
A Palestinian medic carries a wounded boy into a hospital in Gaza City on January 4, 2009 as Israeli troops continue its ground assault in Gaza. The half dozen hospitals in Gaza cannot cope with more patients and casualties are overflowing out of regular wards into corridors as Israeli troops push deep into Gaza.
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Hamas non discuterà con Israele
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Gerusalemme | 7 gennaio 2009
E’ scattata alle 12 la tregua israeliana: il governo ha interrotto per tre ore i bombardamenti sulla Striscia di Gaza “per ragioni umanitarie”. Le autorita’ hanno annunciato l’apertura di un corridoio umanitario e la cessazione dei bombardamenti per tre ore ogni giorno a partire da oggi. Israele vede con favore il dialogo con l’ Egitto “al fine di porre fine al terrorismo e al contrabbando di armi nella striscia di Gaza”, secondo un comunicato emesso oggi dell’ ufficio del premier Ehud Olmert. Anche Hamas rispetterà il cessate il fuoco di 3 ore iniziato alle 12 e pertanto non lancerà più razzi contro Israele. Israele si anche espressa oggi a favore
dell’iniziativa egiziana per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito un portavoce del governo israeliano.
Hamas rifiuta i colloqui con Israele
Hamas non vuole discutere un cessate il fuoco permanente con Israele. Lo ha detto oggi all’Associated Press Moussa Abou Marzouk, uno dei leader di Hamas in esilio a Damasco. Il Movimento di resistenza islamico sta valutando pero’ altre proposte per fermare le violenze nella Striscia di Gaza, ha aggiunto Marzouk.
Marzouk ha poi aggiunto che fino a quando ci sara’ un’occupazione israeliana ci sara’ “la resistenza”. Marzouk ha riferito che Hamas ha ricevuto diverse proposte di tregua da Francia, Egitto, Turchia e Siria, e ha anche ribadito che il suo gruppo vuole uno stop immediato dell’offensiva israeliana, il ritiro israeliano da Gaza e l’apertura dei varchi.
La Jihad non rispetterà il cessate il fuoco
Nonostante l’adesione di Hamas, la Jihad islamica palestinese ha annunciato che non rispetterà il cessate il fuoco di tre ore annunciato oggi dall’esercito israeliani che fermerà in questo lasso di tempo i raid su Gaza. Secondo quanto rende noto lo stesso gruppo armato palestinese, citato dalla Tv araba ‘al-Jazeera’, “la Jihad islamica continuerà a combattere l’occupante perché il cessate il fuoco è stato deciso in modo unilaterale”.
Italia pronta a dare il suo contributo
Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha rinnovato l’appello per un cessate il fuoco immediato a Gaza. “La prima richiesta che l’Italia ha ribadito più volte dopo il 30 dicembre”, ha detto intervenendo alle commissioni Esteri di Camera e Senato, “è un appello a un cessate il fuoco da subito, temporaneo, ma entro breve termine destinato a trasformarsi in un cessate il fuoco permanente. Esponenti di Fatah sono in questi giorni diventati bersagli di Hamas, vittime di “uccisioni, gambizzazioni e arresti illegali”. E’ il fenomeno che sta emergendo a Gaza riferito dal ministro degli Esteri Franco Frattini alle Camere in base alle informazioni raccolte sia dall’inviato italiano appena rientrato da una missione in Medio Oriente che da diversi contatti nell’area. All’origine di questo nuovo inquietante aspetto c’e', ha osservato il ministro, “la preoccupazione di Hamas che il presidente palestinese eletto Abu Mazen possa riprendere il legittimo controllo del territorio”. Infine l’Italia propone la trasformazione della missione europea del 2005 per il controllo del valico di Rafah in “missione internazionale” con la partecipazione di foze arabe tra le quali anche dell’Autorita Nazionale palestinese, egiziane e turche.
I paesi arabi ed Abu Mazen devono fare di più
Per garantire il rispetto della tregua di tre ore al giorno annunciata da Israele nella Striscia di Gaza, “occorre un controllo sul flusso e sul traffico di armi che alimentano Hamas”, affidato “non solo a personale internazionale, ma anche a personale di Abu Mazen, dell’Autorita’ nazionale palestinese - ha detto ancora Frattini su Radio 1 Rai - Loro devono riprendere il controllo delle frontiere”. Ma “è chiaro – ha aggiunto Frattini – che questo deve implicare una mediazione araba. La mediazione egiziana forse può riuscire dove in passato aveva fallito e spiegare a un’organizzazione con cui noi non trattiamo, cioè Hamas, che devono accettare il governo legittimo di Abu Mazen”. “Altrimenti una presenza solo europea non sarà sufficiente”, ha concluso il ministro riferendosi alla possibilita’ di dispiegare una forza internazionale alla frontiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto quando sarà conclusa l’offensiva israeliana.
La pressione diplomatica
Israele valuta con grande attenzione il piano franco-egiziano per una tregua nella Striscia di Gaza. Lo ha detto l’ambasciatore israeliano all’Onu, mentre sempre alle Nazioni Unite il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha dichiarato che gli Stati Uniti comprendono “l’urgenza di mettere fine ai combattimenti” e vi lavorano 24 ore su 24, appoggiando l’iniziativa del presidente egiziano Moubarak.
I corridoi per Gaza
Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha ordinato l’apertura di alcuni valichi per consentire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito la radio israeliana, a poche ore dall’annuncio dell’apertura di un ‘corridoio umanitario’ da parte del primo ministro Ehud Olmert. I primi carri armati hanno cominciato a lasciare il sud della Striscia di Gaza. In mattinata nuova riunione, a Gerusalemme, del gabinetto di sicurezza israeliano per fare il punto sull’operazione ‘Piombo fuso’, che finora ha causato nella Striscia di Gaza 635 morti palestinesi e 2mila 700 feriti.
La strage che pesa
Ieri strage di civili palestinesi in una scuola Onu, almeno 40 i morti, in gran parte donne e bambini. Un’eccidio di enorme eco mediatica in tutto il mondo, tale da aumentare la pressione diplomatica su Israele per un rapido raggiungimento della tregua per motivi umanitari.
Le immagini giunte ieri dalla scuola dell’Unrwa (l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi) a Jabalya “avranno l’effetto di accelerare il processo diplomatico” per la sospensione delle ostilita’ fra Israele e Hamas, ammette il ministro israeliano per la assistenza sociale Yitzhak Herzog (laburista). Herzog fa parte del Consiglio di difesa convocato oggi dal premier Ehud Olmer per decidere le prossime fasi della operazione ‘Piombo fuso’.
“I prossimi due giorni saranno critici” ha detto ancora, la scorsa notte, Herzog alla edizione online del quotidiano Haaretz.
Le elezioni vicine
A spingere verso un’accelerazione delle operazioni – verso un’ulteriore escalation prima della cessazione delle ostililtà o verso una tregua nei prossimi giorni – è anche il calendario elettorale israeliano: l’appuntamento con le urne è per il 10 febbraio e se da una parte tutti i grandi partiti vogliono passare alla ‘cassa delle urne’ in tempi rapidi, l’ipotesi di un rinvio dovuto alla guerra si fa strada nelle ultime ore sulla stampa israeliana, scatenando polemiche. Per il leader della destra israeliana Benjamin Nethaniyahu un rinvio accordererebbe ad Hamas il potere di influenzare ”le istituzioni democratiche di Israele” e come tale va respinto.
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fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=90290
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Palestinians try to get an ambulance to transport a badly wounded girl (top) and a man following Israeli artillery shelling in Gaza City on January 4, 2009.
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Hezbollah minaccia Israele con l’apertura di un secondo fronte in Libano

Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha avvertito Israele che un’eventuale nuova guerra in Libano fara’ sembrare quella del 2006 “una passeggiata al parco”.
“Siamo preparati ad ogni possibilita’ e pronti per ogni aggressione”, ha asserito il capo del movimento sciita in un discorso riportato dalle televisioni dei paesi arabi. Nasrallah ha parlato a lungo del conflitto in corso nella Striscia di Gaza e si e’ detto sicuro che Israele non sara’
in grado di distruggere Hamas.
Dure le parole pronunciate dal leader di Hezbollah nei confronti di quegli statisti arabi che puntano a una tregua con lo Stato ebraico: “Dovrebbero schierarsi in battaglia a fianco dei palestinesi di Gaza”. Una frase che, temono in Israele, potrebbe preludere all’apertura di un secondo fronte in Libano, esattamente come accadde due anni fa. Le autorita’ israeliane, gia’ all’inizio delle operazioni nella Striscia, hanno assicurato che se Hezbollah avviera’ una nuova azione di guerra, Israele reagira’ con una massiccia rappresaglia.
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fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=90299
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Jihadm, Hezbollah, Hamas, Al Qaida
ma chi rappresenta il popolo palestinese?
Dimenticavo, la loro guerra ad oltranza ricorda quella partigiana. Le vittime della rappresaglia dell’esercito invasore sono “prezzi da pagare”.
Allora niente pace: W la resistenza.
Da: matteo su Gennaio 7, 2009
alle 3:09 pm