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di Luca Lippera
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ROMA (7 gennaio) – «Diciassette euro e settantadue centesimi. Fate bene i conti: trentatremila vecchie lire. Poco, penserete… Beh: ci si può finire praticamente agli “arresti domiciliari”. Sta capitando a me e nessuno si dà pena per liberarmi». Angelo Palmieri, 64 anni, di Valleranello, vicino Spinaceto, da otto mesi è prigioniero dell’unica realtà parallela di cui si abbia certezza su questa Terra: quella della “Cartelle Pazze”. Un vecchio bollo, una catena di errori burocratici e una prescrizione ignorata hanno concepito, insieme all’ostinazione dell’Agenzia della Entrate e della Gerit, il classico “mostro”. Palmieri, nonostante chili di raccomandate e la ragione dalla sua, ha subito il famigerato “Fermo Auto” ed è finito in trappola. L’auto, una Alfa 166, deve restare in garage e lui isolato in campagna Vallerenallo è una bellissima campagna alle porte della città con la mamma malata, la moglie che cerca di consolarlo e un diavolo per capello.
«Questa storia è talmente assurda che una persona di buon senso stenterebbe a crederla vera. Tutto è cominciato nel maggio scorso quando mi sono arrivate a casa dalla Gerit quattro cartelle esattoriali da pagare, con tanto di minaccia di Fermo Auto. Ho cominciato a girare Roma in lungo e in largo per bloccare il procedimento. La prima cartella era per una multa già pagata: discarico immediato. La seconda per una multa illegittima: discarico immediato. La terza per una tassa prescritta: altro discarico. La quarta per due mesi di bollo auto relativi al 1998. Una vicenda nata non per mia responsabilità e che ora mi si ritorce contro senza che nessuno alzi un dito».
Timbri e documenti, a casa Palmieri, raccontano del supplizio di un cittadino ora in pensione messo sotto tortura dalla macchina della burocrazia. Ma varrà la pena di dire, prima di inoltrarci nell’Odissea, che anche i “santi” possono perdere la pazienza. Angelo Palmieri qualche giorno fa si è presentato ai carabinieri del Divino Amore e ha raccontato tutto dall’inizio. Il maresciallo dell’Arma lo ha preso sul serio ed è stata inoltrata alla Procura della Repubblica una denuncia per omissione di atti di ufficio che chiama in causa due funzionari dell’ufficio Roma 2 della Agenzia delle Entrate, all’Aurelio.
Ma torniamo all’origine. Cioè al bollo. «Ecco continua Palmieri Era il 1998. Comprai un’auto. Dovevo pagare il bollo per gli ultimi due mesi dell’anno: 17,72 euro. Andai all’Aci. Ma non c’era ancora il libretto. Così non accettarono il versamento. Tornai ai primi del 1999. Niente libretto neanche allora. Mi dissero: vada alla Posta e paghi per tutto il ’99. Chiesi: “E quei due mesi…”. Stia tranquillo, fu la risposta, le mandiamo noi un bollettino a casa con una piccola sovratassa e lei sistema tutto».
Il bollettino ovviamente non arrivò. «Ma nel 2001 prosegue il pensionato mi chiedono il pagamento di tutto il 1998. Protesto. L’Agenzia delle Entrate ammette l’errore e dice che riceverò un discarico. Niente. Arriviamo al 2004. Mi recapitano una Cartella Esattoriale e trasecolo: la concessionaria (il Monte dei Paschi), con mora e penali, mi intima il pagamento di tutto l’anno. Riprotesto: raccomandate, fax, gira qui, gira là, soldi buttati a fiumi. Giurano: “Provvederemo”. Passano quattro anni. Giungo quasi a pensare che abbiamo provveduto. Ma nello scorso maggio ecco le quattro cartelle. Tre riesco a farle discaricare subito. Ma su quella del bollo nasce una vera guerra con l’amministrazione».
Il punto è semplice. La Gerit, che in questo caso agisce per conto della Agenzia delle Entrate, non si limita a chiedere più i 17,72 euro originari. La somma viene fatta lievitare fino a quasi cento euro: interessi, mora, sovrattassa. «Ma io che c’entro? protesta Palmieri Volevo pagare fin dall’inizio. È l’amministrazione che me lo impedì con la storia che non c’era il libretto». Il pensionato è una “capa tosta”. Ottiene dall’Aci una lettera ufficiale in cui si attesta che il reale debito era, appunto, di 17,72 euro. Lui la presenta agli uffici del “nemico”, paga e aggiunge pure qualche spicciolo per le spese. Ma la Gerit e l’Agenzia delle Entrate non sentono storie. Si versi tutto. «Ma io non ci sto a subire un torto così si scalda il pensionato e loro mi hanno fermato la macchina. Da otto mesi vado a piedi. Per accompagnare mio figlio all’aeroporto, ho chiesto un camion in prestito a un amico. E loro hanno fatto pure gli spiritosi: “Se resta a piedi”, mi hanno detto, “prenda il taxi”. Roba da mettergli le mani addosso…».
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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=40985&sez=HOME_ROMA
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