Archivio | gennaio 14, 2009

AMBIENTE – La bufala del ghiaccio in ripresa: Ricercatore costretto a smentire

La notizia era stata lanciata dai negazionisti, ma lo studioso tirato in ballo nega: “Quelli artici rispetto al 1979 sono diminuiti di un milione di km quadrati”

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di VALERIO GUALERZI

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I ghiacci artici al 12 gennaio 2009

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ROMA – Guelfi e ghibellini, Coppi contro Bartali, Mazzola contro Rivera. In Italia, è stato ripetuto spesso, si finisce sempre per dividersi in due partiti. Quando si parla di riscaldamento globale il problema travalica però i confini nazionali e lo stesso atteggiamento di sterile contrapposizione investe tutto il mondo. Da una parte chi è persuaso che il Pianeta si stia rapidamente riscaldando per colpa delle attività industriali umane, dall’altra i negazionisti.

Due fazioni non esattamente simmetriche visto che della prima fa parte la crema della ricerca internazionale sul clima e si esprime attraverso studi posti al vaglio della comunità scientifica. Nella seconda ci sono invece pochi ricercatori outsider e molti polemisti di professione. Ma c’è anche una fazione più catastrofista del primo partito sempre pronta a interpretare qualsiasi segnale, per quanto ambiguo, a proprio sostegno e a duellare su questo terreno con i rivali negazionisti.

A fare le spese di questa contrapposizione sono quasi sempre i dati scientifici, strumentalizzati e tirati da una parte o dall’altra a discapito della loro neutralità e del necessario e faticoso sforzo per capirne realmente la portata. L’ultimo caso eclatante è stata la notizia del presunto recupero dei ghiacci artici usata in questi giorni per ridare fiato alle trombe dei negazionisti. Una caso da manuale del cortocircuito che può colpire l’informazione soprattutto nell’era di Internet.

La notizia, ripresa oltre che dai blog di mezzo mondo anche da giornali nazionali e agenzie di stampa, suonava più o meno così: a fine 2008, dopo la seconda peggiore perdita estiva di sempre (la peggiore fu nel 2007), il ghiaccio marino del Polo Nord ha conosciuto una ripresa vigorosa, tornando nientemeno che ai livelli del 1979. Dato che veniva attribuito alle misurazioni dell’autorovolissimo William Chapman dell’Università dell’Illinois e assolutamente incoraggiante rispetto ai timori di scioglimento totale dei ghiacci estivi nel volgere di pochi anni lanciato appena pochi mesi prima.

Le cose in realtà non stanno esattamente così. Innanzitutto non si trattava di uno studio di Chapman, ma di una valutazione (basta su dati raccolti dall’Università dell’Illinois) di un blogger, Michael Asher, che si limitava a chiedere allo scienziato dell’Illinois un commento nel quale lo studioso spiegava che effettivamente un recupero c’era stato e poteva essere attribuito a una particolare circolazione dei venti gelidi. Ma tanto è bastato a mettere in moto la macchina negazionista. Così alla fine Chapman è dovuto intervenire per mettere fine all’equivoco con una nota ufficiale pubblicata sul sito dell’Università.

Innanzitutto, fa chiarezza lo studioso della criosfera, il dato comparativo non si riferisce ai ghiacci marini artici ma al valore globale che si ottiene sommando quelli di Polo Nord e Polo Sud, con i primi che rispetto al 1979 si riducono di quasi un milione di chilometri quadrati e i secondi che avanzano di circa 0,5 milioni. “Un dato – precisa – poco indicativo rispetto alle valutazioni sul riscaldamento globale in quanto la maggior parte dei modelli sulle previsioni degli effetti dei gas serra sulla criosfera prevedono gli effetti maggiori sull’estensione estiva dell’artico e i dati registrati sono in linea con queste previsioni”, mentre alcuni studi sottolineano che “uno degli effetti collaterali del riscaldamento globale può essere proprio un momentaneo incremento nell’estensione dei ghiacci antartici”.

Chapman invita inoltre a tenere in considerazione che l’estensione è solo uno dei parametri di valutazione dei ghiacci e non necessariamente il più importante, visto che fondamentale è anche lo spessore, attualmente senz’altro minore rispetto a quello degli anni passati.

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14 gennaio 2009
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Iscrizione, voti, maestro unico: Ecco la circolare della Gelmini

Dopo la polemica con lo stato di generale confusione, arriva finalmente
il documento che fornisce una serie di indicazioni sul prossimo anno scolastico

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di SALVO INTRAVAIA

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Iscrizione, voti, maestro unico Ecco la circolare della Gelmini“Certo che gli italiani son proprio dei ‘ciula’..”

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ROMA – In arrivo la circolare sulle iscrizioni. Dopo la segnalazione di Repubblica. it e la levata di scudi dei sindacati, che denunciavano lo stato di confusione in cui versa la scuola italiana, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini comunica che domani mattina dopo un confronto con i rappresentanti dei lavoratori apporrà la firma alla circolare che apre ufficialmente le iscrizioni all’anno scolastico 2009/2010. Il provvedimento è soltanto uno dei tanti che le scuole attendono ma consente a dirigenti e insegnanti di organizzare gli scrutini quadrimestrali di febbraio e le iscrizioni. Allegati alla circolare ci sono i moduili per le iscrizioni. Dai prossimi giorni, dunque, dovrebbero essere a disposizione nelle scuole e sui siti del ministero e dei singoli istituti. Ecco tutte le novità.

Scuola dell’infanzia. Sarà possibile iscrivere i piccoli che compiono tre anni entro il 31 dicembre 2009. E, in presenza di particolari condizioni (disponibilità di posti, accertamento dell’avvenuto esaurimento di eventuali liste d’attesa), “anche ai bambini che compiono i tre anni entro il 30 aprile 2010″. L’orario settimanale previsto è di 40 ore che a richiesta potrà arrivare anche a 50. L’esperienza delle “sezioni primavera” per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi lanciata dal governo Prodi prosegue anche per l’anno 2009/2010.

Scuola primaria. Sono obbligati ad iscriversi in prima elementare i bambini che compiono i sei anni entro il 31 dicembre 2009. Ma possono iscriversi in anticipo anche gli alunni che festeggeranno il sesto compleanno entro il 30 aprile 2010. “Nelle prime classi – fanno sapere da viale Trastevere – sarà introdotto l’insegnante unico di riferimento che avrà la responsabilità formativa globale dell’alunno”. Al momento dell’iscrizione in prima “i genitori possono esprimere, in ordine di priorità, le preferenze rispetto all’articolazione dell’orario settimanale: 24 o 27 ore che sono i due modelli di base”. E’ possibile scegliere anche il modello a 30 ore (con attività opzionali) e quello a 40 ore (tempo pieno). Per le classi successive alle prime continuano i modelli orari e organizzativi in atto.

Scuola secondaria di primo grado. Due le opzioni per le famiglie: 30 ore o tempo prolungato di 36 ore (prolungabile fino a 40). “Nel modello a 30 ore, 29 saranno di insegnamento curriculare e 1 di potenziamento della lingua italiana”. Da quest’anno le famiglie potranno anche optare, in luogo delle due lingue straniere) l’Inglese potenziato, con 5 ore settimanali. Tale scelta è vincolante per l’intera durata della scuola media.

Voti e comportamento. “I voti relativi alle singole discipline sono espressi in decimi”, spiega il ministro Gelmini. I voti inferiori a 6 determinano insufficienze sia nella scuola primaria che nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Nella scuola secondaria la valutazione del comportamento è espressa in decimi: con una votazione inferiore a 6 lo studente viene bocciato. Anche “l’esito complessivo dell’esame conclusivo del primo ciclo (terza media) è espresso in decimi”.

Cittadinanza e costituzione. L’insegnamento della disciplina “Cittadinanza e costituzione” per tutte le classi del primo e del secondo ciclo partirà come sperimentazione ed entrerà a regime a nel 2010/2011. Per il prossimo anno la disciplina avrà un monte ore definito e una valutazione “a parte per le scuole che aderiranno alla sperimentazione”.

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14 gennaio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-8/circolare-iscrizioni/circolare-iscrizioni.html?rss

Sicurezza, il Senato approva il reato di immigrazione clandestina

da 5.000 a 10.000 euro.. Che la Lega abbia scambiato l’Italia per Montecarlo? Rivoluzione culturale? Questi sono pazzi..

http://www.leganordrho.it/image/vignetta_bossi_clandestini.gif

La norma, contenuta nel ddl, prevede una sanzione da 5mila a 10mila euro per gli stranieri che entrano e soggiornano illegalmente nel nostro Paese

La Lega esulta. L’opposizione: “Provvedimento inutile e dannoso”

Sicurezza, il Senato approva il reato di immigrazione clandestinaUn barcone carico di immigrati sbarca a Lampedusa

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ROMA – L’immigrazione clandestina diventa reato. L’aula del Senato ha approvato l’articolo 19 del disegno di legge sulla sicurezza che considera reato l’ingresso e il soggiorno illegale in Italia. Secondo la norma, lo straniero che entra e risiede senza permesso di soggiorno nel nostro Paese non rischia il carcere, come previsto inizialmente, ma va incontro a una sanzione amministrativa, compresa tra i 5mila e i 10mila euro.

Dopo il voto la Lega ha esultato: “Rivoluzione culturale”. Dal centrosinistra, invece, sono arrivati duri attacchi a un testo definito “una norma inutile e dannosa per il Paese”. Il senatore dell’Idv Luigi Li Gotti ha spiegato che “i processi che si dovranno fare a questi clandestini costeranno, secondo i dati messi da disposizione dal Ministero, oltre 400 milioni di euro”. In teoria, non appena gli immigrati sbarcheranno dai barconi a Lampedusa, dovrebbe partire l’iter legale con l’obiettivo di arrivare alla riscossione della multa a danno di persone dall’identià incerta e che a stento sono riuscite a raggiungere l’Italia.

Il reato di clandestinità, inserito nel maggio scorso nel pacchetto sicurezza, aveva subito destato critiche da parte dell’Unione Europea, del Vaticano, dell’Associazione nazionale magistrati e dell’opposizione. Nella stesura iniziale del testo si prevedeva “la reclusione da sei mesi a quattro anni”. Si poneva, tra gli altri problemi, il rischio del sovraffollamento delle carceri, oltre a quello della mole di processi da tenere. Il ministro dell’Interno Maroni aveva strenuamente difeso il provvedimento (“Non cederemo alle pressioni Ue”, aveva detto), mentre il premier Berlusconi era intervenuto con uno dei suoi “stop and go”, prima frenando sulla norma e poi negando una marcia indietro. Di fatto, però, il premier sosteneva implicitamente la sua inapplicabilità.

Stasera, dopo l’approvazione, i lavori del Senato sul pacchetto sicurezza si sono interrotti perché è mancato il numero legale. Riprenderanno domani.
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14 gennaio 2009
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Per Vik

Copio impunemente dal blog di Marte, perché va bene dare le notizie… ma quando si riesce anche a dare qualche indicazione su come muoversi per farsi sentire… :D

Bersagli facili.

Alla fine dell’articolo vi lascio i riferimenti a cui scrivere la vostra protesta o richiesta di intervento.

Vittorio Arrigoni è il pacifista italiano dell’International solidarity movement (Ism) che racconta in diretta da Gaza per il manifesto il tragico giorno per giorno della «spedizione punitiva» (parole di Massimo D’Alema) che Israele sta infliggendo al milione e mezzo di palestinesi intrappolati nella striscia. Basta leggere i giornali, a cominciare dal Corriere della Sera – il numero uno – o guardare il Tg1 – la portaerei dell’informazione «pubblica» -, per capire che Vittorio Arrigoni, e quelli come lui (sfortunatamente troppo pochi), è un testimone scomodo di fronte ai silenzi e alla (clamorosa) disinformazione della stampa italiana e, in genere, internazionale. Per questo la notizia che un sito web americano ha messo in rete il nome e la foto di Arrigoni proclamandolo «il bersaglio N.1» dell’esercito israeliano provoca rabbia ma non meraviglia.
È possibile che il sito http://www.stoptheism.com non sia, come dicono, troppo attendibile, che il suo animatore – tale Lee Kaplan, sedicente «giornalista investigativo» – sia un ciarlatano. Ma con il clima di impunità goduto dalle nefandezze israeliane e di omertà garantito dalla politica e dalla stampa, bisogna stare molto attenti. Fu a Gaza nel marzo 2003, durante la seconda intifada, che una pacifista Usa dell’Ism, Rachel Carrie, fu (deliberatamente)schiacciata da un bulldozer militare israeliano mentre tentava di impedire la distruzione di una casa palestinese.
A quel che si sa Stop the Ism è un sito statunitense dell’estrema destra ebraica, furiosamente anti-palestinese e anti-comunista, che sembra sia legato a Radio Arutz7, l’emittente dei coloni ebrei, i più fanatici in genere provenienti dagli Usa, insediati nelle terre palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est. Per Kaplan e soci per fermare l’International solidarity movement qualsiasi mezzo è buono purché sia «definitivo». Per loro l’Ism è «un consorzio di gruppi di anarchici e comunisti americani alleati dell’Olp», ovvero «un’idra dalle molte teste» il cui obiettivo è di «aiutare l’Olp a distruggere Israele» e di «finanziare anarchici e comunisti americani a espandere le basi per la rivoluzione mondiale». E gente come Vittorio Arrigoni e altri volontari che vengono dagli Stati uniti, dall’Irlanda, dalla Spagna, dall’Australia, dalla Polonia, sono dei «terroristi alleati di Hamas».

Sembrerebbe da ridere ma non c’è niente da ridere. Vittorio Arrigoni è un bersaglio «facile». È uno di quei matti che vanno a mani nude in posti infami come Gaza per difendere i civili palestinesi. Gli israeliani lo conoscono bene e lo hanno già intercettato, arrestato ed espulso due volte prima che Arrigoni il 23 agosto tornasse a Gaza dal mare a bordo della barca Free Gaza che aveva rotto il blocco israeliano (la vera causa della fine della tregua, non certo i razzetti di Hamas come vi stanno raccontando).

Per cercare di evitare che anche Arrigoni divenga un «tragico errore» o un «danno collaterale» abbiamo chiesto alle autorità politiche e diplomatiche italiane di attivarsi urgentemente con quelle israeliane.

Nell’inferno di Gaza Vittorio Arrigoni non è solo.
Maurizio Matteuzzi
Il Manifesto, 13/01/2009

Daniele F (grazie) ha redatto il testo in inglese per la mail scritta al web hosting canadese che ospita il sito http://stoptheism.com/ in cui Vik e gli altri volontari dell’Ism sono indicati come “target” da eliminare.
L’indirizzo a cui inoltrare la mail è abuse@koimedia.com

“It has come to my attention that you provide a web hosting service for the site http://www.stoptheism.com. I feel it’s my duty to inform you that the site contains explicit and repeated death threats, incitements to murder and violence, as well as virulent, abusive, diffamatory terms directed at a specific group of people. The threatened parties, all members of the human rights activist group ISM, currently operating in Gaza for the benefit of the civilian population, are explicitly pointed out as targets for terrorist violence with their names, surnames and pictures clearly shown on the site you are hosting.

I’m confident that any respectable web hosting service such as yourselves would include such antisocial behaviour as fully violating their terms and regulations. Considering that the ISM have had regular exposure in the world media thanks to their successful and much respected work as human rights monitors in the Middle East, I feel it my duty to inform the media of these unacceptable death threats, should the site not be obscured as soon as possible. In the meantime, I remain confident that you shall be keen to cooperate on the matter and hope to hear from you soon.

Sincerely,

firma”

Annalisa Melandri (grazie) ci segnala invece che si è messa in contatto con l’ambasciata canadese in Italia, la quale ha iniziato ad occuparsi del fatto.

Roberto (grazie) invece ci indica la mail del nostro consolato italiano a Tel Aviv, a cui inoltrare le proteste per le minacce rivolte all’Ism.

Le mail vanno indirizzate a consolato.telaviv@esteri.it

Ho cercato di raccogliere le indicazioni più significative. Se ne ho dimenticata qualcuna segnalatemelo pure.

Grazie a tutte/e (grazie a te, Marte!)

Vik, non sei solo!!!

Restiamo umani…

Dl anti-crisi, votata la fiducia ma scoppia la rivolta della Lega / La Cei contro la tassa per gli immigrati

Passa alla camera il provvedimento per fronteggiare l’emergenza economica-I sindaci del Carroccio annunciano che violeranno il patto di stabilità

Berlusconi ancora contro i giornali: “Nessuna incomprensione con Fini”

Dl anti-crisi, votata la fiducia ma scoppia la rivolta della LegaGianfranco Fini

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ROMA – Il governo incassa la fiducia della Camera sul disegno di legge anticrisi, ma è costretto a fare i conti con la rivolta dei sindaci leghisti. I voti a favore del provvedimento elaborato da Palazzo Chigi per fare fronte all’emergenza economica e finanziaria sono stati 327, quelli contrari 252 e due gli astenuti. Un risultato che Silvio Berlusconi ha salutato con un “tutto bene, tutto benissimo”, aggiungnedo poi che “non c’è stato nessun voto sofferto sulla fiducia, abbiamo avuto 75 voti in più ed è lo scarto più alto a nostro vantaggio in questa legislatura”.

Parole che nascondono in realtà nuove grane all’orizzonte. Il crescente malessere della Lega per le ripetute delusioni circa gli impegni del governo a favore delle regioni settentrionali sta per sfociare infatti in un gesto clamoroso. I sindaci e gli amministratori del Carroccio sarebbero pronti a sforare il patto si stabilità in segno di protesta dopo che una deroga speciale è stata concessa nei giorni scorsi al Campidoglio. “Questo – sottolineano alcuni esponenti leghisti – è un’evidente autorizzazione morale per tutti i sindaci che hanno ben gestito i loro bilanci, erogando servizi di ottima qualità ai loro cittadini, a tenere lo stesso comportamento”.

Scelta che rischia di innescare un effetto domino. Una mozione che chiede la possibilità per il Veneto di sforare il patto di stabilità “per continuare a garantire i servizi ai cittadini” è stata presentata infatti dal consigliere regionale veneto della Lega Nord Fedetico Caner. “Abbiamo a lungo stretto la cinghia – afferma Caner – costringendo i veneti a grossi sacrifici, pur di rispettare il patto di stabilità. Subito quel provvedimento ha palesato tutti i suoi limiti nei confronti di quei Comuni che pure disponevano di risorse da investire. Ora cambieremo strategia”.

Per Berlusconi si tratta di una nuova grana dopo che ieri sulla decisione di porre la fiducia al dl si era scontrato duramente con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Dissidio che il Cavaliere oggi ha negato. “Non c’è nessuna incomprensione con Fini, con lui non c’è assolutamente nulla”, ha detto, aggiungendo che il presidente di Montecitorio “ha un ruolo istituzionale e intende bene questo ruolo istituzionale come un ruolo non partigiano”. “Quindi – ha detto ancora Berlusconi – ha ritenuto che fosse suo dovere difendere alcune prerogative del Parlamento. Chapeau, punto e basta, io non ho fatto niente, chapeau veramente”.

In realtà il duro scambio di battute di ieri tra Fini e il premier è stato al centro oggi anche di un incontro tra il presidente della Camera e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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14 gennaio 2009
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La Cei contro la tassa per gli immigrati
Maroni: “Meravigliato, ma non ci tocca”

Monsignor Gnesotto: “Un balzello inaccettabile, colpisce categorie già poco tutelate. Servono politiche di integrazione”

Anche Famiglia Cristiana attacca: il vero scontro di civiltà è con la Lega

"Meravigliato, ma non ci tocca"Immigrati in fila per il rinnovo del permesso di soggiorni

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CITTA’ DEL VATICANO – Dure critiche della Cei alla discussa tassa voluta dalla Lega che chiede un contributo agli immigrati per il rinnovo del permesso di soggiorno, nei confronti della quale anche Silvio Berlusconi ha espresso nei giorni scorsi contrarietà. Per l’associazione della Conferenza episcopale italiana “Migrantes” si tratta di una misura “inaccettabile”. “Una tassa che è meglio definire balzello verso una categoria già poco tutelata”, ha detto monsignor Gianromano Gnesotto, responsabile per le politiche migratorie della Migrantes.

La replica del minsitro. Due ore dopo, ecco Roberto Maroni: “Meravigliato dalla reazione, ma queste parole non ci toccano minimamente. Noi non abbiamo fatto né più né meno di quello che fanno tutti i Paesi europei. In Olanda, ad esempio, c’è una tassa di 800 euro e lo stesso avviene in Inghilterra, in Germania. Non capisco perché, allora, ciò che si fa in quei Paesi va bene e se lo facciamo in Italia diventa una misura intollerabile”.

Il gettito previsto. Maroni ha anche calcolato quanto potrebbe rendere allo Stato la tassa sul permesso. “Ipotizzando un milione di permessi all’anno tra nuovi e rinnovi e ipotizzando una quota di 100 euro a permesso – ha detto – avremo 100 milioni di euro all’anno che confluiranno in un fondo al Viminale che servirà per finanziare i rimpatri dei clandestini”.

L’attacco di Gnesotto. “Operazioni di questo genere penalizzano ulteriormente gli immigrati che, con impegno e con notevoli sforzi, cercano di integrarsi”, ha detto Gnesotto durante la presentazione della giornata mondiale delle migrazioni (18 gennaio) alla sede di Radio Vaticana. “E’ un passo indietro – ha proseguito il presule – servono politiche di integrazione con mentalità aperta e intelligenza”. Gnesotto ha anche criticato la proposta avanzata dalla Lega di prevedere l’obbligo di denunciare gli immigrati irregolari per i medici ai quali essi si rivolgono. E ha ricordato che gli immigrati occupano settori di fatto lasciati scoperti dagli italiani.

Famiglia Cristiana contro la Lega. “Il vero scontro di civiltà oggi si gioca in Parlamento e nelle piazze sull’accoglienza nei confronti di chi è nel bisogno, sul rispetto della dignità della persona straniera, malata, non ancora nata”. Lo scrive Famiglia Cristiana nell’editoriale in apertura del numero da oggi in edicola. Il settimanale critica in particolare la proposta dalla Lega sul permesso di soggiorno a pagamento, definita “un colpo di mano”, così come respinge l’ipotesi avanzata ugualmente dalla Lega di fissare un deposito-garanzia di 10 mila euro per gli stranieri che vogliono aprire una partita Iva.
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14 gennaio 2009
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Ddl sicurezza: torna il reato d’oltraggio a polizia, resta fuori tutela donne e bimbi

Pd: testo imbarazzante, la violenza su donne e minori aumenta
Il governo: testi sulla materia sono già all’esame della Camera

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20090114_polizia_gmt.jpg

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ROMA (14 gennaio) – Ripristinare il reato di oltraggio alle forze di polizia: lo prevede un emendamento al ddl sicurezza che ha avuto il via libera al Senato. Chiunque – secondo la norma – in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone offenda l’onore o il prestigio di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza a causa del suo servizio di ordine pubblico e di sicurezza, è punito con la reclusione fino a tre anni. L’emendamento a firma dei relatori, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, ha recepito un emendamento di Filippo Saltamartini (Pdl) che si è detto soddisfatto del fatto che «reintroduciamo l’oltraggio alle forze dell’ordine, comprendendo come la tutela delle forze dell’ordine meriti una tutela con norme penali. In sette mesi abbiamo previsto l’ergastolo per l’omicidio di un rappresentante delle forze dell’ordine e ora ripristiniamo l’oltraggio a pubblico ufficiale e così poniamo fine alla politica delle chiacchiere della richiesta delle commissioni sul G8 per passare alla politica dei fatti». Anche Achille Serra, ex prefetto e senatore del Pd si è detto favorevole alla norma. «Voterò a favore – ha detto – avendo vissuto la piazza per tanto tempo». Il Senato ha dato via libera all’unanimità anche a un altro emendamento per la lotta all’estorsione.

Gasparri: importante il ripristino del reato di oltraggio. «E’ di grande importanza il risultato positivo che ha espresso l’Aula del Senato ripristinando il reato di oltraggio ad ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria – dice il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri – Si ripristina così uno strumento di tutela per gli operatori della sicurezza che troppe volte, in occasioni di manifestazioni pubbliche, sono stati offesi ed oltraggiati. Il ritorno di questa norma è un riconoscimento morale per le forze dell’ordine».

Restano fuori dal testo del ddl sicurezza le norme sulla violenza in famiglia, contro le donne e lo stalking che il Pd, con una serie di emendamenti, chiedeva fossero inseriti nel pacchetto. Governo e relatori, però, si sono detti contrari a questa opzione visto che alla Camera sono già in esame testi su queste materie. «Siamo pronti – ha detto il sottosegretario Alfredo Mantovano di fronte alle proteste del centrosinistra – anche oggi a chiedere alla Camera tempi più stretti». Ma ha aggiunto che non era corretto che ci fosse uno sdoppiamento nei due rami del Parlamento. L’Aula ha poi respinto le proposte di modifica dell’opposizione.

Finocchiaro: grave il no a proposte Pd su tutela di donne e bambini. «Quello sulla sicurezza è un disegno di legge per alcuni versi francamente imbarazzante – dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato – Innanzitutto si trasformano in penali questioni che sono davvero di rango amministrativo, ma non si guadagna in efficacia e in efficienza nella gestione delle politiche dell’immigrazione. Si minaccia, cosa che forse è di grande effetto sull’opinione pubblica, ma non funziona. Ho trovato poi gravissimo che siano state respinte tutte le norme che avevamo proposto e che riguardano il contrasto alla violenza sulle donne e sui bambini. Si trattava di un progetto davvero organico. Forse varrà la pena di ricordare che il testo presentato dalla ministra Carfagna riproduce integralmente il testo che noi avevamo presentato qui in Senato. E’ come se al fondo ci fosse l’idea che la violenza sulle donne e sui bambini, soprattutto quando maturi ad opera di mariti, conviventi, padri non sia proprio un fenomeno da sicurezza pubblica, da sicurezza della nazione, ma in qualche modo ancora un fatto privato. Io credo invece che bisogna spazzare via con forza questa idea, anche perché il numero delle violenze nei confronti delle donne operate da mariti, conviventi, amici corteggiatori respinti è in continuo, tragico aumento, come in continuo tragico aumento sono gli omicidi delle donne in queste evenienze».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=42149&sez=HOME_INITALIA


AUSTRALIA – Più di un milione di aspiranti Crusoe, per il lavoro da 75.000 dollari. Candidature ancora aperte

HEI GENTE, LE CANDIDATURE SONO ANCORA POSSIBILI!

http://www.sub.it/foto_Palau_Island/Barriera_Corallina.jpg

12 ore mensili di lavoro e uno stipendio da 75 mila euro

IN TILT IL SITO POI RIPRISTINATO E POTENZIATO

Cercasi super-pagato guardiano di un’isola tropicale: candidati dalla Mongolia alla Romania e persino da Città del Vaticano

HAMILTON ISLAND (AUSTRALIA) 14/1/2009
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L’ente turistico del Queensland è balzato nei giorni scorsi agli onori delle cronache internazionali offrendo un contratto di sei mesi per un “guardiano di un’isola tropicale presso la Grande barriera corallina in Australia”. Il compenso, pari a 75 mila euro per vivere a Hamilton Island, ha fatto gola a molti. Ma non si tratta solo di questo, il testo dell’annuncio sembra più un premio della lotteria. 12 ore di lavoro previste al mese, una villa di tre stanze vista mare in dotazione e trasporti aerei gratis. Altri compiti: dar da mangiare alla tartarughe, osservare le balene di passaggio e raccogliere la posta una volta a settimana.
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Oltre un milione di candidati hanno visitato nelle prime 48 ore il sito web di Tourism Queensland, circa 200 accessi al minuto, mandandolo in tilt e costringendo l’ente a potenziarlo. Hanno cliccato su www.islandreefjob.com da tutto il mondo, dalla Mongolia alla Romania, e persino dal Vaticano. La reazione entusiastica di potenziali candidati, e l’attenzione dei media mondiali, hanno deliziato i responsabili della campagna di promozione turistica del Queensland. «La risposta globale sta superando ogni previsione», ha detto il ministro del turismo Desley Boyle. Sono state già raggiunte 29 milioni di persone grazie alla copertura dei media, ha aggiunto.
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I candidati dovranno mandare entro il 22 febbraio un video con le ragioni del loro interesse. Si comincia in luglio. guardiano di un’isola tropicale presso la Grande barriera corallina in Australia
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GAZA, LA DIRETTA, 19° giorno – Fonte egiziana: “Hamas accetta tregua” Mille i morti nella Striscia di Gaza, più di 300 sono bambini


Palestinians use a horse-drawn cart to collect the corpses of Palestinian fighters killed in the Zeitun district of Gaza City following Israeli strikes on January 12, 2009.

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Osama Bin Laden: “Appello al Jihad”

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Dal Cairo il segretario generale delle Nazioni Unite critica Gerusalemme. Appello di Osama Bin Laden alla guerra santa “per fermare l’aggressione a Gaza”. E’ stata un’altra notte di intensi combattimenti nella Striscia. Tre razzi sono stati sparati nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano, in una zona disabitata. Tsahal ha risposto al fuoco. Altri tre razzi scoperti dai caschi blu Unifil. Fonti mediche palestinesi: “Le vittime sono 975“. Croce Rossa: “A Gaza situazione scioccante

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Palestinians who fled their homes eat at a United Nations school where they are sheltering in the Jebaliya refugee camp, northern Gaza Strip, Monday, Jan. 12, 2009.

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Aggiornata alle 17:43 14.01.09

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19:55 Domani vertice tra paesi arabi nel Golfo

Re Abdullah, sovrano dell’Arabia Saudita, ha convocato per domani a Riad un vertice straordinario del Consiglio per la cooperazione del Golfo tra i paesi arabi del Golfo Persico-Arabico per discutere degli attacchi d’Israele su Gaza. Lo ha reso noto oggi la televisione saudita. Il summit anticipa il vertice convocato dal Qatar per venerdì a Doha tra i paesi della Lega Araba, a cui Arabia Saudita e Egitto hanno già annunciato che non parteciperanno e che forse non avrà luogo in mancanza del numero minimo di adesioni

L’attesa conferenza stampa di Hamas al Cairo non ha contribuito a fare chiarezza sulla decisione del movimento sul piano egiziano per il cessate il fuoco a Gaza: “Non c’è disaccordo con l’Egitto. Il problema sono le differenze su come comportarsi con il nemico sionista (Israele) per quanto riguarda l’applicazione delle clausole dell’iniziativa” egiziana, ha dichiarato Salah al-Bardawil senza fornire ulteriori dettagli sulla risposta di Hamas al piano. Bardawil ha ribadito che in ogni caso prima di concordare qualsiasi tregua Israele deve accettare le sue condizioni: sospdendere l’offensiva e riaprire tutti i valichi

La tragedia di Gaza è stata evocata con passione e partecipazione, oggi a Strasburgo, in un acceso dibattito al parlamento europeo, che, pur denunciando la rottura della tregua da parte di Hamas e il suo lancio di razzi sulle cittadine israeliane, ha soprattutto deplorato la reazione “sproporzionata” di Israele, l’inadeguatezza della soluzione militare, le molte vittime civili palestinesi, e ha invocato l’applicazione del cessate il fuoco immediato chiesto dal consiglio di sicurezza Onu; anche, è stato detto in diversi interventi, attraverso il dialogo con Hamas, e con l’invio di una forza di pace internazionale. Le richieste dell’europarlamento saranno condensate in una risoluzione comune di tutti i gruppi, che verrà votata domani dalla plenaria

Israele denuncia l’uso di proiettili al fosforo bianco da parte di militanti palestinesi, proiettili che sarebbero esplosi in un’area aperta nel Negev occidentale. Secondo quanto riferito da Haaretz, l’attacco non ha provocato vittime né danni. La denuncia di Israele arriva dopo giorni in cui lo Stato ebraico è stato ripetutamente accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di aver utilizzato proiettili al fosforo bianco – che provoca gravi ustioni e non può essere usato in aree densamente abitate da civili – nella sua operazione nella Striscia di Gaza

La Casa Bianca ha accolto con scetticismo la notizia che Hamas ha accettato il piano egiziano per un cessate il fuoco

E’ stata convocata per domani alle 10 (le 16 in Italia) al Palazzo di Vetro una riunione d’emergenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per ottenere l’immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza come previsto dalla risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza. Lo ha annunciato Enrique Yevez, il portavoce del presidente dell’assemblea, Miguel D’Escoto Brockmann. Tutti i 192 Paesi dell’assemblea potranno intervenire sul conflitto tra Israele e Hamas. Il portavoce ha spiegato che, visto il numero dei partecipanti, il dibattito potrebbe proseguire per tutta la giornata e forse concludersi solo venerdì

I tempi “non sono maturi perché l’Ue abbia contatti diretti con Hamas”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri ceco Karel Schwarzenberg, intervenendo al Parlamento europeo durante un dibattito sulla crisi di Gaza. Secondo il presidente di turno dell’Ue l’organizzazione palestinese deve prima smettere di adottare metodi terroristici. “Su questo – ha affermato il capo della diplomazia di Praga – dobbiamo essere chiarissimi”

Croce Rossa Italiana si mobilita per l’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Il Comitato centrale ha sollecitato l’intera struttura nazionale per la raccolta di beni da portare alla popolazione palestinese. Inoltre Croce Rossa fornirà, come da accordi con il ministero degli Esteri, il supporto logistico presso tutti i capoluoghi di provincia agli enti locali che vorranno contribuire alla raccolta dei materiali

L’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza rischia di “spargere i semi dell’estremismo e del terrore nella regione”. Questo l’allarme lanciato dal presidente siriano Bashar al Assad in un’intervista alla Bbc, secondo cui “la conseguenza della guerra è più pericolosa della guerra” stessa

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è arrivato nel pomeriggio all’aeroporto militare Merka di Amman, da dove in elicottero si è trasferito direttamente in città per un colloquio con re Abdallah II sulla situazione nella striscia di Gaza. Prima di giungere in Giordania, il segretario delle Nazioni Unite ha fatto tappa al Cairo, dove ha incontrato il presidente egiziano Hosni Mubarak e da dove ha lanciato un nuovo appello per “un cessate il fuoco immediato e duraturo” nella striscia di Gaza. Dopo Amman, si recherà in Israele e in Siria

L’Egitto attende “solo” la risposta del governo israeliano al suo piano per un cessate il fuoco a Gaza dopo la reazione favorevole di Hamas. Lo ha affermato una fonte diplomatica egiziana rimanendo sotto anonimato. “Abbiamo il consenso di Hamas e attendiamo ora solo la risposta di Israele il cui emissario, Amos Gilad, è atteso domani al Cairo” ha aggiunto la stessa fonte

Arriva da una fonte di Hamas a Damasco la smentita della notizia secondo cui il movimento di resistenza islamica avrebbe approvato l’iniziativa egiziana per il cessate il fuoco a Gaza nella sua formulazione attuale. La fonte precisa che la delegazione di Hamas che si trova al Cairo giungerà questa sera a Damasco per consultazioni destinate ad annunciare “nelle prossime ore” la posizione del movimento riguardo i risultati dei colloqui con il capo dell’intelligence egiziana Omar Suleiman

Cessate il fuoco immediato, tregua umanitaria di tre giorni, ritiro delle truppe israeliane dalla striscia di Gaza entro 48 ore e dispiegamento di osservatori internazionali. Questi i punti salienti della proposta di tregua egiziana, secondo il portavoce di Hamas in Siria, Ami Barake stando a quanto riportato da fonti di stampa spagnole. L’esponente del movimento integralista ha detto, scrive il quotidiano spagnolo El Pais nella sua versione online, che, oltre al cessate il fuoco, il piano prevede “una tregua umanitaria di tre giorni, il ritiro delle truppe israeliane dalla striscia di Gaza entro 48 ore, il via a una nuova tregua di un anno e il dispiegamento sul territorio di osservatori internazionali che garantiscano l’applicazione dell’accordo”

Il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Morations, ha smentito di aver detto che Hamas ha accettato il piano egiziano per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, come riferito dal sito del Pais

Il ministro degli degli esteri ceco e presidente di turno del consiglio Ue Karel Schwarzenberg, ha detto oggi a Strasburgo, durante un dibattito al parlamento europeo sul conflitto di Gaza, che “i tempi non sono maturi per contatti diretti con Hamas”, perché il movimento islamico palestinese finora “ha continuato ad agire come un’organizzazione terrorista”

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche di La Paz con Israele per gli “smisurati” attacchi nella Striscia di Gaza

Hamas, secondo la tv satellitare ‘al-Arabiya’, sostiene che “sussitono ancora alcuni punti di divergenza con il piano egiziano per il cessate il fuoco a Gaza”. “In linea di massima siamo d’accordo con la proposta egiziana – spiegano i palestinesi – ma ci sono divergenze sulla durata della tregua con Israele, che deve seguire il cessate il fuoco”

Dopo le indiscrezioni egiziane arriva dal ministro spagnolo degli Esteri Miguel Angel Moratinos la conferma che Hamas ha accettato il piano egiziano per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riferisce il sito web di El Pais

“Domenica partirà il convoglio umanitario italiano verso Gaza. Io partirò fra domenica e lunedì. Vedremo se potrò accompagnare il convoglio fin dentro Gaza. Sicuramente lo accompagnerò fino alla frontiera”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sul convoglio degli aiuti umanitari italiani per i palestinesi di Gaza.

Solo un ottavo degli aiuti in cibo e medicine di cui la popolazione di Gaza ha bisogno è stata fatta passare nei territori assediati dall’inizio dell’offensiva israeliana il 27 dicembre. Dalla stessa data fino al 12 gennaio, è stato ucciso un bambino ogni due ore circa. Questi i dati forniti oggi da Save the Children, che da un lato definisce “irrisoria” la quota degli aiuti rispetto al bisogno reale, dall’altra reputa inaccettabile la spirale di violenza che ancora una volta ha come principali vittime i più piccoli.

L’offensiva israeliana a Gaza ha provocato la morte di 303 bambini. Lo ha detto oggi il capo dei servizi di emergenza palestinesi, il dottor Mouawiya Hassanein, specificando che le vittime in tutto sono 1001 e tra essi ci sono 100 donne. Secondo fonti militari israeliane sono stati uccisi 550 miliziani.

“Diventa di ora in ora sempre più difficile la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza”, scrive l’Osservatore Romano, “soprattutto dopo il bombardamento di uno dei sei Centri sanitari gestiti da Caritas Gerusalemme nel distretto Al Maghazi a Gaza”. “Sono quasi finite le scorte di medicinali, cibo e coperte, mentre la possibilità di portare aiuti umanitari resta estremamente complessa”.

Non c’è nessuna conferma alle voci diffusesi nelle ultime ore in Israele secondo cui i soldati impegnati a Gaza sarebbero riusciti a liberare il caporale Gilad Shalit, prigioniero di Hamas dal giugno 2006. “Se fosse avvenuto davvero, penso che lo avrei saputo”, ha detto il ministro per le infrastrutture Benyamin Ben Eliezer alla radio militare.

“Partirò per Gaza tra domenica e lunedì”. Lo ha annunciato oggi il ministro degli esteri Franco Frattini precisando che ancora “si sta aggiustando il calendario” della missione che lo dovrebbe portare in Israele, nei Territori, ed in altri Paesi dell’area.

“Auspico che le notizie che provengono dalle fonti egiziane siano confermate. Lo verificheremo nelle prossime ore. L’Egitto sta lavorando bene. Il cessate il fuoco è l’obiettivo numero uno”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, alla notizia proveniente dall’Egitto dell’ok di Hamas alla tregua.

“E’ necessario introdurre grandi quantitativi di aiuti umanitari e bisogna riannodare i servizi fondamentali” nella Striscia di Gaza, mentre Israele deve garantire alla popolazione palestinese un “accesso sicuro e certo degli aiuti umanitari e la fornitura di prodotti fondamentali”. Questo il messaggio lanciato dal ministro degli Esteri ceco e presidente di turno dell’Ue, Karel Schwarzenberg, in un intervento in sessione plenaria al Parlamento europeo a Strasburgo.

Numerosi abitanti del Sud del Libano hanno oggi ricevuto telefonate da Israele in cui li si ammoniva a non cooperare con i palestinesi. “Abitanti del Sud, ricordate le calamità, sofferenze, e distruzioni che si sono abbattute su di voi nel 1982 a causa della presenza israeliana sulla vostra terra”, si affermava nel messaggio, che è stato ricevuto in diverse zone del Sud del Paese dopo il lancio di alcuni razzi questa mattina contro Israele, ha riferito l’agenzia ufficiale libanese Nna.

Sette soldati israeliani sono rimasti feriti – uno in modo grave – da razzi anticarro sparati da militanti palestinesi contro le forze di difesa dello Stato ebraico appena fuori Gaza City. Lo hanno riferito fonti militari israeliane.

“Di fronte alla disponibilità di Hamas, mi auguro analoga disponibilità del governo di Israele per arrivare al più presto al cessate il fuoco”. Lo afferma Piero Fassino, ministro ombra degli Esteri del Pd, commentando la “buona notizia” della disponibilità di Hamas ad accettare la tregua a Gaza.

Il presidente boliviano, Evo Morales, ha annunciato che il suo Paese interromperà i rapporti diplomatici con Israele in segno di rappresaglia dell’offensiva nella Striscia di Gaza. L’iniziativa di Morale segue una mossa simile dell’alleato venezuelano, Hugo Chavez, che la settimana scorsa aveva ordinato l’espulsione dell’ambasciatore israeliano a Caracas.

L’esercito israeliano ha dato segnali nelle ultime ore che indicherebbero una possibile sospensione dell’offensiva nella Striscia di Gaza: lo hanno riferito ad Aki-Adnkronos International responsabili stranieri delle agenzie internazionali di soccorso che operano nella zona. Un responsabile di un’istituzione dell’Onu, che ha preferito restare anonimo, ha dichiarato che “nelle ultime ore abbiamo ricevuto segnali da parte dell’esercito israeliano secondo cui l’operazione militare a Gaza potrebbe finire molto presto”.

Una trappola esplosiva che avrebbe dovuto fare strage di militari dell’Unifil è stata disinnescata dagli uomini del contingente Onu in Libano. Lo ha reso noto l’esercito di Beirut che in una nota afferma che tre razzi scoperti a El Hebbariye da una pattuglia congiunta erano stati collegati a una carica di tritolo innescata con un timer. I razzi erano pronti a essere sparati e sono stati disinnescati sul posto. La scoperta è avvenuta mentre l’esercito libanese e gli uomini dell’Unifil cercavano l’area di lancio di altri tre razzi caduti in Israele senza fare vittime nè danni.

Sempre secondo fonti palestinesi, i feriti sarebbero stati più di 4.580

Fonti palestinesi sostengono che l’offensiva israeliana a Gaza è costata mille morti. “Il numero dei martiri dall’inizio dell’offensiva israeliana contro la Striscia Di Gaza è di 1001″, ha detto il capo dei servizi d’emergenza palestinesi, il dottore Mouawiya Hassanein.

Il messaggio audio con il quale Osama bin Laden invoca la jihad e commenta la situazione a Gaza, “dimostra l’isolamento” in cui si trova il capo di Al Qaida: lo ha detto un portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe. L’amministrazione Bush per il momento non si è pronunciata ufficialmente sull’autenticità del messaggio, anche se fonti dell’intelligence americana, citate in forma anonima dai media negli Usa, hanno affermato che dopo una prima analisi della registrazione, “non ci sono motivi per dubitarne”.

Il movimento integralista di Hamas ha accettato la proposta egiziana per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo ha detto all’ANSA una fonte egiziana informata. L’ok è arrivato dopo tre giorni di consultazioni al Cairo tra Hamas e il capo dei servizi segreti egiziani, Omar Suleiman. L’Egitto – ha detto la fonte egiziana – domani informerà Israele della decisione di Hamas. In mattinata due componenti della delegazione di Hamas, provenienti da Damasco, erano partiti per la capitale siriana, mentre altri tre dello stesso movimento, arrivati da Gaza, erano rimasti al Cairo.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando i reati di danneggiamento e istigazione all’odio razziale in relazione agli ultimi episodi di vandalismo e intimidazione avvenuti nella capitale con riferimento alla guerra di Gaza. Nei giorni scorsi, oltre a scritte antisemite apparse nella zona di piazza Bologna e a striscioni sulla tangenziale est, vernice rossa è stata buttata davanti alle redazioni dell’Agenzia Italia, di Repubblica, della Rai e al centro stampa del Messaggero.

Nove gruppi per la difesa dei diritti umani in Israele hanno accusato Tsahal di mettere in pericolo la vita dei civili di Gaza e hanno chiesto una indagine da parte della commissione per i crimini di guerra. In una lettera indirizzata ai leader politici e alle alte sfere dell’esercito israeliani, il gruppo afferma che la campagna di Israele ha lasciato i civili senza un posto dove fuggire, ha causato il crollo del sistema sanitario e lasciato migliaia di persone senza elettricità ed acqua.

L’Unione europea e Israele hanno deciso si prendersi una pausa nelle discussioni legate al processo di avvicinamento dello Stato mediorientale alla Ue. “Ora abbiamo una priorità da raggiungere – ha spiegato ad Apcom Christiane Hohmann, portavoce per le relazioni esterne – ed è il cessate il fuoco. Su quello concentriamo tutte le nostre energie”.

Il capo della diplomazia tedesca Frank Walter Steinmeier effettuerà una seconda missione in Medio Oriente nel giro di una settimana, mentre Berlino spera di ottenere un “cessate il fuoco umanitario” nella Striscia di Gaza. Il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, Jens Ploetner, ha riferito che Steinmeier terrà dei colloqui domani con dei responsabili israeliani a Gerusalemme. Il ministro socialdemocratico farà tappa anche a Ramallah, sede dell’autorità palestinese, in Cisgiordania, e al Cairo.

14:38 Egitto darà a Israele risposta di Hamas su tregua

Hamas ha consegnato ai mediatori egiziani la sua risposta al piano per il cessate il fuoco per la Striscia di Gaza. Il governo del Cairo la girerà agli israeliani. Lo ha riferito il ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit. “Riferiremo agli israeliani quel che abbiamo ottenuto”, ha detto, “ci sono posizioni di Hamas che discuteremo con gli israeliani nell’intero contesto degli elementi dell’iniziativa di Mubarak”. “Speriamo che le cose procedano”.

La situazione a Gaza, al 19mo giorno dell’offensiva israeliana, è “scioccante”. A definirla così è il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc), Jakob Kellenberger, in una conferenza stampa a Gerusalemme. “Ti colpisce quando si vedono queste persone ferite e il tipo di ferite che hanno”, ha detto Kellenberger, sottolineando come le tre ore di tregua umanitaria accordate da Israele la scorsa settimana “non siano sufficienti”. Il presidente dell’Icrc è stato ieri a Gaza, mentre questa mattina ha visitato Sderot.

Ancora razzi Qassam sono stati sparati stamattina dalla Striscia di Gaza contro il sud di Israele. Secondo quanto riporta Ynet, l’edizione online dello Yedioth Ahronoth, alcuni Qassam sono caduti in aree disabitate nel Negev occidentali pochi minuti prima delle 13 (ora locale, le 12 in italia), orario di inizio della tregua “umanitaria” di tre ore concessa nuovamente oggi da Israele per permettere l’ingresso di aiuti umanitari nella striscia. In precedenza sei razzi erano caduti nei pressi di Ashkelon, Beersheva, Sderot e dei consigli regionali di Eshkol e di Shaar Hanegev. Non si registrano vittime o feriti.

In seguito al lancio di razzi di questa mattina contro Israele, l’esercito libanese ha affermato che “non consentirà ad alcuno” di utilizzare il Sud del Libano come “rampa di lancio per inviare assurdi messaggi”. L’esercito ha inoltre ribadito il proprio “impegno” nei confronti della risoluzione 1701 che ha posto fine alla guerra del 2006 tra Israele e i guerriglieri Hezbollah e ha affermato che lo Stato ebraico “ha violato tale risoluzione rispondendo all’attacco di questa mattina senza dare tempo alle forze dell’Onu di svolgere la propria attività” facendo luce su ciò che è accaduto.

Nella Striscia di Gaza nemmeno la bandiera bianca è bastata per mettere al riparo una famiglia palestinese dai proiettili israeliani. La denuncia è venuta da ‘B’tselem’, gruppo pacifista dello Stato ebraico, secondo il quale ieri, durante un attacco al villaggio di Khuza, nel settore centrale dell’enclave, soldati di Tsahal hanno deliberatamente sparato contro una donna e tre uomini che, mostrando appunto una bandiera bianca, stavano tentando di abbandonare la loro casa. A informare gli attivisti di ‘B’tselem’ è stato Munir a-Najar, un vicino di casa e parente dei fuggiaschi, riuscito invece a sottrarsi al fuoco dei soldati. Nessuno sa che cosa ne sia stato dei quattro, ha raccontato Najar.

Il ministro dell’informazione libanese Tareq Mitri ha condannato il lancio di razzi di questa mattina dal Sud del Libano contro Israele, mentre il movimento sciita Hezbollah ha affermato che è compito delle autorità ufficiali libanesi determinare chi ne sia responsabile. Mitri, citato dal sito web del quotidiano an Nahar, ha affermato che il lancio di razzi “mette in pericolo gli interessi nazionali libanesi, così come gli interessi della Palestina”. La stessa fonte cita inoltre un alto funzionario di Hezbollah, Nawwf al Mussawi, secondo cui “tocca alle autorità libanesi determinare chi ha lanciato i razzi.

“Allah ci ha conferito la pazienza di preseguire sul cammino della Jihad per altri sette anni, e poi altri sette e sette anni”, afferma ancora il capo di Al Qaeda. “La questione è: potrà l’America continuare la sua guerra contro di noi per altri decenni? Le notizie e le prove che abbiamo indicherebbero di no”, ha dichiarato bin Laden. Il numero uno di Al Qaeda ha anche affermato che la crisi finanziaria internazionale riduce l’influenza degli Usa nel mondo e di conseguenza indebolisce il loro alleato israeliano.

Aerei F-16 dell’aviazione israeliana hanno bombardato il principale dei tre cimiteri della città di Gaza, nel quartiere periferico settentrionale di Sheikh Radwan. Lo hanno denunciato testimoni locali. Altri testimoni hanno detto che nei giorni scorsi il cimitero era stato usato da militanti per lanciare missili contro città israeliane. “Gli aerei israeliani non solo prendono di mira i vivi, ma distruggono anche le tombe dei morti”, ha detto un residente del quartiere del cimitero, aggiungendo che dopo l’attacco la gente si è recata al cimitero per raccogliere le ossa dei propri cari.

Enel in coordinamento con il ministero degli Esteri ha deciso di inviare due gruppi elettrogeni per contribuire ad aiutare la popolazione di Gaza colpita dal conflitto israelo-palestinese. I macchinari, si legge in una nota del gruppo elettrico italiano, hanno una potenza di 30 kilovolt ampere ciascuno e sono destinati agli ospedali e per gli usi civili della popolazione di Gaza, con l’assistenza delle organizzazioni umanitarie.

Il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, ha espresso forte preoccupazione per la notizia di un nuovo attacco lanciato dal Sud del Libano contro Israele. “Si tratta di un ulteriore, allarmante episodio, che dimostra come l’efficace tutela della sicurezza di Israele rappresenti un presupposto irrinunciabile per la stabilizzazione dell’area e un elemento indispensabile per potere rilanciare il processo di pace anche sul piano regionale.”

Oggi, continua Bin Laden, con un diretto riferimento all’Iraq post-Saddam “in ogni capitale araba c’è un Bremer e un Allawi che esegue gli ordini” delle potenze straniere. I governanti arabi, per il leader di al Qaeda ”sono tutti nemici della nostra comunità: controllano i media e i sermoni del venerdì”.

“Sono qui per dirvi la verità su quanto sta avvenendo” a Gaza, una verità che “non è la stessa” proposta “dai ministri, in quanto non riconosce il diritto internazionale falso”: con queste parole inizia il messaggio audio attribuito ad Osama Bin Laden. Si tratta di un documento della durata di 22 minuti. Rivolgendosi alla “cara nazione musulmana” il leader di al Qaeda sottolinea che “uno dei problemi che riguardano gli sforzi per liberare la Palestina è quello dei governanti arabi che tradiscono come è avvenuto nel 1948 quando tutti i re erano asserviti ai britannici”.

Quasi un tedesco su otto (il 13%) mette in dubbio il diritto di Israele all’esistenza, una percentuale che sale al 28% se si considerano soltanto i sostenitori della Linke, il partito di sinistra di Oskar Lafontaine. Lo rivela un sondaggio dell’istituto Forsa diffuso dal settimanale Stern. Quasi la metà degli intervistati (il 49%) considera Israele uno Stato aggressivo; il 59% è convinto che Israele persegua i propri interessi senza alcun riguardo per gli altri Stati, mentre soltanto il 30% ritiene che il governo israeliano rispetti i diritti umani.

“Ho visto alla tv le armi utilizzate da Israele nell’operazione militare nella Striscia di Gaza. E’ uno scandalo!”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, durante una conferenza stampa con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, che poco prima aveva incontrato il presidente egiziano, Hosni Mubarak.

“C’è un uso eccessivo della forza nell’operazione israeliana, che deve essere fermato immediatamente”. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Mon in una conferenza stampa al Cairo con il ministro degli Esteri egiziano. “Chiaramente molti palestinesi
sono stati uccisi – ha aggiunto Ban Ki-Mon – c’è stata una grande distruzione, una cosa molto triste e inaccettabile. Anche israeliani sono stati uccisi e traumatizzati. Abbiamo condannato questi atti così come l’attacco indiscriminato e sproporzionato e abbiamo chiesto di risparmiare la popolazione civile”.

Almeno tre razzi carichi di esplosivo sono stati trovati nel Libano meridionale dai ‘caschi blu’ dell’Unifil II, la Forza Interinale delle Nazioni Unite sotto comando italiano, e da soldati governativi locali. Lo hanno reso noto fonti delle forze di sicurezza libanesi, secondo cui gli ordigni sono stati scoperti al confine con Israele, nella zona di Habariyeh: la stessa da dove altri sono stati lanciati in due diverse occasioni contro il nord dello Stato ebraico, l’ultima delle quali oggi stesso.

Un cessate il fuoco “immediato e permanente” a Gaza con uno stop ai lanci di missili di Hamas e la fine dell’azione militare israeliana. E’ quanto chiedono gli europarlamentari in una bozza di risoluzione messa a punto da tutti i principali gruppi. Nella risoluzione, che verrà messa in votazione domani a seguire il dibattito di oggi pomeriggio, il parlamento europeo dà il suo sostegno alla risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu e esprime rammarico che “ad ora Israele e Hamas non abbiano dato seguito alla richiesta di porre fine alle ostilità”.

“Ho tentato di andare a Gaza, mi sarebbe piaciuto in questo momento ma le circostanze attuali non me lo hanno permesso”. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, in una conferenza stampa al Cairo subito dopo un colloquio con il presidente egiziano, Hosni Mubarak.

Torna a farsi vivo Osama Bin Laden. Il leader di Al Qaeda ha lanciato un appello alla guerra santa contro Israele in una nuova registrazione audio apparsa in internet. La registrazione è datata nel mese islamico corrente. Il messaggio, diffuso sui principali forum islamici, si intitola: “Appello al Jihad per fermare l’aggressione a Gaza”.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ribadito oggi al Cairo il suo appello per un cessate il fuoco immediato a Gaza. “Ripeto il mio appello per un cessate il fuoco immediato e duratoro”, ha detto Ban in conferenza stampa al Cairo, dopo aver incontrato il presidende egiziano Hosni Mubarak. Ban ha inoltre sottolineato che spera un’iniziativa egiziana per la tregua porti i suoi frutti al più presto possibile.

Il presidente di turno dell’Ue, il premier ceco Mirek Topolanek, ha ringraziato la Turchia e l’Egitto per i loro sforzi di mediazione in medio oriente, sottolineando il loro “ruolo positivo” nella crisi su Gaza. Ma nel farlo ha commesso una gaffe nei confronti di Ankara, definita “Paese arabo” al pari dell’Egitto.

“Sulla base di informazioni preliminari”, la forza dell’Onu nel Sud del Libano (Unifil), ha confermato poco fa che “almeno tre razzi sono stati sparati dal territorio libanese verso Israele e sono caduti sulla zona di Khiriat Shmona senza causare vittime o danni”. Lo ha riferito parlando con l’Ansa il portavoce militare di Unifil, il colonnello Enrico Mattina, aggiungendo che le forze israeliane “hanno risposto al fuoco con due salve di artiglieria e anche in questo caso non risultano al momento nè vittime nè danni”.

Il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, dopo aver incontrato il presidente egiziano Hosni Mubarak oggi al Cairo, si è detto “ottimista” anche per i risultati emersi da colloqui tenuti nella regione nei giorni scorsi. Moratinos pensa che un cessate il fuoco potrebbe esserci presto, ha aggiunto.

L’ambasciatrice di Israele all’Onu, Gabriela Shalev, ha consegnato una lettera al segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-Moon, in cui si denuncia l’impiego dei civili di Gaza come scudi umani da parte dei miliziani di Hamas. Lo riporta l’edizione online dello Yedioth Ahronoth. Shalev denuncia in particolare il fatto che i miliziani palestinesi usano moschee, scuole e case private della Striscia per nascondersi e per lanciare i loro razzi Qassam contro Israele, tenendo in ostaggio i residenti locali.

Fonti locali segnalano nuove esplosioni a Gaza

La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha emesso una ‘fatwa’, cioè un decreto religioso, in cui dichiara vietato il consumo e il commercio di prodotti di aziende sospettate di avere rapporti con Israele. Lo scrive oggi il quotidiano Keyhan International. Il governo di Teheran, nei giorni scorsi, ha approvato una proposta di legge mirante a “punire” con sanzioni le aziende straniere che abbiano “legami con il regime sionista”.

Un kamikaze di Hamas è stato ucciso oggi a Nord di Gaza da paracadutisti israeliani. Lo riferiscono fonti militari. L’uomo aveva con sè un fucile e un corpetto esplosivo, hanno aggiunto le fonti. I militari israeliani sono rimasti illesi. Nei giorni scorsi fonti militari israeliane hanno riferito che talvolta, per sorprendere da vicino i soldati, i miliziani di Hamas indossano divise militari israeliane. Non è ancora noto se anche il kamikaze ucciso oggi avesse adottato la stessa tattica.

Israele rischia l’intervento del principale organo giudiziario delle Nazioni Unite a causa della sua offensiva nella Striscia di Gaza. E’ quanto scrive il britannico The Guardian, spiegando che l’assemblea generale dell’Onu, che si riunirà in settimana per discutere della questione, valuterà se richiedere un’opinione consultiva da parte della Corte Internazionale di Giustizia.

“Fermate l’assassinio, ora e subito”, con questo titolo, il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-Moon ha scritto una lettera/appello al quotidiano palestinese Al Quds Al Arabi. “Alla vigilia del mio tour in medio oriente – esordisce il segretario generale – dove mi fermerò in 8 tappe che comprendono Palestina e Israele scrivo una lettera semplice e diretta al cuore della questione: la guerra deve fermarsi. Mi rivolgo a entrambe le parti in causa e dico: fermatevi ora, subito. Troppi sono morti e i civili soffrono tragedie e sono troppi i palestinesi e gli israeliani che vivono quotidianamente nella paura.

L’Egitto ha chiesto ad Hamas di accettare un cessate il fuoco di un anno, secondo quanto riporta il sito web del quotidiano israeliano haaretz. I mediatori egiziani sono da giorni impegnati in intense trattative con la delegazione di Hamas presente al cairo, e il capo dell’intelligence egiziana Omar Suleiman ha detto al gruppo palestinese che deve impegnarsi per un cessate il fuoco di un anno. I rappresentanti di Hamas hanno detto di essere disposti di accettare la proposta se saranno accolte le loro richieste.

La Tunisia non prenderà parte al summit arabo straordinario di Doha (Qatar) convocato per venerdì 16 gennaio. Lo annuncia una fonte autorizzata del ministero degli Affari esteri che, nel contempo, rende noto che la Tunisia parteciperà al vertice in programma il 19 e 20 gennaio in Kuwait, ritenendo che tale riunione dei ministri degli Esteri “rappresenta un quadro idoneo per valutare la situazione e formulare raccomandazioni da presentare ai dirigenti arabi circa le misure da mettere in opera per arrestare l’aggressione israeliana a Gaza”.

Mentre l’operazione “Piombo fuso” entra nel suo diciannovesimo giorno, all’interno del governo di Gerusalemme permangono le divergenze tra il premier Olmert, favorevole a proseguire l’offensiva, e i ministri degli Esteri e della Difesa, Tzipi Livni e Ehud Barak, propensi invece a fermare i raid. Secondo il sito web del quotidiano Haaretz, Barak sta spingendo per un “cessate il fuoco umanitario” di una settimana, ma Olmert ritiene che gli obiettivi di “Piombo fuso” non sono stati ancora raggiunti e che quindi bisogna continuare l’operazione militare.

Una salva di razzi Qassam e di colpi di mortaio è stata sparata oggi da miliziani di Hamas da Gaza verso le vicine comunità agricole israeliane nel Neghev. Lo riferiscono fonti locali. Le esplosioni si sono verificate in zone aperte. Di conseguenza non si ha notizia di vittime nè di danni.

Una nave iraniana che portava aiuti umanitari per i palestinesi ha cercato senza successo di attraccare la notte scorsa al porto di Gaza, perchè è stata bloccata da unità da guerra israeliane. Lo ha detto oggi il capo della Mezza luna rossa di Teheran, Massud Khatami. La nave, ha affermato Khatami, citato dall’agenzia Irna, portava 2.000 tonnellate di cibo e medicinali.

“Israele vede nel governo libanese e nelle sue forze armate nazionali coloro i quali hanno la responsabilità di impedire ulteriori lanci di razzi”: lo affermato un portavoce militare israeliano, commentando l’attacco odierno contro la Galilea.
Il portavoce ha confermato che l’artiglieria israeliana ha risposto al fuoco. La situazione viene ora esaminata dai responsabili della sicurezza nel Nord di Israele, ha concluso.

L’esercito libanese e i caschi blu dell’Unifil hano immediatamente preso posizione nella zona da dove questa mattina sono stati sparati razzi verso Israele. Lo riferisce l’agenzia ufficiale libanese Nna. Altre fonti affermano che aerei da guerra israeliani hanno sorvolato la zona da cui sono partiti i razzi, nei pressi delle contese fattorie di Sheeba, colpita allo stesso tempo da colpi d’artiglieria israeliana da 120 e 155 millimteri, come riferisce l’agenza Nna.

L’aviazione israeliana ha colpito questa notte 60 obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza, raggiungendo così 160 raid aerei in 24 ore. Un portavoce militare ha detto alle prime ore di questa mattina che fra gli obiettivi colpiti vi sono commissariati di polizia nella città di Gaza, siti di lancio di missili, nove depositi di armi e 35 tunnel per il contrabbando di armi dall’Egitto. Le forze aeree, ha aggiunto il portavoce, sono intervenute anche come supporto all’azione delle truppe di terra.

“La comunità internazionale deve inviare degli osservatori credibili perché al cessate il fuoco non si arriva in quanto manca la fiducia da entrambe le parti. Quindi questa richiesta è più credibile se viene dalla comunità internazionale con una forza d’interposizione che monitori la situazione e controlli l’effettivo cessate il fuoco”. Lo ha detto Piero Fassino, ministro degli Esteri del governo ombra del Pd, ospite a “Panorama del giorno”.

Nonostante il no di Riad e il Cairo, il vertice dei capi di Stato arabi chiesto dal Qatar per fare fronte all’emergenza di Gaza, dopo il sì degli emirati arabi ha “raggiunto il numero legale”. E’ quanto riporta la tv satellitare araba Al Jazeera. Ieri Arabia Saudita ed Egitto, avevano fatto sapere alla Lega araba di “preferire una riunione consultiva durante il vertice economico del Kuwait”, previsto per venerdì prossimo.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è giunto oggi al Cairo, prima tappa di un tour nella regione dove terrà colloqui nel tentativo di trovare una via d’uscita alla crisi israelo-palestinese. Dopo il Cairo, dove incontrerà il presidente egiziano Hosni Mubarak, Ban Ki-Moon si recheràin Giordania, Israele e Siria. Il Segretario generale ha reso noto che non avrà contatti diretti con Hamas.

Micky Rosenfeld, capo portavoce della polizia israeliana, ha spiegato che gli ordigni, piombati di primo mattino sul nord d’Israele dal Libano meridionale, si sono abbattuti a terra nei pressi della città di Kiryat Shmona, in Galilea, finendo su distese incolte e disabitate, senza dunque ferire nessuno. Fonti delle forze di sicurezza libanesi hanno precisato che i razzi sono stati scagliati da un settore che si estende a ridosso del confine, compreso tra la località di Habaniyeh e la zona contesa chiamata ‘Fattorie di Shebaa’. Stando alle fonti gli ordigni erano cinque in tutto, ma due non sono riusciti a oltrepassare la frontiera. L’Esercito israeliano, hanno aggiunto, ha immediatamente risposto al fuoco.

Per il negoziatore del Quartetto per il Medio Oriente Tony Blair “le prossime 48-72 ore sono cruciali” per una tregua a Gaza. L’ex premier britannico, arrivato lunedì notte a Washington dall’Egitto dove sta negoziando il cessate il fuoco, è stato intervistato dalla Abc per il programma Nightline.

L’Assemblea generale dell’Onu è stata convocata per domani dal presidente nicaraguense, Miguel D’Escoto, per discutere della crisi nella Striscia di Gaza. E’ la seconda volta in meno di una settimana che D’Escoto convoca l’Assemblea sull’emergenza in Medio Oriente.

Intensi combattimenti tra attivisti palestinesi e soldati israeliani a Gaza City hanno segnato anche la notte tra martedì e mercoledì, mentre l’aviazione bombardava il sud della striscia di Gaza. Testimoni hanno notato una diminuzione dell’intensità degli attacchi aerei a Gaza e nel nord del territorio, in rapporto alle notti precedenti. Un palestinese è stato ucciso, e altri 20 sono rimasti feriti in un attacco che ha provocato la distruzione di una casa nel quartiere di Raduane, a Gaza, hanno detto all’Afp medici e testimoni. “Dai carri armati partivano colpi verso i combattenti palestinesi, che rispondevano con i loro lanciarazzi. Da entrambe le parti sono partiti colpi di mitragliatrice”, ha dichiarato nella notte un corrispondente dell’Afp descrivendo la situazione a Gaza e nel nord della Striscia. Almeno 70 palestinesi sono morti ieri nella striscia di Gaza.

Si sono udite questa mattina le sirene di allarme in territorio israeliano, a Kyriat Shmona, nel nord della Galilea. La popolazione è stata invitata a restare nei rifugi, ha detto un portavoce militare israeliano.

Sempre più grave il bilancio dell’Operazione “piombo fuso”, l’offensiva israeliana in corso nella Striscia di Gaza da 19 giorni consecutivi: secondo fonti mediche locali, il numero dei morti accertati tra la popolazione dell’enclave palestinese sfiora ormai le mille unità. Risultano essere state uccise almeno 975 persone, circa quattrocento delle quali erano donne o bambini. I feriti palestinesi ammontano invece a 4.400. In campo israeliano le vittime sono 13 dal 27 dicembre scorso, di cui tre militari.

Tre razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele, stando a quanto riferiscono diverse fonti. E’ il secondo episodio del genere che si verifica dall’inizio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza.

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fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/dirette/sezioni/esteri/mediorient/gaza-14-gennaio/index.html

http://www.imemc.org/attachments/mar2008/freepalestine.jpg

Come inizia la scuola? Non si sa. Scatta la protesta di prof e genitori

Inizio d’anno nel segno dell’incertezza: si attendono indicazioni su come applicare tutte le modifiche introdotte

E anche la Cisl chiede un incontro urgente

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di SALVO INTRAVAIA

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Come inizia la scuola? Non si sa Scatta la protesta di prof e genitori
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Per le scuole italiane il 2009 parte all’insegna dell’incertezza. L’enorme mole di cambiamenti introdotti nel sistema d’istruzione nazionale dal decreto-legge 112 (la Finanziaria estiva di Tremonti) e dai provvedimenti successivi sta facendo letteralmente impazzire insegnanti, dirigenti scolastici e genitori che, in assenza di regolamenti e decreti attuativi, sono in preda alla confusione più totale. E il rischio che l’avvio del prossimo anno scolastico sia tutto in salita è tutt’altro che remoto.

“La ripresa dell’attività – dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl scuola – avviene in tutte le scuole, all’insegna del disagio, della preoccupazione e delle incertezze”. E con la scadenza delle iscrizioni rinviata al 28 febbraio slitteranno tutti gli appuntamenti cruciali dell’anno: organici di diritto, trasferimenti, immissioni in ruolo e assegnazione delle supplenze che specialmente nelle grandi città potrebbero anche arrivare ad anno scolastico avviato.

Che la strada verso le riforme voluta dal ministro, Mariastella Gelmini, sarebbe stata irta di difficoltà lo ha intuito anche il governo che nel decreto-legge “milleproroghe” dello scorso 30 dicembre ha introdotto una norma che riguarda la scuola: lo slittamento al 31 agosto del termine ultimo per le nomine a tempo indeterminato (le immissioni in ruolo) e determinato (le supplenze).

Ma la confusione di questi giorni riguarda gli scrutini del primo quadrimestre e le iscrizioni. “Incombono – continua Scrima, xhe chiede al ministro un incontro urgente – scadenze che toccano aspetti cruciali della vita scolastica (valutazione, iscrizioni, determinazione degli organici) e su di esse pesa lo stato di confusione e di allarme determinato dai provvedimenti in corso di emanazione, sia per quanto riguarda i loro contenuti che per le modalità con le quali gli stessi vengono elaborati e definiti”. Ma di che si tratta?

I primi di febbraio, le scuole elementari e medie saranno chiamate a valutare gli alunni con i voti espressi in decimi in luogo dei giudizi, ma mancano all’appello sia il Regolamento sulla valutazione degli alunni sia il decreto ministeriale per attribuire le insufficienze in condotta alla scuola media. Stesso discorso per le iscrizioni la cui data di scadenza è stata spostata da fine gennaio al 28 febbraio. Da viale Trastevere la circolare annuale sulle iscrizioni non è stata ancora resa nota e le scuole vanno in ordine sparso: alcune sulla base delle notizie diffuse dai mezzi d’informazione accettano le iscrizioni con riserva, altre aspettano il documento ministeriale. Così come avviene per il regolamento sui voti in decimi: alcuni dirigenti scolastici promettono che senza regolamento non attueranno la riforma, altri vanno a tentoni.

Secondo Massimo Di Menna, segretario nazionale della Uil scuola, il provvedimento “più urgente è la circolare sulle iscrizioni”. “Occorre rendere chiare – spiega Di Menna – le variazioni introdotte dal Regolamento ma occorre fare in fretta”. Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, critica la Gelmini su tutti i fronti. “Allo slittamento del termine delle iscrizioni non ha fatto seguito alcun chiarimento sulla organizzazione per il prossimo anno. Nella scuola primaria non vi sono neppure i modelli di iscrizione per un’articolazione dell’orario in 24-27-30-40 ore settimanali, che non ha alcun fondamento pedagogico ma solo la volontà di risparmiare e che ingenera soltanto confusione”. “L’unica certezza – continua Bernocchi – è che, nonostante la propaganda ministeriale, non verranno attivate nuove classi a tempo pieno e le ulteriori richieste delle famiglie non verranno soddisfatte”.

Di tutti i documenti in questione circolano le bozze predisposte dai tecnici ministeriali al vaglio dei diversi organismi che devono esprime un parere: il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, il Consiglio di stato. La circolare sulle iscrizioni è legata al Regolamento sulla “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” che introduce una serie di novità, come il tempo-scuola nelle prime classi della scuola primaria di 24, 27 o 30 ore settimanali, il maestro di riferimento e l’anticipo nella scuola dell’infanzia. Ma di quest’ultima possibilità chi potrà fruirne? I piccoli di due anni e mezzo, ma solo nei comuni che hanno stipulato la prescritta convenzione con l’ufficio scolastico regionale, o tutti?

Senza regolamenti attuativi procedono a vista anche le Regioni che devono predisporre i Piani di dimensionamento della rete scolastica. Nella regione Lazio e in Veneto il Piano è stato varato. In Sicilia le operazioni sono in corso ma senza il Regolamento che detta regole anche sui plessi le regioni si rifanno alla norma del 1998: autonomia scolastica per le scuole con un numero di alunni fra i 500 e i 900.

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14 gennaio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-8/caos-inizio/caos-inizio.html?rss

Ucraina: “Non faremo passare il gas russo”. E anche Medvedev ordina lo stop del flusso

Kiev ha chiuso i rubinetti a Gazprom. Ancora lontano l’accordo con Mosca per le forniture

Barroso: “Se non rispettano gli impegni, li denunciamo”. E anche la Serbia protesta

Per il presidente russo la crisi è costata a Gazprom oltre un miliardo di dollari

"Non faremo passare il gas russo" E anche Medvedev ordina lo stop del flussoUn dipendente di Naftogaz controlla i gasdotti dell’Ucraina
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KIEV – La guerra del gas non conosce tregua. Questa mattina l’Ucraina ha annunciato che non permetterà il transito di gas russo diretto all’Europa, accusando Gazprom di aver imposto condizioni impossibili. E anche il presidente russo Medvedev, che presiede Gazprom, ha ordinato al colosso energetico russo di bloccare il flusso.

L’accusa di Gazprom. Secondo il colosso russo la società ucraina degli idrocarburi Naftogaz, “ha rifiutato di accettare il gas russo attraverso la stazione del gas di Sudja”, presso la frontiera. L’azienda sostiene di aver chiesto a Naftogaz alla mezzanotte di ieri di lasciar transitare oggi attraverso l’Ucraina 98,8 milioni di metri cubi di gas. Ieri era stato annunciato un nuovo blocco e nel pomeriggio il presidente ucraino Viktor Yuschenko aveva proposto un accordo temporaneo.

Lo stop di Mosca. “Basta con i regali”. Così il presidente russo Dmitri Medvedev ha ordinato a Gazprom uno stop alle forniture russe all’Europa via Ucraina. Ricevendo il numero uno del colosso, Aleksei Miller, Medvedev lo ha incaricato di bloccare il transito di gas russo per i consumatori europei e di valutare le perdite. Dal primo gennaio scorso, infatti, Gazprom sostiene di aver perso oltre un miliardo di dollari di ricavi a causa della crisi del gas con l’Ucraina.

Il monito di Barroso. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Ue Josè Manuel Barroso, che ha minacciato entrambi i paesi di azioni giudiziarie se i rifornimenti di gas non saranno ristabiliti urgentemente. “Voglio inviare un chiaro messaggio a Mosca e Kiev – ha dichiarato al parlamento di Strasburgo – se l’accordo con l’Ue non verrà onorato in maniera urgente, la commissione europea suggerirà alle compagnie europee di portare la faccenda in tribunale e chiederà agli Stati membri di intraprendere un’azione comune per trovare delle risorse alternative di approvvigionamento energetico e di transito”. Barroso ha definito inaccettabile il fatto che Russia e Ucraina siano incapaci di rispettare gli impegni presi con gli Stati europei.

Le proteste della Serbia. Intanto anche la Serbia che, sta negoziando con Gazprom altri due milioni di metri cubi di metano, sta valutando l’ipotesi di un’azione legale contro l’Ucraina. “Per Belgrado – ha detto il direttore esecutivo di Srbijagas Dusan Bajatovicancora – in questo momento è del tutto chiaro che l’Ucraina è la principale responsabile”. A regime normale la serbia importa 10 milioni di metri cubi di gas russo al giorno.

Naftogaz propone l’uso di stazioni alternative. Secondo fonti di Naftogaz citate dall’agenzia si stampa Interfax, la compagnia energetica ucraina avrebbe offerto alla controparte russa la possibilità di inviare il gas ai consumatori europei attraverso le stazioni di misurazione di Pisarevka e Valuyki, escludendo invece Sudzha, come inizialmente aveva proposto Gazprom.

L’Ucraina e la Russia si rivolgono all’Europa. Il ministro dell’Energia ucraino Yury Prodan ha inviato una lettera al commissario europeo per l’Energia Andris Piebalgs chiedendo alla Ue di inviare esperti internazionali per monitorare in modo oggettivo la situazione. “Abbiamo chiesto di aiutarci a risolvere le questioni tecniche che sono attualmente una condizione vincolante per il transito del metano verso l’Europa. E’ impossibile gestire il transito senza il gas”, ha spiegato. Anche il premier russo, Vladimir Putin, da parte sua, invita la commissione Ue a rafforzare le sue pressioni per costringere l’Ucraina a ripristinare le forniture di gas verso l’Europa.

Rafforzare le reti negli Stati dell’Ue. Il primo ministro ceco e presidente di turno dell’Ue, Mirek Topolanek, ha sostenuto oggi a Strasburgo la necessità di “rafforzare le infrastrutture energetiche nel territorio degli Stati membri, per quanto riguarda sia le interconnessioni transfrontaliere già esistenti che le nuove connessioni da realizzare fra le reti energetiche”. Topolanek ha poi definito la costruzione del gasdotto Nabucco “una questione della più alta priorità, tanto quanto il sostegno alla costruzione di nuovi oleodotti”.

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14 gennaio 2009
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