PER TE, FABRIZIO, UN GRAZIE LUNGO UNA VITA
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De Andrè, dieci anni “senza” Faber
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10 gennaio 2009| Emanuele Capone
Marcello Zinola
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Un abbraccio lungo dieci anni, dieci anni senza Faber, da molti riscoperto o scoperto, come da parte di molto mondo mediatico, solo dopo la sua scomparsa.
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| [I funerali di De André (foto Silvia Ambrosi-archivio Il Secolo XIX) |
Come uomo dalle mille sfaccettature e, a seconda delle interpretazioni, contraddizioni, ma anche dalle mille realtà culturali, di curiosità e ricerca musicale, di poesia in musica, sempre con attenzione agli ultimi, a non essere banale. Attento osservatore, con ironia e disincanto, della realtà.
A suo modo, come scrisse lui stesso, un fidanzato di “Signorina Anarchia”, lui figlio della Genova cosiddetta bene, che seppe raccontare la Sardegna e il Supramonte del suo sequestro, la voglia di rivolta, il disincanto di fronte a chi giudicava (“…per quanto vi crediate assolti, siete tutti coinvolti”…), l’ironia dell’interpretazione di Brassens.
Ci sarebbero molti modi per ricordare, interpretare, raccontare, Fabrizio De André, scomparso dieci anni fa.
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| Fabrizio impara a suonare la chitarra durante una vacanza in Sardegna,Natale 1955-56 (archivio Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus). |
Con il rischio, concreto, di commettere il peccato più odiato da Faber, la retorica e l’ipocrisia.
Pochi giorni fa il “suo” negozio, quello inventato da
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| Gianni Tassio |
un’altra figura scomparsa anni fa (Gianni Tassio), diventato nel tempo una sorta di museo “alla” De André, è diventato patrimonio pubblico. Acquistato dal Comune di Genova.
Nel cuore di dove un “illuso andava a chiederle di maritare”. quella via Del Campo delle Bocche di Rosa, della “puttana”, parola proibita, che oggi il comune vorrebbe come vigilanti della sicurezza, a letto (nel senso di chiudere bottega) dopo il Tg della sera.
Chissà se Faber avrebbe mai immaginato questo. Chissà il Faber a suo modo religioso e con una grande speranza espressa in una delle sue opere migliori, dedicata ai Vangeli, dove ci sono testi e interpretazioni in cui la durezza e la dolcezza, formano un mix incredibile che dona, ogni volta, un emozione diversa nell’ascolto.
FABER, L’OMAGGIO DIECI ANNI DOPO
DOMANI SERA DAL PORTO ANTICO A CHE TEMPO CHE FA
Cristiano De Andrè e Mauro Pagani al Porto Antico di Genova. Saranno loro con Creuza De Ma a chiudere la trasmissione, da Nave Italia, che Fabio Fazio dedica a Faber. Collegamento diretto che il “popolo” di Faber seguirà in diretta su Rai3. Il collegamento chiuderà lo speciale, ma non è aperto al pubblico.
Gli amici della Pfm saranno al Teatro De Andrè di Casalgrande (Reggio Emilia), Giovanna Zucconi al Centro Studi Fabrizio De Andrè dell’università di Siena.
RADIO 19 E FABER, DOMENICA LE CANZONI
LUNEDI’ UN SMS AL 3351981919 PER ASCOLTARE UNA CANZONE DI DE ANDRE’
Anche Radio19, la radio del Secolo XIX, parteciperà all’iniziativa di Fazio: domenica sera, alle 22.45, nel giorno della scomparsa di Fabrizio De André, la nostra emittente trasmetterà la canzone “Amore che vieni, amore che vai”; lunedì, inoltre, ogni ora verrà trasmessa come “disco del Secolo” una canzone di De André fra quelle richieste dagli ascoltatori al 3351981919.
DA FAZIO UN CAST DI STELLE PER RICORDARE FABER
DOMENICA SERADALLE 20.10
Un cast di stelle, da Lucio Dalla a Ivano Fossati, da Andrea Bocelli a Vinicio Capossella e Nicola Piovani, sarà in studio con Fabio Fazio e Dori Ghezzi, domani sera dalle 20.10 alle 23.50 su Rait Tre per Fabrizio 2009, lo speciale di “Che tempo che fa” per ricordare Fabrizio De Andrè a dieci anni dalla sua scomparsa.
Spiega Fabio Fazio: «Fabrizio 2009 vuole ricordare il grande Faber – come gli amici chiamavano De Andrè – con la sua musica e con il sorriso, una festa cui parteciperanno Luciana Littizzetto e Antonio Albanese insieme a tanti amici. In studio ci saranno Lucio Dalla, Gianna Nannini, Franco Battiato, Antonella Ruggiero, Andrea Bocelli, Vinicio Capossela, Nicola Piovani, Eugenio Finardi, Samuele Bersani, Piero Pelù, Edoardo Bennato, Massimo Bubola, Tiziano Ferro, Ivano Fossati». Non solo: in collegamento dal cimitero di Spoon River (Lewiston, Illinois) parteciperà anche Jovanotti, mentre Roberto Vecchioni sarà alla scuola Fabrizio De Andrè di Peschiera Borromeo, Cristiano De Andrè e Mauro Pagani al Porto Antico di Genova, la Pfm al Teatro De Andrè di Casalgrande (Reggio Emilia), Giovanna Zucconi al Centro Studi Fabrizio De Andrè dell’università di Siena.
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ECCO COME FUNZIONERANNO TRASMISSIONE E COLLEGAMENTI
Super ospiti in studio, da Lucio Dalla a Ivano Fossati, da Battiato a Gianna Nannini, Nicola Piovani, ma anche inviati molto speciali, da Jovanotti a Vecchioni al figlio Cristiano De Andrè, spediti a raccontare emozioni in diretta dai luoghi simbolo della vita e dell’opera del grande Faber. Per ricordare Fabrizio De Andrè , nel giorno in cui ricorrono i dieci anni dalla morte, Fabio Fazio chiama a raccolta i grandi nomi della canzone d’autore italiana, tutti coinvolti nello Speciale Fabrizio 2009 in onda domani sera dalle 20.10 su Raitre.
Un appuntamento «più emotivo che televisivo», sottolinea il conduttore.
Che a raccontare il rapporto tra il più amato e rimpianto dei cantautori e Genova, chiama persino Renzo Piano con una intervista che farà da prologo alla trasmissione condotta per l’occasione insieme con Dori Ghezzi. Tanti ricordi e re-interpretazioni d’autore delle canzoni più belle e più amate del genovese, tanti artisti che reinventano De Andrè e gli ridanno voce, ma nessuno spezzone di immagini tv con i suoi concerti.
La voce calda e inconfondibile di Faber si ascolterà, ad effetto, in un solo momento della serata, dieci minuti di poesia ed emozione tra le 22.40 e le 22.50 con Amore che vieni e amore che vai, che sarà trasmessa in contemporanea, nella sua versione originale, anche da 300 emittenti radio.
Mentre in studio le note della canzone saranno accompagnate da immagini in diretta delle città italiane, sorta di simbolico abbraccio, dice Fazio, per ricordare che De Andrè, genovese trapiantato in Sardegna, costituisce ancora oggi un raro esempio di appartenenza a tutti. In studio, con il conduttore e Dori Ghezzi (ma non mancheranno Antonio Albanese e Luciana Littizzetto che anzi insieme a Lalla Pisano leggerà le parole di Le Nuvole), ci saranno Lucio Dalla, Gianna Nannini, Franco Battiato, Antonella Ruggiero, Andrea Bocelli, Vinicio Capossela, Nicola Piovani, Eugenio Finardi, Samuele Bersani, Piero Pelù, Edoardo Bennato, Massimo Bubola, Tiziano Ferro, Ivano Fossati. Poi gli inviati: Jovanotti sarà nel cimitero di Spoon River, nell’Illinois, da dove canterà Il Suonatore Jones; Roberto Vecchioni sarà a Peschiera Borromeo nella scuola `Fabrizio De Andre´` e cantera´ Tutti morimmo a stento; Cristiano De Andrè e Mauro Pagani saranno al Porto Antico di Genova da dove canteranno Creuza de ma; dal Teatro F. De Andrè di Casalgrande (Reggio Emilia) si collegherà la Pfm, che canterà Bocca di Rosa; inviata al Centro Studi Fabrizio de Andrè dell’Università di Siena ci sarà Giovanna Zucconi.
Affidata a Mark Harris, musicista di lungo corso e collaboratore di De Andrè, come la maggior parte dei componenti della house band (Rosario Iermano, Ellade Bandini, Michele Ascolese, Claudio Pascoli, Pier Michelatti), la confezione musicale della serata. «Degli infiniti modi possibili per raccontare Fabrizio De Andrè ho scelto quello che mi è sembrato più opportuno – spiega Fazio – far accompagnare le esibizioni degli artisti da riflessioni che nascono proprio dai temi tipici delle sue canzoni, la guerra, l’amore, gli umili, Genova, il mare, la religiosità, così da formare alla fine della serata una sorta di piccolo vocabolario di De Andrè ad uso e consumo di tutti noi».
ELENCO E SCHEDA DEGLI ARTISTI CHE RICORDERANNO FABER
Ecco l’elenco delle canzoni di Fabrizio De Andrè e degli interpreti che le eseguiranno domani:
Le nuvole, Luciana Littizzetto e Lalla - Don Raffaè, Lucio Dalla – Via del campo, Gianna Nannini – Girotondo (collegamento da Peschiera Borromeo, Istituto Statale Comprensivo F. De Andrè), Roberto Vecchioni – Inverno, Franco Battiato – Bocca di Rosa (collegamento dal teatro F. De Andrè, Casalgrande Reggio Emilia), Premiata Forneria Marconi – Ave Maria, Antonella Ruggiero – La canzone dell’amore perduto, Andrea Bocelli – La città vecchia, Vinicio Capossela – Il suonatore Jones (collegamento da Spoon River), Jovanotti – Verranno a chiederti del nostro amore, Nicola Piovani+Eugenio Finardi – Il bombarolo, Samuele Bersani – Amore che vieni amore che vai, ascolto canzone in contemporanea con le radio – Il pescatore, Piero Pelù – Quello che non ho, Edoardo Bennato e Massimo Bubola – Le passanti, Tiziano Ferro – Smisurata preghiera, Ivano Fossati – Creuza de mä (collegamento dal Porto Antico di Genova), Cristiano De Andrè+Mauro Pagani.
LA MOSTRA A PALAZZO DUCALE
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Non una celebrazione ma un racconto. Un modo per consegnare al futuro un artista senza tempo come Fabrizio De André. Così Dori Ghezzi, vedova del cantante, ed il critico televisivo Vincenzo Mollica, tra i curatori della rassegna, hanno presentato la mostra dedicata a Fabrizio De André, a 10 anni dalla sua scomparsa, in corso sino a maggio nel Sottoportico del Palazzo Ducale di Genova.
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| Un lungo racconto d’amore e anarchia. Non una celebrazione ma un racconto. Un modo per consegnare al futuro un artista senza tempo come Fabrizio De André. Dori Ghezzi alla presentazione |
La mostra dedicata a De Andrè, a Palazzo Ducale, sta riscuotendo un grandissimo successo. A questo proposito è stata stipulata una convenzione: prezzo scontato (5 euro) valido sino al 3 maggio per i titolari di biglietti per la gara con il Torino e gli abbonati rossoblù di questa stagione.
FABER , ROSSOBLU’ OMAGGIO ALLO STADIO
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Il cantautore era un grande tifoso rossoblù e così il Genoa ha deciso di dedicargli un tributo prima della partita con il Torino. Una decina di minuti prima del fischio d’inizio verrà letto un messaggio mentre sui maxischermi comparirà una foto di De Andrè e poi partirà un video, della durata di circa 3 minuti, in cui si succederanno canzoni (come Crêuza de mä, A’Cumba, Bocca di Rosa, Dolcenera) e immagini di repertorio. L’iniziativa è stata resa possibile dal sostegno della Fondazione De Andrè e da Barabino&Partners. Influenza permettendo, Dori Ghezzi, moglie del cantautore genovese, sarà ospite in tribuna d’onore insieme ad alcuni amici della famiglia De Andrè.
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| Un momento della mostra su Fabrizio De Andrè |
Ecco il testo del messaggio che verrà letto allo stadio: «Domenica 11 gennaio 2009, ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Fabrizio De Andrè. Il Genoa Cricket and Football Club, in tutte le sue componenti, insieme all’intera comunità genoana nel mondo, vuole ricordarlo. Fabrizio è stato un grande genovese, un vero genoano e soprattutto una persona unica. Cantautore, artista, poeta. Ha regalato a intere generazioni emozioni, sentimenti, generosità e slancio, ostinazione e indipendenza, profondità di pensiero e libertà di espressione. Ha amato profondamente la sua città. Noi vogliamo ricordarlo con un momento di festa. Consapevoli che un obiettivo ci ha accomunato e accomunerà nel tempo: far conoscere e diffondere la storia e le caratteristiche di Genova nel mondo. Grazie Fabrizio».
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De André nel ricordo di Paolo Villaggio
di Andrea Monda
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Non è cosa semplicissima intervistare Paolo Villaggio. Innanzitutto bisogna ottenere l’intervista. Per fortuna su un argomento, anzi su una persona, un amico, come Fabrizio De Andrè è sempre disponibile a parlare. Poi è necessario attivare tutta l’intelligenza di cui si dispone per comprendere, selezionare e distinguere quello che Villaggio dice, vuol dire, rievoca, allude. L’ironia di cui è dotato il comico genovese è tanta e tale che la “resistenza” del povero giornalista (il giornalista è sempre, nel bene e nel male, povero) è messa a dura prova e non si riesce mai a capire dove finisce lo scherzo, lo scherno, lo schermo, e dove inizia la verità, se una verità esiste.
A “migliorare” la mia condizione, mentre l’attore genovese parla sonnecchioso e burbero nel salotto della sua casa romana piena di libri su Fellini e sulla storia italiana e di diverse edizioni del Corano messe in bella mostra, alcuni grossi cani labrador mi circondano, mi annusano e mi stringono sospettosi (o forse affettuosi, ma non riesco ad apprezzare la differenza) ed io rischio di fare la fine di quei personaggi, Fracchia o Fantozzi non ricordo più, che in quei vecchi film se la dovevano vedere con alani infernali generalmente chiamate Ivan il Terribile, Attila o giù di lì.
Per fortuna la tensione si scioglie al nominar soltanto il nome di De Andrè…
Villaggio: Io ho conosciuto De Andrè come poche persone. E sono inviperito per questa tendenza che esiste soprattutto in Italia (forse per le sue radici cattoliche) di riconoscere i meriti delle persone e celebrarle solo dopo la morte. Come se la morte nobilitasse. Appena Fabrizio è morto, ed è morto abbastanza giovane, tutti si sono accorti che non era uno strimpellatore, ma un vero cantautore, un autentico poeta a tutto tondo. Io penso che se Fabrizio avesse cantato in inglese o in francese sarebbe stato una star internazionale.
D. Come nasce questo suo rapporto così stretto con De Andrè?
R. Ho conosciuto e frequentato Fabrizio da quando aveva quattro anni e l’ho perso di vista quando è morto. I nostri genitori erano molto amici; genovesi, di buona famiglia, si andava tutte le estati a Pocol sopra Cortina dove c’era una colonia di genovesi. C’eravamo io e mio fratello gemello Piero, il compagno di banco di mio fratello, Paolo Fresco, oggi presidente della Fiat, Mauro De Andrè, fratello di Fabrizio e Fabrizio che era il più piccolo del gruppo. In particolare dal ’56 in poi è stato una frequentazione strettissima, per vent’anni ci siamo visti tutti i giorni. Fabrizio aveva una piccola banda musicale, chiamata The Crazy Cowboys and Sheriff One dove lui era lo sceriffo appunto. Facemmo una rivista goliardica in cui si esibiva con la chitarra. Poi facemmo delle crociere a bordo della Federico C. dove io facevo l’intrattenitore e lui guidava l’orchestra di prima classe. Eravamo tutti genovesi, tranne il pianista che era milanese, bravo, cantava pure…poi è diventato Presidente del Consiglio.
D. In queste primissime esperienze c’era già il cantautore che noi tutti conosciamo?
R. C’era già, per esempio, la sua attenzione verso il patrimonio folk italiano. Solo che all’epoca l’approccio era dissacratorio. Ricordo che quasi ogni sabato andavamo vicino a Savona, ad Albissola. Lì c’era una specie di teatro, Il pozzo della garritta, che riuniva un gran numero di “artisti” se così si può dire. C’erano poeti, scenografi, drammaturghi… in alcuni casi persone di grande valore; noi ci andavamo a titolo di artisti o di aspiranti artisti. Fabrizio faceva l’orchestra e io il menestrello. Avevamo composto insieme un certo numero di canzoni, molto divertenti, finte canzoni folk per lo più o finte canzoni della resistenza. Ricordo una canzone popolare della Val d’Aosta, oppure ‘U Gennargentu, tutte finte ovviamente. Lui cantava queste cose ed io traducevo per il pubblico… ci divertivamo da matti. Tutto all’insegna dell’improvvisazione più totale e delirante.
D. Fu in quel periodo che scriveste insieme la canzone su Carlo Martello?
R. No quello venne dopo e la scelta dell’ambientazione medioevale fu tutta farina del mio sacco; Fabrizio ci mise solo la musica. Cioè avvenne il contrario, lui aveva già la musica ed io ci misi le parole. Fu così: era una giornata di pioggia del novembre del 1962 io e Fabrizio, a Genova a casa mia in via Bovio, eravamo tutti e due in attesa del parto delle nostre signore, che poi partorirono lo stesso giorno, infatti Cristiano e il mio Pierfrancesco sono “gemelli”. Ebbene, forse per distrarci o per passare il tempo, Fabrizio con la chitarra mi fece ascoltare una melodia, una specie di inno da corno inglese e io, che sono di una cultura immensa, cioè in realtà sono maniaco di storia, ho pensato subito di scrivere le parole ispirandomi a Carlo Martello re dei Franchi che torna dalla battaglia di Poitiers, un episodio dell’ottavo secolo d.C., tra i più importanti della storia europea visto che quella battaglia servì a fermare l’avanzata, fino ad allora inarrestabile, dell’Islam. Erano arrivati fino a Parigi, senza Carlo Martello sarebbe stata diversa la storia dell’Europa. Comunque mi piaceva quella vicenda e la volli raccontare, ovviamente parodiandola. In una settimana scrissi le parole di questa presa in giro del povero Carlo Martello.
D. Che poi fu inserita nel primo album di De Andrè. Che effetto ebbe quella canzone così particolare?
R. La canzone passò abbastanza inosservata, Fabrizio ancora non aveva inciso La canzone di Marinella e non era quindi famoso, tantomeno io. Qualcuno però notò questa strana filastrocca che sbeffeggiava il potente Re dei Franchi: fu un pretore, mi pare di Catania, che ci querelò perché la considerava immorale soprattutto per quel verso: “E’ mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi p….”. E pensare che noi eravamo già stati censurati e avevamo dovuto trasformare il verso finale che in originale suonava: “frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da c…” con: “frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco…”. Ma a parte questo pretore nessuno notò la nostra canzone che fu riscoperta quando Fabrizio divenne famoso dopo Marinella.
D. De Andrè soffriva di non essere molto considerato, affermato?
R. Come tutti. Il punto è che, per di più, in vita Fabrizio non solo non era molto considerato ma era considerato male. La stessa famiglia lo considerava un “deviato”. Il fratello Mauro lo vedeva come uno sbandato, uno che non ce l’avrebbe fatto nella vita. Al punto che lui stesso si era convinto di avere una certa incapacità a vivere e si era molto chiuso vivendo in modo “bloccato”; pensi che non si era nemmeno preso la patente. Era quindi logico che, per esempio, non volesse fare concerti in pubblico, anche quando era già diventato abbastanza famoso. Ricordo che ci rompeva giorno e notte con questa fobia: “io non canto, non canto, non canto in pubblico” e in realtà ne aveva una voglia matta. Una sera alla Bussola l’organizzatore aveva chiesto a Fabrizio di esibirsi, ma Fabrizio si era impuntato al punto che, io e Marco Ferreri lo abbiamo dovuto prendere di peso e spingere praticamente sul palco. La Bussola era strapiena di ragazzi. Era il periodo di Via del Campo, del Pescatore, di Marinella…. Le canzoni più famose ma forse le meno importanti.
D. In che senso le meno importanti?
R. Ritengo che queste siano state le ultime, da Creuza de ma in poi. Poeticamente Fabrizio è sempre stato grande ma questa sono formidabili sia dal punto di vista poetico e letterario che sotto il profilo musicale. Anzi la ricerca musicale, con il recupero di antichi strumenti, aveva raggiunto grandi livelli proprio in quegli ultimi dischi.
Mentre Villaggio parlava del rifiuto, anche in famiglia, del “deviato” De Andrè, ho notato una particolare vibrazione nelle sue parole, come se stesse parlando di fatti autobiografici. Crudelmente (come ogni giornalista) mi soffermo su questa “breccia” e gli chiedo di parlarmi dell’uomo De Andrè, se è vero che era poi una persona così seria e scostante…
R. Per niente. Gli hanno appioppato questa immagine dell’uomo serio per via del suo volto un po’ ombroso ma era una cosa del tutto infondata. Era invece molto simpatico e intelligente. Era un tipo “programmato”, “pianificato”, nel senso che, per esempio, diceva di non essere snob, ma lo era molto. Era in fondo una delizia di persona. Ma era anche uno scatenato, un perdinotte. Non riusciva ad andare a dormire, anche perché era ansioso, prima delle cinque del mattino e quando andava a letto si bardava con tappi alle orecchie, maschera sugli occhi, le finestre sigillate e fino alle tre del pomeriggio non si riusciva a stanarlo. Al punto che io ero costretto con un suo amico ad entrare nella stanza, aprire le finestre, far cadere una decina di pentole, sparare un colpo con la doppietta dalla finestra e, solo allora, lo sentivi bofonchiare insulti contro di noi “vigliacchi” che lo svegliavamo. Per tutti questi comportamenti era considerato un tipo curioso, squilibrato. Inoltre Fabrizio era uno che amava provocare. Ricordo che andava nelle cene dell’alta società, gli piaceva andarci, ma puntualmente ad un certo punto diventava offensivo, volgare, ghiacciando l’ambiente…era fatto così.
D. Quale fu l’impatto dell’esperienza del sequestro?
R. E’ stata l’esperienza più importante e lo sa perché? Perché è stato sequestrato non da solo ma con una donna, con Dori. Stare per quattro mesi incappucciato e legato col filo di ferro ad un olivo con una donna legata insieme a te… beh, se non ti forma quest’esperienza! Penso che Fabrizio forse non ce l’avrebbe fatta da solo, era troppo nevrotico. In Dori invece ha trovato un grande punto d’appoggio. E’ stata un’avventura terribile, drammatica ma che l’ha fato diventare adulto. Fabrizio è diventato grande grazie al sequestro. E la prova è nella canzone ispirata da questa esperienza, Hotel Supramonte, splendida, dove lui tenta di riscattare i suoi stessi carcerieri, come a dire: “anche quei banditi hanno condotto una vita terribile per quei quattro mesi, non mi parlavano mai, non mangiavano mai cose calde per paura di accendere un fuoco e quando mi davano da mangiare si dovevano incappucciare pure loro… eravamo tutti ostaggi, non solo io”. Formidabile, no? Questa canzone si inscrive nella sua linea di sempre, quella di riscattare i diseredati, gli ultimi. La fama di ribelle, rivoluzionario nasce da qui, ma è solo una parte della verità. Fabrizio, come me, faceva parte di una famiglia piccolo borghese di persone arriviste, rampanti e molto snob. Entrambi poi ci siamo giocati questa stessa carta di chi vuole difendere i poveracci, gli ultimi…
Fu una scelta spontanea, autentica, oppure una posa?
Tutte e due le cose. Del resto anche tutta la sinistra italiana è questa cosa qui. L’Italia è un paese provinciale, piccolo, basta vedere le prime alla Scala dove vanno tutti, anche Bertinotti.
A questo punto Villaggio mi fa capire che il tempo è scaduto. Mi accompagna alla porta, anche per tenere alla larga i suoi cagnoni, e mi confida la sua grande solitudine, quasi a volermi amaramente ringraziare di avergli fatto ricordare un suo vecchio amico. “Vede, con Fabrizio ho passato l’infanzia e la gioventù,” mi dice, “poi vent’anni con Gassman, altri venti con Tognazzi, poi Ferreri, Volontè, Fellini…Insomma… parlo solo “di” qualcuno, non “con” qualcuno…mah!”
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- Ricordi di anime e mare. Un’introduzione
- Stormy Weather. Intervista a De André
- Mazzone. Le parole tra la musica e il tempo
- Viva. Un falegname di parole
- Vacalebre. De Andrè e Napoli
- Video – Intervista a De André
- Video – Creuza de mä
- Antologia. Creuza de mä
- Bibliografia selezionata
- Fabrizio De André in Internet
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fonte: http://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=94
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La sua mancanza si sente…
Da: Franca su Gennaio 11, 2009
alle 12:09 pm