella città di Genova». Per questi motivi il presidente di Giovine Italia conferma la processione al Santuario della Guardia prevista per domani notte «afffinché la Madonna possa realmente illuminare la coscienza dei nostri sacerdoti e vescovi». «Non permetteremo più – afferma – che Genova sia guidata da pastori ciechi che non possono certamente condurre bene un gregge se non alla sventura. Mi impegno formalmente a chiedere a S.S. Benedetto XIV di richiamare il Cardinale Bagnasco afffinché situazioni del genere non succedano più e chiederò di verificare se il suo comportamento giudicato da noi troppo favorevole all’islam sia consono alla sua missione vescovile e se fosse il contrario lo inviteremo a richiamarlo a Roma allontanandolo da Genova». Sul fatto è intervenuto anche Antonio Bruno, capogruppo Se-Prc in Comune. «La frase del vangelo con cui don Prospero ha sostituito la moschea nel proprio presepe («Non mi hai riconosciuto quando ero straniero, quindi vai all’inferno») – ha commentato – è molto significativa. Suona come una condanna, umana prima che divina, per chi come la Destra, fa della violenza, dell’esclusione, dell’integralismo la propria bandiera. Così facendo si rinchiude in un inferno di disperazione ed individualismo».
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30 dicembre 2008
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Solidarietà a Don Prospero…
Da: Franca su Gennaio 1, 2009
alle 2:20 pm