LAVORO – Avete 50 anni? Non c’è posto per voi

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Giovani per la pensione, vecchi per lavorare: 350mila a rischio con la crisi

Formazione, scarse le opportunità di riqualificazione professionale. Ansia, il 72 per cento dei dipendenti è preoccupato per il proprio futuro

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di Nuccio Natoli

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Roma, 3 marzo 2009 — “VADO A LETTO e comincio a pensarci. La mattina dopo sono uno straccio”. Giorgio è prototipo del cinquantenne: dipendente di un’azienda metalmeccanica del Nord di medie dimensioni, una vita di duro lavoro alle spalle, una famiglia con moglie e due figli da mandare avanti, un mutuo da onorare. E’ l’over 50 che i sociologi chiamano “lavoratore maturo”, cioè troppo giovane per andare in pensione ma troppo vecchio per mantenere il posto. E così finisce nella terra di nessuno. Il suo mestiere lo sa fare e pure bene. Da mesi, però, ha perso il bene della tranquillità. I giornali raccontano di crollo della borsa, di miliardi andati in fumo, di bonus megagalattici per coloro che hanno fatto a pezzi l’economia mondiale. Mostra la busta paga (1.525 euro), scuote la testa, e chiede “le sembra giusto che loro hanno creato tutto questo casino adorando — come dice il Papa — il dio denaro ed io devo rischiare il mio posto di lavoro?”.

L’ANGOSCIA notturna è figlia delle previsioni: la disoccupazione che salirà sopra l’8% della forza lavoro nel 2009 e quasi al 9% l’anno prossimo. Stime molto prudenziali aggiungono che “almeno il 5%” dell’occupazione sarà interessata dalla crisi. Gira la cifra di 900mila posti di lavoro che saranno bruciati nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni. Quanti “lavoratori maturi” saranno colpiti? Nessuno può dirlo con certezza, ma se si considera che sono circa il 35% del totale i lavoratori tra i 50 e i 64 anni, si può presumere che toccherà circa 350mila over 50. Il che potrebbe significare che circa 350mila famiglie rischiano di precipitare nel baratro. Una indagine della Financial Direction Survey realizzata in 14 paesi, tra i quali l’Italia, indica addirittura negli ultraquarantenni, e tra le lavoratrici, la preoccupione maggiore per la perdita dell’occupazione. Il 72% dei dipendenti del nostro paese è a disagio, un dato in forte crescita: l’ansia cresce tra gli occupati delle industrie più grandi (79%) rispetto a quelle con meno di 50 dipendenti. Il picco dell’ansia è tra dipendenti e professionisti ultraquarantenni, addirittura al 78%, ma quasi la metà degli italiani (48%) considera il proprio impiego a rischio.

Nelle aziende le previsioni sono grigio scuro, la fiducia delle imprese in Italia (come nel resto del mondo) è precipitata nell’ultimo anno. Gli ordini sono in calo, su scala nazionale per le aziende manifatturiere siamo al 40-45%. E a correre i maggiori pericoli saranno i “lavoratori maturi” con minore professionalità e i giovani con contratti precari. In uno studio la Cisl l’ha detto: “In assenza di un’azione politica assai rilevante la recessione avrà sulle aziende una selezione di tipo darwiniano, all’insegna della sopravvivenza dei più forti”. A cascata si manifesteranno gli effetti sull’occupazione.

Con la crisi che picchia duro e ogni giorno si arricchisce di una nuova cattiva notizia da ogni angolo del pianeta, è umano che i “lavoratori maturi” siano terrorizzati dal futuro. Anche ieri il ministro Sacconi ha ricordato l’impegno del governo di destinare 4 miliardi proprio per i lavoratori meno tutelati ma loro temono che i posti di lavoro destinati al rogo somigliano a una medaglia: su una faccia l’esercito dei giovani con contratto a termine che aspettano con il fiato sospeso il giorno della scadenza nel timore che non arriverà il rinnovo. Si sa che, da gennaio, ogni mese ne scadono circa 315mila. Per molti significherà la disoccupazione. Il 13% dei lavoratori atipici è di “lunga durata”, ha di media tra i 40 e i 50 anni ma non mancano gli ultracinquantenni, usciti dai processi produttivi per colpa della crisi. Per loro, con un Welfare State ai minimi termini, la prospettiva è il Welfare familiare e aspettare che “passi la nuttata”.

L’ALTRA FACCIA del dramma sono proprio gli over 50: per loro scarse prospettive di riqualificazione professionale, poca attitudine a familiarizzare con nuovi processi produttivi e nuove tecnologice. Lo stesso uso del computer è spesso sconosciuto. E così trovare una nuova occupazione diventa impresa difficile. Quando esiste il sostegno della cassa integrazione non è l’ipotesi peggiore, in caso di difficoltà dell’azienda: l’incubo è il licenziamento tout court perchè il mercato del lavoro lascia poche speranze agli over 50. Cosa fare? Esistono ammortizzatori sociali e programmi di riqualificazionedi settori, aziende e anche personali ma la crisi batte anche sui conti pubblici del Belpaese, per nulla brillanti. Però, non basta “aspettare che passi la nottata”, sperare solo nella fine della crisi: sarebbe la strategia peggiore. Con 350mila famiglie in seria difficoltà il rischio è quello di stravolgere le basi della coesione sociale del Paese.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/03/03/155202-avete_anni_posto.shtml

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23 responses to “LAVORO – Avete 50 anni? Non c’è posto per voi”

  1. solleviamoci says :

    I vecchi lettori già lo sanno e mi dispiace ripetermi, ma che volete: non mi è ancora andata giù. Nel 2004 Bertinotti (Bertinotti, mica Berlusconi!) sosteneva che gli over 40 che restavano disoccupati erano un “caso umano”, perché il problema strategico era quello dei giovani. Diceva che non riconoscere questo dato di fatto significava voler scatenare una guerra tra poveri.
    E io a dirgli che il problema è il lavoro tout court… chissà che adesso non se ne renda conto pure lui!
    Giovani o meno giovani, siamo TUTTI a rischio e non è “sistemando” una categoria a discapito dell’altra che si può pensare di uscirne. Perché io, alla pensione, ho già detto addio da tempo, ma siccome per ora non esiste una legge che dica che i non-lavoratori vanno eliminati, qualcuno si ritroverà sul groppone pure me… e se anche si dovesse arrivare a tanto, qualche giovane si dovrà occupare di mia figlia. Quindi, è meglio remare tutti insieme e nella stessa direzione, no?

    • Angelo says :

      Manca l’altruismo, parola nobile che questa società ha perso nel tempo.

    • 1953 says :

      Diretto a chi come me e’ rimasto e non per sua scelta senza lavoro
      prendeti 5 minuti, leggete bene e se siete d’accordo scrivete, non e’ un movimento politico, ne’ ci sono fini di lucro
      assolutamente, solo che a 58 anni, nessuno ci prende piu’ e se ,come me, avete sempre lavorato e non volete pesare su parenti ed amici, LEGGETE, si puo’ fare qualcosa, si puo’ cambiare la legge
      avete versato contributi x almeno 30-35 anni ? Dobbiamo andare in pensione a 65 anni, e pensiamo di campare sino a 100 per riprenderci indietro quello gia’ dato
      la legge si puo’ cambiare e’ un ns.diritto
      se occorrono 500.000 firme, sappiate che ci sono poco piu’ di 700.000 persone come te e me, che ne hanno piu’ di 50 di anni
      grazie

      senzalavoroover50@hotmail.it

      La parola referendum (dal gerundivo latino del verbo refero, “riferisco” (nella frase ad referendum, “[chieder dei documenti, ecc.] per riferire”[1]) indica comunemente lo strumento attraverso cui il corpo elettorale viene consultato direttamente su temi specifici; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta che consente cioè agli elettori di fornire – senza intermediari – il proprio parere o la propria decisione su un tema specifico oggetto di discussione

      Petizione
      senzalavoroover50@hotmail.it
      Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

      Una petizione (dal verbo latino peto, “chiedo per ottenere”) è una richiesta ad un’autorità – generalmente governativa – o ad un ente pubblico. Nel linguaggio colloquiale, una petizione è un documento indirizzato a un soggetto pubblico o privato e sottoscritto da numerosi individui. Può essere orale, scritta o trasmessa attraverso internet

      abrogative, se invogliano il legislatore ad abrogare una determinata norma giuridica, es. la petizione per la liberalizzazione delle droghe leggere, contro la pena di morte, ecc

      La legge italiana prevede che:
      50.000 firme per depositare un disegno di legge in Parlamento, inoltre le firme devono essere prima validate dalla Corte di Cassazione.
      500.000 per indire un referendum abrogativo, inoltre le firme devono essere prima validate dalla Corte di Cassazione.
      Per finalità di sensibilizzazione non esiste invece un valore-soglia da superare, così come la necessità di valida della firma.

      diritto di petizione [modifica]
      L’ordinamento legislativo italiano conferisce ai cittadini il diritto di riccorrere allo strumento della petizione popolare all’art. 50 della Costituzione:

      « Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità »

      (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 50)
      Il diritto di petizione è inoltre considerato diritto fondamentale dell’Unione Europea e, come tale, inserito nell’apposita Carta dal Parlamento Europeo all’art.44:

      « Qualsiasi cittadino, o qualsiasi persona giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro dell’Unione Europea ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo »

      Raccolta firme [modifica]
      Per la legge italiana sono necessarie 50.000 firme autenticate perché i cittadini o loro associazioni possano depositare un disegno di legge in Parlamento (petizione precettistica), e 500.000 le firme necessarie per indire un referendum abrogativo. Le firme vengono autenticate presso la Corte di Cassazione. Per le petizioni di sensibilizzazione, non è obbligatoria l’autenticità di firma; chi raccoglie le firme può chiedere gli estremi di un documento di identità.
      Di solito i comitati promotori raccolgono un numero superiore di firme, almeno tra il 5 ed il 10%, per tenere conto di quelle che potrebbero risultare non autenticate dalla Suprema corte e che potrebbero essere escluse dal computo.
      L’ordinamento italiano equipara la firma digitale a quella chirografa, e ogni cittadino può ottenere una firma digitale per certificare la propria identità. Tuttavia, non esiste un sito web istituzionale per la raccolta di petizioni di firme digitali, e per l’esercizio del diritto di petizione via Internet.
      Per le petizioni alla commissione europea la raccolta firme si puo’ effettuare sia cartacea che online, ed è necessario inserire almeno nome, cognome e comune di residenza. Non esiste certificazione ed autentica, le firme servono a dimostrare il consenso dei cittadini sulla richiesta.

  2. paola says :

    …poi ci siamo noi fortunati che il lavoro lo abbiamo perso da 5 o 6 anni e ci barcameniamo come si puo’: partita iva che non fattura abbastanza, mobilita’ investite nelle siss per poi ridiventare precari, l’attesa eterna di una nuova occasione.

    Io inizio a capire quelli che ‘danno di matto’ e spero di riuscire a sopravvivere. Ma come ci arrivo a 65 anni per la pensione se non fatturo neanche 10000 euro/anno? E quale pensione da fame mi tocchera’con questi introiti?

  3. Mauro says :

    Sono quasi dieci mesi che leggo critiche o attestazione di disagio, condanne, ma sono sempre e solo parole, parole spese a vuoto come chiacchiere da bar, solo parole che non vengono prese in considerazione da nessuno, i giornali non ne parlano, i telegiornali meno, BISOGNA dare da matti, allora forse per cinque minuti qualcuno si interessa al problema se non altro perchè un suicidio o una strage in un supermercato, fa notizia.
    Personalmente non ho trovato una CONCRETA via d’uscita, e sono molto stanco di tutto e di tutti.

    • Angelo says :

      Noto un paese che non ha nessun ideale quindi nessuna voglia di reagire a nulla, solo alla perdita di lavoro avvenuta se ne parla per qualche periodo sui telegiornali o sulle talk show alla Santoro e Ballarò tanto per fare rumore e sciacquarsi la bocca. Ma quelli che come me anno perso il posto da parecchi anni cosa fanno?
      Non hanno il tempo di scendere in piazza oppure manca la voglia? Non esiste un movimento, una qualsiasi iniziativa anche solo dimostrativa, niente…aspettiamo di suicidarci o cosa? E pensare che in questo paese di banane saremo in tanti ad essere incazzati, eppure non vedo la luce a 57 anni, si stava meglio quando si stava peggio.

    • Angelo says :

      Noto che dici qualcosa di vero, ma ti ricordo che in questo paese di banane interessa molto di più rompere i c…..a questo o l’altro politico di turno senza costruire nulla, anzi nel bel mezzo esiste il partito dei magistrati che interviene per bloccare tutto quello che non coincide con il proprio colore politico. E’ dal 1994 che sono scesi in politica perseguitando ed esasperando sul nascere qualunque cosa.
      Accusando senza fondamento e stravolgendo anche il clima che non è dei migliori
      in questo periodo di disoccupazione. Poi interessa il pettegolezzo di turno, mazzette varie che nella cultura italiana è sempre stato così, dove c’è eccessivo potere della cosa pubblica non rimane che assistere a tutto ciò. Tutto da rifondare e iniziare da capo e lascio immaginare come bisognerebbe fare. Sai a 57 anni senza lavoro cosa dire…sconcertato.

  4. Marco says :

    Leggo :”L’ALTRA FACCIA del dramma sono proprio gli over 50: per loro scarse prospettive di riqualificazione professionale, poca attitudine a familiarizzare con nuovi processi produttivi e nuove tecnologice. Lo stesso uso del computer è spesso sconosciuto. E così trovare una nuova occupazione diventa impresa difficile.”

    Guardate che il problema non dipende solo dalla propensione all’aggiornamento professionale…
    Ho 47 anni, da sempre ho lavorato nella tecnologia, il computer non è un problema, anzi, sono 28 anni che lo uso per ogni cosa. Sono 28 anni di lavoro in cui l’aggiornamento continuo era un dovere per potere lavorare, ma questo non è servito a nulla.

    Sono in mobilità da più di un anno, le aziende cercano solo laureati con 33/38 anni con 5 anni di esperienza per mansioni di venditore o di responsabile tecnico, mansioni che fino a dieci anni fa venivano assegnate a dei periti industriali.

    Il fatto di avere esperienza non serve, anzi, credo sia un problema: ci sono tante aziende in cui conta solo essere “giovani”, e ci ritroverebbe con un laureato di poco più di 40 anni come responsabile con tanta presunzione ma poca esperienza reale (ne ho conosciuti tanti…).

    A queste persone non farebbe piacere avere un sottoposto che potrebbe mostrare ogni giorno la scarsa capacità del proprio responsabile. Meglio quindi puntare su figure di professionalità inferiore, per non correre rischi. Quindi una persona con esperienza e più di 45 anni non solo non serve… fa paura.

  5. rino says :

    Ho appena compiuto 5o anni e sono disoccupato da 5. Naturalmente non per colpa mia e non per questo non mi procuro reddito. Nero naturalmente, visto che ho il mutuo figli che studiano ecc….
    Ho un’idea MERAVIGLIOSA e che funziona per avere un lavoro a tempo indeterminato con garanzie assolute di stipendio e versamenti. Dalle mie ricerche non c’è nulla di illecito ed i vantaggi sono sia per il lavoratore ormai espulso dal mondo del lavoro, da parte dell’azienda e : udite udite, da parte dello stato. Forse gli unici che saranno scontenti saranno le banche che non potranno più strozzare le aziende.
    Se siete curiosi contattatemi e insieme valutiamo l’idea.

    • Michele says :

      Ciao Rino,

      Sono curioso di natura, puoi farmi sapere, io sono disponibile a valutare qualsiasi idea, anche se non credo alle favole.

      • patrizia uberti says :

        vorrei avere anch’iomaggiori info. Ho 55 annie da 5 sono disoccupata. Ero direttore amministrativo inospedale accreditatoprivato venduto a notogruppomilanese.Ovviamentel’unico dirigente, io, sonostata silurata senza disoccupazione ealtro. Credo diaverprovatoveramente tutto camuffando anche ilc.v.-Se hai idee….fammi sapere.
        patrizia.uberti@tiscali.it
        Grazie

  6. Roberto says :

    ha ragione Marco sulla strutturazione dei nuovi equilibri sul lavoro. chi ha esperienza nn è ben accolto, per nn infastidire chi “sta sopra”! Ho 50 anni e sono nelle condizioni di Paola – dopo aver fatto il dipendente l’azienda si è trasferita lontano; ho apero la partita iva per collaborare con una seconda azienda che ha chiuso pochi anni dopo. Parecchia esperienza nel mio campo (la comunicazione) ma una carta di identità che nn perdona!!! Ogni anno mi barcameno ma porto a casa poco e lo stato se ne mangia la metà. Ogni mattina mi chiedo che ci sto a fare e perchè devo trascinarmi una giormata dopo l’altra.
    Caro sig Rino, se ha una formula magica per dare ossigeno a chi ha un mare di buona volontà, tanta forza da sollevare una montagna, ma poche opportunità per far fruttare tanta potenzialità … allora mi dica! sono qui (come molti altri presuppongo) – Roberto

  7. robertodelfino says :

    un saluto a tutti e, penso me lo permettiate, in particolare al sig. Rino. “Benetto uomo”, se hai una iniziativa che funziona, parliamone! Volontà e capacità di adattamento ai massimi livelli – cultura medio alta – un passato lavorativo da responsabile. Qualsiasi opportunità sarà la benvenuta!

  8. Mauro says :

    Leggendo i vari commenti, e sentendo in giro, ogni giorno mi convinco sempre più che la sola cosa che rimane da fare è l’extracomunitario.

  9. giovanbattista says :

    ho 55 anni e sono disoccupato da 1 anno e sto impazzendo perche’ nella mia vita ho sempre lavorato per 26 anni poi l’azienda ha deciso di mandarmi via speculando sulla parola crisi per riduzione del personale, lasciando a lavoro quelli piu’ giovani di me, infischiandosi della mia esperienza e serieta’ nel lavoro,
    ora non so cosa fare ho le idee confuse, ho famiglia e una figli quattordicenne da gestire con mutuo di casa da pagare, vorrei almeno un nuovo lavoro dignitoso fino all’arrivo della pensione. cosa devo fare? a chi mi devo rivolgere? dove sono le istituzioni? purtroppo dove lavoravo era una ditta di meno 15 dipendenti ed era il settore del commercio, vivo a messina se c’e’ qualcuno che mi puo’ aiutare si faccia avanti.

  10. Bianca says :

    Ciao a tutti,
    ho 54 anni e da due mesi sono stata lanciata nel mondo del “non lavoro” in quanto l’azienda per cui lavoravo è stata posta in liquidazione dai soci (quasi tutti pubblici). Nonostante tutte le vane rassicurazioni dei politici di turno, sono alla ricerca di un nuovo lavoro decente. Buona l’idea degli incentivi, peccato sembra non interessino a nessuno.
    Leggendo i vostri commenti mi sono prima demoralizzata e poi arrabbiata. Possibile che non si possa fare proprio nulla? Io non demordo e non mi lascierò annientare da questo ingiusto sistema senza combattere.

  11. ivette says :

    salve a tutti, sono disoccupata da 1 anno , mio marito da 1 anno e mezzo, abbiamo profili e professionalità elevate, ma sembra che a nessuno possano interessare.
    Si pensa sempre ai giovani, che pur meritano rispetto , anch’io ho due figli ed uno è ancora a 30 anni a mio carico, quindi posso capire, ma se a questi giovani senza lavoro, o con lavoro precario aggiungi genitori che non possono vivere e mantenerli perchè disoccupati allora è la fine !!!! fra due mesi finirà la disoccupazione, solo la mia in quanto mio marito lavorava a P.IVA, e quindi non ne aveva diritto, sapete chi dovrà mantenere e sfamare il mio nucleo familiare ?, mia madre 82 anni, con la sua miserrima pensione, abbiamo consumato tutti i nostri risparmi, abbiamo messo in vendita la casa, che ovviamente non riusciamo a vendere, e quindi ci rimane solo mia madre e la sua pensione.
    Io pensavo e credevo di aver lavorato una vita intera per provvedere ai bisogni della mia famiglia ed invece devo accettare che altri provvedano.
    Ho provato di tutto , smosso mare e monti, inviato migliaia di CV, per qualsiasi lavoro dal più complesso al più umile , niente, siamo zombi in questa società che pur ci ha sfruttato per decine di anni e su di noi ha costruito le sua ricchezza.
    A tutti quelli come noi mando un pensiero ed un bacio, facciamoci coraggio e cerchiamo la nostra forza nell’amore per le nostre famiglie.
    Ciao a tutti

  12. aldo says :

    Ho 54 anni, laureato in ingegneria, 2 lavori, entrambi precari: dopo 13 mesi di ormai lontana disoccupazione, sono da 5 anni sempre in preda all’angoscia delle scadenze dei contratti a progetto. Avevo aperto (e chiuso dopo 10 mesi per assenza di lavoro …) la p.iva dei contribuenti minimi, con uno slancio da trentenne, ma ho dovuto presto fare i conti ccon le tasse ….
    Che dire ?? Sono vicino ai “colleghi” in difficoltà, speriamo nel futuro, ma è difficile, perchè il futuro è dietro le spalle ….
    Ciao

  13. Delphin58_Mar says :

    Salve a tutti come si diceva una volta classe58, anni 53.
    24anni fa ho preso una decisione, di lasciare un lavoro di quelli certi e garantiti, per fare una scelta che mi consentisse di conciliare famiglia, figli
    e vita. Ora sono 13anni che rimpiangono amaramente quella scelta che sembrava sensata. Ultimi 10anni come agenzia di comunicazione con p.iva ma non ai minini quindi soggetta agli studi di settore: come avere un cappio intorno al collo ogni giorno di lavoro. In quest’anni anche con l’agenza alcuni lavori a contratto, a termine, ad incarico breve 3figli da crescere sono un bel costo di investimento e in questi anni anche il problema del tumore al seno, superato per fortuna. L’anno scorso di questi giorni dovevo decidere se chiudere la p.iva e l’ho fatto sembrava un’ostacolo nei pochi colloqui per lavori brevi. Somma della storia: una depressione fortissima con crisi di panico, i figli cresciuti che paiono con comprendere che se loro non se la cavano bene con contratti brevi a me pare di avere buttato via una vita intera di lavoro, impegno e sacrifici per farli studiare.La piu giovane è andata in Australia per 1anno e ha già detto che tornerà per poco. Ironia: da piccola non avevo tempo per stare assieme a lei perchè lavoravo, ora è lei che per lavorare starà lontana da me.
    Oggi sto pensando che anche se siamo sull’orlo del baratro come paese, preferisco rischiare di nuovo con una p.iva, con Equitalia alle spalle per prendersi i soldi dovuti con tantissimi interessi, e problemi con le finanziare perchè senza lavoro c’è poco da stringere la cinghia arrivare alla fine della giornata è già un miracolo non esplodere ogni giorno,
    Per i “grandi di età” c’è poco da fare..nessuno ti vuole, puoi volerti solo per te stesso. Quindi se vuoi partecipare al “gioco del lavoro” nn hai scampo devi ributtarti nella mischia, o rischi la pazzia nel chiederti ogni giorno e adesso cosa devo fare.
    Almeno con un proprio obiettivo concreti le energie in questa direzione e impedisci a te stesso di sbandare nella nebbia del nulla.
    Un saluto di sostegno a tutti voi e se vogliamo creare un movimento, un team di progetto per dare risalto alla nostra professionalità personalmente ci sono per ogni suggerimento possibile.
    Delphin58

  14. luciano deangeli says :

    ho scoperto questo sito per caso mentre cercavo qualche suggerimento dalla rete . Ho 57 anni e dalla fine del 2010 ho messo la ditta della quale ero amministratore in liquidazione. Per poter chiudere l’impresa è saldare i fornitori vari ho dovuto farmi prestare dei soldi per cui adesso sono in cerca di una qualche occupazione ma francamente non so dove andare a sbattere la testa. ultimamente ho conseguito la patente kap b pensando di prendere una licenza per noleggio con conducente ( in pratica una sorta di taxi limitato ad una clientela specifica) ma sono tempi di magra ed ho paura di non riuscire a pagarmi il mutuo che dovrei necessariamente fare . Se ci fosse qualcuno in Torino e provincia nella mia stessa situazione che avesse qualche idea da suggerirmi per qualche attività da condividere … Luciano

  15. Massimo Tozzi says :

    servirebbe unire tutti x un grande movimento per cambiare le regole

  16. TIZIANA says :

    Ma quale equità?? non SI VERGOGNANO a dirlo? hano detto no all’aumento irpef per i ricconi con 150.000 euro all’anno, hanno finto di fare la sospensione del vitalizio ma non certo immediatamente e per tutti loro dal primo gennaio 2012. Ma ecco che le soluzioni le trovano sempre sulle pensioni della povera gente, uno stipendio o una pensione delle loro serve a pagare 10 di noi … secondo voi uno che si ritrova a 55 anni solo e disoccupato e che finalmente tra 6 mesi arrivava ai sospirati 40 anni, come ci vive ora fino ai 60 anni?? ce lo trovano loro qualcuno che ci assuma a questa età??? vogliono ‘equita? allora inizino a dare allo stato l’80% dei loro conti in banca fatti dai nostri soldi rubati in tutti questi anni, forse poi ne possiamo riparlare….

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