Inserito da: solleviamoci | Gennaio 8, 2009

“Nessun riconoscimento ai repubblichini: Erano e restano nemici dello Stato”

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Una proposta di legge assegna lo status di combattente a chi aderì a Salò

Intervista a Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale

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di MATTEO TONELLI

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<b>"Nessun riconoscimento ai repubblichini<br/>Erano e restano nemici dello Stato" </b>Giuliano Vassalli

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ROMA – “Che vuole che le dica, la situazione è difficile ma bisogna fare di tutto per far sapere come stanno realmente le cose. Chiarire a chi non l’ha vissuto cosa è stato quel periodo storico”. Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, classe 1915, è amareggiato ma non rassegnato. A lui, arrestato e torturato durante il fascismo, il nuovo tentativo di “equiparare” per legge partigiani, deportati e militari ai repubblichini di Salò, proprio non piace.

Per farlo il Pdl ha presentato una proposta che ha come primo firmatario Lucio Barani del Nuovo Psi (schierato con il centrodestra). Un disegno di legge, il numero 1360, con il quale la maggioranza pretende di istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di assegno vitalizio. Assegnandolo indistintamente sia ai partigiani, sia “ai combattenti che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente e aderirono a Salò”. Un testo che l’Anpi bolla come “l’ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d’Italia e le radici stesse della Repubblica”

Presidente Vassalli un’operazione analoga fu tentata anche nelle precedenti legislature, ma venne respinta. Adesso il tentativo riprende vigore. Perché è contrario?
“Perché è assolutamente chiaro che c’è stata la continuità dello Stato anche dopo l’8 settembre e la caduta del fascismo. E non si può riconoscere a chi ha contrastato lo stato italiano sovrano schierandosi con la Repubblica sociale il titolo di combattente. La Cassazione è chiara in merito. Tutte quelle pronunce sono concordi nel definire i repubblichini come nemici”.

Lo scorso 2 giugno il ministro della Difesa Ignazio Larussa chiese di accumunare i morti “di entrambe le parti”. I firmatari parlano di “un progetto coerente con la cultura di pace della nuova Italia”.
“Ma cosa vogliono ancora? Hanno avuto tutto, l’amnistia di Togliatti, la legittimazione democratica immediata, l’Msi in Parlamento, adesso sono al potere. Eppure vanno avanti, incuranti del fatto che non esiste paese in Europa dove i collaborazionisti del nazismo sono premiati”.

La formulazione del testo apre la porta anche alla legittimazione a tutti coloro che “facevano parte delle formazioni che facevano riferimento alla Rsi”. Non solo dunque agli appartenenti delle 4 divisioni dell’esercito ma anche a chi faceva parte delle “brigate nere”.

“E’ vero ma non c’è spazio per sottilizzare troppo. Lo status di combattente non va riconosciuto a nessuno di coloro che fecero parte della Rsi. Bisogna dire no e non solo per ragioni politiche ma anche dal punto di vista costituzionale”.
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Martedi 13 gennaio alle 16, Giuliano Vassalli interverrà all’iniziativa organizzata dall’Anpi dal titolo “Totalitarismo e democrazia, occorre rispettare la lezione della storia”. Nell’incontro, che si terrà nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati (vicolo Valdina 3/a), si parlerà della proposta di legge 1360. Intervengono, tra gli altri, lo storico Claudio Pavone, il vicepresidente dell’Anpi Raimondi Ricci e la presidente della commissione difesa della Camera Marina Sereni.
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8 gennaio 2009
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PARTIGIANI E FASCISTI REPUBBLICHINI

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Molti, soprattutto di destra, oggi vorrebbero riaprire le ferite che sono costate molto sangue e dolore alle due parti nella guerra di liberazione dal nazifascismo. Il sottoscritto è figlio e nipote di partigiani e potrebbe raccontare decine di episodi di violenze, uccisioni, torture e deportazioni per opera di fascisti. Il fascismo fin dal 1919, data della sua nascita, usò la violenza e le bastonature per imporre con la forza la sua ideologia (Matteotti, Gobetti, Amendola, i fratelli Rosselli e moltissimi meno noti furono uccisi dagli squadristi).

Si parla spesso dei 20mila morti fascisti dopo la liberazione. Non si parla però dei 120 mila partigiani ed ebrei italiani uccisi o deportati nei campi di sterminio nazisti. Quando ti uccidono il fratello o il padre l’odio ti spinge alla vendetta. E’ condannabile, ma pochi riescono a perdonare. Ricordiamo che moltissimi repubblichini furono maestri insuperati di violenze, torture e uccisioni. E’ giusto quindi equiparare i combattenti dell’esercito di Salò ai partigiani? La risposta è no.

Primo, perché i padroni tedeschi non mandarono mai al fronte (con poche eccezioni) i repubblichini fascisti; secondo, perché i repubblichini furono impiegati solo per catturare e torturare i “fratelli” italiani; terzo, ricordiamo che i buoni fascisti erano seguaci di una mostruosa ideologia razzista, guerriera e totalitaria; i partigiani invece lottavano per un mondo libero senza razzismi, senza odio e con più giustizia sociale. Quelli che oggi vogliono equiparare i repubblichini con i partigiani dovrebbero tenerlo sempre presente. Perciò è utile per la pace sociale dopo oltre 60 anni parlare solo dei delinquenti delle due parti ? Chi uccide un prigioniero senza processo è solo un assassino. In ogni guerra emergono individui che provano piacere sadico quando uccidono o torturano degli esseri umani anche sconosciuti e solo per il piacere di farlo. Quindi non dobbiamo condannare tutti per gli errori di qualcuno. Tuttavia non dobbiamo nemmeno mai dimenticare l’infame ideologia nazifascista.

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Franco Vicentini

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fonte: http://www.circolorussell.it/index.php?doc=52



Risposte

  1. … e quarto, aggiungo io, non è vero che non ci fosse la possibilità di scegliere. Certo, c’era una dittatura. Ma mio padre, appena ha potuto, ha mollato la divisa da marinaio e s’è fatto Partigiano: la coscienza non si mette a dormire quando fa comodo, e poi non la si manda in lavanderia…

  2. La possibilità di scegliere c’è sempre e anche in quell’occasione in molti hanno fatto la scelta giusta…


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