Archivio | marzo 5, 2009

Il tribunale Russell per la Palestina

Cari tutte e tutti,

Vi informo che ieri mattina a Bruxelles è stato lanciato il Tribunale Russell per la Palestina.

Nel corso di un’affollata conferenza stampa al palazzo della stampa internazionale, alla quale anch’io ho partecipato, i promotori hanno spiegato la storia, la struttura e gli obiettivi del tribunale. Non sarà semplice perchè occorrerà costruire una rete molto solida ed anche raccogliere i fondi che saranno necessari per una impresa come questa. Ma sicuramente averlo lanciato - sopratutto dopo  gli avvenimenti di Gaza - apre la strada affinchè le violazioni della legalità Internazionale e dei diritti umani delle autorità Israeliane non restino sempre impunite.

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Introdotto dall’ambasciatore francese Stéphane Hessel, Ken Coates (Presidente della Bertrand Russell Peace Foundation) ha ricordato la storia del Tribunale popolare sul Vietnam e ha citato l’incoraggiamento ricevuto da Richard Falk, rappresentante dell’Onu per la Palestina, ad andare avanti con l’idea del Tribunale.

Nurit Peled, già vincitrice del Premio Sakharov assegnato dal Parlamento Europeo, ha espresso il dolore di una cittadina israeliana che vede come la sua cosiddetta democrazia sia ormai diventata sinonimo di guerra e occupazione. Leila Shahid, ambasciatrice palestinese a Bruxelles, ha ricordato i diritti violati e l’impunità delle autorità israeliane concludendo che il Tribunale è una risposta a tutti quelli come noi che consideriamo che “la pace sia un tema troppo importante per lasciarlo agli stati”. Tra i sostenitori dell’iniziativa, era presente il regista Ken Loach, che ha esortato il Tribunale a investigare non solo le violazioni del diritto internazionale ma anche la catena di comando che le ha ordinate.

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Infine Pierre Galand, ex senatore belga, ha fornito i dettagli sul Tribunale: una giuria composta da personalità di provate competenze e statura morale si riunirà in 2 o 3 sessioni in diverse città a inizio 2010, ascolterà testimoni e analizzerà prove relative al conflitto israelo-palestinese, e infine emetterà le proprie sentenze. Si tratterà ovviamente di sentenze morali, che avranno come obiettivo quello di mettere la comunità internazionale di fronte alle proprie responsabilità; l’obiettivo infatti non è solo quello di investigare i crimini di Israele, ma anche e soprattutto di verificare la complicità esplicita o implicita degli altri stati, compresi ovviamente quelli europei.

Sono previsti  comitati nazionali di sostegno al tribunale in vari paesi del mondo , alcuni si sono già formati  e l’obiettivo è di crearne di nuovi e costituire un’ampia rete di appoggio. Anche in Italia  dovrà nascere   il comitato,  mi sono impegnata per la sua costituzione  e mi auguro che la Fondazione Internazionale Lelio Basso e i giuristi democratici possano impegnarsi.

Vi farò sapere ulteriori sviluppi anche per un incontro per poi lanciare il Tribunale Russell in Italia. Intanto organizzazioni o singoli che sono interessati ad impegnarsi per il comitato nazionale di sostegno possono comunicarlo alla mia mail.

Un abbraccio

Luisa Morgantini

E-mail: luisa.morgantini@europarl.europa.eu
Ufficio PE in Italia – 06 69950217
www.luisamorgantini.net

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Ricevuto via mail, ma è riportato, ad esempio, qui e qui

Thyssen/ Boccuzzi: Estintori usati e nuovi erano mischiati – “La mano di fuoco inghiottì i miei amici”

http://risklover.files.wordpress.com/2008/10/thyssenkrupp.jpg?w=479

Riunioni su sicurezza durante turno e non tutti partecipavano

Torino, 5 mar. (Apcom) – “Ricordo un numero notevole di estintori: ma quelli usati e quelli non usati non erano separati gli uni dagli altri. Inoltre, le riunioni sulla sicurezza da quando era stata annunciata la chiusura dello stabilimento venivano fatte durante il turno lavorativo e non tutti quindi avevano la possibilità di partecipare”. E’ la sicurezza il tema centrale all’esame del dibattimento in corso in aula al Tribunale di Torino dove Antonio Boccuzzi, ex operaio della ThyssenKrupp sopravvissuto al rogo del 6 dicembre 2007 in cui persero la vita sette operai sta rispondendo alle domande dei legali della difesa durante il controinterrogatorio. Boccuzzi ha ripercorso i fatti della sera del 6 dicembre 2007: “Poco prima che scoppiasse il primo piccolo focolaio di incendio – ha raccontato – la linea 5 aveva subìto una fermata per un guasto a una fotocellula che aveva richiesto l’intervento degli elettricisti, tra cui ricordo il signor Salerno”. Il controinterrogatorio della difesa ha portato poi Boccuzzi, che all’epoca dei fatti svolgeva anche attività sindacale, a definire quali fossero le misure di sicurezza in vigore all’epoca dei fatti nello stabilimento torinese. “Il primo intervento spettava a noi – ha sottolineato Boccuzzi – se la situazione diventava pericolosa avremmo dovuto chiamare la squadra d’emergenza che, a sua volta, se non fosse stata in grado di spegnere l’incendio avrebbe chiamato i Vigili del fuoco”.

L’avvocato Anglesio, legale della difesa, ha consegnato poi a Boccuzzi un documento datato prima del settembre 2007 – quindi prima che cambiassero le norme di sicurezza all’interno della Thyssen di Torino a seguito della decisione di chiudere lo stabilimento – perchè lo leggesse ad alta voce in aula. Il documento dichiarava che non era necessario apportare modifiche al piano d’emergenza ed era siglato dallo stesso Boccuzzi e da altri delegati sindacali.

Antonio Boccuzzi ha ribadito in aula come l’attenzione alla sicurezza all’interno della fabbrica dal momento in cui c’era stata la decisione di chiuderla fosse calata notevolmente come dimostra anche la preoccupazione del responsabile Cosimo Cafueri che “era perfettamente consapevole delle condizioni in cui si trovava lo stabilimento e ci raccomandava di stare attenti”. Anche per quel che riguarda la manutenzione degli impianti c’erano numerosi problemi: “Nell’ultimo periodo – ha dichiarato Boccuzzi – quando c’erano delle fermate dettate per esempio dall’assenza di carico dovevamo inserire nel computer la dicitura manutenzione programmata anche se in realtà non lo era”.

Fonte: virgilio notizie

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«Roberto Scola mi chiamava, quando cadde a terra aveva indosso solo brandelli di vestiti e gli erano rimasti pochi capelli». In aula volano insulti, la presidente della corte: «Il processo sia sereno»

TORINO
È ripreso all’insegna di nuove schermaglie giudiziarie il processo per il rogo alla ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007. Il primo testimone chiamato in aula, è stato l’ingegner Diego Cavallero che, dopo aver supervisionato alcune traduzioni su incarico della procura in fase di indagine preliminare, ha prodotto, oggi, due nuove traduzioni. Proprio su queste, l’avvocato della difesa, ha sollevato alcune obiezioni, che hanno portato alla sospensione dell’udienza per circa mezz’ora.

La testimonianza del superstite
Alla ripresa è stato chiamato a testimoniare Antonio Boccuzzi, unico superstite del rogo alla Thyssenkrupp di Torino e oggi parlamentare del Pd. Secondo la testimonianza di Boccuzzi l’incendio era partito come un piccolo focolaio che poi diventò un vero e proprio rogo nell’arco di pochissimo tempo: «Ricordo che all’inizio – racconta Boccuzzi – si trattava di un incendio molto piccolo che si sviluppava proprio sotto la macchina spianatrice, sul pavimento che, come accadeva normalmente, era intriso di olio che perdevano i rotoli di acciaio nel passaggio. Provai a usare il mio estintore che risultò essere praticamente vuoto. A questo punto – continua – l’incendio raggiunse la carpenteria e io andai con Angelo Laurino e Bruno Santino a recuperare una manichetta per spegnere il fuoco. Tirai su la testa e in quel momento ci fu un’esplosione sorda, un boato non molto forte che mi fece venire in mente il rumore che fa una caldaia a gas quando si accende. Le fiamme a qual punto diventarono enormi: sembravano una grossa mano di fuoco, un’onda anomala che ricadde sui ragazzi e li inghiottì».

La voce di Boccuzzi è rotta per l’emozione nel ricordare quei terribili momenti nel tentativo disperato di salvare i suoi compagni: «Il calore era insopportabile e il mio orecchio stava cominciando a “sciogliersi”. Corsi al pulpito per chiamare i soccorsi ma il telefono non funzionò. Fu a quel punto – racconta Boccuzzi – che vidi Roberto Scola uscire dalle fiamme, lo riconobbi soltanto dal modo in cui si muoveva: lui mi chiamava, io gli gridai di buttarsi per terra. Quando cadde aveva indosso solo brandelli di vestiti e gli erano rimasti pochi capelli. Ricordo che cercando di spegnere le fiamme sul suo corpo non riuscii a spegnerle sulle scarpe che erano intrise di olio. Ricordo nitidamente le piaghe sul suo corpo». A quel punto Boccuzzi andò a cercare aiuto nella vicina linea 4: prese la bicicletta e pedalò urlando perchè qualcuno lo sentisse, gridando che erano tutti morti, perchè tutti si accorgessero subito che quello che era accaduto era molto grave, una tragedia.

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Insulti e malori in aula
Uno degli imputati, Raffaele Salerno, che già in aula era stato apostrofato dalla madre di una delle vittime, mentre stava raggiungendo il bar è stato insultato da un ragazzo. Alla ripresa del processo l’avvocato difensore, Ezio Audisio, ha preso la parola per denunciare l’accaduto: «È l’ennesimo episodio. È successo anche contro di noi avvocati: noi lo possiamo sopportare ma per gli imputati è inaccettabile, loro non possono difendersi con questo clima». L’autore delle ingiurie, un giovane, si è scusato in aula: «È stato un momento di rabbia». La presidente della Corte, Maria Iannibelli, ha invitato «a evitare queste situazioni» perchè «il mio compito è garantire un processo sereno».

Poco più tardi Sergio Bonetto, uno degli avvocati di parte civile, è stato colto da un malore durante una pausa dell’udienza. L’avvocato, mentre si trovava al bar del Palazzo di Giustizia, ha infatti perso i sensi e si è accasciato a terra. Nonostante la ripresa quasi immediata si sono rese necessarie delle cure mediche e per questo motivo il dibattimento è stato rinviato al 5 marzo.

Su Legami d’Acciaio, sito ufficiale degli ex lavoratori dell’acciaieria, questo e molto altro – compresa la possibilità di associarsi. Tutti i dettagli qui.

8 Marzo : “Quaranta anni e sono ancora MIA!”

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Centro Mediterraneo delle Arti

ha il piacere di invitarLA

allo spettacolo

“Quaranta anni e sono ancora MIA!”

con

Maria Letizia Gorga

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scritto e diretto da

Pino Ammendola

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Alle tastiere: Stefano De Meo

Alla batteria: Paola Caridi

Alla chitarra: Pino Iodice

Al basso: Andrea Pintucci

Arrangiamenti musicali: Stefano De Meo

Coreografie: Jacqueline Chenal

Elementi scenici: Raffaele Golino

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Domenica 8 marzo 2009

Ore 21.00

ROMA - Teatro Cassia

Via Santa Giovanna Elisabetta, 69

tel. 06 96527967

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A quaranta anni dal ’68 un modo stimolante per ricordare attraverso la canzone femminile il grande cambiamento operato dalle donne nella coscienza collettiva e nella percezione del loro ruolo sociale. Un viaggio divertente nel mondo femminile che si libera dell’immagine rassicurante della donna madre, moglie e massaia e scuote il maschile al grido di: “tremate, tremate le streghe son tornate!”. Io sono Mia, si diceva in quegli anni e ci piace ricordare che forse le uniche conquiste che si sono radicate nella nostra società dopo quaranta anni sono proprio quelle relative alla nuova dignità conquistata dalle donne.

Il nostro osservatorio però non vuole essere assolutamente paludato o intellettuale, noi questo viaggio lo raccontiamo attraverso un costante elemento popolare che è quello della canzone. Sul palco una cantante quarantenne che racconta di sua madre anche lei musicista che quaranta anni prima, incinta di lei, partecipava alle prime kermesse femministe cantando vecchie canzoni di protesta delle mondine. Lo spettacolo con musicisti dal vivo si snoda in una sorta di flash-back tra la serata della cantante dei nostri giorni e sua madre con il pancione che in una sera dell’autunno del 68’ canta accorata: “…sebben che siamo donne paura non abbiamo…”

Lo spettacolo scritto e diretto da Pino Ammendola, si avvale della interpretazione e della voce di Maria Letizia Gorga che sarà lei stessa e sua madre, accompagnata sul palco da quattro musicisti in una formazione pop-rock: Stefano De Meo alle tastiere, Paola Caridi alla batteria, Pino Iodice alla chitarra e Andrea Pintucci al basso, con la direzione musicale e gli arrangiamenti di Stefano De Meo. Coreografie di Jacqueline Chenal, allestimento scenico di Raffaele Golino.

Si prega cortesemente confermare

Ufficio Stampa PigrecoDelta

Chiara Pazzini – Clotilde Recchia

06 274599 – 347 1218353 – 338 3833791

www.pigrecodelta.itinfo@pigrecodelta.it

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The Lancet: 6mila morti in raid israeliani dal 2000, un bambino palestinese su 10 ha problemi di crescita

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Più di 6.000 palestinesi, in gran parte civili, sono morti dal 2000 a causa di attacchi israeliani, che hanno causato anche 35mila feriti. La stima è della rivista britannica scientifica The Lancet, che quantifica in 1.300 le vittime dell’ultima offensiva nella Striscia di Gaza. Delle restanti 4.700, 900 erano bambini.

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Bambini il 30% delle vittime nella Striscia
L’elaborazione dei dati è il frutto di anni di lavoro a cui hanno collaborato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) le agenzia dell’Onu e le istituzioni accademiche di Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia e Francia. Molto elevate le cifre della mortalità infantile: 27 bambini ogni mille tra il 2006 e il 2006, contro i 4 di Israele. Un dato curioso: 60 le donne palestinesi in sei anni che hanno partorito in posti militari israeliani.

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La situazione attuale
Per The Lancet l’assistenza sanitaria in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è “frammentata e incoerente” e ormai il 10% dei bambini palestinesi ha problemi legati alla crescita, una percentuale che in alcune aree di Gaza sfiora il 30%.

“I tassi di mortalità infantile non sono diminuiti rispetto agli altri paesi arabi” ha spiegato la dottoressa Hanan Abdul Rahim del Birzeit University, una delle ricercatrici del progetto. “I bambini che hanno problemi legati alla crescita sono in aumento.
La malnutrizione cronica causa difficoltà e rallentamento nello sviluppo fisico e cognitivo” ha spiegato ancora Abdul Rahim, citando un documento delle Nazioni Unite: su 60 donne che hanno partorito ai checkpoint israeliani, 36 bebé sono morti.

Lo studio, spiega la Bbc, punta il dito contro l’occupazione militare ma anche anche contro l’instabilita’ politica dell’Autorita’ nazionale palestinese, che ha nominato sei diversi ministri della Salute in soli tre anni. Secondo il responsabile della ricerca, il Dottor Awad Mataria, “il caos politico è una delle ragioni del fallimento del sistema sanitario, ma la situazione e’ stata esasperata e perpetuata sotto l’occupazione”.

I risultati della ricerca sono stati contestati dalle autorita’ israeliane: “Negli ultimi due anni (il lasso di tempo su cui si concentra lo studio) circa 28mila palestinesi hanno avuto accesso ad Israele dalla Striscia di Gaza per motivi medici. Mai è stato negato loro l’accesso per motivi di salute” ha precisato un portavoce del governo israeliano, rimasto sotto anonimato.

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5 marzo 2009

fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=109156

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Health in Palestine - Copyright: Reuters
Audio
Listen to Richard Horton discussing the background behind the Palestine Series.
(mp3, 7:46 mins, 7.11Mb)
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Health in the Occupied Palestinian Territory

Launched in London, UK, March 4, 2009

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“Hope for improving health and quality of life of Palestinians will exist only once people recognise that the structural and political conditions that they endure in the occupied Palestinian territory are the key determinants of population health”, states the first report in the Series.

Executive summary
This Series on the health status of 3·8 million people living in the occupied Palestinian territory details one of the most important flashpoints not only in Middle East politics, but for global security. The Lancet report examines aspects of the Palestinian health predicament: health services; maternal and child health; cardiovascular diseases; diabetes and cancer; health and human security; and the future of the healthcare system. The report has been written by a team of health scientists in the occupied Palestinian territory, together with international colleagues from WHO, associated UN agencies, and academic institutions in the USA, UK, Norway, and France.
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Series Comments
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The occupied Palestinian territory: peace, justice, and health

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Peace and health in the occupied Palestinian territory

Full Text | PDF
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Lancet Steering Group on the occupied Palestinian territory

Full Text | PDF
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Teaching child health in the occupied Palestinian territory

Full Text | PDF
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Keys to health: justice, sovereignty, and self-determination

Full Text | PDF
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Palestinian refugees outside the occupied Palestinian territory

Full Text | PDF
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The responsibilities of the World Medical Association President

Full Text | PDF
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Series Papers
Health status and health services in the occupied Palestinian territory

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Maternal and child health in the occupied Palestinian territory

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Cardiovascular diseases, diabetes mellitus, and cancer in the occupied Palestinian territory

Summary | Full Text | PDF
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Health as human security in the occupied Palestinian territory

Summary | Full Text | PDF
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The health-care system: an assessment and reform agenda

Summary | Full Text | PDF
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TheLancet.com

Cinquecento ore l’anno in auto: Incubo al volante in città

Secondo un’inchiesta dell’Aci gli automobilisti ormai vivono in macchina

Il costo della congestione stradale è di 40 miliardi di euro l’anno

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di VINCENZO BORGOMEO

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Quaranta miliardi di euro l’anno: è quanto costa agli automobilisti italiani il traffico. Il tempo perso in città, imbottigliati in macchina si paga caro secondo un’indagine dell’Aci che in quattro città campione (Roma, Milano, Torino e Genova) ha studiato a lungo i dati raccolti da vetture attrezzate con dispositivi di localizzazione GPS. Il quadro che emerge è preoccupante perché alla fine si scopre che romani e milanesi passano più di 500 ore l’anno in macchina. E che per loro lo spostamento medio, in città, dura circa 60 minuti, per la metà persi ovviamente in code e rallentamenti.

Tragica anche la situazione nelle città più piccole prese in esame dall’Aci perché i torinesi passano 450 ore l’anno in auto e 380 i genovesi. Cosa fare? Niente è la risposta che da anni arriva da ogni tipo di governo: nessun parcheggio, nessuna modifica alla viabilità e nessun tentativo di ridurre il parco circolante: in Italia oggi circolano più di 35 milioni di auto, ma solo 10 anni fa erano 30 milioni e nel 1986 si fermavano a 24; mentre negli anni Sessanta ce n’erano solo 1,9 milioni, cioè meno di quante se ne vendono ora ogni anno e quasi quanto l’aumento del circolante negli ultimi tre anni…


Ma visto che quest’analisi arriva proprio da un ente che si chiama “Automobile club” i dati sono anche accompagnati da una proposta: quella di gestire meglio le informazioni di infomobilità urbana. Secondo l’Aci infatti un sistema del genere ben oliato consentirebbe una riduzione “fino al 40% dei livelli di congestione, valorizzabile in 16 miliardi di euro”.
E’ stata quindi messa a punto una Centrale di Informazione sulla mobilità stradale battezzata “Luce Verde Infomobilità Roma”, realizzata dall’Automobile Club d’Italia in collaborazione con la Polizia Municipale del Comune di Roma, con l’obiettivo dichiarato di avere “una raccolta puntuale delle informazioni – come spiegano al quartier generale dell’Aci – nella loro validazione ed elaborazione, e nella diffusione attraverso una moltitudine di canali di comunicazione”.
Una cosa che fino a oggi non è riuscita a nessuno, proprio per il caotico sistema di comunicazione fra forze dell’ordine, polizie locali e gestori (Anas e società Autostrade) delle strade.

La proposta dell’Aci punta tutto però sulle polizie locali, ma anche sul monitoraggio con telecamere dei punti nevralgici della rete stradale urbana. Il tutto poi dovrebbe confluire on line e sulle emittenti radio e tv locali. Belle idee, che però cominciano male: il sito web (www.roma.luceverde.it) – “dove pianificare il tragitto urbano con un quadro aggiornato degli eventi sul percorso” – proprio il giorno del debutto dell’iniziativia – rimanda su una pagina di google, not found. Motivo? A Roma è stato infatti tagliato un cavo di fibre ottiche è il sito è andato in tilt, così è stato aperto un nuovo spazio web all’indirizzo http://www.Infomobilitaroma.it. Un esempio lampante della situazione e dei problemi da risolvere per mettere in piedi un progetto così ambizioso…

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LA TABELLA

IL TEMPO TRASCORSO IN AUTO IN 4 CITTA’ ITALIANE

ROMA
MILANO
TORINO
GENOVA
Tempo in auto ore / anno
503
498
450
380
Tempo sprecato in traffico ore / anno
252
237
180
178
Durata media spostamento minuti
60
58
55
47
Valore tempo in auto € / anno
1300
1350
1100
850
Valore tempo sprecato in traffico € / anno
650
642
440
408
Benefici da infomobilità € / anno
260
256
176
163

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5 marzo 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/03/motori/motori-marzo1-09/ore-in-auto-traffico/ore-in-auto-traffico.html

A Roma ventimila pensionati in piazza con lo Spi-Cgil

di Massimo Franchi

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La pioggia di marzo non ferma i pensionati. Piazza Navona a Roma è piena e il palco, per evitare le malevole dicerie e stime al ribasso sulla partecipazione come accaduto per le ultime manifestazioni, è piazzato proprio a fine piazza.

Sul palco la combattiva segretaria Carla Cantone dice: “Siamo più di ventimila” e c’è da credergli. Ad ascoltarla non ci sono solo anziani. Alla faccia della guerra generazionale alla manifestazione hanno aderito Unione degli Universitari e Rete degli Studenti.

Un binomio singolare che sta a dimostrare come il tentativo del governo Berlusconi della “guerra fra poveri” abbia l’effetto contrario: «I poveri si uniscono», come ricorda Gianni, 64enne di Bologna. «Siamo qua – spiega Francesca dell’Udu – perché spesso sono i nostri genitori e i nostri nonni a darci una mano quando i soldi finiscono. I loro diritti sono i nostri diritti. Se tolgono a loro, tolgono a noi».

Imbacuccati nei loro K-way rossi i pensionati della penisola raccontano la loro lotta per arrivare a fine mese. «Non ce la si fa, con 600 euro al mese non si arriva a fine mese». Fra gli anziani Romano Prodi è visto ancora come “un eroe”. Fu lui nel 2008 a dare la quattordicesima ai pensionati e loro non se lo sono dimenticato.

«Arrivò a luglio, quando il governo era già caduto – ricorda Enrico, attivista dello Spi a Napoli – la gente se lo ricorda bene. Se fosse arrivato prima forse qualche voto in più al Pd sarebbe arrivato».

Quest’anno la quattordicesima non ci sarà. Molti di loro avrebbero dovuto godere della “Carta acquisti” di Tremonti, ma in piazza non si trova uno disposto ad ammettere di averla usata. “Una presa in giro” per la Cantone, “Uno strumento sbagliato” per Epifani.

L’altro grosso tema è il Fondo per la non-autosufficienza. “E’ strettamente legato alla vicenda di Eluana – ricorda il segretario della Cgil – ma nessuno lo ha fatto notare. Ci sono centinaia di migliaia di famiglie che da anni e anni hanno un malato non autosufficiente in casa e il governo ha tagliato il fondo e non vuole rifinanziarlo. Ci dicono che facciamo proposte demagogiche, che bisogna trovare le risorse. Ma quando le troviamo, allo stesso modo di quel sovversivo di Obama, proponendo un innalzamento temporaneo dell’aliquota per i redditi sopra i 250 mila euro, il governo rimane in silenzio”.

E’ qui che scoppia l’applauso più grande. E anche la pioggia smette di cadere.

Sono circa 8,5 milioni i pensionati italiani che vivono con meno di 1.300 euro al mese ma tra questi 2,5 milioni hanno un assegno inferiore ai 500 euro. «Abbiamo chiesto al Governo di incontrarci per affrontare questi problemi – spiega il segretario dello Spi-Cgil, Carla Cantone – abbiamo chiesto al presidente della Camera, Gianfranco Fini, piu’ volte di convocarci ma non ci ha chiamato nessuno. Abbiamo chiesto a Cisl e Uil di mobilitarci insieme. Non e’ stato possibile, ma non abbiamo abbandonato l’idea dibatterci insieme in attesa che si ricomponga l’unità».

«Alla manifestazione – ha spiegato Cantone - ha aderito tutta l’opposizione, sia quella in Parlamento sia quella fuori dal Parlamento. Hanno aderito 192 parlamentari e partiti fuori dal Parlamento – ha detto – a volte i pensionati fanno miracoli». «Ci sono richieste degli anziani – osserva il leader Cgil Epifani – che non possono essere eluse. C’è il tema della non autosufficienza da riprendere, e c’è il problema di uno strumento certo che li aiuti in un momento difficile come questo”. Se la quattordicesima ha effettivamente aiutato la fascia piu’ debole dei pensionati, cosi’ non e’ stato, secondo Epifani, per la ‘social card’ che ha riguardato ”una fetta piccolissima” di anziani. A 6 mesi dal lancio ne sono state distribuite meno di 600.000 contro 1,3 milioni previsti”. Epifani si è poi chiesto «dove sono finiti gli altri 800.000, hanno forse rinunciato per non perdere la dignità?».

«È un dovere civile rimettere in moto l’iniziativa comune dei sindacati per i pensionati – conclude Epifani -. Vedo con rammarico che non ci sono state le condizioni per fare una iniziativa unitaria anche perché i temi sono comuni”. Ma con Cisl e Uil Epifani non perde la speranza di tornare in piazza insieme per il primo maggio».

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5 marzo 2009

fonte: http://www.unita.it/news/82448/a_roma_ventimila_pensionati_in_piazza_con_lo_spicgil

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